la distruzione e l'esistenza era già scorsa; la distruzione aveva
prevalso e spiegava su quel corpo le sue insegne come sopra terra
presa; la pelle livida, le tempie cave, la fronte arida, il naso
attenuato e recinto di un cerchio nericcio, la calugine delle narici
sparsa di polvere giallastra, il pallore, il sudore e quiete inerte
foriera del sepolcro; — egli tendeva le labbra a guisa di assetato,
come anelante di un sospiro che gli rinfrescasse le viscere; gli occhi
lucidi di vetro, senza sguardo di cosa terrena, però intenti alla
contemplazione degli oggetti posti oltre i confini della vita: ora
solenne nella quale l'anima, non bene uscita dalla spoglia mortale nè
ancora volata alle dimore celesti, sembra soffermarsi sopra la soglia
dello infinito, esitante tra le gioie promesse e gli effetti goduti;
colloquio misterioso fra il Creatore e la creatura che niuna mente vale
a comprendere, nessuna lingua a descrivere, forse di amore, forse di
rabbia, ma certamente pieno d'ineffabile amarezza.
Un giovane di vaghe sembianze, genuflesso a canto il letto, si cuopre
il volto con la destra abbandonata del moribondo e la bacia e tacito
vi sparge sopra largo rivo di pianto: un dolore senza fine amaro
si ostina a prorompere urtandogli impetuoso le fauci; la pietà del
moribondo stringe il giovine a comprimerlo, sì che si ripiega fremente
a spezzargli sul cuore, e il corpo si agita tutto di scossa convulsa.
A capo del letto, dalla parte diritta, sta un frate di volto severo,
stringe i labbri tra i denti, guarda il moribondo e non fa atto di
pietà o d'impazienza; se non che la fronte, con vicenda continua, ora
gli si corruga ed ora gli si spiana; come i nuvoli sospinti dalla
bufera davanti al disco della luna, tu puoi scorgere i pensieri
procellosi che l'attraversano.
Dalla sinistra, un uomo membruto di persona, con le braccia conserte
sul petto, tiene il capo chino al pavimento; copiosi capelli rossi
gl'ingombrano la fronte e parte delle late spalle, la barba fulva gli
oltrapassa scendendo la cintura; dal mezzo dei sopraccigli orribilmente
aggrottati sorge quasi un fascio di rughe le quali vanno, a modo di
raggi, dilatandosi per l'ampiezza della fronte: male quindi sapresti
indovinare se quivi il dolore ristretto lanciasse coteste linee rodenti
ad occupare le facoltà del cervello, o se piuttosto, dalle varie
regioni del cranio partendo, colà esse si condensassero; veramente
stavan fitte in quel punto atroci a sentirsi quanto le sette spade
raccolte a trafiggere il cuore della madonna dei dolori: non atto, non
gemito lo chiarivano vivo, nè il muovere dei peli estremi dei labbri
per respirare; solo tu avresti veduto a poco a poco comporsi due grosse
lacrime nel cavo de' suoi occhi, tremolare incerte lungo le orbite
e sgorgare dalle palpebre giù per le guancie, come secreta vena di
acqua tra massi di granito. A prima giunta quella testa ti appariva
feroce, quindi ancora atta a esprimere la pietà; finalmente, senza pure
accorgertene, ti sentivi disposto ad amarlo; aspetta ch'ei parli e lo
conoscerai.
Appiè del letto occorreva un'altra figura vestita di corazza d'acciaro,
con ambe le mani coperte di manopole di ferro soprammesse al pomo
della lunga spada; anche il suo volto rendeva decoroso largo volume di
capelli cadenti, le guance rase ed i labbri, la fronte purissima, dove
avrebbe potuto, come sopra il santuario, deporre un bacio l'angiolo
della innocenza; ed egli stesso sembrava un angiolo che i credenti
affermano vigilare intorno i letti dei giusti moribondi a respingere
gli assalti dello spirito infernale. Cotesto era un corpo che gli
anni passando non guastano, soltanto modificano a generi diversi di
bellezza, e cotesta era un'anima che l'angoscia piega alquanto, non
rompe, — la gioia rallegra, non esalta: anima e corpo, in somma, di
rado concessi da Dio alla terra per far fede tra uomini degenerati
quale nel suo pensiero divino avesse concepito la creatura, prima che
una colpa senza perdono la diseredasse del paradiso terrestre: anelante
di sacrifizio, egli avrebbe notte e giorno supplicato che i misfatti e
le pene degli uomini la giustizia eterna sopra il suo capo accogliesse
e vittima di espiazione l'accettasse; ed egli non avrebbe mica diviso
la croce col Cireneo nè per viltà rimosso dalle sue labbra il calice
della Passione; per tutti i regni della terra non ne avrebbe ceduto una
stilla. Lui, onde cara e onorata cadesse la patria tra noi, disposero
i cieli ad essere il martire della libertà, l'ultimo dei generosi
Italiani.
