Ne lo lato ritto della parte di sopra stavano quattro ordini di diversi

animali co' le sue ale, e tenevano corna a la bocca e soffiavano come

fossino venti li quali facessero tempestate al mare, e davano aiutorio

a la nave che pericolasse. A lo primo ordine erano lioni, lupi e orsi;

la lettera diceva: _Questi sono li potenti baroni e rei rettori._ A lo

secondo ordine erano cani, porci e caprioli; la lettera diceva: _Questi

sono li mali consiglieri seguaci de li nobili._ A lo terzo ordine

stavano pecoroni, dragoni e volpi; la lettera diceva: _Questi sono li

falsi officiali, giudici e notarii._ A lo quarto ordine stavano lepori,

gatti, capre e scimmie; la lettera diceva: _Questi sono li popolari

latroni, micidiali, adulteratori e spogliatori._ Nella parte di sopra

stava lo cielo; in mezzo la Maiestade Divina come venisse al giudizio;

due spade l'escivano da la bocca di là e di qua; dall'uno lato stava

santo Pietro, e dall'altro santo Pavolo ad orazione. Quando la gente

vidde questa similitudine di tale figura, ogni persona si meravigliava.

_Vita di Cola di Rienzo, trib. del pop. rom._, l. 1, c. 2.

[136] Albero dell'isola di Cuba che dà morte con l'ombra.

[137] «E Orange, benchè cogli oratori che erano appresso a lui

detestasse senza rispetto la cupidità del papa e la ingiustizia di

quella impresa, nondimeno, ecc.» — Guicciardini, _Storia_, lib. XIX.

[138] _Gen._, cap. VI.

[139] Il Lastri scrive essere stato pensiero di certo maestro Antonio,

frate di san Francesco il quale spiegava la _Divina Commedia_ in Santa

Maria del Fiore, di farvi collocare il ritratto di Dante per ricordare

ai suoi concittadini che recuperassero dai Ravennati le ossa di quel

grande e gli facessero onore; — cita il ms. di Bartolomeo Ceffoni

nella Riccardiana. — Anche di presente il quadro pende in quel medesimo

posto.

[140] Vedi, in proposito di questo trattato, Varchi, lib. X. pag.

161. — Qui giova riportare in brevi detti quanto occorre a pag. 103

dei documenti intorno allo assedio di Firenze raccolti dall'Alberi.

— Filiberto di Chalons principe di Orange, nel quale si spense la

famiglia, avendone redati i diritti e i titoli la sorella maritata in

casa Nassau, aveva partecipato alla congiura del Borbone, e con lui

erasi salvato fuggendo a Carlo V. Morto a Roma il Borbone, egli fu

capitano dello esercito di quello e vicerè di Napoli. Pare che i suoi

disegni sopra Firenze non si accordassero con quelli del Papa, e non

è mancato chi ha voluto vedere nei colpi che lo ammazzarono a Gavinana

la mano dei sicarii di Clemente. Cosa certa è che, professandosi egli

obbligato ai comandamenti di Cesare, protestava contro l'animo del

pontefice in cotesto assedio, ed è fatale, come attesta il Busini,

per confessione di Baccio Marucelli, che la madre sua, scrivendogli,

lo supplicasse di levarsi da quella impresa come ingiusta e perchè vi

capiterebbe male.

[141] Guicciardini, _Storia_, lib. VI.

[142] Gioacchino di Cambray recita che Girolamo da Morone, dopo che fu

cancelliere di Melano, aveva un anello che parlava, ovvero più tosto un

diavolo. — Bodino, _Dæmonomania_, lib. II.

[143] Segni, _Storia_; Busini, _Lettere_.

[144] Segni, _Storia_, tomo I, pag. 259.

[145] _Vita di fra Girolamo_, estratta dal Pignotti, pag. 37.

[146] Varchi, _Storia_, lib. XI, pag. 45.

[147] Lastri, tomo IV, pag. 16; _Leggi suntuarie_.

[148] Varchi, _Storie_, lib. X, pag. 195; _Dizionario infernale_.

