«Madonna... compiranno... quattro mesi domani che, standomi io a Roma,

dove facevo uffizio di penitenziere nello spedale di Santo Onofrio

fondato dalla gloriosa memoria di Papa Lione pei poveri pellegrini del

suo paese, certa sera essendomi posto a giacere, nè l'animo mio come

presago di qualche sventura potendo rinvenire quiete, all'improvviso

intesi battere alla porta ed una voce chiamarmi: padre, affrettatevi: —

un cristiano è vicino a trapassare, — venite pei sacramenti. — Mi getto

giù dal pagliericcio e seguitando la guida giungo in certe camerette

dove solevano chiudersi gli alienati di mente. Quivi da lungo tempo

custodivano un infelice giovane travagliato dalla più fiera mania

che mai avessero veduto in cotesto luogo di dolore. — Quantunque dal

disagio consunto, così ferocemente egli smaniava, tante volte aveva

tentato darsi la morte, che lo tenevano legato a mezza vita, ai piedi

ed alle mani. — Nei suoi urli salvatici spesso riveniva la querela di

un amore tradito, — di una donna perduta, — di un padre morto, e poi

rampogne e minacce contro i suoi nemici, contro tutta la specie umana,

non senza offendere il cielo di terribili bestemmie... in questo modo

continuava, finchè con gli occhi scoppianti fuori della fronte, la

bocca spumosa di sangue cadeva rifinito di debolezza. — Dapprima quel

suo misero stato mosse compassione, poi curiosità; poi ascoltarono le

genti quei suoi stridi furibondi con la indifferenza medesima del canto

delle rondini annidate sul tetto dell'ospedale; — perchè se gli uomini

ai propri mali si fanno impassibili, agli altrui diventano di pietra.

— Io lo trovai con le mani sciolte, con gli occhi velati e nondimeno

lieti di un raggio d'intelligenza che tramonta; — seguendo il costume

del fuoco, lo spirito prima di abbandonare la sua spoglia mortale

raccolse le forze a risplendere anche una volta di luce divina. —

Appena ei mi ebbe scorto, chiamatomi a sè con languida voce mi disse: —

Padre ascoltate la mia confessione; — io ben mi accorgo avermi un lungo

delirio travagliato, — delirio pieno d'immagini terribili, in parte

vere, in parte false, — nè saprei dirvi se queste più o meno delle

prime terribili; — quello che so troppo bene si è, che hanno consunto

il mio corpo e la mia mente costretto a bestemmiare l'Eterno, e di ciò,

padre, con tutte le mie viscere mi pento, ed ho fede la mia contrizione

e le vostre sante preghiere mi varranno il perdono dal Dio delle

misericordie. — Però io ho molto sofferto in questa vita... e certo

il dolore non ebbe paragone con le colpe. Io amai, padre, una donna di

amore santissimo, — il più profondo, il più puro che mai si accendesse

in cuore umano. Lo Spirito Santo ha maledetto l'uomo che confida

nell'uomo, — doveva dire nella donna;... ma presso a morte io respingo

questi pensieri di odio, come tentazioni del demonio, e mentre supplico

e spero Dio mi perdoni, sento che me ne renderei indegno, dov'io le

proprie offese non perdonassi. Vagai in contrade remote, — vidi barbare

genti, soffersi geli, ardori, di ogni maniera disagi per adunare tesoro

e apparecchiare alla mia fidanzata vita copiosa dei beni della fortuna:

per darmi colpo più acerbo mi si mostrava il cielo cortese, e quando,

dopo un'agonia di anni, delirante di desiderio e di amore, mi ridussi

alle case paterne... trovai... oh inferno!... padre, mi assolvete

dall'ira... imperciocchè acerba mi percotesse la ferita... trovai la

mia fidanzata donna d'altrui. Quello che dopo avvenne io non rammento,

— aveva un padre, e non so com'egli mi abbandonasse; — possedeva copia

di averi, ed ora non possiedo più nulla: dalla mia acconcia cameretta,

desto dal sonno tormentoso, mi trovo in questa sozza caverna con

i polsi e i fianchi impiagati, e non mi riesce rammentarmi il come

e il quando. — Ah! da quel giorno la mia anima, a mo' di aquila in

gabbia ha percosso rabbiosamente la sua carcere mortale per librarsi

a regioni meno triste, meno contaminate di tradimenti e di perfidie.

