Dal fondo della via, procedeva un gruppo di gente, troppo compatta per
esser -- come loro -- viandanti, troppo tumultuosa perchè non apparissero
dimostranti, e di quale colore lo dichiarò subito un grido che si levò
dal profondo: «Abbasso la guerra!»
Aquilino volse lo sguardo per vedere se apparivano provvidenziali
guardie o carabinieri. Niente!
-- Non ci badi, miss Edith. Deve essere luna nuova, mi pare.
In quel punto, erano entrati nell'orbita di quella gente. Uno, due, tre!
Oh, che brutte facce rivolte su lui, su lei! A lui tremava il cuore per
qualche scherzo ribaldo. Per fortuna, niente. Già coloro eran passati;
già lor due uscivano da quell'orbita, quando uno degli ultimi,
volgendosi, mandò il grido: «Abbasso i borghesi che vogliono la guerra!»
-- Niente, niente! -- disse Aquilino premendo forte il polso di miss
Edith. -- È il nostro popolo che si sfoga così.
Ma non potè nemmeno finire, che miss Edith, di scatto, volgendosi verso
colui, dal chiaro volto, gridò:
-- Evviva la guerra!
«Ci siamo!» -- disse mentalmente Aquilino.
In un baleno si vide circuito.
-- Li prego, signori, via! C'è una donna.
Per risposta ebbe un pugno. Lo restituì come potè, e gli parve con
bastevole energia. Ma ci voleva altro! Cercò di far scudo a miss Edith,
e gridar forte: «Vigliacchi!» Quelli pure gridavano; e intanto le
finestre si aprivano. Altre grida rispondevano. Poter difendere miss
Edith, almeno! Pigliava molti pugni; ma pur ci riusciva a proteggere la
fanciulla.
Ad un tratto rintronarono due colpi di rivoltella. Ai colpi di fuoco
successe una sospensione, un breve silenzio. In quel silenzio, una voce
gridò: -- Si facciano presso la porta, ora apro.
Molti degli assalitori si erano sbandati ai colpi: una voce dall'alto di
una finestra gridò: -- Le guardie! -- e fece fuggire altri degli
assalitori. Intanto una saracinesca si sollevò. Aquilino potè spingervi
miss Edith; poi lui.
Erano in salvo.
Un grosso uomo, che era quello che aveva sparato, disse: -- Se la sono
cavata abbastanza bene.
-- Ah, caro signore -- disse Aquilino con effusione -- lei ci ha proprio
salvati.
-- Io non sono nè per la guerra, nè contro la guerra -- disse colui --, ma
quella è stata un'aggressione.
Aquilino si guardò attorno. Erano nell'atrio d'un alberghetto. L'uomo,
l'albergatore, aveva una faccia risoluta e forte. Miss Edith pareva come
fuori di sè.
Il cappellino non c'era più, i guanti nemmeno, la borsetta smarrita, le
vesti.... In che stato le vesti di miss Edith!
-- E adesso? Ah, il mio braccio, -- esclamò Aquilino: -- credo proprio che
me l'abbiano stroncato.
-- Zitto! -- fece l'albergatore. S'accostò alla porta. Stette in ascolto:
-- Sono ancora lì, gli amici!
Calci violenti e grida contro la porta.
-- Ma le guardie? -- domandò Aquilino.
-- Hanno altro a che fare le guardie! Per la teppa sono sere d'oro,
queste.
Spense la luce, pregò di non parlare, e poi, accesa una candela,
condusse i giovani in una camera. Aprì la luce.
Miss Edith si lasciò cadere su di una seggiola. L'albergatore esclamò: --
Guardi, guardi, cos'ha in mano la signorina? Ma sànguina!
Miss Edith guardò: nel pugno contratto ancora, era un ciuffo di capelli
neri.
Li buttò con orrore.
Povere mani! Tutte le belle unghie spezzate. Una sanguinava.
-- Se avesse un po' di sublimato, qualcosa per disinfettare.... E un po'
di cognac -- disse Aquilino.
-- Vi deve essere del sublimato sciolto. Scusi, guardi se lei ha ancora
il portafoglio in tasca.
Aquilino si palpò. -- Sì, ancora.
-- Allora può dire di avere avuto fortuna.
-- Anzi.... -- E il giovane fece atto di volere con denaro ricompensare il
beneficio ricevuto.
A quel gesto miss Edith si riscosse. Si tolse con violenza quella
turchesi dal dito, e voleva che l'albergatore la accettasse.
Quegli si schermiva. Ella non desistette finchè colui non ebbe preso
l'anello.
-- Lo renderò domattina....
-- Faccia come crede -- gli disse piano Aquilino seguendolo in su l'uscio;
-- ma, adesso, non insista. Sapesse quanto ho fatto io per condurla a
casa! Si vede che doveva succedere così.
-- Ah, cara signorina, -- disse poi rientrando nella camera, -- io devo
proprio supporre che il mio braccio me lo abbiano stroncato.
-- Oh, mio Dio -- fece miss Edith levandosi. -- Ed anche la fronte! --
esclamò con terrore.
-- Infatti qualcosa sento che mi cresce anche su la fronte.
-- Oh, mio caro -- fece, palpitando, miss Edith. E posò la mano bianca,
non sanguinante, su quel lividore della fronte, che cresceva. E poi
tolse la mano e convulsamente vi posò le labbra; e poi lui ebbe una
rabbrividente impressione: le labbra di lei erano posate su le sue
labbra. Non gli faceva più male la fronte, più il braccio, più niente;
ma sentiva una palpitazione enorme nel cuore. Oh, le tenere, delicate,
carnose labbra!
E i micròbi dei baci?
Più niente i micròbi.
Ora Aquilino sorrideva come un fanciullo baciato. Sentiva -- e gli pareva
di vederlo -- un sorriso di beatitudine infantile disegnarsi sul suo
viso, come un lontano strano ricordo materno. La persona di lei, presso
la sua persona, era percorsa da brividi.
Il silenzio della notte era grande, e la lampada elettrica che pendeva
dal soffitto, illuminava la coperta di un letto che forse era stato
testimone di amori impuri.
Eppure tutto era puro!
-- Quell'uomo! -- esclamò d'un tratto Aquilino, sentendo i passi
dell'albergatore che si avvicinavano. -- Mi pare, miss Edith, che noi
siamo abbracciati.
Ma miss Edith non si mosse da così abbracciata come era. Ed Aquilino
guardandola negli occhi, li vide natanti come nella serenità di un sogno
plenilunare.
Quell'uomo posò il vassoio; se ne andò.
*
La notte era di primavera; ed egli fu sorpreso come da un lungo gioco
infantile di parole, formato di una sola parola.
Ella diceva: «Io t'amo!» E lui correggeva: «Io t'amo». Ed ella ripeteva:
«Io t'amo».