[Illustrazione: Egli mosse le labbra e favellò: «Io vi
aspettava:... _Cap. I, pag. 16._]
Varie altre persone stavano sparse per la stanza atteggiate in modi
diversi e pur tutti esprimenti dolore: onde quando io considero quante
abbia maniere a manifestarsi l'angoscia e quante poche la gioia, come
via unica per venire nel mondo ci fosse dato il seno materno e per
quante infinite riusciamo al sepolcro, mi turba il pensiero che una
forza maligna ci abbia lanciati nel mare della vita col sasso della
miseria legato intorno al collo. Non disperiamo però: imperciocchè
quantunque a noi non soccorra rimedio altro che le lacrime, tuttavolta
la stilla perenne ha virtù di cavare il diamante, e le generazioni
succedendosi in questa opera possono piangere a bell'agio e cancellare
il decreto inciso nel granito per la mano del fato.
Marietta, moglie di Nicolò, e tre dei suoi figli, Guido, Piero e
Bernardo, si erano da molto tempo ridotti a dimorare in campagna; nè,
per essere il male sopraggiunto improvviso al padre loro, avevano
potuto riceverne notizia. Forse in cotesto punto insieme raccolti
discorrevano delle cose della patria e sorti migliori speravano pel
padre, il quale, con tanto pericolo suo e vantaggio di lei, l'aveva
di opera e di consigli sovvenuta in tempi grossi, ed ora per certo
non egli avrebbe voluto negarle i suoi ammaestramenti acquistati dalla
esperienza degli anni e dalla lunga pratica nei pubblici negozii; ma in
quel punto la speranza levava l'áncora di casa Machiavelli, lasciandola
in balia della miseria. Disegni umani!
I due amici, osando appena alitare, s'inoltrano nella stanza;
procedendo vengono a posarsi traverso la linea visuale degli sguardi
del moribondo. I suoi occhi cessano subitamente dalla fissazione,
le pupille quasi smarrite ondeggiano da un angolo all'altro, poi
tornano consapevoli a fermarsi sopra gli oggetti circostanti;
allora l'esultanza salutò di un estremo sorriso quel volto pieno di
morte, come il sole dall'orlo del giornaliero sepolcro di un raggio
languidissimo colora il sommo delle basiliche, delle torri e dei monti
già a mezzo ingombri dagli orrori crescenti della notte. Egli mosse le
labbra e favellò:
«Io vi aspettava: silenzio! Parole ho a dirvi degne che per voi si
ascoltino, per me si favellino, nè alla umanità nè alla patria inutili
affatto e per la mia fama necessarie. La natura mi chiama, ed io sto
disposto a rispondere. Perchè piangete? Chiamerà anche voi; e poichè
la vecchiezza precede la morte, considero la morte pietà; io però bene
devo ringraziarla di questo, che ella non volle chiudermi gli occhi,
se prima non avessi contemplato il giorno della risurrezione; adesso
sì che mi sento capace da vero d'invocare col cuore il nome di Dio,
poichè la mia bocca, sopra la piazza della Signoria, davanti la faccia
del cielo, ha gridato: Viva la libertà!... Silenzio! onde il senno
dei tempi non vada disperso. Le schiatte umane passano come ombre; se
non che, prima di ripararsi sotto il manto di Dio, nelle mani delle
schiatte sorvegnenti consegnano la fiaccola della scienza: a guisa del
fuoco sacro di Vesta, quantunque ella muti sacerdoti, pure arde sempre
e cresce nei secoli nè ormai più teme vento di barbarie. Accostatevi e
raccogliete l'estreme parole, però che vi aprirò il mio pensiero come
se fossi davanti al tribunale dell'Eterno.»
I due amici, compresi da senso religioso, si appressano e, salutati
appena d'uno sguardo i circostanti, si pongono ad ascoltare.
Nicolò riprendeva: