dove facevo uffizio di penitenziere nello spedale di Santo Onofrio
fondato dalla gloriosa memoria di Papa Lione pei poveri pellegrini del
suo paese, certa sera essendomi posto a giacere, nè l'animo mio come
presago di qualche sventura potendo rinvenire quiete, all'improvviso
intesi battere alla porta ed una voce chiamarmi: padre, affrettatevi: —
un cristiano è vicino a trapassare, — venite pei sacramenti. — Mi getto
giù dal pagliericcio e seguitando la guida giungo in certe camerette
dove solevano chiudersi gli alienati di mente. Quivi da lungo tempo
custodivano un infelice giovane travagliato dalla più fiera mania
che mai avessero veduto in cotesto luogo di dolore. — Quantunque dal
disagio consunto, così ferocemente egli smaniava, tante volte aveva
tentato darsi la morte, che lo tenevano legato a mezza vita, ai piedi
ed alle mani. — Nei suoi urli salvatici spesso riveniva la querela di
un amore tradito, — di una donna perduta, — di un padre morto, e poi
rampogne e minacce contro i suoi nemici, contro tutta la specie umana,
non senza offendere il cielo di terribili bestemmie... in questo modo
continuava, finchè con gli occhi scoppianti fuori della fronte, la
bocca spumosa di sangue cadeva rifinito di debolezza. — Dapprima quel
suo misero stato mosse compassione, poi curiosità; poi ascoltarono le
genti quei suoi stridi furibondi con la indifferenza medesima del canto
delle rondini annidate sul tetto dell'ospedale; — perchè se gli uomini
ai propri mali si fanno impassibili, agli altrui diventano di pietra.
— Io lo trovai con le mani sciolte, con gli occhi velati e nondimeno
lieti di un raggio d'intelligenza che tramonta; — seguendo il costume
del fuoco, lo spirito prima di abbandonare la sua spoglia mortale
raccolse le forze a risplendere anche una volta di luce divina. —
Appena ei mi ebbe scorto, chiamatomi a sè con languida voce mi disse: —
Padre ascoltate la mia confessione; — io ben mi accorgo avermi un lungo
delirio travagliato, — delirio pieno d'immagini terribili, in parte
vere, in parte false, — nè saprei dirvi se queste più o meno delle
prime terribili; — quello che so troppo bene si è, che hanno consunto
il mio corpo e la mia mente costretto a bestemmiare l'Eterno, e di ciò,
padre, con tutte le mie viscere mi pento, ed ho fede la mia contrizione
e le vostre sante preghiere mi varranno il perdono dal Dio delle
misericordie. — Però io ho molto sofferto in questa vita... e certo
il dolore non ebbe paragone con le colpe. Io amai, padre, una donna di
amore santissimo, — il più profondo, il più puro che mai si accendesse
in cuore umano. Lo Spirito Santo ha maledetto l'uomo che confida
nell'uomo, — doveva dire nella donna;... ma presso a morte io respingo
questi pensieri di odio, come tentazioni del demonio, e mentre supplico
e spero Dio mi perdoni, sento che me ne renderei indegno, dov'io le
proprie offese non perdonassi. Vagai in contrade remote, — vidi barbare
genti, soffersi geli, ardori, di ogni maniera disagi per adunare tesoro
e apparecchiare alla mia fidanzata vita copiosa dei beni della fortuna:
per darmi colpo più acerbo mi si mostrava il cielo cortese, e quando,
dopo un'agonia di anni, delirante di desiderio e di amore, mi ridussi
alle case paterne... trovai... oh inferno!... padre, mi assolvete
dall'ira... imperciocchè acerba mi percotesse la ferita... trovai la
mia fidanzata donna d'altrui. Quello che dopo avvenne io non rammento,
— aveva un padre, e non so com'egli mi abbandonasse; — possedeva copia
di averi, ed ora non possiedo più nulla: dalla mia acconcia cameretta,
desto dal sonno tormentoso, mi trovo in questa sozza caverna con
i polsi e i fianchi impiagati, e non mi riesce rammentarmi il come
e il quando. — Ah! da quel giorno la mia anima, a mo' di aquila in
gabbia ha percosso rabbiosamente la sua carcere mortale per librarsi
a regioni meno triste, meno contaminate di tradimenti e di perfidie.
— Ora, padre, prendete... ecco uno scritto che nei giorni del nostro
amore io ricambiai con lei, e lo vergammo io del mio sangue, ella del
suo: — egli contiene una promessa di mantenersi fedele, e dentro vi
pose una ciocca dei suoi capelli... ohi i bei capelli, padre, che la
mia donna aveva quando l'alito di primavera si dilettava a diffonderli
ondeggianti per l'aere! — e vi scongiuro, per quanto possono i preghi
di un moribondo, che glieli facciate tenere, o, se fortuna vi mena
a Fiorenza, glieli consegnate voi stesso: — e nel punto medesimo le
direte che il mio spirito deliro sempre l'ebbe presente, e che tornato
appena ai consueti uffici pensò subito a lei e per lei: ditele ch'io
le perdono, — che presso a morte le invoco giorni beati, — al tutto
diversi da quelli ch'ella mi fece durare, — che domando al cielo non
voglia sgomentarla di rimorsi in questa vita, — e scongiuro l'oblio per
lei... ed anche per me, onde un giorno davanti al trono dell'Eterno
io non abbia a prorompere in voci di accusa contro lei; se pianto
di offese cancella dai registri di Dio la ingiuria dell'offensore,
ditele che per me la sua pagina sarà trovata bianca al giudizio finale
come l'ala del cigno... ditele... ch'io muoio benedicendola... e
chiamando... Ma... — Gli chiuse le labbra la morte... io le palpebre.
Egli non proferiva intero il nome della donna; però dalla lettera che
mi dava e che io vi consegno, madonna, compresi avere inteso favellare
di voi. Sopra la povera lapide del suo sepolcro segnai queste poche
parole: — Qui dormono le ossa travagliate di Giovanni Bandino! — »
Un grido terribilissimo ingombra, propagandosi, le sale del palazzo,
come di persona la quale trafitta nel cuore trasfonda tutta la vita in
una voce: — un grido che indusse il passaggero il quale lo sentì per
via a recitare _requiem_ per l'anima di chi lo aveva proferito.
Ed in fatti il frate compagno, rimanendone percosso, affacciò la testa
alla soglia favellando con parole spedite:
«Per Dio! Se l'avete ammazzata, rompete gl'indugi e ci mettiamo in
salvo.»
«Aspetta — e taci», — riprese il frate; e poi si volse a Maria giacente
sopra la terra, rigida, — fredda, bianca in sembianza di statua
rovesciata dalla sua base, — tratto un pugnale, glielo appuntò sul
cuore.
Gli occhi del frate rilucevano di fuoco infernale, il suo volto svelava
tremenda esultanza, — famelica bramosia, non altrimenti che fosse uno
di quei corpi scomunicati, dalla superstizione greca detti vampiri, i
quali nella notte, derelitti gli avelli, irrompono per virtù diabolica
nelle stanze più segrete a pascersi col sangue delle persone ch'ebbero
care in questa vita.
Ancora un palpito, e la vita di Maria sarà compiuta.
Intanto la donna non bene ancora risensata mormorò a fior di labbra: «O
Giovanni!... o Giovanni!... celeste anima e cara...»
Il frate arresta a mezzo colpo la mano; — grosse stille di sudore gli
scendono del continuo giù dalla fronte, — ritenta ferirla, e non gli
riesce; — la guarda...
Bisognava non essere nato in Italia, avere il cuore chiuso ad ogni
senso gentile per disperdere un modello di così divina bellezza: —
cadono al frate le braccia, gli sfugge dalle mani il pugnale, e si
rimane prostrato come uomo assorto nella contemplazione di quelle
sublimi sembianze.
La donna riapre gli occhi, balza in piedi a guisa di furiosa urlando
con voci interrotte:
«Traditi! — orribilmente traditi! Padre..., leggete...» E brancolando
trova il libro dell'uffizio dei morti, e aperta la fodera interna, ne
trasse fuori una lettera, la quale porgendo al frate continuava: «Hanno
le mie lacrime quasi cancellato lo scritto, pur vi leggerete il nefando
tradimento... leggete.»
