padre, — le mani tiene abbandonate lungo i bei fianchi, le gambe tese,
il capo alquanto chino su la spalla destra in dolce atto di quiete:
— la lampada solitaria che arde nella cameretta davanti la immagine
della Madonna diffonde una luce pallida sopra il suo volto già fatto
bianco dal riposo: — ella poi non alita. — Il silenzio, il pallore,
la posatura simile a quella con la quale si compongono le membra
delle vergini trapassate quando si menano al sepolcro, — lanciarono
nell'anima tuttavia paurosa del vecchio tale un dubbio tremendo per cui
egli alzò le mani disperatamente al cielo e si fece livido in volto;
— ma in questa la donzella sciolse un sospiro, e il padre confortato
lasciò cadersi con la faccia sopra i guanciali e pianse le più soavi
lacrime che mai sgorgassero da occhi umani.
Si veste cauto, si accosta silenzioso al casto letto e lieve lieve
curvatosi bacia in fronte la figlia, poi giunge le mani, guarda la
Madonna con uno sguardo lungo, e con quel guardo meglio di qualsivoglia
favella esprime la preghiera: Madre del Signore, deh! non richiamare
per ora questo angiolo al cielo; — poi quinci si tolse, ed in andando
mormorò sommesso le seguenti parole: «Ai ripari... ai ripari! nessuno
può renderle i genitori.... almeno non le venga tolta la patria.»
E il volto della vergine addormentata era bello davvero, se non che
sopra quella fronte tu vedevi un segno, — quasi orma di pellegrino
sopra neve poco anzi caduta, — il segno di un dolore che aveva precorso
lo intelletto: perocchè non blandiva i suoi pianti la carezza materna,
nè ai suoi vagiti sorrise labbro di genitrice china sopra la culla,
— primo paradiso e il più benigno (per quanto possiamo giudicarne
quaggiù) che la umana creatura conosca; — su quel volto posava una
mestizia misteriosa ed arcana, nè dove tu avessi ignorato il segreto
del suo cuore, avresti potuto indovinare se quel suo consumarsi fosse
del fiore reciso nel più vivido rigoglio della vita, o se piuttosto
tocco dall'alito ardente una divina rugiada lo richiamasse ad esalare
un sospiro di profumo e morire, — s'egli fosse il saluto primo o
l'addio ultimo della sventura. — Ad ogni modo l'affanno la spruzzò
colle sue acque lustrali.
All'improvviso schiuse i labbri e pur dormendo sorrise. — Perchè
sorride la vergine? Sogna aver l'ale alle spalle ed abbracciare su
i fianchi un angiolo ed esserne abbracciata. Sogna un cielo chiaro
e sereno dove si avvolgono perpetuamente in moto armonioso miriadi
di globi lucenti, e parle che il compagno le dica: Vieni, voliamo a
raggiungere cotesta stella colà che sopra tutte le altre scintilla:
— e volano, volano... l'aria percossa sibila loro dietro le spalle,
e la stella è raggiunta, poi da lontano contemplano un augellino che
si affretta cantando, e il compagno riprende: — Vieni, voliamo ad
interrogare quell'augelletto — e in meno che non balena gli stanno
sopra; — egli invano raddoppia il batter dell'ale, — ei l'hanno preso:
Dove vai, uccello, chè tanto ti affretti cantando? — Mi affretto
a cibare i miei pennuti, e canto lieto al mio Creatore che mi fece
rinvenire l'esca con la quale nudrirli. — Va, va, augelletto; così
ti sieno preste l'ale al volo e Dio ti preservi dal falco. — Poi il
compagno riprese: — L'ora della preghiera è venuta; — e così dicendo
comincia dolcemente un inno al Signore; — ella si volse a contemplarlo
in viso... — santi del paradiso! Vede le belle sembianze di Vico,
le quali, quanto egli più s'infervoriva nella preghiera, tanto più
diventavano luminose, — roventi quasi, — alfine i suoi occhi come
feriti non possono sostenere la vista, — ella si desta... e freme...
raggio di sole penetrando traverso lo spiraglio della finestra si
posava sopra le sue palpebre.
