Il Sultano montato sopra un superbo cavallo giunse poco dopo preceduto

da una trentina di guardie _Bostandgi_ armate di piccole alabarde

dorate. Stavano a' suoi fianchi quattro ufficiali, che potrebbero

chiamarsi _ventole_ del Sultano, perchè colle immense penne che hanno

sul capo nascondono in modo la persona di S. Altezza, che riesce

difficile il vederla; pure io la vidi perfettamente in volto, e lo

guardai col mio occhialino finchè mi fu possibile. La figura del suo

volto è lunga assai, ed anche il naso quantunque un po' rivolto

all'insù; ha gli occhi grandi, e la pallidezza del suo colore non è

rotta che dalle due pommelle rosse delle gote; parvemi piuttosto d'alta

statura, smilzo, ed assai vivace. Aveva una semplice pelliccia, ma il

turbante era ornato di una ricchissima rosa di brillanti assai grossi e

di una luce vivissima. Entrando nel cortile del tempio fece un leggier

saluto, portando la mano destra al petto, e guardando a diritta ed a

sinistra. Regnò un profondo silenzio finchè il Sultano giunse alla porta

del tempio; ove tostochè smontò, una dozzina d'uomini ch'erano presso

alla porta fecero alcune grida di _vivat_.

Teneva dietro al Sultano il capo degli Eunuchi negri, il cui aspetto è

veramente orribile; era riccamente vestito, e montato sopra un

bellissimo cavallo simile a quello del Sultano, ed anch'esso circondato

dai suoi domestici a piedi. Salutava passando a destra ed a sinistra con

una tale misurata precisione, che sembrava un automa.

La stesso giorno andai a fare la preghiera del mezzodì a S. Sofia. Non

vi si fa alcuna cerimonia particolare, e solo dopo l'orazione vidi un

dottore montare sopra un alto pulpito, e fare seduto un lungo sermone.

Mentre io stava divotamente ascoltandolo, l'ufficiale capo della tavola

del capitano Pascià, che io aveva conosciuto in Alessandria, mi si

accostò, e mi diede infinite prove d'attaccamento baciandomi le mani ed

i piedi.

Le altre più ragguardevoli moschee di Costantinopoli sono:

Il _Tourbèh_, ossia sepolcro del sultano _Abdoulhamid_, padre

dell'attuale sultano _Mustafà_; bella cappella ottagona, ove viene

riverita entro una nicchia una pietra nera guernita d'argento, sopra la

quale conservasi l'impronta dei piedi del Profeta, come in una piastra

di cera molle.

La moschea _Yenid Djeàml_ ornata di bellissimi marmi è una perfetta

copia di S. Sofia.

Il _Tourbèh_, o sepolcro del sultano _Soulimen_, elegante cappella

ottagona somigliante a quella di _Abdoulhamid_, sebbene meno magnifica,

è situata in mezzo ad un piccolo giardino, accanto alla moschea detta

_Soulimania_. Per recarvisi si passa sopra un terrazzo che signoreggia

una parte della città, il porto ed il sobborgo di Galata, ec.; indi dopo

avere attraversato un vasto cortile abbellito da una loggia sostenuta da

colonne di granito rosso, si entra nel corpo della moschea, ricco di

quattro grandiose colonne dello stesso granito e di altri marmi di

diverse qualità che ne coprono le interne pareti. In un angolo del

tempio un certo qual missionario seduto in terra predicava al numeroso

popolo che gli stava intorno affollato.

Non cede alle altre in bellezza la moschea del sultano Ahmed, i di cui

quattro piloni, che sostengono la cupola centrale, sono incrostati di

marmo bianco scannellato; la tribuna del Sultano è sostenuta da molte

colonnette, tra le quali vedonsene alcune di una bella breccia oscura,

ed una di verde antico. Anche nella corte trovansi diverse colonne di

granito rosso di una non comune grandezza. In questa moschea il Sultano

suole recarsi due volte all'anno, per la Pasqua, e per il giorno

natalizio del Profeta, perchè la sua posizione riesce comodissima a

tutto il suo seguito, che può allargarsi nell'_Hippodromo_ accanto alla

moschea.