E il frate leggeva: «Al magnifico messere Alamanno di Ormannozzo Spini
a Fiorenza. Messere Alamanno onorandissimo. Con inestimabile dolore di
quanti il conobbero, lasciando grandissimo desiderio di sè è morto in
questa città di Siviglia, agli sei del corrente mese di maggio, anno
1526 della salutifera incarnazione del N. S. Gesù Cristo, Giovanni di
Pierantonio Bandino di accidente di gocciola per quanto ne assicurano i
fisici. Con molta accompagnatura di fraterie e di lumi venne associato
al sepolcro nella chiesa di questi reverendi padri di san Domenico,
dove gli furono cantate esequie dicevoli alla sua condizione. Fatto il
bilancio di quello si trovava a possedere al tempo della sua morte,
avemo trovato il valsente tra crediti, danaio, mercanzie in essere
e masserizie, di duemila circa fiorini di oro in oro, i quali vi
rimetteremo con lettera di cambio sopra la nostra ragione, affinchè
li consegniate a messer Pierantonio padre del morto o a chiunque
altro sarà dichiarato di diritto. Pregando Dio che vi tenga nella sua
santissima guardia, ci raccomandiamo a voi. — Siviglia, li 10 maggio
1526. — Vostri — Lapo e Bindo di Pierfilippo Cambi.»
Il frate alla lettura di cotesto foglio rimane come impietrito;
— sospese del tutto in lui le funzioni vitali, pareva che neppure
respirasse.
Maria invece quasi furente si era distesa sul pavimento e forte
percotendo con ambe le mani la terra gridava:
«Padre, perchè mi hai tradito? — Giuda tradì Cristo, ma se fosse stato
suo figliuolo, non lo avrebbe tradito... Uomini, imparate pietà dalle
fiere del bosco... qual belva mai generò figliuoli per lacerarli così?
E tu, padre, non che lacerarmi, mi hai condannata ad una morte la quale
tutti i giorni si rinnovella. — Chi ti dava diritto di rendermi tanto
infelice? Io non ti aveva chiesto la vita; bene ti chiesi la morte, —
ma poichè il mio morire ti nuoceva, tu fingesti atterrirti come di cosa
contro natura. Ella era cosa dunque secondo natura immergermi in questo
abisso di dolore? Io però non maledirò la tua cenere, ai tuoi rimorsi
non aggiungerò le mie furie; ma vedi, se sopra la terra che ti cuopre
il cumulo dei miei affanni io deponessi... oh! quanto ti sembrerebbe
più grave! E tu, Vergine Beatissima, ch'io sempre riveriva ed amava,
ov'eri allora che sì crudelmente tradivano la tua devota? Se in questo
modo chi ti venera proteggi, che farai a cui ti odia? Qual frutto
trarranno i mortali, se invece d'invocare il demonio innalzano al cielo
le loro preghiere?... — Oh! santa Madre di Dio, abbiate misericordia, —
consolate una povera afflitta; io non so quello ch'io mi dica... parmi
girare su l'orlo di un precipizio. Padre, pietà! Padre, accostatevi,
dacchè il cielo vi manda, udite anche la mia confessione... voi lo
vedete, non ho mancato di fede... io... io sono stata tradita.»
Genuflessa la donna abbraccia le ginocchia del frate, e tra i ruvidi
lembi della tonaca nasconde la faccia delicata.
«Lo vidi nella cattedrale, mi apparve in mezzo ad una bianca nuvola
d'incenso, bello siccome un angiolo, e sospirai, — fu il sospiro primo
di amore; uscendo di chiesa lo rividi chinato per dare la elemosina ad
un mendico e consolarlo con una parola, la quale meglio della elemosina
scende soave di refrigerio sul cuore del misero; — io mi fermai: — egli
raddrizzò la vaga persona, — i miei occhi s'incontrarono nei suoi,
gli s'infiammarono le guance, vermiglie diventarono le mie; — e da
quel punto fummo legati per sempre. Dapprima i parenti si mostrarono
avversi, non per viltà di sangue, ch'egli pur nacque di gentile
lignaggio, sibbene per pochezza di averi, — e anche a lui increbbe
non potermi offerire magnifico stato: ci fidanzammo con solenni
giuramenti, e partì in cerca di ventura. Invano presaga del futuro io
gli diceva: Rimanti, quello che possiedi basta ai miei desiderii; forse
mi sembrerai più bello o più ti amerò io vestito di abiti soppannati
di vaio con cinti e catenelle di oro? — Non mi badarono, e partì: —
Voi avventuroso, padre mio, che le passioni umane sentite come onda di
mare che percuota le pareti dei vostri monasteri; — ignaro dei nostri
errori, non vi dirò come, partendo il mio Giovanni, mi paresse trovarmi
abbandonata in una via senza principio e senza fine; — camminava sola,
imperciocchè nel creato lui soltanto io vedessi. — Tacerò la serie
infinita delle angosce che non hanno nome, sebbene abbiano punta; —
il bel cielo di Fiorenza mi pesava sull'anima. Ah! l'occhio lieto ed
il sole si ricambiano il raggio a guisa di due amici che si amino,
ma l'occhio doloroso lo aborre; — l'amarezza segna con una tacca sul
cuore i giorni consumati nell'ansietà. In prima qualche lettera rara
venne a confortarmi; — quindi cessano affatto! Verso cotesti tempi
incominciò a prendere domestichezza con la mia casa Nicolò Benintendi:
— mille profferte di amore uscirono dalla bocca di lui, ed io non le
udiva, essendo il mio spirito con Giovanni. Ben si mossero da Nicolò
e da' miei caldissime istanze, quotidianamente rinnovate, ond'io
fossi contenta di averlo per mio sposo: alle quali parole, come se
non fossero discorse per me, sorrideva; qualunque argomento riuscì
invano, ogni tentativo venne meno. — Un giorno.... giorno d'infamia..