[Illustrazione: Michelangiolo tiene fitta la faccia al
suolo..... _Cap. IX, pag. 246._]
Lascia le tepide piume, si avvolge entro un guarnelletto bianco, e tra
mesta e lieta si avvia nel giardino, sua cura amorosa, qui giunta, si
pone a scegliere i fiori che meglio vaghi le pareano e leggiadri, e
con un ginocchio piegato a terra, come la Matilde dell'Alighieri, tesse
una ghirlanda cantando una soave canzone in lingua di Spagna, la quale
volta nella nostra toscana favella suonerebbe così:
«Ben venga la rosa, la superba regina dei fiori; ella deve comporre
la mia ghirlanda, perchè si assomiglia alla guancia del mio gentil
damigello.
«Ben venga il ranuncolo dalla foglia di porpora, venga e componga la
mia ghirlanda, perchè i suoi colori vivaci si assomigliano ai labbri
del mio gentil damigello.
«Ben venga il giglio candido dallo stelo slanciato: la sua bianchezza
è il simbolo della purità del mio gentil damigello, il suo stelo si
assomiglia alla sua bella persona.
«Ben venga tutta la varia famiglia de' fiori; io ne ho intrecciata una
ghirlanda e vo' posarla sopra il suo capo: se fosse di alloro, io non
ve la porrei; l'alloro troppo spesso crebbe con lagrime fatte piangere
all'uomo dall'uomo che se ne incorona; troppo spesso chi porta la
ghirlanda di alloro se la vorria mutare in benda sugli occhi per non
vedere le miserie che seminò sopra la terra.
«Tu porta lietamente la mia ghirlanda, gentil damigello: — ella crebbe
tra' sospiri della voluttà, la irrorarono lagrime di gioja — ella fu
côlta dalla mano d'Amore.»
Ma invece di ghirlanda ella compose un mazzetto e se ne tornò dal
giardino, siccome v'era andata, tra lieta e pensosa; quando pose il
piè nella stanza, guardò la immagine, — poi il mazzetto, e diventò più
trista: mentre rilevava lo sguardo, a caso le cadde sopra uno specchio
e sorrise, perchè si vide bella, e si acconciò le chiome; — subito dopo
arrossì quasi punta dal rimorso, corse al vaso che stava davanti la
immagine, ne gittò via i fiori appassiti, e nel gittarli pensò: tale è
la vita della femmina, fiorisce un giorno! — rinnova l'acqua e colloca
il vaso al suo posto; — la lampada prossima ad estinguersi è riempita
di olio, il domestico altare assettato.
Le diverse bisogne compiute, Annalena si prostra e prega: «Vergine
santissima, il primo pensiero della mia anima risvegliandomi era tuo...
ora... non più... ma tu vorrai perdonarmi... non ti ho supplicato
che tu m'ispirassi per conoscere se mal facevo ad amare un ente
mortale, come amo te?... e l'angiolo custode da parte tua non mi ha
dissuaso, anzi egli mi parve mi confortasse ad amarlo. Madre di Dio, ti
raccomando il mio povero padre; — la mia genitrice già da gran tempo al
tuo fianco non abbisogna delle mie preghiere; — e poichè così piace al
cielo, non meno ti raccomando il mio diletto...» Qui fissa contemplando
la immagine, le parve che dal vetro dentro il quale stava custodita
mandasse un baleno: volse la faccia, e...
Vico Machiavelli, splendido in vista quanto l'arcangiolo Michele,
cinto di forbita armatura, le comparve alle spalle; le lucide armi
riflettendo nel vetro lo avevano fatto coruscare del baleno che offese
la vergine.
Annalena balza in piedi e presta più della gazzella si ricovra
all'altra estremità della stanza.
Vico con occhi dimessi cominciò:
«Annalena, vi domando perdono; credeva ritrovare qui vostro padre e
intendeva menarlo meco alla rassegna della milizia. Dio vi mandi il
buon giorno...»
E volgeva la persona in atto di andarsene. La vergine sempre nel suo
ricovero con ambe le mani si fregava gli occhi, timorosa non fosse una
illusione.
Vico pervenuto sul limitare, stupefatto della strana accoglienza, si
ferma ed esclama:
«Lena!»