— Ora, padre, prendete... ecco uno scritto che nei giorni del nostro

amore io ricambiai con lei, e lo vergammo io del mio sangue, ella del

suo: — egli contiene una promessa di mantenersi fedele, e dentro vi

pose una ciocca dei suoi capelli... ohi i bei capelli, padre, che la

mia donna aveva quando l'alito di primavera si dilettava a diffonderli

ondeggianti per l'aere! — e vi scongiuro, per quanto possono i preghi

di un moribondo, che glieli facciate tenere, o, se fortuna vi mena

a Fiorenza, glieli consegnate voi stesso: — e nel punto medesimo le

direte che il mio spirito deliro sempre l'ebbe presente, e che tornato

appena ai consueti uffici pensò subito a lei e per lei: ditele ch'io

le perdono, — che presso a morte le invoco giorni beati, — al tutto

diversi da quelli ch'ella mi fece durare, — che domando al cielo non

voglia sgomentarla di rimorsi in questa vita, — e scongiuro l'oblio per

lei... ed anche per me, onde un giorno davanti al trono dell'Eterno

io non abbia a prorompere in voci di accusa contro lei; se pianto

di offese cancella dai registri di Dio la ingiuria dell'offensore,

ditele che per me la sua pagina sarà trovata bianca al giudizio finale

come l'ala del cigno... ditele... ch'io muoio benedicendola... e

chiamando... Ma... — Gli chiuse le labbra la morte... io le palpebre.

Egli non proferiva intero il nome della donna; però dalla lettera che

mi dava e che io vi consegno, madonna, compresi avere inteso favellare

di voi. Sopra la povera lapide del suo sepolcro segnai queste poche

parole: — Qui dormono le ossa travagliate di Giovanni Bandino! — »

Un grido terribilissimo ingombra, propagandosi, le sale del palazzo,

come di persona la quale trafitta nel cuore trasfonda tutta la vita in

una voce: — un grido che indusse il passaggero il quale lo sentì per

via a recitare _requiem_ per l'anima di chi lo aveva proferito.

Ed in fatti il frate compagno, rimanendone percosso, affacciò la testa

alla soglia favellando con parole spedite:

«Per Dio! Se l'avete ammazzata, rompete gl'indugi e ci mettiamo in

salvo.»

«Aspetta — e taci», — riprese il frate; e poi si volse a Maria giacente

sopra la terra, rigida, — fredda, bianca in sembianza di statua

rovesciata dalla sua base, — tratto un pugnale, glielo appuntò sul

cuore.

Gli occhi del frate rilucevano di fuoco infernale, il suo volto svelava

tremenda esultanza, — famelica bramosia, non altrimenti che fosse uno

di quei corpi scomunicati, dalla superstizione greca detti vampiri, i

quali nella notte, derelitti gli avelli, irrompono per virtù diabolica

nelle stanze più segrete a pascersi col sangue delle persone ch'ebbero

care in questa vita.

Ancora un palpito, e la vita di Maria sarà compiuta.

Intanto la donna non bene ancora risensata mormorò a fior di labbra: «O

Giovanni!... o Giovanni!... celeste anima e cara...»

Il frate arresta a mezzo colpo la mano; — grosse stille di sudore gli

scendono del continuo giù dalla fronte, — ritenta ferirla, e non gli

riesce; — la guarda...

Bisognava non essere nato in Italia, avere il cuore chiuso ad ogni

senso gentile per disperdere un modello di così divina bellezza: —

cadono al frate le braccia, gli sfugge dalle mani il pugnale, e si

rimane prostrato come uomo assorto nella contemplazione di quelle

sublimi sembianze.

La donna riapre gli occhi, balza in piedi a guisa di furiosa urlando

con voci interrotte:

«Traditi! — orribilmente traditi! Padre..., leggete...» E brancolando

trova il libro dell'uffizio dei morti, e aperta la fodera interna, ne

trasse fuori una lettera, la quale porgendo al frate continuava: «Hanno

le mie lacrime quasi cancellato lo scritto, pur vi leggerete il nefando

tradimento... leggete.»

