furono dette novelle della virtù vostra nella guerra di Milano, dove
militaste col conte Pietro Nofreri; — io non vi mescolo con messere
commessario e consorti, i quali patria, affetti e Dio tengono nella
borsa; una cagione profonda, a cui non potete resistere, certo vi
spinge: — io vi compiango e vi lascio. — quando gli amici di Giobbe si
fanno a visitarlo e seduti in terra a canto a lui piangono insieme, mi
paiono consolatori divini; allorchè poi aperti i labbri lo ammoniscono
o confortano, mi riescono importuni; — molte sventure per parole
inasprisconsi; e tale giudicando la vostra, io mi taccio. Tra la vostra
anima e Dio non deve intromettersi nessuno. Vorrei stimarvi come mi
stimerei propenso ad amarvi. Ma a fine di conto i fati tirano... e voi
mi sembra che lo dicevate quando prima io v'incontrai, — l'uomo non è
padrone del fato.
«Così non può essere.... scendete.... bisogna che voi mi stimiate....
A chiunque tentasse indagare il mio segreto pianterei un ferro nel
cuore.... a voi, che rifiutate conoscerlo, forza è ch'io il dica.....
scendete.... e sedetemi accanto.»
Un non so che d'impero e di preghiera si conteneva in queste parole del
Bandino, chè il principe si sentì a un punto come sforzato e commosso;
aggiungi la naturale curiosità, che, malgrado le proteste in contrario,
punge ogni uomo di penetrare il destino altrui; — il tempo e l'ora,
tutto lo indusse a soddisfare il Bandino; — scavalcò pertanto e, legato
il cavallo ad un albero, si acconciò per ascoltare.
«Conoscete l'Italia?» comincia impetuosamente il Bandino, «ella è
terra di delizie e di vulcani; — conoscete il cuore dei suoi figli? due
sole passioni se ne dividono il regno, demoni, credo, ambedue: amore e
odio... — forse voi penserete altramente dello amore, perchè il volto
ha leggiadro e favella con parole soavi, ma in verità egli è demonio,
ed io l'ho provato e provo. — L'amore talvolta diventa odio, l'odio
non muta mai; dei due odii terribilissimo il primo, entrambi fuoco
d'inferno; ma il primo, fatto più intenso dalla gelosia, dalla vanità
offesa, dalla ricordanza dei piaceri goduti, dei piaceri perduti...
olio e bitume sopra fiamma di per sè stessa tremenda. — Dio mi creò per
amare: io mi ricordo di un fanciullo sensitivo, vago di solitudine,
abbandonare il trambusto della città, e lontano nei campi voltarsi
indietro a contemplarla, come l'Alighieri descrive il naufrago che,
uscito fuori dal pelago alla riva, si volge all'acqua perigliosa e
la guata; egli errando pei boschi udía la voce arcana che pare mandi
natura al suo Creatore, intendeva commosso le armonie degli uccelli
ed invidiava la voce loro per cantare anch'egli un inno di gloria,
e le ali per accostarsi al firmamento, perocchè gli avessero detto
il Padre del Creato abitare nei cieli. Quanto tesoro di amore vivea
nell'anima di quel fanciullo! Appena la campana della sera indicava
l'ora dei morti, prosternato davanti alla immagine di Gesù Cristo, non
senza lacrime lo supplicava per le anime dei suoi defunti... per tutti
quelli che purgandosi aspettano di sollevarsi alle gioie divine; egli
aveva una parola di conforto per qualunque sconsolato, un voto per ogni
afflitto, un soccorso per ogni bisognoso, e quando incontrava sventure
che non potevano consolarsi, bisogni che non potevano sovvenirsi...
piangeva. Ah! quel fanciullo fui io. — E adesso la mia mente tentenna
dolorosa nel pensiero che Dio non è, od è tiranno; e sento solo la
vita allorchè gli uomini, diventati bestie feroci e più che bestie,
si lacerano, le bombarde fulminano la morte, la terra va ingombra di
uccisi, e i demoni della discordia e dell'omicidio tripudiano pei campi
di battaglia a piene mani lanciando contro il cielo sangue e membri
umani, in dileggio o in rampogna del Dio che sembra aver creato gli
uomini per divorarsi tra loro.
«Noi altri Italiani c'innamoriamo in chiesa; colà la mezza luce che
nelle ampie navate si diffonde traverso i vetri coloriti, le melodie
degli organi, il profumo degl'incensi, le voci angeliche di fanciulli
invisibili esaltano i sensi e ti dispongono ad amare, in cotesto punto,
se i tuoi occhi, lassi di vagheggiare una Madonna creata da Raffaello,
abbassandosi incontrano il tipo di cotesta Madonna..., spaventato
ritorni in fretta a sollevare gli occhi alla immagine, dubbioso che
discesa dal quadro siasi fatta viva.... La immagine però non si mosse,
ma ormai i tuoi occhi non si alzeranno più alla immagine per adorare
Dio. Lui adorerai nella vergine che piange e che ride; la vergine che
movendo lo sguardo accelera o arresta le pulsazioni del tuo cuore.
Finalmente Rafaello non infuse la vita nei suoi dipinti! — Allora il
cielo si confonde alla terra: — il creatore adori nella creatura; —
all'impeto naturale della passione tu aggiungi l'impeto della passione
religiosa; — la febbre acuta t'invade le fibre e le ossa; le arterie
delle tempie ti pulsano quasi volessero rompersi, vertigini di fuoco
ti si avvolgono dinanzi gli occhi.... odi frequente un tintinnio negli
orecchi che ti tormenta, e tuttavolta non vorresti cessato... il petto
si gonfia in ispessi sospiri... uno sguardo ti ha mutato tutto: — nulla
è più tuo; — ogni cosa umile ti pare superba; se il piede della donna
che ami ti calpestasse..., sarebbe il sommo del tuo paradiso: — questo
è italiano amore... ed io l'ho provato. Ma la donna che inspira un
sì grande affetto lo partecipa ella? O Cristo, che tanto imprecasti
contro i farisei, come quelli che ti parvero sepolcri imbiancati, e
che altro è la donna mai se non un sepolcro imbiancato? Perchè creare
così splendida la coppa che contiene veleno senza pari mortale? Dio,
che ponesti nel cuore dell'uomo il ribrezzo alla vista del rettile e
la paura all'incontro della fiera, ond'è che non lo avvertisti dello
approssimarsi della donna con queste od altre cosiffatte passioni?
Forse accoglie la femmina ingegno meno perfido del rettile, o brama
meno truce della fiera? Nessuno ente mai ingannò quanto la donna
ha ingannato, non tradì quanto la donna ha tradito. Michelangiolo,
dipingendo la prima tentazione di Satana, la quale ci fruttò la perdita
del paradiso e della vita, immaginò il tentatore mezzo demonio, mezza
femmina. Satana, tuttochè Satana, non seppe trovare immagine meglio
adattata alle insidie... Ahi femmina! Quantunque alla vostra stirpe
imprecando io turbi le ossa della defunta mia madre.... e l'anima
mi rimorda come di parricidio commesso.... maledette sieno quante
posseggono sopra la terra sembianze di angiolo e cuore di demonio...»
[Illustrazione: «Ditemi principe,» soggiunse il Bandino,
arrestandogli per le redini il cavallo, «in conto di che mi
avete voi?» _Cap. VIII, pag. 208._]
E queste parole profferisce con rabbia sì intensa, e le parole
accompagna con tanto convulso atteggiare di muscoli e stridere di denti
che il principe si ritrasse di alcuno spazio indietro come spaventato;
dopo breve silenzio egli disse:
«Bandino, i tempi di sostenere a tutta oltranza l'onore delle dame non
corrono più, e nondimeno, come cavaliere cristiano e figliuolo amoroso,
io prendo a provare in campo chiuso la mia genitrice per la più casta
ed onorata matrona del mondo...