CAPITOLO XXV.

Il bacio dell'Inghilterra.

Quella sera il tumulto era grande più che mai, ed Aquilino cercava una

via per rincasare; ma non era facile per la gran calca; e gli sbocchi

delle vie erano chiusi dai soldati.

D'improvviso sentì una mano che gli si posò su la mano, e una voce gli

disse:

-- Volete essere mio cavaliere?

Era miss Edith.

-- Ben volentieri. Ora cercheremo qualche passaggio e poi la accompagnerò

a casa.

Ma ella disse che non intendeva andare a casa, ma voleva vedere la

_dimostrazione_.

-- Ecco qui, allora, signorina. Qui saremo un po' schiacciati, ma

riparati.

No, no! nemmeno questo ella intendeva. Intendeva spingersi in mezzo al

tumulto.

-- Piglieremo delle busse, signorina. -- E fece un gesto che si capiva

anche in inglese.

-- Avete paura? -- chiese miss Edith.

-- No, miss Edith, ma è seccante, perchè creda: là in mezzo, non ci sono

soltanto dei patriotti o degli anti-patriotti....

Ma miss Edith non doveva aver capito perchè disse:

-- Allora siate mio cavaliere! -- E gli si strinse al braccio.

*

Le ondate venivano dal largo del mare della folla e si propagavano con

moti di pànico fin lì dove erano loro. Ma miss Edith sospingeva Aquilino

verso l'alto mare della folla.

«Speriamo in bene -- diceva tra sè Aquilino, -- ma io ho paura che si

torni a casa con qualche cosa di rotto.»

-- Veda, signorina, questa dimostrazione non è molto seria. Si dovrebbe,

caso mai, fare una di quelle dimostrazioni ordinate, silenziose, come

fanno a Londra.

(Aquilino non aveva mai vedute le dimostrazioni che fanno a Londra; ma

aveva inteso parlare di certe imponenti e regolate processioni, che

erano preposte a modello per tutte le sagge democrazie del mondo.)

Ma miss Edith, o non capiva non stava attenta. Era tutta protesa verso

una schiera che avanzava inneggiando alla guerra. Ad un tratto ella si

slanciò levando il grido: -- Viva la guerra! Io vi porto il saluto della

libera Inghilterra. Hurrà!

Aquilino, sorpreso, la seguì, e si trovò fra il tumulto dei

_dimostranti_.

Per fortuna, ecco irruppe di traverso un cordone di carabinieri, che

acciuffavano qua e là.

-- Attenta, signorina, ci acciuffano! -- ebbe appena il tempo di dire,

sospingendola con violenza sotto il portico, che la grossa mano di un

carabiniere calò su di lei.

La giovinetta si stette imperterrita.

-- Carabiniere italiano -- gridò, -- ti porto il bacio della libera

Inghilterra! -- E gli buttava baci.

Il povero uomo, davanti a quel bel volto che gli buttava baci, rimase

interdetto. Ma una voce rabbiosa che dietro gridava: -- Arrestate!

arrestate! -- fece cambiare di posizione alla mano del carabiniere; e si

posò su Aquilino. -- Io? -- Lui era un saggio giovane. E i carabinieri,

sospinti, passarono oltre.

-- Cara signorina -- disse Aquilino a miss Edith -- io credo che ci

capiterà qualcosa di grosso questa notte; finiamo in guardina, ecco! e

non deve essere piacevole. D'altronde mi pare che abbiamo partecipato

abbastanza alla dimostrazione. Quel povero carabiniere come era buffo!

Mi vien da ridere, ancora. Ma io direi che basta di baci della libera

Inghilterra! Non tutti qui capiscono il linguaggio simbolico.

Ma miss Edith, o non gli stava attenta, o non capiva. Non sorrideva.

Ed ecco, sopra il buio della folla densa, delinearsi, in alto, i caschi

dorati dei cavalieri e le spade in alto: al galoppo!

La folla si apre, si squarcia al passar dei soldati a cavallo. Un grido

prorompe, si propaga, rimbomba, fa sollevare cavalli ed animi: «Evviva!

Evviva l'esercito!»

In quel momento Aquilino sentì miss Edith sfuggirgli di mano; la vide

avventarsi contro un cavalleggero, afferrarsi a lui; sentì il suo grido

stridere: «A Vienna! A Vienna, soldato italiano!...»; la vide per un

momento trascinata via dal cavallo; poi gli scomparve dalla vista, nel

buio della folla.

-- Ah, è impazzita quella povera ragazza! -- e si slanciò dietro ai

cavalleggeri. Ma questi erano già oltrepassati. Il rigùrgito della folla

lo sbalestrò lontano: «Si fa massacrare, si fa schiacciare! Oh, povera

miss Edith!» -- E la cercava con ansia, e ne chiedeva qua e là. Le ondate

della folla lo sospingevano in lor balia per la gran piazza, e aveva

davanti a sè quest'enigma:

«Una ragazza così assennata, impazzire così!

Ah, ecco: le suffragette! quelle tremende suffragette inglesi, capaci di

tutto!»