E il frate leggeva: «Al magnifico messere Alamanno di Ormannozzo Spini

a Fiorenza. Messere Alamanno onorandissimo. Con inestimabile dolore di

quanti il conobbero, lasciando grandissimo desiderio di sè è morto in

questa città di Siviglia, agli sei del corrente mese di maggio, anno

1526 della salutifera incarnazione del N. S. Gesù Cristo, Giovanni di

Pierantonio Bandino di accidente di gocciola per quanto ne assicurano i

fisici. Con molta accompagnatura di fraterie e di lumi venne associato

al sepolcro nella chiesa di questi reverendi padri di san Domenico,

dove gli furono cantate esequie dicevoli alla sua condizione. Fatto il

bilancio di quello si trovava a possedere al tempo della sua morte,

avemo trovato il valsente tra crediti, danaio, mercanzie in essere

e masserizie, di duemila circa fiorini di oro in oro, i quali vi

rimetteremo con lettera di cambio sopra la nostra ragione, affinchè

li consegniate a messer Pierantonio padre del morto o a chiunque

altro sarà dichiarato di diritto. Pregando Dio che vi tenga nella sua

santissima guardia, ci raccomandiamo a voi. — Siviglia, li 10 maggio

1526. — Vostri — Lapo e Bindo di Pierfilippo Cambi.»

Il frate alla lettura di cotesto foglio rimane come impietrito;

— sospese del tutto in lui le funzioni vitali, pareva che neppure

respirasse.

Maria invece quasi furente si era distesa sul pavimento e forte

percotendo con ambe le mani la terra gridava:

«Padre, perchè mi hai tradito? — Giuda tradì Cristo, ma se fosse stato

suo figliuolo, non lo avrebbe tradito... Uomini, imparate pietà dalle

fiere del bosco... qual belva mai generò figliuoli per lacerarli così?

E tu, padre, non che lacerarmi, mi hai condannata ad una morte la quale

tutti i giorni si rinnovella. — Chi ti dava diritto di rendermi tanto

infelice? Io non ti aveva chiesto la vita; bene ti chiesi la morte, —

ma poichè il mio morire ti nuoceva, tu fingesti atterrirti come di cosa

contro natura. Ella era cosa dunque secondo natura immergermi in questo

abisso di dolore? Io però non maledirò la tua cenere, ai tuoi rimorsi

non aggiungerò le mie furie; ma vedi, se sopra la terra che ti cuopre

il cumulo dei miei affanni io deponessi... oh! quanto ti sembrerebbe

più grave! E tu, Vergine Beatissima, ch'io sempre riveriva ed amava,

ov'eri allora che sì crudelmente tradivano la tua devota? Se in questo

modo chi ti venera proteggi, che farai a cui ti odia? Qual frutto

trarranno i mortali, se invece d'invocare il demonio innalzano al cielo

le loro preghiere?... — Oh! santa Madre di Dio, abbiate misericordia, —

consolate una povera afflitta; io non so quello ch'io mi dica... parmi

girare su l'orlo di un precipizio. Padre, pietà! Padre, accostatevi,

dacchè il cielo vi manda, udite anche la mia confessione... voi lo

vedete, non ho mancato di fede... io... io sono stata tradita.»

Genuflessa la donna abbraccia le ginocchia del frate, e tra i ruvidi

lembi della tonaca nasconde la faccia delicata.