nel quale un padre non aborrì rompere il cuore della figlia... egli..,
mio padre, con sembianza mesta, non senza prima allargarsi in discorsi
intorno alla necessità di rassegnarci ai divini voleri... mi mostrò
cotesta lettera. Crudelmente pietosa, la povera madre mia, ingannata
pur ella, mi salvava la vita;... dopo molti mesi potei sollevare il
fianco infermo...; nella contesa tra l'angoscia e la natura, la natura
prevalse... e sopravvissi. Adesso ricomincia l'assedio; mi dissero
il padre mio, per mala fortuna incontrata nel traffico, sul punto di
fallire, con molte lacrime mi presentarono la chiarezza della famiglia
avvilita e un nobil vecchio condotto a gran vergogna in Mercato Nuovo
a ricevere lo strazio dagli statuti decretato ai falliti[173]; non
risparmiarono già affacciarmi alla mente gli schiamazzi della plebe,
la gravità dell'infamia, il padre moribondo per l'atto obbrobrioso, — e
per altra parte avrebbe tanta iattura riparato il Benintendi, quando io
avessi consentito a tôrlo in isposo; non che altro, la voce del sangue
volere da me questo sacrifizio; ben volontieri mio padre avrebbe data
la vita, per conservarla non si sarebbe veduto supplicare i figliuoli;
ma se poteva sostenere la morte, non potere la infamia: — e non
rifuggirono dal chiamare in soccorso la religione, chè il confessore
assicuravano sarei certamente andata perduta, se potendo, non avessi
in tanto estremo soccorso i genitori — avere i giuramenti al Bandino
sciolti la morte. La esitanza della sconsolata tennero per consenso, mi
condussero alla chiesa... Qui mi parve le statue dei santi aprissero le
labbra di pietra per rampognarmi la mia infedeltà, — le ossa dei morti
si commovessero sotto il pavimento, — la cupola tenebrosa del duomo
mi si rovinasse sul capo. — Mi percosse uno strido... Santa Vergine!
avrei giurato fosse quello del mio diletto Bandino... poi nè intesi...
nè vidi più nulla; — risensando all'aria aperta, una schiera di uomini
e di donne, secondo il costume del paese, mi facevano il _serraglio_,
impedendomi l'andare, se io prima non dava loro i soliti doni. La mia
anima impaurita immaginò fossero spettri che mi si aggirassero attorno
e mi chiedessero la vita; ond'io tolta fuori di me gridai più volte: —
Prendetela, oh! prendetela... è mia amica la morte. — Il mio marito mi
amò di breve affetto: forse quando mi ricercò sposa con tanto ardore
non lo mosse alta passione, piuttosto impeto di giovanile desiderio: —
forse anche gl'increbbe la moglie sempre lacrimosa e che non lo amava
e non può amarlo. — O padre mio, io ho durato e tuttavia duro una molto
tremenda battaglia qui dentro; — sento che dovrei dimenticarmi il caro
defunto, ma non oso domandare al cielo la grazia che mi ucciderebbe di
certo, — quella di obliarlo. Troppo prepotente impera la sua immagine
nel cuor mio, — egli solo accelera o sospende il sussulto dei polsi...
egli posa meco nel talamo nuziale, e la sua testa si pone terribile tra
il mio marito e me; se mi prostro davanti al Crocifisso e lo prego di
pace all'anima stanca, ecco che il Cristo si veste delle sembianze di
lui... del mio Giovanni e parla... e dice: — Vedi quanto soffro per te!