[149] Il monastero di Sant'Egidio fu fondato nel 1288: vi si

seppellirono circa 918 morti per anno.

[150] Enrico Heïne nel libro di Lazaro, dettato da lui sul letto del

dolore dove giacque lungamente infermo di malattia insanabile, così

si esprime: «Perchè il giusto si strascina lacero e sanguinoso sotto

il peso della croce, mentre il tristo col cuore pieno di superbia si

pavoneggia sul poderoso destriero? A cui la colpa? Non è onnipotente

il Signore? od egli nel suo senno ordinava così? Queste domande reitera

l'uomo indefessamente a sè stesso finchè non gli venga chiusa la bocca

con un pugno di polvere. Ma, da galantuomini, vi par ella cotesta

risposta decente?» Questi concetti voglionsi considerare come stridi di

anima inasprita dalle tribolazioni, e nulla più; nebbia di dolore che

ogni aura di conforto porta via.

[151] Vedi nota dell'edizione di Roma a pag. 140 della _Vita del

Buonarroti_ scritta dal Vasari.

[152] Vedi nota di monsignor A. F. Gori al § 41 della _Vita di

Michelangiolo_ scritta da Ascanio Condivi.

[153] A. Condivi, _Vita di Michelangiolo_, § 65, Vasari, _Vita di

Michelangiolo_.

[154] Condivi e Vasari.

[155] Condivi.

[156] Vasari, _Vita_, ecc.

[157] Fu insigne la malafede dei Veneziani in danno dei Fiorentini,

e documento grande nelle presenti condizioni d'Italia: astio o viltà

che gli movesse, pensarono i Veneziani far parte da sè stessi, e gli

altri e loro finalmente precipitarono. La corrispondenza dell'oratore

Cappello in più luoghi chiarisce com'egli si sbracciasse a tutto uomo a

tenere fermi i Fiorentini nella lega co' Veneziani, mentre questi della

costanza degli alleati valevansi per ottenere patti migliori da Carlo

V: e siccome il Cappello assai diritto uomo era, lasciavanlo senza

istruzioni per potere poi disapprovarne l'operato secondo capitava.

Arti inique e antiche nè tali che vogliano smettere gli uomini di

stato; almeno per ora. Più tardi i Veneziani scusaronsi incolpando

Firenze di avere la prima mandato ambasciatori a Cesare, ma e' fu

pretesto, conciossiachè l'ambasceria non aveva concluso nulla, e i

Veneziani lo seppero, e ciò nonostante quasi ogni giorno gli andavano

confortando con la promessa di soccorsi grossi e spediti; volersi

mettere a repentaglio di ogni fortuna per sostenere in Firenze la

libertà della Italia: insomma i Veneziani tradirono quanto Francia o

Ferrara. Queste cose sappiano gl'Italiani, le sappiano, le deplorino

ed imparino a camminare diritto nei nuovi casi che loro allestisce

la provvidenza: non adoperandoci giudizio, il meno che può andarne è

di trovarci per un altro mezzo secolo in balia degli stranieri e dei

preti.

[158] Altra piaga d'Italia (e, ahimè! se ne annoverano più di cinque)

allora come ora questi piccoli principi; ed in oggi peggio, perchè

stranieri; gli stati o i popoli in mano a loro, poderi e armenti

da sfruttare. Grave sempre la tirannide, ma meno incomportabile la

paesana: in questa il principe sta attaccato al paese come alla terra

che lo ha a nutrire e a tumulare; nell'altra il principe mette tutto

in tasca, vive in piedi e col bastone in mano come una volta gli Ebrei

il dì di Pasqua. La Italia dalla forza nemica, dal senno poco, dalla

voglie scomposte, stette divisa col consiglio medesimo col quale si

sminuzza il cuore davanti l'uccello di rapina onde se ne pasca; qual

sia l'uccello di rapina nostro non importa dire, e per di più ha due

becchi.

[159] Nardi, lib. VIII.

[160] Samuele, lib. VIII.