La moschea del Sultano _Maometto_ II, che conquistò Costantinopoli, è

pure un ragguardevole edificio. Quand'io andai a vederla i portici del

cortile erano pieni di piccole botteghe di mercerie, ove i mercadanti

gridavano come in un mercato, e nell'interno della chiesa gridavano

ancora più forte cinque o sei predicatori. Il _turbeh_, o sepolcro del

Sultano posto accanto alla moschea in mezzo ad un piccolo giardino, è

una semplice cappella di mattoni, ma il catafalco è coperto da un

ricchissimo tappeto. La cappella ed il marciapiede erano affollati di

donne che venivano a visitare il sepolcro.

Elegante è la moschea _Osmania_, ma meno grande delle altre.

Sortendo dalla città verso il porto trovasi ad un quarto di lega di

distanza un gentile palazzo del Sultano, passato il quale si giugne al

sobborgo d'_Eyoub_ posto lungo la riva del canale del porto. Diede il

suo nome a questo sobborgo un santo discepolo del Profeta, venerato come

il protettore di Costantinopoli, e le di cui ossa furono miracolosamente

trovate nello stesso luogo. Nella moschea di questo sobborgo vien cinta

la sciabla al nuovo Sultano; lo che tien luogo della coronazione dei

monarchi in Europa. L'ingresso di questo tempio essendo assolutamente

vietato a tutti gl'infedeli, niuno lo descrisse, onde cercherò di

supplirvi.

Dopo avere attraversata una piazza irregolare si entra nell'edificio,

consistente in un cortile al centro, nella moschea alla diritta, e nella

cappella dall'altro lato, ove trovasi il sepolcro del santo. Questi

edificj sono incrostati di marmo dall'alto al basso, tanto le pareti

quanto il suolo.

Il cortile ha la figura d'un paralellogramo, e da tre bande è circondato

di portici. Nel centro s'inalzano due pioppi, le cui frondi ombreggiano

tutto il cortile.

La moschea non è diversa da tutte le altre moschee imperiali di

Costantinopoli, vale a dire che come quella di S. Sofia, è formata di

una gran cupola sopra un quadrato; ma questa ha due particolari cose che

la distinguono: la prima che i piloni posti agli angoli del quadrato

sono assai sottili; che la cupola è sostenuta da sei piloni cilindrici

in forma di colonne ai tre lati del quadrato; e che sul muro del fondo

si alza una mezza cupola formante una cappella ove trovasi il _mehereb_,

o nicchia dell'Imano: la seconda particolarità si è che la tribuna del

Sultano non è come nelle altre moschee alla diritta del _mehereb_, ma

alla sinistra. I muri sono tutti incrostati di rarissimi marmi; il suolo

coperto di ricchi tappeti, ed un gran numero di lampade e di candelabri

di cristallo e d'argento, ova di struzzo, noci di cocco, ed altri minuti

ornamenti tutti guarniti di preziosi metalli e smaltati de' più bei

colori, vedonsi sospesi all'altezza di sette in otto piedi.

Nel lato opposto al cortile trovasi una sala ornata di tappeti e di

soffà, e di varie iscrizioni che ne ricoprono tutte le pareti. In una

piccola nicchia formata nella grossezza del muro della sala viene

custodito un pezzo di marmo vergato bianco, e nero che ha l'impronta del

piede del Profeta; ed è quella ch'io vidi meglio segnata in tutti i

monumenti di tal genere da me veduti ne' miei viaggi. Questa sala è per

così dire l'anticamera della cappella, ove conservasi il sepolcro del

santo.

La cappella illuminata da belle finestre forma un piccolo tempio coperto

di una elegante cupola; le pareti sono coperte d'iscrizioni come quelle

dell'anticamera, ed il catafalco del santo posto in mezzo è coperto di

una ricca stoffa, e circondato da un cancello d'argento. Dalla banda del

capo evvi uno stendardo ripiegato nel suo fodero, che è l'insegna

distintiva del discepolo del Profeta: nell'opposto lato trovasi il pozzo

da cui si attinge l'acqua con un secchio d'argento che si beve con

bicchieri dello stesso metallo; e si vuole che quest'acqua sia

miracolosa.

Dopo aver lasciate nell'interno abbondanti elemosine, ed altre alla

porta sempre assediata da qualche centinajo di poveri, non molto

incomodi a dir vero, perchè essendo registrati non si presenta a

chiedere l'elemosina ai fedeli che il solo capo. Non lasciai di visitare

il sepolcro della madre dello sventurato _Selim_ III, che consiste in un

piccolo tempio incrostato di marmi preziosi, ed ornato al di dentro ed

esternamente da colonne e da mondanature del più squisito gusto. Riceve

la luce da molte finestre con inferriate dorate; ed ha in sul davanti un

vestibolo sostenuto da belle colonne di marmo screziato.