Era spiegato l'enigma; ma non trovava miss Edith.

E senza saper come, ora si trovava a navigare lento, a furia di braccia,

in mezzo a una marea umana, nereggiante fantasticamente; ma più queta e

come assorta verso un punto, verso una gradinata, densa di figure umane,

sotto i vessilli. Pareva che un uomo, lassù, dovesse parlare.

Ecco, lassù, una figura giovane, dritta, immota, a capo scoperto.

Chi è? che fa? che dice?

Dalla folla, intanto, ad intervalli, si propagava con esplosioni di

collera, di passione, l'urlo di guerra. Le tenebre ne erano come

lacerate; e nel cuore di lui, come una lacerazione. Quell'urlo si

acquetava; riprendeva più violento.

Ah, finalmente, miss Edith! Il bel volto di lei, pallido, e con gli

occhi estatici, come vengono figurate le sante, era rivolto verso quel

gruppo d'uomini, sotto le bandiere, ove si adergeva quel giovane.

-- Finalmente la ho trovata, creatura mia -- disse Aquilino.

-- Zitto! -- disse miss Edith, religiosamente. -- Parla!

-- Chi parla?

-- Garibaldi.

«Garibaldi? Oh, strano nome!» -- Che Garibaldi? -- domandò.

-- Peppino Garibaldi.

«Giuseppe Garibaldi? Non è morto Garibaldi? Non dorme a Caprera? Chi è

costui? Da dove viene? Non è passato il tempo? Si rinnovella il tempo?

Parlano i morti? I fanciulli, i morti, i poeti governano la storia?»

Garibaldi! che strano nome, e averlo sentito pronunciare così da miss

Edith!

Allora anche lui, Aquilino, accanto a miss Edith, si affissò in quel

giovane. Pareva pallido d'ira.

Quel nome, quel pallore, quella gran folla davano ad Aquilino un senso

di smarrimento. Gli parve che gli sguardi di colui misurassero

quell'enorme assemblea, misurassero la sua responsabilità. Poi come se

un'ebbrezza di cimento e di martirio gli risalisse dal cuore, una parola

corse e rimbombò su la folla:

-- Italia, Italia, Italia!

Non udì altro.

Dagli orli della gradinata, un improvviso tumulto sorse; un repentino

impeto di nuclei umani, montanti a cuneo, un rotear di bastoni; grida

esasperate di dolore, di furore: «Abbasso la guerra!»

La folla si rompe, ondeggia, si sbanda paurosamente.

Miss Edith, come ridesta, si voleva lanciare là, dove imperversava la

battaglia.

A fatica Aquilino riuscì ad allontanarla di lì; e come le parve di

potere essere inteso, sì le disse:

-- Mi pare, miss Edith, che adesso potremmo tornarcene a casa.

Non ebbe alcuna risposta. Se la sentiva tremare presso di sè.

Le voleva dire tante cose sagge.

«Quel soldatino non ha nessuna voglia di andare a Vienna. Quel Garibaldi

è un sentimentale». Ma poi non sapeva nemmeno lui dove era la saggezza e

dove era la follia. La storia andava avanti, o tornava indietro? Era

vero che i Germani calavano giù dalle Alpi, come mille e più anni fa,

sui cavalli criniti, le fràmee in pugno, e le corna sul capo per

esterminare il mondo?

I filosofi germanici, cavalcando, precedevano le falangi teutoniche:

pupille calme abbacinate di fanatismo: i filosofi sterminatori di ogni

tradizione, i filosofi negatori di ogni pietà nel mondo dei fatti come

nel mondo delle idee, i filosofi assertori della pura idea trascendente,

i filosofi della materia, i filosofi della ricchezza e della conquista:

discordi e concordi nella gran cavalcata. La croce di Cristo, il

talismano sublime, infranto; in alto il martello del dio Thor: davanti

alle falangi, con capriole e pifferi, Nietzsche! Visione apocalittica,

lasciatagli in eredità dal marchese Ippolito. Ne aveva paura, perchè non

gli parevano uomini; ma vuoti di viscere umane come i demoni.

Una gran pietà e un grande amore per quella giovanetta che lo aveva

chiamato «suo cavaliere».

Disse soltanto: -- Creatura mia, è mezzanotte. A quest'ora i dimostranti

seri sono andati tutti a casa. Non rimangono per le vie che malviventi e

teppisti. Permetta che la accompagni a casa.

Parve acconsentire.

Aquilino guardava con emozione quel bel volto, quella bella persona

abbandonata a lui.

Ci fosse stata una vettura! Ma non c'era; c'erano quelle lampade

elettriche, rare, in alto, che rompevano a zone, quasi paurose, il buio

della strada. Tutti i negozi chiusi, e il quartiere dove lei abitava,

era un po' lontano. Più vicino era il palazzo della marchesa: ma a

quell'ora, destare il portinaio, dar spiegazioni, donna Bàrbera....

Presero uno dei marciapiedi e si avviarono.

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 36 / 42 题