«Lo vidi nella cattedrale, mi apparve in mezzo ad una bianca nuvola

d'incenso, bello siccome un angiolo, e sospirai, — fu il sospiro primo

di amore; uscendo di chiesa lo rividi chinato per dare la elemosina ad

un mendico e consolarlo con una parola, la quale meglio della elemosina

scende soave di refrigerio sul cuore del misero; — io mi fermai: — egli

raddrizzò la vaga persona, — i miei occhi s'incontrarono nei suoi,

gli s'infiammarono le guance, vermiglie diventarono le mie; — e da

quel punto fummo legati per sempre. Dapprima i parenti si mostrarono

avversi, non per viltà di sangue, ch'egli pur nacque di gentile

lignaggio, sibbene per pochezza di averi, — e anche a lui increbbe

non potermi offerire magnifico stato: ci fidanzammo con solenni

giuramenti, e partì in cerca di ventura. Invano presaga del futuro io

gli diceva: Rimanti, quello che possiedi basta ai miei desiderii; forse

mi sembrerai più bello o più ti amerò io vestito di abiti soppannati

di vaio con cinti e catenelle di oro? — Non mi badarono, e partì: —

Voi avventuroso, padre mio, che le passioni umane sentite come onda di

mare che percuota le pareti dei vostri monasteri; — ignaro dei nostri

errori, non vi dirò come, partendo il mio Giovanni, mi paresse trovarmi

abbandonata in una via senza principio e senza fine; — camminava sola,

imperciocchè nel creato lui soltanto io vedessi. — Tacerò la serie

infinita delle angosce che non hanno nome, sebbene abbiano punta; —

il bel cielo di Fiorenza mi pesava sull'anima. Ah! l'occhio lieto ed

il sole si ricambiano il raggio a guisa di due amici che si amino,

ma l'occhio doloroso lo aborre; — l'amarezza segna con una tacca sul

cuore i giorni consumati nell'ansietà. In prima qualche lettera rara

venne a confortarmi; — quindi cessano affatto! Verso cotesti tempi

incominciò a prendere domestichezza con la mia casa Nicolò Benintendi:

— mille profferte di amore uscirono dalla bocca di lui, ed io non le

udiva, essendo il mio spirito con Giovanni. Ben si mossero da Nicolò

e da' miei caldissime istanze, quotidianamente rinnovate, ond'io

fossi contenta di averlo per mio sposo: alle quali parole, come se

non fossero discorse per me, sorrideva; qualunque argomento riuscì

invano, ogni tentativo venne meno. — Un giorno.... giorno d'infamia..

nel quale un padre non aborrì rompere il cuore della figlia... egli..,

mio padre, con sembianza mesta, non senza prima allargarsi in discorsi

intorno alla necessità di rassegnarci ai divini voleri... mi mostrò

cotesta lettera. Crudelmente pietosa, la povera madre mia, ingannata

pur ella, mi salvava la vita;... dopo molti mesi potei sollevare il

fianco infermo...; nella contesa tra l'angoscia e la natura, la natura

prevalse... e sopravvissi. Adesso ricomincia l'assedio; mi dissero

il padre mio, per mala fortuna incontrata nel traffico, sul punto di

fallire, con molte lacrime mi presentarono la chiarezza della famiglia

avvilita e un nobil vecchio condotto a gran vergogna in Mercato Nuovo

a ricevere lo strazio dagli statuti decretato ai falliti[173]; non

risparmiarono già affacciarmi alla mente gli schiamazzi della plebe,

la gravità dell'infamia, il padre moribondo per l'atto obbrobrioso, — e

per altra parte avrebbe tanta iattura riparato il Benintendi, quando io

avessi consentito a tôrlo in isposo; non che altro, la voce del sangue

volere da me questo sacrifizio; ben volontieri mio padre avrebbe data

la vita, per conservarla non si sarebbe veduto supplicare i figliuoli;

ma se poteva sostenere la morte, non potere la infamia: — e non

rifuggirono dal chiamare in soccorso la religione, chè il confessore

assicuravano sarei certamente andata perduta, se potendo, non avessi

in tanto estremo soccorso i genitori — avere i giuramenti al Bandino

sciolti la morte. La esitanza della sconsolata tennero per consenso, mi

condussero alla chiesa... Qui mi parve le statue dei santi aprissero le

labbra di pietra per rampognarmi la mia infedeltà, — le ossa dei morti

si commovessero sotto il pavimento, — la cupola tenebrosa del duomo

mi si rovinasse sul capo. — Mi percosse uno strido... Santa Vergine!

avrei giurato fosse quello del mio diletto Bandino... poi nè intesi...

nè vidi più nulla; — risensando all'aria aperta, una schiera di uomini

e di donne, secondo il costume del paese, mi facevano il _serraglio_,

impedendomi l'andare, se io prima non dava loro i soliti doni. La mia

anima impaurita immaginò fossero spettri che mi si aggirassero attorno

e mi chiedessero la vita; ond'io tolta fuori di me gridai più volte: —

Prendetela, oh! prendetela... è mia amica la morte. — Il mio marito mi

amò di breve affetto: forse quando mi ricercò sposa con tanto ardore

non lo mosse alta passione, piuttosto impeto di giovanile desiderio: —

forse anche gl'increbbe la moglie sempre lacrimosa e che non lo amava

e non può amarlo. — O padre mio, io ho durato e tuttavia duro una molto

tremenda battaglia qui dentro; — sento che dovrei dimenticarmi il caro

defunto, ma non oso domandare al cielo la grazia che mi ucciderebbe di

certo, — quella di obliarlo. Troppo prepotente impera la sua immagine

nel cuor mio, — egli solo accelera o sospende il sussulto dei polsi...

egli posa meco nel talamo nuziale, e la sua testa si pone terribile tra

il mio marito e me; se mi prostro davanti al Crocifisso e lo prego di

pace all'anima stanca, ecco che il Cristo si veste delle sembianze di

lui... del mio Giovanni e parla... e dice: — Vedi quanto soffro per te!