[161] Math, cap. 7.

[162] Id. cap. 23, 24.

[163] Quella orazione in parte è tolta da quella che recitò Baccio

Cavalcanti e in parte da un frammento di predica di fra' Girolamo

Savonarola.

[164] Ammirato, _Famiglie fiorentine_, dove cita l'autorità del Verini.

[165] Dante, _Purg._, VI:

Quivi pregava con le mani sporte

Federico Novello, e quel da Pisa

Che fe' parer lo buon Marzucco forte.

Marzucco degli Scoringiani fu da Pisa, ed essendogli stato morto a

ghiado il suo figliuolo Farinata, si rese frate minore dopo avere

baciata la mano dell'omicida in segno di umiltà e di perdono.

[166] Fu fatto decapitare da Lione X in castello l'11 giugno 1512;

ignota la causa o dubbia: stando tra Malatesta e il Medici il sangue

del padre, i Fiorentini crederono averlo fedele, e crederono male.

Machiavello di già aveva insegnato che gli uomini la strage paterna

perdonano, la perdita degli averi di rado o mai; in ispecie uomini come

fu il traditore Baglioni.

[167] Margutte nel _Morgante_ del Pulci.

[168] Varchi, _Storie_, cap. 11, pag. 28.

[169] Eugenio Ney, _Viag._

[170] Questa statua si conserva nella galleria di Firenze.

[171] _Confess._, lib. 1, cap. 19.

[172] Questo cannone è stato distrutto perchè aveva l'anima torta;

ne conservano nella fortezza di San Giovanni il calcio, il quale

rappresenta la testa d'un mostro immaginario. Lastri, _Osserv. fior._,

tomo III. pag. 82. — Nè sarà vano notare come i grossi cannoni chiamati

alla Lancaster, di cui fecero molto uso nella ultima guerra taurica,

non sono, secondochè vantano, trovato moderno, bensì invenzione antica,

ed ebbero nome di _basilischi_; portavano cento e più libbre di palla

e la spingevano fino a tre miglia lontano. Si tralasciarono perchè non

imberciavano il tiro, nè ai nostri tempi questo difetto sembra avessero

emendato.

[173] E perchè il fallimento fosse in orrore, come conveniva in città

mercantile, si faceva ai cessanti battere il deretano in mezzo della

loggia di Mercato Nuovo. Lo stesso genere di pena costumavasi altrove e

nominatamente in Lione. Il Migliore cita a questo proposito le parole

di Guido papa, che scrive i mercanti di Firenze pagare i loro falli

_ostendendo pudenda et percutiendo lapidem culo._ Il Lippi alludendo a

quest'uso nel suo _Malmantile_ finge trovar nell'inferno quelle

Donne che feron già per ambizione

D'apparir gioiellate e luccicanti,

Dare il culo al marito in sul lastrone.

_Nota anti-romantica._ Vedi Lastri, tomo IV, pag. 100.

[174] Da tempi remotissimi fino ai dì nostri ci chiarisce la storia

come gli uomini vendutisi agli stipendi d'un despota, ponendo giù la

naturale indole, assumano quella di bestie: così tacendo la lugubre

serie delle immanità recentemente commesse in Italia, giovi rammentare

Carlo Zima di Brescia impeciato ed arso, come si costuma ai topi,

dall'efferata soldatesca. Cotesto infelicissimo, comechè debole di

forze, si avventò al collo di uno dei suoi carnefici e tanto il tenne

avvinghiato con supremo sforzo che, nonostante gli argomenti per

levarglielo di sotto, ebbe a morire nelle fiamme che aveva acceso pur

egli. — Questo ricordi la gioventù italiana.

[175] _Storia della casa Bartolini_, compilata dal p. Ildefonso Giusti,

pag. 339. — Discorda il Varchi, lib. 11, pag. 89.

[176] Math., cap. VI, v. 6.

[177] Robertson, _Vita di Carlo V_, cap. II.

[178] _Apoc._, cap. I, v. 16.

[179] L'iniquo giuoco del lotto.