Osservai pure molte altre moschee famose pel loro nome, ma di poco

pregevole architettura. A lato alle moschee trovansi i sepolcri de'

personaggi illustri, le biblioteche, le scuole, gli ospizj de' poveri, i

_Khan_ pei viaggiatori, gli ospitali, ed altri pii stabilimenti, che

tutti furono già descritti da altri viaggiatori.

Ho pure voluto vedere una casa, nella cui maggior sala sono disposti i

mausolei di una famiglia che possiede alcuni peli della barba del

Profeta, tesoro infinitamente più prezioso di tutte le ricchezze

dell'India. Questa reliquia si espone alla pubblica venerazione in una

cappella situata di faccia ai mausolei. Quand'io entrai, un ministro mi

presentò un piattello con un cuscinetto coperto di differenti pezzetti

di stoffa paonazza, che spargeva un gratissimo odore: dopo avermi fatto

venerare il piattello, mi toccò a più riprese gli occhi, la fronte, il

naso e la bocca con un capello steso sopra un pezzo di cera nera, e

recitando alcune preghiere ad ogni suo toccarmi, mentre io mi teneva nel

più esemplare raccoglimento: dopo di che feci la mia preghiera, e

depositai l'offerta, che parve al ministro abbastanza ragguardevole

perchè si degnasse esibirmi di ricominciare la ceremonia del piattello,

e del capello, che accettai di buon grado, come un singolar favore. Mi

diede in oltre una piccola bottiglia d'acqua entro la quale erano stati

bagnati i santi capelli, e partii colmo di gioja. I capelli che mi si

fecero toccare erano alquanto rossicci, torti, forti, della lunghezza di

due dita traverse. Avvezzo a riflettere su tutto quanto mi accadeva, non

potei in questa occasione dispensarmi dall'ammirare il miracolo della

divina Provvidenza, che si degnò di rendere una intera famiglia

ricchissima col solo prodotto d'una piccola ciocca di capelli!

All'indomani mi recai ad un'altra casa ove si venera un pezzetto

dell'abito del Profeta. Una guardia di giannizzeri e di sceriffi ne

occupava la porta; la casa era piena di donne, che d'ordinario vanno la

mattina ad adorare la reliquia, e molte vetture stavano aspettando nella

strada: mi fu detto che non potrei entrare che dopo mezzogiorno; onde mi

trattenni in una vicina moschea fino all'ora indicatami. Alla porta si

distribuiscono a modico prezzo piccole bottiglie dell'acqua in cui si

bagnò la reliquia.

Vuole l'usanza che si lascino le pantoffole a' piedi della scala, ove

trovasi uno sceriffo incaricato dì riceverle, e di restituirle quando si

esce. Si sale da prima in una camera irregolare col palco assai basso, e

fattavi la preghiera si entra nella cappella della reliquia: è questa

una camera di dieci in undici piedi in quadrato, bassa come un

mezzanino, che ha siccome le moschee il suo mehereb con una finestra da

ogni lato; il tutto coperto di ricchi tappeti.

Sta entro al mehereb uno sceriffo, innanzi al quale vedesi una piccola

tavola coperta di molte stoffe ornate di ricami assai ricchi, e poste le

une sopra le altre; l'estremità della reliquia viene mostrata sotto ad

una di tali stoffe alla venerazione de' fedeli credenti. Malgrado la

religiosa oscurità della camera, ho potuto osservare che la reliquia è

un pezzetto di grossa tela di lana di color nero, o bruno cupo, e che

non era posta in mezzo alla tavola, ma alla diritta, onde siccome io

suppongo, preservarla dagl'innumerabili baci dei divoti. Penetrati

questi da un santo terrore, e da profondo rispetto baciano senza troppo

riflettere una stoffa ove non è la reliquia, e con questa innocente

astuzia viene sottratta ad un'infinità di toccamenti, che a lungo andare

le arrecherebbero danno, e la insudicerebbero. Alquanto più riflessivo,

quantunque divoto come gli altri, io baciai veramente la reliquia,

applicandovi le labbra, la fronte, e le guance; ma in pari tempo ebbi

l'avvedutezza di lasciare una larga elemosina per compenso di così

straordinario servigio: Dio ne sia lodato!

Questa inapprezzabile reliquia, non meno dei peli della barba del

Profeta che aveva venerati nel precedente giorno, non si espone al

pubblico culto che in tempo del Ramadan.

_El-saraya_, o serraglio, palazzo del Sultano, può riguardarsi come

un'altra città entro Costantinopoli, tanti sono i palazzi, le case, i

terrazzi, i giardini che racchiude nel suo vastissimo circondario. Io

non vidi che due porte in così grande circuito, le quali troppo male

corrispondono alla maestà del palazzo.

Una di queste, custodita dai bostangì, è posta sopra un cortile, o

piazza irregolare, nella quale trovasi una zecca che io non ommisi di

visitare. La vite del punzone viene mossa da tre uomini, ed un quarto

colloca la moneta sotto il conio. In altra casa dello stesso cortile si

conservano molte armi antiche appese alle pareti.

In fondo al cortile apresi un'altra porta egualmente custodita dai

bostangì, da eunuchi, e da altri impiegati, che non mi permisero

d'inoltrarmi più a dentro. Vidi per altro guardando per questa porta un

secondo più spazioso cortile, con molti terrazzi ed altri edificj

isolati: ed ecco tutto ciò ch'io posso dire del serraglio del Gran

Signore, che altronde essendo stato tante volte descritto da chi lo

vide, o pretende d'averlo veduto, non è bisogno ch'io soggiunga il poco

che ne so. Avrei bensì potuto ottenere la permissione d'introdurmi; ma

non volli impiegare il denaro in così fatti oggetti, perchè se io avessi

voluto trattarmi colla magnificenza conveniente al mio grado, avrei

sacrificata all'ambizione quella dolce indipendenza che aveva

incominciato a godere nella specie di oscurità da me scelta, e dalla

quale non desiderava di sortire. Per tale motivo mi tenni lontano dalla

corte, e non mi presentai a Moussa Pascià mio amico d'Alessandria, che

allora era _Kaïmakan_ del gran Visir, ossia il primo funzionario

dell'impero in Costantinopoli quando il gran Visir trovasi all'armata,

siccome allora trovavasi di fatto a quella di Adrianopoli: e sono ben

sicuro ch'egli mi avrebbe ricevuto come un suo caro fratello se avessi

voluto farmi conoscere alla corte.

Uscendo del serraglio attraversai la casa del gran Visir, e vidi nel

quartiere terreno una vasta sala, in fondo alla quale vien posto sopra

un rialto il soffà di questo ministro in occasione delle pubbliche

udienze. La sala è vasta, ma non conveniente a quest'uso.

La principale porta della casa consiste in un arco semplicissimo in

faccia alla muraglia del serraglio, notabile per una torre, nella quale

recasi talvolta segretamente il Sultano per vedere le pubbliche

cerimonie del gran Visir coi ministri stranieri, ec.

Il palazzo di _Costantino_ trovasi nel centro di Costantinopoli, e vien

detto il vecchio serraglio: io non potei vederne che le mura che sono

altissime; ed è abitato dalle donne rilegate del serraglio.

Quasi tutte le strade di Costantinopoli sono anguste e sporche. I

marciapiedi alti quattro o cinque piedi, mal lastricati ed

incomodissimi; onde andava quasi sempre a cavallo. Le case hanno tante

finestre che pajono gabbie. Ho già detto che sono di legno dipinte con

vivacissimi colori, o disposte senza veruna regolarità. Ciò è cagione

degli incendj che ogni anno distruggono qualche quartiere della città;

ed in tempo della mia dimora fui testimonio di due, che arrecarono

gravissimi danni: ma il fanatismo dei Turchi resiste costantemente a

così funeste esperienze, e rifabbricano le nuove case com'erano le

incenerite, lasciando alla Provvidenza la cura di conservarle. E per tal

modo potrà dirsi tra non molto tempo che la città di Costantinopoli fu

rifatta ben cento volte.

Ho vedute alcune botteghe di farmacisti come in Europa, una strada

d'argentieri, e tutto un quartiere abitato da calderaj, di dove uscii

affatto stordito. Passai pure per una lunga strada ove si vendono i

vasellami di rame, notabile per la quantità immensa delle merci, e per

la bella simmetria con cui vengono disposte nei magazzini.

Costantinopoli è la sola città musulmana in cui sianvi vetture. Quelle

di cui io mi valsi sono sospese sopra quattro ruote ben proporzionate,

cariche di dorature, coperte di tela bianca o rossa, e tirate da un pajo

di cavalli guidati da un cocchiere a piedi a lento passo: sul di dietro

della vettura si pone una scaletta di legno che vien collocata alla

portiera quando si sale o si scende. I turchi non adoperano domestici, e

sembra pure che sdegnino di servirsi delle vetture per girare la città,

non avendovi costantemente vedute che donne.

Volli un giorno minutamente esaminare l'Ippodromo, chiamato dai turchi

_Admeïdan_. È questa una piazza irregolare lunga all'incirca duecento

cinquanta passi, e larga cento cinquanta; nel centro della quale

s'inalza un bell'obelisco egiziano di granito rosso, somigliante alla

guglia di Cleopatra in Alessandria; ma meno alto, sebbene gli si diano

sessanta piedi d'elevazione: ogni facciata presenta una linea

perpendicolare di geroglifici assai grandi. È sostenuto da quattro dadi

di bronzo sopra una base o piedestallo fatto di varj pezzi di marmo

grossolano mal lavorato, sul quale furono scolpite diverse bizzarre

figure in rilievo, tutte in maestà, e del cattivo gusto greco de' secoli

di mezzo. Mi fu detto che tali figure rappresentano i discepoli di _Gesù

Cristo_: ma ciò che non ammette dubbio è, che questo piedestallo fa

torto a così bel monumento, di cui presto o tardi ne cagionerà la ruina,

per esserne le parti affatto mal legate.

A non molta distanza da questo obelisco egiziano se ne vede un altro

alzato dai Greci ad imitazione del primo, che credo pure avere le

medesime dimensioni; ma essendo formato di piccoli sassi di varie

qualità e mal quadrati minaccia ruina, e presenta un singolare

contrapposto di debolezza colla solidità dell'altro.

Trovasi presso a quest'obelisco un ospizio pei poveri, minacciato da un

giorno all'altro di rimanere sepolto sotto le sue rovine.

Tra i due obelischi vedesi un terzo di colonna di bronzo mancante della

parte superiore. Pretendesi che terminasse con tre teste di serpenti, i

di cui corpi s'avvolgevano tenacemente intorno al fusto. Il bronzo è

sottile assai, ed essendo bucato in più luoghi, si colmò di pietre

l'interno vuoto. Il pezzo esistente può essere alto dieci piedi.

Dopo avere esaminati i monumenti dell'Ippodromo, mi diressi al S. O.,

facendo molte strade. In una piccola piazza osservai stese a terra due

bellissime colonne di granito; e ne vidi altre due più piccole di verde

antico presso alla porta di una casa affatto eguale alle altre. Vidi

camminando molti mercati assai ben provveduti, ma separati gli uni dagli

altri da lunghe strade affatto spopolate.

Finalmente giunsi al piede di un'alta torre, coperta d'un cono assai

acuto; ed è una di quelle che formano il _Castello delle Sette Torri_

ove si custodiscono i prigionieri di Stato; e come tale soleva ritenersi

l'ambasciatore di qualunque potenza che dichiarava guerra al Sultano, e

per questo solo motivo veniva imprigionato; ma pare che quest'usanza sia

omai andata in desuetudine.

Scesi da cavallo, ed entrai nel primo cortile del castello; ove ben

tosto mi si presentò un gran diavolo d'uomo con viso dispettoso; cui

avendo domandato il permesso di osservare l'interno, n'ebbi un'assoluta

negativa. Rimontai subito a cavallo, ed uscii dalla porta della città

vicina alle sette Torri, volendo se non altro formarmi qualche idea di

questa fortezza osservandola esteriormente; ma non vidi che un confuso

labirinto di torri e di mura le une sopra le altre.

Piegando al nord al luogo delle mura della città, esaminai le opere che

difendono dalla banda di terra la capitale dell'Impero. I suoi mezzi di

difesa riduconsi ad una fossa quasi affatto colmata, e ridotta a

giardini; una prima linea di mura assai bassa, a guisa di parapetto; una

seconda linea di più alte mura, ed una terza linea interna ancora più

alta, e fiancheggiata da torri altissime.