«La vergine trasalisce, e non le riesce snodare la lingua.
«Lena!» ripete Vico e impetuoso si dirige con presti passi verso di lei
così favellando:
«Tanto vi sono ad un tratto diventato increscioso che voi mi rifiutate
quello che onestamente non sapreste negare a qualsivoglia cristiano vi
occorresse per via, — un saluto di pace? In che vi offesi? I giorni
vostri io non turbava mai. — Perchè sorrideste ai miei ritorni, alle
partenze sospiraste? Perchè, secondo ch'io mi presentava o lieto o
tristo, impallidiste o arrossiste? — Erano lusinghe queste? Ed io ti
reputava pura, innocente, come l'alba del primo giorno che spuntò su la
terra! Ahi, tristo me! tu mi hai ingannato:... a voi tutte, femmine,
Eva donò l'arte di presentare all'uomo la morte sotto la specie di un
frutto.»
La giovinetta rimaneva come sbigottita da cotesto linguaggio; la
cagione dello sdegno non comprendeva; grosse lacrime le scorrevano
lungo le guance; sentiva un immenso duolo opprimerle il cuore pronto
a scoppiare: alla fine proruppe e, precipitandosi a terra, abbraccia
in atto d'ineffabile angoscia le ginocchia di Vico. Questi a sua posta
si smarrisce, le parole gli mancano, sta incerto su quanto dicesse o
facesse.
«Oh! non mostrarmiti sdegnato,», favella la vergine: «In che ti offesi?
Se non lo sapendo ti recai ingiuria, perdona; io sono semplice, e
avvezza agli usi di villa... io non sorgerò da terra finchè tu non mi
abbi perdonato...»
Ebbro di amore Vico le stende le braccia e,
«Sorgi», esclama, «sorgi; in questo modo atteggiata appena dovresti
presentarti al cospetto della Divinità.»
«E tu, Vico, sei la mia Divinità...»
«Or dunque mi ami?...» E la solleva esultante.»
«Se amore significa sentire la vita soltanto quando io ti veggo
ed essere dolente quando mi stai lontano e pregare il cielo che ti
conservi; se amore significa fiamma ardente che mi scorre dal capo alle
piante allorchè mi comparisci davanti, se udirti in ogni suono.., se in
ogni oggetto vederti, se... se... questo significa amore, sopra tutte
le cose io t'amo.»
«Mi ami?»
«Oh! tanto!... oh! tanto!...» E palma percoteva a palma.
«Or dunque vieni, prostrati qui davanti la immagine della Vergine; ecco
mi prostro anch'io; giurami che tu sarai mia donna.»
«Lo giuro.»
«E che fuggirai gli sponsali di qualsivoglia altro uomo.»
«Lo giuro.»
«E che, morendo io, ti renderai monaca e finchè ti duri la vita
continuerai a ripararti nel chiostro.»
«Questo non giuro io.»
«Perchè nol giuri?»
«Perchè la morte mi scioglierà subito dai penosi legami; e per la
striscia luminosa che lascerà nel firmamento la tua anima al cielo
volando ti seguirà la mia, fedele ancella nella morte, siccome ti fui
nella vita.»
«Dio onnipotente, gran mercè!» esclama Vico, premendo con ambe le
sue le mani della donzella: «qual merito avevo io mai onde tu mi
compartissi tanta contentezza?»
«Ludovico Machiavelli alla rassegna!» Si udì gridare una voce forte e
unito alla voce un percuotere raddoppiato all'uscio di strada.
«Ah! Il capitano Ferruccio», dice Ludovico e, balzato in piedi,
lasciando le mani della donzella, precipita fuori della stanza.
Annalena correndogli dietro lo richiama:
«Vico! Vico! anche un istante... una parola.»
«Il capitano Ferruccio», rispose Vico e continua ad allontanarsi.
Annalena si fece al balcone e vide il suo diletto il quale, vergognoso
in vista, seguiva un uomo d'arme per aspetto e per dovizia di armi
notabile. Però non udendo Vico, siccome aveva temuto, muoversi dal
capitano alcuna rampogna, riprese animo e, voltosi di repente, vide la
fanciulla al balcone, e studioso di giustificare la subita partita, le
mandò una voce sola, e fu questa:
«Libertà!»