[180] Così è: anco i Sanesi, dopo avere affermato volere correre una

medesima fortuna co' Fiorentini e tentennato perfino più volte, ora

richiamando, ora restituendo l'oratore presso la Signoria di Fiorenza,

all'ultimo si chiarirono nemici e mandarono questi ed altri soccorsi

al principe in campo. La corrispondenza del Cappello rammenta anco 8

pezzi grossi di artiglieria. In cotesti tempi maladetti gl'italiani,

o per castigo di Dio, o per feroce stupidità propria, indifferenti o

lieti dei mali dei loro fratelli, o alla scoperta avversi, operarono

in modo che gli stati nostri cascassero uno dopo l'altro in potestà

degl'imperatori di Austria come gli uccelli in bocca al serpente di

Calcante. Egli è da sperarsi adesso che dopo trecento e ventisei anni

facciano senno gli Italiani? Signore, grave cosa non domando nè forte

dalla tua misericordia. La libertà di Siena più tardi spense Cosimo

I, e ben le stette: furono quelli i meritati premii della tirannide

ch'ella aveva per parte sua contribuito a fondare a Firenze.

[181] Varchi, _Stor._, lib. 10.

[182] S. Math.

[183] _Arte della guerra_, lib. I.

[184] A Provenzano Salvani fu fatto prigioniero un amico dal re Carlo

nella rotta di Tagliacozzo, ed essendogli posta addosso la taglia

di diecimila fiorini d'oro, egli, povero di beni di fortuna, comechè

superbissimo, per mettere insieme la somma, pose un tappeto sopra la

piazza di Siena e supplicava i cittadini a soccorrerlo.

Egli, per trar l'amico suo di pena

Che sostenea nella prigion di Carlo,

Si condusse a tremar per ogni vena.

DANTE, _Purg._, c. 10.

[185] L'arme Antinora è spartita per traverso; la metà inferiore fa

campo d'oro, la metà superiore fa scacchi azzurri e d'oro.

[186] Vedi novella 9, giornata VI, del _Decamerone_.

[187] Cosiffatti matrimonii fra nobilea spiantata e plebe bruttamente

diviziosa Napoleone costumò chiamare: _letame sparso su terra spossata

per darle vigore._ Di qui la nobilissima plebaglia, o la plebeissima

nobiltà dei tempi miei, più che in ogni altra città italica, annidiata

in Firenze. Centauri pretti, di cui più che la metà è bestia di certo,

nè quello che avanza, in coscienza, può dirsi uomo.

[188] _Judic._, c. 3, 20, et passim.

[189] Discorso del Carducci. Vedi Varchi, _Storia_, libro XI. pag, 35

[190] Varchi, _Storia_, libro X.

[191] Ammirato, _Famiglie fiorentine_.

[192] Il Ferruccio nella lettera II pubblicata nella Dispensa 42

dello _Archivio storico italiano_, chiama il Soderini: _animaletto

fastidioso_. Il Ferruccio cadde prigione a Napoli mentre militava

con le Bande Nere in aiuto del Lautrech essendo infermo. — Il Varchi

scrisse Antonio da Gagliano avergli imprestato i danari del riscatto,

ed altri egli aggiunse esserne rimasto sempre debitore; l'una cosa e

l'altra non vera, ma la seconda infame: più tardi gli astiosi della

virtù del Ferruccio gli apposero essersi giocati i danari fornitigli

per la taglia; ma Filippo Sassetti nella vita del Ferruccio dichiara:

«crederei bene piuttosto che, in cambio di averli convertiti in

liberare sè, averne a questi effetto accomodato altrui; non avendo

ritratto ch'ei fosse al giuoco inclinato, ma senza cura veruna di sè

stesso, quanto toccava all'interesse dei danari là dove il bisogno

degli amici lo ricercasse.» — Ma veramente Tomaso Cambi fu quegli che

tenendo banco a Napoli lo riscattò. Dalle lettere di Francesco Ferrucci

ai Dieci di Libertà e Pace, segnatamente dalla 43, si ricava che pagò

di taglia 350 ducati «nè mai, egli aggiunge, ho trovato homo che dica

di volermi ricompensare come saria stato iusto, ec., perchè io non

sono homo da piangere alli piè di persona: più presto mi sono volsuto

stare con il danno ricevuto che parlarne.» Per le quali cose egli

domanda rifarsi su di messer Piergiovanni Piloso gentiluomo di Cagli

commissario imperiale preso nella espugnazione di Samminiato.

