Nicolò Machiavelli giace vicino all'ultima sua ora; la contesa tra

la distruzione e l'esistenza era già scorsa; la distruzione aveva

prevalso e spiegava su quel corpo le sue insegne come sopra terra

presa; la pelle livida, le tempie cave, la fronte arida, il naso

attenuato e recinto di un cerchio nericcio, la calugine delle narici

sparsa di polvere giallastra, il pallore, il sudore e quiete inerte

foriera del sepolcro; — egli tendeva le labbra a guisa di assetato,

come anelante di un sospiro che gli rinfrescasse le viscere; gli occhi

lucidi di vetro, senza sguardo di cosa terrena, però intenti alla

contemplazione degli oggetti posti oltre i confini della vita: ora

solenne nella quale l'anima, non bene uscita dalla spoglia mortale nè

ancora volata alle dimore celesti, sembra soffermarsi sopra la soglia

dello infinito, esitante tra le gioie promesse e gli effetti goduti;

colloquio misterioso fra il Creatore e la creatura che niuna mente vale

a comprendere, nessuna lingua a descrivere, forse di amore, forse di

rabbia, ma certamente pieno d'ineffabile amarezza.

Un giovane di vaghe sembianze, genuflesso a canto il letto, si cuopre

il volto con la destra abbandonata del moribondo e la bacia e tacito

vi sparge sopra largo rivo di pianto: un dolore senza fine amaro

si ostina a prorompere urtandogli impetuoso le fauci; la pietà del

moribondo stringe il giovine a comprimerlo, sì che si ripiega fremente

a spezzargli sul cuore, e il corpo si agita tutto di scossa convulsa.

A capo del letto, dalla parte diritta, sta un frate di volto severo,

stringe i labbri tra i denti, guarda il moribondo e non fa atto di

pietà o d'impazienza; se non che la fronte, con vicenda continua, ora

gli si corruga ed ora gli si spiana; come i nuvoli sospinti dalla

bufera davanti al disco della luna, tu puoi scorgere i pensieri

procellosi che l'attraversano.

Dalla sinistra, un uomo membruto di persona, con le braccia conserte

sul petto, tiene il capo chino al pavimento; copiosi capelli rossi

gl'ingombrano la fronte e parte delle late spalle, la barba fulva gli

oltrapassa scendendo la cintura; dal mezzo dei sopraccigli orribilmente

aggrottati sorge quasi un fascio di rughe le quali vanno, a modo di

raggi, dilatandosi per l'ampiezza della fronte: male quindi sapresti

indovinare se quivi il dolore ristretto lanciasse coteste linee rodenti

ad occupare le facoltà del cervello, o se piuttosto, dalle varie

regioni del cranio partendo, colà esse si condensassero; veramente

stavan fitte in quel punto atroci a sentirsi quanto le sette spade

raccolte a trafiggere il cuore della madonna dei dolori: non atto, non

gemito lo chiarivano vivo, nè il muovere dei peli estremi dei labbri

per respirare; solo tu avresti veduto a poco a poco comporsi due grosse

lacrime nel cavo de' suoi occhi, tremolare incerte lungo le orbite

e sgorgare dalle palpebre giù per le guancie, come secreta vena di

acqua tra massi di granito. A prima giunta quella testa ti appariva

feroce, quindi ancora atta a esprimere la pietà; finalmente, senza pure

accorgertene, ti sentivi disposto ad amarlo; aspetta ch'ei parli e lo

conoscerai.

Appiè del letto occorreva un'altra figura vestita di corazza d'acciaro,

con ambe le mani coperte di manopole di ferro soprammesse al pomo

della lunga spada; anche il suo volto rendeva decoroso largo volume di

capelli cadenti, le guance rase ed i labbri, la fronte purissima, dove

avrebbe potuto, come sopra il santuario, deporre un bacio l'angiolo

della innocenza; ed egli stesso sembrava un angiolo che i credenti

affermano vigilare intorno i letti dei giusti moribondi a respingere

gli assalti dello spirito infernale. Cotesto era un corpo che gli

anni passando non guastano, soltanto modificano a generi diversi di

bellezza, e cotesta era un'anima che l'angoscia piega alquanto, non

rompe, — la gioia rallegra, non esalta: anima e corpo, in somma, di

rado concessi da Dio alla terra per far fede tra uomini degenerati

quale nel suo pensiero divino avesse concepito la creatura, prima che

una colpa senza perdono la diseredasse del paradiso terrestre: anelante

di sacrifizio, egli avrebbe notte e giorno supplicato che i misfatti e

le pene degli uomini la giustizia eterna sopra il suo capo accogliesse

e vittima di espiazione l'accettasse; ed egli non avrebbe mica diviso

la croce col Cireneo nè per viltà rimosso dalle sue labbra il calice

della Passione; per tutti i regni della terra non ne avrebbe ceduto una

stilla. Lui, onde cara e onorata cadesse la patria tra noi, disposero

i cieli ad essere il martire della libertà, l'ultimo dei generosi

Italiani.

[Illustrazione: Egli mosse le labbra e favellò: «Io vi

aspettava:... _Cap. I, pag. 16._]

Varie altre persone stavano sparse per la stanza atteggiate in modi

diversi e pur tutti esprimenti dolore: onde quando io considero quante

abbia maniere a manifestarsi l'angoscia e quante poche la gioia, come

via unica per venire nel mondo ci fosse dato il seno materno e per

quante infinite riusciamo al sepolcro, mi turba il pensiero che una

forza maligna ci abbia lanciati nel mare della vita col sasso della

miseria legato intorno al collo. Non disperiamo però: imperciocchè

quantunque a noi non soccorra rimedio altro che le lacrime, tuttavolta

la stilla perenne ha virtù di cavare il diamante, e le generazioni

succedendosi in questa opera possono piangere a bell'agio e cancellare

il decreto inciso nel granito per la mano del fato.

Marietta, moglie di Nicolò, e tre dei suoi figli, Guido, Piero e

Bernardo, si erano da molto tempo ridotti a dimorare in campagna; nè,

per essere il male sopraggiunto improvviso al padre loro, avevano

potuto riceverne notizia. Forse in cotesto punto insieme raccolti

discorrevano delle cose della patria e sorti migliori speravano pel

padre, il quale, con tanto pericolo suo e vantaggio di lei, l'aveva

di opera e di consigli sovvenuta in tempi grossi, ed ora per certo

non egli avrebbe voluto negarle i suoi ammaestramenti acquistati dalla

esperienza degli anni e dalla lunga pratica nei pubblici negozii; ma in

quel punto la speranza levava l'áncora di casa Machiavelli, lasciandola

in balia della miseria. Disegni umani!

I due amici, osando appena alitare, s'inoltrano nella stanza;

procedendo vengono a posarsi traverso la linea visuale degli sguardi

del moribondo. I suoi occhi cessano subitamente dalla fissazione,

le pupille quasi smarrite ondeggiano da un angolo all'altro, poi

tornano consapevoli a fermarsi sopra gli oggetti circostanti;

allora l'esultanza salutò di un estremo sorriso quel volto pieno di

morte, come il sole dall'orlo del giornaliero sepolcro di un raggio

languidissimo colora il sommo delle basiliche, delle torri e dei monti

già a mezzo ingombri dagli orrori crescenti della notte. Egli mosse le

labbra e favellò:

«Io vi aspettava: silenzio! Parole ho a dirvi degne che per voi si

ascoltino, per me si favellino, nè alla umanità nè alla patria inutili

affatto e per la mia fama necessarie. La natura mi chiama, ed io sto

disposto a rispondere. Perchè piangete? Chiamerà anche voi; e poichè

la vecchiezza precede la morte, considero la morte pietà; io però bene

devo ringraziarla di questo, che ella non volle chiudermi gli occhi,

se prima non avessi contemplato il giorno della risurrezione; adesso

sì che mi sento capace da vero d'invocare col cuore il nome di Dio,

poichè la mia bocca, sopra la piazza della Signoria, davanti la faccia

del cielo, ha gridato: Viva la libertà!... Silenzio! onde il senno

dei tempi non vada disperso. Le schiatte umane passano come ombre; se

non che, prima di ripararsi sotto il manto di Dio, nelle mani delle

schiatte sorvegnenti consegnano la fiaccola della scienza: a guisa del

fuoco sacro di Vesta, quantunque ella muti sacerdoti, pure arde sempre

e cresce nei secoli nè ormai più teme vento di barbarie. Accostatevi e

raccogliete l'estreme parole, però che vi aprirò il mio pensiero come

se fossi davanti al tribunale dell'Eterno.»

I due amici, compresi da senso religioso, si appressano e, salutati

appena d'uno sguardo i circostanti, si pongono ad ascoltare.

Nicolò riprendeva:

L'assedio di Firenze · 第 2 / 81 段