— Padre... vedete... tanto mi s'insinua nel sangue la contemplazione
dell'infelice amante... che... ora... in questo punto mi sembra...
padre... voi abbiate il suo sguardo... la sua fronte... la...»
«Donna, e se il cielo ti rendesse Giovanni lo seguiresti, abbandonata
la tua casa maritale?...»
«Oh! non lo dite; il sepolcro non lasciò mai la sua preda.»
«Ma, se te lo rendesse?...»
«Pietà, padre! misericordia! Sovente il mio povero intelletto vacilla
su l'orlo della follia, — non vogliate precipitarvelo a forza... io...
io divento folle, se aggiungete parola.»
E il frate, gettate a terra la cocolla e la finta barba, comparve, qual
era un cavaliere notabile per egregie forme del corpo.
«Donna, la tua fede ha vinto; la morte...; ecco il cielo ti rende
Giovanni Bandino.»
Maria, spiccando un balzo, fugge nell'angolo più remoto della cappella,
e quivi rannicchiata si coprendo la faccia esclama:
«Gran Madre di Dio, salvatemi da questa illusione del demonio.»
«Stolta!» proruppe il Bandino accostandosi a lei, e toltele a forza le
mani dagli occhi, se le poneva sul petto aggiungendo:
«Ti paio spirito io? ti sembra egli morto il cuore che palpita così?
Dalla feroce ira che m'invade le membra, dall'odio intenso che gli
occhi mi riempie di sangue, dal tremendo anelito non mi conosci
vivo?...»
«Vivo!... sì... oh tu sei vivo davvero.»
E cieca della mente, mal sapendo quello si dicesse o facesse gli si
abbandona nelle braccia, baciandolo smaniosa per le mani, pel seno e
pel volto.
«Mi ami, Maria?»
«Più di me... più di Dio!»
Ah.... Ora dunque vieni... non ci fermiamo un momento in queste pareti
abominate; — sopra il limitare delle porte della nostra città noi ci
scuoteremo la polvere dei sandali, dall'anima ogni affetto che non
sia lo scambievole nostro amore: — dimentichiamo per non esecrare, —
fuggiamo per non uccidere...»
«Ma! dimmi, Giovanni, dove mi meni? E donde vieni?»
«Che importa a te sapere donde vengo o dove io vado? non sono io tutto
per te? — Questo però sappi che, se vivo mi sospettassero in queste
mura, la mia testa penderebbe domani dalle finestre del palazzo dei
Signori.»
«Oh! non dirlo.» E con ambo le mani la donna avvinghiava il collo del
cavaliere, quasi per salvarlo dal taglio della scure.
«Vieni dunque...»
«Verrò...»
«Esiti forse?»
«Verrò...»
«E non ti muovi! Ti penti già avermi detto che mi ami?» grida battendo
del piede la terra il Bandino.
«Oh! non isdegnarti, Giovanni... eccomi... però...» Maria la fronte si
tocca e il seno: «Mi sembra essermi dimenticata qualche cosa, di cui
non posso risovvenirmi adesso, e che pure mi stava fitta qui nel capo
e nel cuore, — qualche cosa che mi era ben cara e che tu mi hai fatto
porre in oblio...»
«Maria!» si udiva chiamare dalle stanze interne una voce fioca per età,
«la tua figliuola si è desta, vieni a racchetarla che piange.»
«Ahi! me n'era dimenticata... La figlia...»
«Figlia... di chi?»
«La mia figliuola.»
«Del Benintendi è figlia!» con urlo spaventevole replica il Bandino,
— e fa con la destra cenno, come se, afferrata la creatura pei piedi,
intendesse spezzarle il capo alla parete.
La madre per istinto comprese quel truce cenno e si scagliò traverso
la porta, dove accesa nel volto i muscoli della gola gonfi, guardando
torta:
«Addietro!» gridò! «addietro! o ti straccio co' denti... addietro, o
ti sbrano»; poi all'improvviso vacillando si prostra, tende le braccia
al cavaliere e gli si raccomanda: «Giovanni mio, io l'ho generata; —
nove mesi la tenni nel mio seno; con molte angosce l'ho partorita... io
l'amo... io l'amo quanto te; — la prima parola che proferì fu Maria,
— la seconda Giovanni;... ella ti ama... ella ti aspetta come un
amico lontano... non farle male, via... non me la uccidere... potrei
io mai più baciarti le mani, se tu le bagnassi nel sangue della mia
figliuola?»
«Viva, — ma lasciala: io non potrei vederla senza che il sangue mi
ribollisse nelle vene; — lasciala e seguimi.»
«Ma che! il calice del dolore è senza fondo per me?» esclama
angosciosamente Maria levando al cielo le braccia; «come abbandonare
una figliuola che piange?»
«Madre, — figlia, marito — ed amante... conservare tutto non puoi;
— un cuore devi pur calpestare, un vincolo sciogliere... rompere un
affetto... tra questi scegli: — io qui mi sto silenzioso ad aspettare
la scelta.»
La donna, traboccando giù sopra la sedia, con voce cupa proferisce
queste parole:
«Il mio cuore si rompe...»
La fantesca, la quale dai pianti e dai gridi aveva in parte argomentato
il mistero, prorompe di repente nella cappella dicendo:
«Madonna! — messere Nicolò con molta accompagnatura di cavalieri viene
su per le scale del palazzo.»
Maria dal nuovo pericolo commossa sorge, e guardando il Bandino, lo
chiama con voce amorosa:
«Giovanni!»
Il Bandino con le mani sotto le ascelle rimane immobile senza darle
risposta.
«Giovanni, per l'amore di Dio... nasconditi... parti...»
«Anzi starò: — egli mi deve la vita,»
«E i cavalieri che lo accompagnano?»
«Faranno testimonianza ch'io mi comporterò lealmente, quando,
strappatogli il cuore, glielo batterò sulle guancie.»
«E poi chi ti salva della Quarantia e dal carnefice?»
«Questo!»
E le mostrò il pugnale.
«Oh Vergine! — E la mia fama, Giovanni!»
Intanto si ascolta lo strepito dei passi dei cavalieri e il rumore
confuso delle voci gioiose. Il compagno del Bandino entra pur egli
nella cappella e trema come uomo che si accosti alla sua ultima ora.
* * * * *
«Messeri, io vi accerto che voi non riuscirete: mi duole dirvelo,
ma gitterete tempo e parole...» — così si udiva favellare Nicolò
Benintendi, marito di Maria, dalla prossima sala.
«Con pace vostra, messere Nicolò, non vi abbiamo fede; — noi la
sappiamo sopra ogni altra gentildonna della città nostra cortese, — nè
vorrà negare alla sua amica la grazia di tenerle il pargolo al sacro
fonte...»
E molte voci rispondevano: «No, certo; troppo grande villania sarebbe
questa.»
Il Bandino, levati gli occhi al cielo in atto di minaccia, sospira
profondo e favella:
«Ah! questa è la prima volta che deliberai nel mio pensiero la morte di
un uomo e non lo uccisi; — cosa differita non va perduta.»
Così parlando insieme col compagno si ritrasse oltre i balaustri, ed
abbassate le tende si nascose.
Entrano clamorosi nella cappella Nicolò Benintendi e i suoi compagni;
loro apparisce davanti la povera Maria distesa sopra la terra, suffuso
il volto del pallore della morte, per le tempie e pel corpo intrisa di
sangue che le spicciava da un'ampia ferita fattasi cadendo nella testa:
onde vinti da pietà e da terrore proruppero in altissimo grido.
Nicolò piegando le ginocchia a terra le toccò le tempie e i polsi, e
li trovando freddi, senza palpito, rivolto ai cavalieri, non troppo
sgomento, parlò:
«Signori, voi veniste per menare la mia donna al corteo di un
battesimo, — ora io vi prego ad aiutarmi per _associarla_ alla
sepoltura.»
CAPITOLO DECIMOTERZO
L'ASSALTO NOTTURNO
Atti orrendi da dir colà giù dove
Placido scorre il bel vostro Arno io vidi.
Forse d'altro uom giammai non visti altrove.
ANNIB. BENTIVOGLIO. _Sat._