— Padre... vedete... tanto mi s'insinua nel sangue la contemplazione

dell'infelice amante... che... ora... in questo punto mi sembra...

padre... voi abbiate il suo sguardo... la sua fronte... la...»

«Donna, e se il cielo ti rendesse Giovanni lo seguiresti, abbandonata

la tua casa maritale?...»

«Oh! non lo dite; il sepolcro non lasciò mai la sua preda.»

«Ma, se te lo rendesse?...»

«Pietà, padre! misericordia! Sovente il mio povero intelletto vacilla

su l'orlo della follia, — non vogliate precipitarvelo a forza... io...

io divento folle, se aggiungete parola.»

E il frate, gettate a terra la cocolla e la finta barba, comparve, qual

era un cavaliere notabile per egregie forme del corpo.

«Donna, la tua fede ha vinto; la morte...; ecco il cielo ti rende

Giovanni Bandino.»

Maria, spiccando un balzo, fugge nell'angolo più remoto della cappella,

e quivi rannicchiata si coprendo la faccia esclama:

«Gran Madre di Dio, salvatemi da questa illusione del demonio.»

«Stolta!» proruppe il Bandino accostandosi a lei, e toltele a forza le

mani dagli occhi, se le poneva sul petto aggiungendo:

«Ti paio spirito io? ti sembra egli morto il cuore che palpita così?

Dalla feroce ira che m'invade le membra, dall'odio intenso che gli

occhi mi riempie di sangue, dal tremendo anelito non mi conosci

vivo?...»

«Vivo!... sì... oh tu sei vivo davvero.»

E cieca della mente, mal sapendo quello si dicesse o facesse gli si

abbandona nelle braccia, baciandolo smaniosa per le mani, pel seno e

pel volto.

«Mi ami, Maria?»

«Più di me... più di Dio!»

Ah.... Ora dunque vieni... non ci fermiamo un momento in queste pareti

abominate; — sopra il limitare delle porte della nostra città noi ci

scuoteremo la polvere dei sandali, dall'anima ogni affetto che non

sia lo scambievole nostro amore: — dimentichiamo per non esecrare, —

fuggiamo per non uccidere...»

«Ma! dimmi, Giovanni, dove mi meni? E donde vieni?»

«Che importa a te sapere donde vengo o dove io vado? non sono io tutto

per te? — Questo però sappi che, se vivo mi sospettassero in queste

mura, la mia testa penderebbe domani dalle finestre del palazzo dei

Signori.»

«Oh! non dirlo.» E con ambo le mani la donna avvinghiava il collo del

cavaliere, quasi per salvarlo dal taglio della scure.

«Vieni dunque...»

«Verrò...»

«Esiti forse?»

«Verrò...»

«E non ti muovi! Ti penti già avermi detto che mi ami?» grida battendo

del piede la terra il Bandino.

«Oh! non isdegnarti, Giovanni... eccomi... però...» Maria la fronte si

tocca e il seno: «Mi sembra essermi dimenticata qualche cosa, di cui

non posso risovvenirmi adesso, e che pure mi stava fitta qui nel capo

e nel cuore, — qualche cosa che mi era ben cara e che tu mi hai fatto

porre in oblio...»

«Maria!» si udiva chiamare dalle stanze interne una voce fioca per età,

«la tua figliuola si è desta, vieni a racchetarla che piange.»

«Ahi! me n'era dimenticata... La figlia...»

«Figlia... di chi?»

«La mia figliuola.»

«Del Benintendi è figlia!» con urlo spaventevole replica il Bandino,

— e fa con la destra cenno, come se, afferrata la creatura pei piedi,

intendesse spezzarle il capo alla parete.

La madre per istinto comprese quel truce cenno e si scagliò traverso

la porta, dove accesa nel volto i muscoli della gola gonfi, guardando

torta:

«Addietro!» gridò! «addietro! o ti straccio co' denti... addietro, o

ti sbrano»; poi all'improvviso vacillando si prostra, tende le braccia

al cavaliere e gli si raccomanda: «Giovanni mio, io l'ho generata; —

nove mesi la tenni nel mio seno; con molte angosce l'ho partorita... io

l'amo... io l'amo quanto te; — la prima parola che proferì fu Maria,

— la seconda Giovanni;... ella ti ama... ella ti aspetta come un

amico lontano... non farle male, via... non me la uccidere... potrei

io mai più baciarti le mani, se tu le bagnassi nel sangue della mia

figliuola?»

«Viva, — ma lasciala: io non potrei vederla senza che il sangue mi

ribollisse nelle vene; — lasciala e seguimi.»

«Ma che! il calice del dolore è senza fondo per me?» esclama

angosciosamente Maria levando al cielo le braccia; «come abbandonare

una figliuola che piange?»

«Madre, — figlia, marito — ed amante... conservare tutto non puoi;

— un cuore devi pur calpestare, un vincolo sciogliere... rompere un

affetto... tra questi scegli: — io qui mi sto silenzioso ad aspettare

la scelta.»

La donna, traboccando giù sopra la sedia, con voce cupa proferisce

queste parole:

«Il mio cuore si rompe...»

La fantesca, la quale dai pianti e dai gridi aveva in parte argomentato

il mistero, prorompe di repente nella cappella dicendo:

«Madonna! — messere Nicolò con molta accompagnatura di cavalieri viene

su per le scale del palazzo.»

Maria dal nuovo pericolo commossa sorge, e guardando il Bandino, lo

chiama con voce amorosa:

«Giovanni!»

Il Bandino con le mani sotto le ascelle rimane immobile senza darle

risposta.

«Giovanni, per l'amore di Dio... nasconditi... parti...»

«Anzi starò: — egli mi deve la vita,»

«E i cavalieri che lo accompagnano?»

«Faranno testimonianza ch'io mi comporterò lealmente, quando,

strappatogli il cuore, glielo batterò sulle guancie.»

«E poi chi ti salva della Quarantia e dal carnefice?»

«Questo!»

E le mostrò il pugnale.

«Oh Vergine! — E la mia fama, Giovanni!»

Intanto si ascolta lo strepito dei passi dei cavalieri e il rumore

confuso delle voci gioiose. Il compagno del Bandino entra pur egli

nella cappella e trema come uomo che si accosti alla sua ultima ora.

* * * * *

«Messeri, io vi accerto che voi non riuscirete: mi duole dirvelo,

ma gitterete tempo e parole...» — così si udiva favellare Nicolò

Benintendi, marito di Maria, dalla prossima sala.

«Con pace vostra, messere Nicolò, non vi abbiamo fede; — noi la

sappiamo sopra ogni altra gentildonna della città nostra cortese, — nè

vorrà negare alla sua amica la grazia di tenerle il pargolo al sacro

fonte...»

E molte voci rispondevano: «No, certo; troppo grande villania sarebbe

questa.»

Il Bandino, levati gli occhi al cielo in atto di minaccia, sospira

profondo e favella:

«Ah! questa è la prima volta che deliberai nel mio pensiero la morte di

un uomo e non lo uccisi; — cosa differita non va perduta.»

Così parlando insieme col compagno si ritrasse oltre i balaustri, ed

abbassate le tende si nascose.

Entrano clamorosi nella cappella Nicolò Benintendi e i suoi compagni;

loro apparisce davanti la povera Maria distesa sopra la terra, suffuso

il volto del pallore della morte, per le tempie e pel corpo intrisa di

sangue che le spicciava da un'ampia ferita fattasi cadendo nella testa:

onde vinti da pietà e da terrore proruppero in altissimo grido.

Nicolò piegando le ginocchia a terra le toccò le tempie e i polsi, e

li trovando freddi, senza palpito, rivolto ai cavalieri, non troppo

sgomento, parlò:

«Signori, voi veniste per menare la mia donna al corteo di un

battesimo, — ora io vi prego ad aiutarmi per _associarla_ alla

sepoltura.»

CAPITOLO DECIMOTERZO

L'ASSALTO NOTTURNO

Atti orrendi da dir colà giù dove

Placido scorre il bel vostro Arno io vidi.

Forse d'altro uom giammai non visti altrove.

ANNIB. BENTIVOGLIO. _Sat._

L'assedio di Firenze · 第 30 / 81 段