[193] L'arme Soderina fa tre teste di cervo d'argento in campo rosso:

talvolta aggiungono la impresa della Chiesa, le chiavi d'oro; tale

altra l'aquila imperiale.

[194] Il frate aveva questo soprannome.

[195] Anacronismo. — L'acquetta fu trovata dopo; vedi _il Destino_.

[196] Varchi, _Storia_, lib. x.

[197] Varchi, _Storia_, lib. X.

[198] Varchi, _Storia_, lib. X.

[199] _Acta Apost._ capo XVII, verso 25-29. — San Paolo, che se ne

doveva intendere, dice proprio così: «Iddio, che fece il mondo e le

cose che in esso sono, — non abita in tempii manufatti; — non dobbiamo

credere che le sculture di arte e di concetto umano effigiate in oro,

argento o pietre si assomigliano a Dio.» Non si sa comprendere come

Roma non abbia messo ancora San Paolo all'indice.

[200] Varchi, _Storia_, lib. IX; Lasca, _Novella V_, cena I.

[201] Varchi, _Storia_, lib. I.

[202] Varchi, _Storia_, lib. X.

[203] Giac. Malespini, cap. 221.

[204] Malespini, loc. cit.

[205] Con patente del 21 febbrajo 1524, fu mandato Zanobi Bartolini

a Pistoja nella qualità di capitano o commissario a riordinare la

città perturbata dalla fazione Panciatica e Cancellieria. Il Salvi,

_Hist._, tomo III, pag. 95, tale ci dà ragguaglio del suo governo:

«Egli si accinse ad esercitare giustizia rigorosissima, e andando

innanzi e indietro per la città recava gran terrore a tutti, avendo

sempre seco trenta fanti armati di alabarda e trenta archibusieri (cosa

non mai usata da altri) e quando egli non aveva per le mani alcuno da

castigare e punire, mandava a pigliare qualche mugnaio e facevalo per

man di boia impiccare, _senza ricercare la cagione_, e soleva dire

spesso che _mugnai, macellai o notai tutti son ladri_; e questo faceva

per dar terrore alla gente e tenere a freno i Pistoiesi per natura

dispostissimi alle brighe!!!» _Storia della casata Bartolini Salimbeni_

di fra' Ildefonso, pag. 381.

[206] Condivi, _Vita di Michelangiolo_. Questo quadro non ebbe il duca,

perchè mandandolo a prendere un suo gentiluomo, costui nel vederlo

disse: Oh questo è poca cosa. Onde Michelangiolo sdegnato lo cacciò via

e regalò il quadro al Mini suo creato.

[207] Vasari, _Vita di Michelangiolo_.

[208] Il breve di papa Clemente per la stampa delle opere del

Machiavelli data dal 1531.

[209] Nota 60 del Manni al Condivi.

[210] Questo Dante col Commento del Landino aveva un palmo di margine

ed era tutto pieno di mirabili figure di mano del Michelangiolo;

si perse presso Civita Vecchia nel naufragio di una barca che lo

trasportava a Roma. Vedi Nota dell'ediz. di Roma al Vasari, pag. 163.

[211] Il difetto di questo danaro fece posare in Romagna il Carnesecchi

e, com'egli scrive Dieci, «di lione lo mutò in lepre, perchè senza il

denaro, ch'è il nervo della guerra, non si può far niente.» _Assedio

di Firenze_, pag. 271. E sì che a tutti parve mandato da Dio per essere

quasi un secondo Ferruccio.

[212] Borghini, _Arme delle famiglie fiorentine_, pag. 149.

[213] Varchi, _Storia_, lib. X; Vasari, _Vita di Andrea_.

[214] Vasari, nota dell'edizione di Roma. Alfredo di Musset ha scritto

un dramma sopra Andrea del Sarto, e invito a leggerlo i miei lettori

italiani.

[215] _Josuè_, cap. X, v. 14.

[216] Dante, _Inferno_, canto XXVII; il cristiano fu Guido da

Montefeltro; il papa Bonifazio VIII.

[217] Nardi, _Storia_, lib. VIII. Ed è fatale che la madre sua, come

attesta il Busini per confessioni di Bacio Maruccelli, gli scrivesse

di levarsi da quella impresa perchè era ingiusta e vi capiterebbe male.

_Assedio di Firenze_, pag. 108.

[218] Varchi, _Storia_, lib. X; Nardi, _Storia_, lib. VIII.

[219] Nardi, _Stor._, lib. VIII, pag. 216.

[220] Donato Giannotti, _Vita di Francesco Ferruccio_.

[221] _Storie_, lib. X.

[222] Ricord. Malisp., _Stor._, cap. 76.

[223] Nella lettera del Ferruccio ai Dieci del 26 ottobre 1520, con la

quale annunzia la presa di Castelfiorentino, occorrono queste parole

notabili: «Infra li prigioni v'è uno gentile homo napolitano et certi

altri ricchi di Castelfiorentino, che sto fra due di appiccarli: che

certamente meritano maggiore punizione gli subditi nostri che sono

contro alla città, che li soldati che vengono ad oppressare quella.»

[224] Vedi con quanta stupenda parsimonia ragguaglia il Ferruccio i

Dieci di Libertà e Pace, lettera 38, di questa fazione su la quale

spesero molte e generose parole, secondo che merita, il Varchi,

_Storie_, tomo II, e gli altri storici. Notabile è questo, che il

Ferruccio nella breve lettera dimenticata perfino di annunziar la

prigionia del castellano spagnuolo onde per via di proscritto aggiunse:

«Mi ero scordato di dire alle Vostre Signorie quel che più vale: che in

la fortezza di Saminiato si è preso un commissario spagnuolo mandato

dal principe per patrone a Saminiato: el quale tengo presso di me per

farne la volontà di quelle.»

[225] Varchi, _Storie_, lib. XI.

[226] Il Ferruccio con lettera del 7 novembre 1529 conforta il

commessario Tosinghi della sua mala ventura con garbo singolare: «Per

la vostra intendo voi essere ritornato in Pisa con le bande, et del

non avere obtenuto Peccioli, et di esserne feriti et morti alquanti. È

usanza di guerra. Basta solo avere inteso che le fanterie nostre hanno

facto el debito; et del resto non si ha a tenere conto alcuno.»

[227] Queste diverse zuffe avvennero a Marti, a San Romano e a

Montopoli; riunite in una le trasporto sopra un terreno diverso.

[228] Varchi, _Storie_.

[229] Varchi, _Storie_.

[230] Strana cosa: questo sviscerato amore delle meretrici per la

patria occorre nelle storie. Quando Serse minacciò gli estremi danni

alla libertà della Grecia, tutte le meretrici greche recaronsi a

Corinto per propiziare Diana. — Donde avviene questo? Avviene perchè

ogni anima non cade mai tanto basso che non senta la necessità di

risorgere; e a tale intento si agguanta a qualunque canapo le venga

offerto dalla fortuna.

[231] Diario del Monaldi in fine delle _Storie pistolesi_.

[232] Ruberto monaco, _Stor._, lib. V.

[233] Hans Werner.

[234] Tasso, _Sonetto_.

[235] Luca XXIV, v. 27.

[236] Varchi, _Storie_.

[237] «Leggesi scritto da Elinando che nel contado d'Universa fu un

povero uomo il quale era buono, e che temeva iddio, et era carbonaio, e

di quell'arte si vivea. E avendo accesa la fossa de carboni una volta

e stando la notte in una sua capannetta a guardia dell'accesa fossa,

sentì in su l'ora della mezza notte grandi strida. Uscì fuori per

vedere che fosse: e vide, venire verso la fossa correndo e stridendo

una femmina scapigliata e gnuda: e dietro le venia uno cavaliere in

su uno cavallo nero correndo, con uno coltello ignudo in mano: e della

bocca e degli occhi e del naso del cavaliere e del cavallo uscia flamma

di fuoco ardente. Giugnendo la femmina alla fossa che ardeva, non passò

più oltre, e nella fossa non ardiva gittarsi; ma correndo intorno alla

fossa, fu sopraggiunta dal cavaliere che dietro le correa: la quale

traendo guai, presa per li svolazzanti capelli, crudelmente ferì per

lo mezzo del petto col coltello che tenea in mano. E cadendo in terra

con molto spargimento di sangue, la riprese per l'insanguinati capelli

e gittolla nella fossa de' carboni ardenti, dove lasciandola stare per

alcuno spazio di tempo, tutto focosa e arsa la ritolse: e ponendolasi

davanti in sul collo del cavallo, correndo se n'andò per la via donde

era venuto.» — Vedi PASSAVANTI, _Specchio della vera penitenza_, cap.

II.

[238] In un manoscritto intitolato: Ambasceria _di messer Baldassare

Carducci alla corte di Francia_, ho trovato tre lettere di Pierfilippo

Pandolfini, dalle quali si recava apertamente qual fosse il consiglio

di Nicolò e della sua parte, che per la morte di lui non cessò di avere

seguito nella Repubblica: — poi trattandosi di giudicarlo — «et anche

certi Priori si condussero in modo che non si potè ottenere che la

cosa s'investigasse, benchè ognuno abbia tocco con mano havere Nicolò

tenuta questa pratica con gl'imperiali, et PP. non per sapere i loro

progressi, ma per indurre una parte di quell'esercito alla volta di

Toscana per ridurre lo Stato in mano di pochi et suoi, de' quali lui

intendeva essere principe e capo...» e più sotto: «Ho parlato con

messer Antonio del Vecchio, oratore sanese, quale partì due giorni

sono, e diceva havere lui saputo le pratiche che Nicolò teneva con il

papa e con gl'imperiali, et scusandolo di bontà, dice che non voleva

distruggere lo Stato, ma dalla partecipazione di quello escluderne

tanta moltitudine.» — _Lettera di Pierfilippo Pandolfini a messer

Carducci Baldassare, del 26 aprile 1529._

[239] Avendo trovato il cartello originale quale fu mandato da Ludovico

Martelli e da Dante da Castiglione, mi parve religione riportarlo per

lo appunto. Lo compose messere Salvestro Aldobrandini padre di Clemente

VIII, dottore solenne. Si trova stampato nell'_Archivio storico,_ nuova

serie, tomo IV, parte 2.

[240] Fausto, _Del duello_, lib. I, pag. 54.

[241] Guicciardini, _Storia_, lib. XV; Robertson, _Vita di Carlo V._

[242] _Vita di Benvenuto Cellini._

[243] Varchi, _Stor._, lib. X.

[244] Vedete _I destini dell'Europa_.

[245] Varchi, _Stor._, lib. X.

[246] Varchi, _Stor._

[247] Il luogo del combattimento dicesi fosse sol poggio Baroncelli,

oggi Imperiale. Vengo assicurato da persona la quale ha veduto alcune

scritture della nobilissima famiglia del Caccia che il luogo del

combattimento non fu veramente sul poggio Baroncelli, ma bensì alle

radici dello stesso, cioè in un prato che è alla metà della strada che

conduce al convento nominato la _Pace_. _Scene di Vite e Ritratti_,

ecc.

[248] Questa camicia si componeva con esecrabili superstizioni;

credevano difendesse da ogni male. Vedi Bedino, _Dæmonomania_.

[249] Varchi, _Stor._

L'assedio di Firenze · 第 78 / 81 段