Queste tre linee di muraglie a scaglioni, coronate di feritoje hanno

certa quale imponenza perchè presentano tre ranghi di fuoco; ma che non

potrebbero resistere al fuoco ben diretto dell'artiglieria del nemico,

il quale avrebbe inoltre il vantaggio di avvicinare le sue artiglierie

coperto dalle colline, e dalle siepi dei giardini che vengono fino al

piede delle mura. Costantinopoli non sosterrebbe più di otto giorni

l'attacco di un'armata di terra. Altronde in uno spazio molto

considerabile tra la porta di _Adrianopoli_, e quella di _Top_, come

pure in un'altra parte tra quest'ultima porta ed il castello delle Sette

Torri, i tre ordini di mura sono affatto ruinati, e rimpiazzati da una

sola, che sembra piuttosto una semplice muraglia d'un ricinto, che un

bastione di una immensa città. Tutto il rimanente delle mura cade pure

in rovina.

CAPITOLO LII.

_Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato

delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del

Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. —

Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di

piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del

Beyrom, o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere

dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima._

La Cisterna di Filossène fatta a' tempi di _Costantino_ per provvedere

di acqua la città, ora non è più che un arido sotterraneo, in cui si

formò una filatura di seta. Vi si scende per una cattiva scala che mette

capo in un luogo quasi oscuro, sostenuto da più centinaja di colonne, e

tutto ingombro dalle macchine destinate a filare e torcere la seta, i

cui fili presso che invisibili in luogo così poco illuminato, dividonsi

orizzontalmente tra gli ordini delle colonne, in maniera che non si può

fare un passo senza arrischiare di romperne delle centinaja; onde

rendesi necessaria una guida per girare in questo labirinto.

Preceduto da questa, e seguito dalle mie genti ordinate una dietro

l'altra come una compagnia di ciechi, io girai questa specie di

sotterraneo, che adesso serve ad usi così diversi da quello cui fu in

origine destinato. La volta appoggiata sulle colonne ha di tratto in

tratto alcune aperture che adesso fanno le funzioni di abbaìno, e furono

aperture per attinger l'acqua.

Ogni colonna è formata di due fusti posti l'uno sull'altro senza verun

mastice: il fusto inferiore in vece di capitello, porta uno zoccolo

largo un piede all'incirca, sul quale si alza il fusto superiore, cui

tien luogo di capitello un'informe figura somigliante ad un cono

rovesciato. Le colonne sono d'un marmo grossolano la cui superficie va

sciogliendosi. La terra ed i rottami che fino a certa epoca gettavansi

per le finestre, hanno colmata quest'immensa cisterna fino a due terzi

dell'altezza delle colonne inferiori. La mia guida mi disse, che queste

colonne sono più di quattrocento, benchè nella descrizione non se ne

contino che dugento dodici: ma la guida deve aver ragione, perchè

calcola le colonne inferiori e le superiori. Gli operai chiusi in questa

sotterranea officina hanno un cattivo colore ed un ributtante aspetto.

Uscito da questa caverna passai presso alla colonna di _Costantino_

fatta di molti pezzi di porfido rosso, ad eccezione delle parti

superiore ed inferiore, che sono formate con sassi di affatto diversa

natura, lo che fa torto al resto del monumento. La colonna comincia a

disfarsi.

Non dimenticai di visitare il mercato ove si vendono le donne d'ogni

colore. È questo un vasto cortile circondato di ammattonati alti tre in

quattro piedi, sui quali espongonsi le schiave, e di camerini ove il

compratore fa entrare la donna che ha scelto per osservarla più

minutamente. Quand'io vi andai era il giorno di Pasqua, e non si teneva

mercato. Il luogo è chiuso e ben custodito, e si dice che i cristiani

non possono entrarvi.

Il gran Bazar, dello _el Bezestein_, è magnifico, dividendosi in molte

strade tutte coperte di volte altissime, che ricevono la luce dagli

abbaìni. Alcune di queste contrade vengono esclusivamente occupate dai

mercanti di stoffe di seta riccamente provveduti; in altre non vedonsi

che gioje e materie preziose; per ultimo le altre offrono un'infinita

varietà di magazzini di ogni genere, di armi, di pelliccie, di

bardature, di tele dell'Indie, di tele di cotone e di lana, di libri,

sebbene in poca quantità, di oriuoli, e di prodotti di tutte le parti

del mondo. Vi osservai in particolare de' bellissimi brillanti, ed una

tazza d'oro col suo coperchio egregiamente lavorata. Vi si trovano armi

turche ricchissime, ma assai pesanti.

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 4 · 第 6 / 9 段