La vergine, fatta delle mani croce, e dimessa la testa in atto di
rassegnazione, rispose anch'ella con una parola:
«Sia!»
Ma quando si furono dilungati dalla vista della casa paterna, presso
allo scendere del Ponte Vecchio, il capitano Ferruccio all'improvviso
fermandosi gli favellò così:
«Patria! Libertà! Molti, o giovanetto, hanno su i labbri la patria e
la libertà, pochi nel cuore. L'amore di entrambe queste sacratissime
cose consiste nella continua renunzia dello amore di sè; ogni passione
vuolsi sacrificare alla patria ed alla libertà, perocchè elle sieno
gelose e non consentano procedere in compagnia. Se vuoi venire oltre,
sappi essere il mestiere delle armi duro, incerta la tua stanza; fin
d'ora apparécchiati a bagnare del tuo sangue le varie contrade di
Toscana, forse d'Italia... a lasciare le tue ossa su qualche campo
ignorato; — se ciò avviene, acquisterai fama di magnanimo e d'infelice;
se la fortuna ti corre benigna, sarai magnanimo e avventuroso, — e così
ti auguro dal cielo; — se l'amore di donna preponi al tuo paese, se le
tue orecchie più e meglio odono il susurro delle parolette brevi che
il frastuono delle trombe, se più ti preme piacere a femmina che alla
fama, pon' giù la impresa, torna indietro, io me ne andrò solo alla
rassegna e alla orazione. La patria può fare molto bene a meno di te.»
«Capitano, io non credeva avere misfatto poi tanto... lieve fallo è il
mio.»
«Lieve fallo! Qualunque sia il fallo per mancata disciplina, per me
è mortale. Quando Torquato percosse nel capo il proprio figliuolo
per avere vinto contro lo espresso divieto, i Romani conquistarono il
mondo. Lieve fallo! L'ora della rassegna è trascorsa, e il vostro posto
comparve vuoto, per voi la milizia ebbe pessimo esempio, sentì grave
oltraggio il vostro capitano. Lieve fallo! Al capitano toccò andarsene
in traccia del suo soldato. Sono questi gl'insegnamenti che riceveste
dai famosi capitani dei quali vi procurava il consorzio? Queste le
promesse da voi fatte al vostro padre sopra il suo letto di morte? Ah!
se lo sapesse vostro padre!»
«Capitano Ferruccio, o cessate, o io torno a mezzo il ponte e mi
precipito in Arno.»
«Avanti, giovanetto, vien' meco in Santa Croce.»
* * * * *
I Fiorentini, banditi i Medici dallo stato, attendendo a difendersi,
vinsero la provvisione di creare la milizia fiorentina. In quattro
giorni, chiamati a prendere le armi i giovani dai diciotto fino ai
trentasei anni, descrissero circa a tremila capi, i quali, non che
andassero a tôrre le armi, di per sè stessi le portarono, e non mica
comunali, sibbene, di molto valsente e di sottile lavoro; furono
dapprima mille settecento archibusieri, mille picche ed il rimanente
alabarde, spiedi, partigianoni e spade a due mani, la più parte difesi
da corsaletti. Nella spartizione delle bande si attennero ai soliti
sedici gonfaloni, non mutarono insegne; solo osarono portare certa
divisa traverso alla vita di color verde, simbolo della speranza che
nutrivano vivissima di liberare la patria[159]; ebbero per sargenti
maggiori Giovanni da Torino, Pasquino Corso e Giovambattista da
Messina, soldato di molta riputazione, come quello, che aveva atteso
alla milizia nelle Bande Nere prima e dopo che il Signor Giovanni
morisse; questi erano fissi, come pure era fisso il signore Stefano
Colonna di Palestrina, barone romano, uomo del re di Francia, che
accettò l'ufficio di comandante generale della mantovana milizia.
Gli altri ufficiali avevano lo scambio e reggevano a tempo; e tanto
eglino apparvero costumati e dabbene che dal grado di capitano si
ridussero con animo volonteroso a fare gli uffici di semplice soldato.
— Considerando in seguito di quanto vantaggio codesta milizia fosse
stata cagione sì per tenere la città ottimamente custodita dai nemici,
sì per frenare la licenza dei soldati stranieri agli stipendi della
Repubblica, venne in pensiero ai reggitori di accrescerla; per la qual
cosa ordinarono si dividesse in due classi, la prima, di uomini da
diciotto a quaranta anni, la seconda da quaranta a cinquanta; sicchè
per siffatti provvedimenti ella crebbe di meglio due mila altri capi.
Andando poi per la massima parte composta di persone non solo della
libertà della patria svisceratissime, ma eziandio delle più ingegnose
fra quante fiorissero in quel tempo a Firenze, non è da dire se presto
apprendessero i modi di armeggiare; e Benedetto Varchi ricorda come
i soldati vecchi, vedendola ora aggomitolarsi in chiocciola, ora
distendersi in drappelli, ora eseguire altro movimento militare, ne
facessero le meraviglie.
Il gonfaloniere Carduccio, intentissimo ad accendere le voglie dei
cittadini alla gloria militare, quantunque pei buoni effetti della
milizia rimanesse contento, e sebbene in diverse occasioni l'avesse
fatta rassegnare e arringare dai più valenti uomini di Firenze, dei
quali piace ricondurre alla memoria i nomi di Luigi Alamanni, di Baccio
Cavalcanti e di Pietro Vettori, nondimeno pensò avrebbe giovato assai
per conseguire il suo scopo una nuova generale rassegna e la solennità
del giuramento, accompagnata da una predica del fiero frate Benedetto
da Foiano. Così destramente si maneggiava l'accorto Carduccio che
i capi della milizia gli mossero istanza di quello ch'egli sentiva
maggiore desiderio concedere che non avevano essi di domandare. Però
attelata la milizia sotto i suoi gonfaloni su la piazza di Santa Maria
Novella, splendida di armi e d'insegne, difilò gonfalone per gonfalone
cominciando dal quartiere di Santo Spirito verso la piazza del Duomo,
tenendo la via che viene dal canto dei Carnesecchi e di Santa Maria
Maggiore.
Davanti la porta di San Giovanni avevano accomodato il bellissimo
altare d'argento il quale solevano esporre nelle solennità del comune;
intorno a quello erano disposti sacerdoti sostenenti ceri o turiboli; i
libri degli evangeli vi stavano aperti sopra. — Di rincontro all'altare
accanto alla porta mezzana di Santa Maria del Fiore sedeva la Signoria,
il signore Stefano Colonna ed altri maggiorenti nel magnifico tribunale
ornato di panni bianchi e vermigli con baldacchino sopra, come si
costuma fare nelle feste e nelle processioni. La via sparsa di lauro e
di erbe odorifere.
A mano a mano che i varii drapelli dei gonfaloni si accostano
all'altare, piegano il ginocchio, declinano verso terra le armi e la
insegna. Il capitano pone a nome di tutti la destra sopra l'Evangelio e
proferisce la formula del giuramento, che i soldati ripetono, e quindi
voltatisi alla Signoria con gesti convenevoli le rendono la debita
reverenza. I trombetti e i pifferi del comune sonando restituiscono i
saluti.
I gonfalonieri, svoltando dal campanile e procedendo per le vie del
Proconsolo, del Palagio e del Diluvio, si conducono al tempio di Santa
Croce. La Signoria, il signore Stefano con grande accompagnamento di
capitani, di cittadini, mazzieri e trombe gli seguono; — il popolo,
cupido di spettacoli, gli ricinge attorno densissimo.
Qui fu cantata la messa solenne dello Spirito Santo, dopo la quale il
virtuoso frate Benedetto da Foiano salì in pergamo tenendo nelle mani
uno stendardo nel quale era da banda dipinto Cristo vittorioso con
soldati distesi per terra chi morti e chi feriti, e dall'altra la croce
rossa in campo bianco, insegna del comune di Firenze.
Le tende tese avvolgevano le vaste navate in tenebre misteriose; — le
turbe raccolte mandarono un fremito come di onde commosse, poi tacquero
silenziose così che si udiva l'anelito del frate e il fruscio dello
stendardo nelle sue mani.
All'improvviso il frate con voce formidabile cominciò: