Il bacio dell'Inghilterra.
Quella sera il tumulto era grande più che mai, ed Aquilino cercava una
via per rincasare; ma non era facile per la gran calca; e gli sbocchi
delle vie erano chiusi dai soldati.
D'improvviso sentì una mano che gli si posò su la mano, e una voce gli
disse:
-- Volete essere mio cavaliere?
Era miss Edith.
-- Ben volentieri. Ora cercheremo qualche passaggio e poi la accompagnerò
a casa.
Ma ella disse che non intendeva andare a casa, ma voleva vedere la
_dimostrazione_.
-- Ecco qui, allora, signorina. Qui saremo un po' schiacciati, ma
riparati.
No, no! nemmeno questo ella intendeva. Intendeva spingersi in mezzo al
tumulto.
-- Piglieremo delle busse, signorina. -- E fece un gesto che si capiva
anche in inglese.
-- Avete paura? -- chiese miss Edith.
-- No, miss Edith, ma è seccante, perchè creda: là in mezzo, non ci sono
soltanto dei patriotti o degli anti-patriotti....
Ma miss Edith non doveva aver capito perchè disse:
-- Allora siate mio cavaliere! -- E gli si strinse al braccio.
*
Le ondate venivano dal largo del mare della folla e si propagavano con
moti di pànico fin lì dove erano loro. Ma miss Edith sospingeva Aquilino
verso l'alto mare della folla.
«Speriamo in bene -- diceva tra sè Aquilino, -- ma io ho paura che si
torni a casa con qualche cosa di rotto.»
-- Veda, signorina, questa dimostrazione non è molto seria. Si dovrebbe,
caso mai, fare una di quelle dimostrazioni ordinate, silenziose, come
fanno a Londra.
(Aquilino non aveva mai vedute le dimostrazioni che fanno a Londra; ma
aveva inteso parlare di certe imponenti e regolate processioni, che
erano preposte a modello per tutte le sagge democrazie del mondo.)
Ma miss Edith, o non capiva non stava attenta. Era tutta protesa verso
una schiera che avanzava inneggiando alla guerra. Ad un tratto ella si
slanciò levando il grido: -- Viva la guerra! Io vi porto il saluto della
libera Inghilterra. Hurrà!
Aquilino, sorpreso, la seguì, e si trovò fra il tumulto dei
_dimostranti_.
Per fortuna, ecco irruppe di traverso un cordone di carabinieri, che
acciuffavano qua e là.
-- Attenta, signorina, ci acciuffano! -- ebbe appena il tempo di dire,
sospingendola con violenza sotto il portico, che la grossa mano di un
carabiniere calò su di lei.
La giovinetta si stette imperterrita.
-- Carabiniere italiano -- gridò, -- ti porto il bacio della libera
Inghilterra! -- E gli buttava baci.
Il povero uomo, davanti a quel bel volto che gli buttava baci, rimase
interdetto. Ma una voce rabbiosa che dietro gridava: -- Arrestate!
arrestate! -- fece cambiare di posizione alla mano del carabiniere; e si
posò su Aquilino. -- Io? -- Lui era un saggio giovane. E i carabinieri,
sospinti, passarono oltre.
-- Cara signorina -- disse Aquilino a miss Edith -- io credo che ci
capiterà qualcosa di grosso questa notte; finiamo in guardina, ecco! e
non deve essere piacevole. D'altronde mi pare che abbiamo partecipato
abbastanza alla dimostrazione. Quel povero carabiniere come era buffo!
Mi vien da ridere, ancora. Ma io direi che basta di baci della libera
Inghilterra! Non tutti qui capiscono il linguaggio simbolico.
Ma miss Edith, o non gli stava attenta, o non capiva. Non sorrideva.
Ed ecco, sopra il buio della folla densa, delinearsi, in alto, i caschi
dorati dei cavalieri e le spade in alto: al galoppo!
La folla si apre, si squarcia al passar dei soldati a cavallo. Un grido
prorompe, si propaga, rimbomba, fa sollevare cavalli ed animi: «Evviva!
Evviva l'esercito!»
In quel momento Aquilino sentì miss Edith sfuggirgli di mano; la vide
avventarsi contro un cavalleggero, afferrarsi a lui; sentì il suo grido
stridere: «A Vienna! A Vienna, soldato italiano!...»; la vide per un
momento trascinata via dal cavallo; poi gli scomparve dalla vista, nel
buio della folla.
-- Ah, è impazzita quella povera ragazza! -- e si slanciò dietro ai
cavalleggeri. Ma questi erano già oltrepassati. Il rigùrgito della folla
lo sbalestrò lontano: «Si fa massacrare, si fa schiacciare! Oh, povera
miss Edith!» -- E la cercava con ansia, e ne chiedeva qua e là. Le ondate
della folla lo sospingevano in lor balia per la gran piazza, e aveva
davanti a sè quest'enigma:
«Una ragazza così assennata, impazzire così!
Ah, ecco: le suffragette! quelle tremende suffragette inglesi, capaci di
tutto!»
Era spiegato l'enigma; ma non trovava miss Edith.
E senza saper come, ora si trovava a navigare lento, a furia di braccia,
in mezzo a una marea umana, nereggiante fantasticamente; ma più queta e
come assorta verso un punto, verso una gradinata, densa di figure umane,
sotto i vessilli. Pareva che un uomo, lassù, dovesse parlare.
Ecco, lassù, una figura giovane, dritta, immota, a capo scoperto.
Chi è? che fa? che dice?
Dalla folla, intanto, ad intervalli, si propagava con esplosioni di
collera, di passione, l'urlo di guerra. Le tenebre ne erano come
lacerate; e nel cuore di lui, come una lacerazione. Quell'urlo si
acquetava; riprendeva più violento.
Ah, finalmente, miss Edith! Il bel volto di lei, pallido, e con gli
occhi estatici, come vengono figurate le sante, era rivolto verso quel
gruppo d'uomini, sotto le bandiere, ove si adergeva quel giovane.
-- Finalmente la ho trovata, creatura mia -- disse Aquilino.
-- Zitto! -- disse miss Edith, religiosamente. -- Parla!
-- Chi parla?
-- Garibaldi.
«Garibaldi? Oh, strano nome!» -- Che Garibaldi? -- domandò.
-- Peppino Garibaldi.
«Giuseppe Garibaldi? Non è morto Garibaldi? Non dorme a Caprera? Chi è
costui? Da dove viene? Non è passato il tempo? Si rinnovella il tempo?
Parlano i morti? I fanciulli, i morti, i poeti governano la storia?»
Garibaldi! che strano nome, e averlo sentito pronunciare così da miss
Edith!
Allora anche lui, Aquilino, accanto a miss Edith, si affissò in quel
giovane. Pareva pallido d'ira.
Quel nome, quel pallore, quella gran folla davano ad Aquilino un senso
di smarrimento. Gli parve che gli sguardi di colui misurassero
quell'enorme assemblea, misurassero la sua responsabilità. Poi come se
un'ebbrezza di cimento e di martirio gli risalisse dal cuore, una parola
corse e rimbombò su la folla:
-- Italia, Italia, Italia!
Non udì altro.
Dagli orli della gradinata, un improvviso tumulto sorse; un repentino
impeto di nuclei umani, montanti a cuneo, un rotear di bastoni; grida
esasperate di dolore, di furore: «Abbasso la guerra!»
La folla si rompe, ondeggia, si sbanda paurosamente.
Miss Edith, come ridesta, si voleva lanciare là, dove imperversava la
battaglia.
A fatica Aquilino riuscì ad allontanarla di lì; e come le parve di
potere essere inteso, sì le disse:
-- Mi pare, miss Edith, che adesso potremmo tornarcene a casa.
Non ebbe alcuna risposta. Se la sentiva tremare presso di sè.
Le voleva dire tante cose sagge.
«Quel soldatino non ha nessuna voglia di andare a Vienna. Quel Garibaldi
è un sentimentale». Ma poi non sapeva nemmeno lui dove era la saggezza e
dove era la follia. La storia andava avanti, o tornava indietro? Era
vero che i Germani calavano giù dalle Alpi, come mille e più anni fa,
sui cavalli criniti, le fràmee in pugno, e le corna sul capo per
esterminare il mondo?
I filosofi germanici, cavalcando, precedevano le falangi teutoniche:
pupille calme abbacinate di fanatismo: i filosofi sterminatori di ogni
tradizione, i filosofi negatori di ogni pietà nel mondo dei fatti come
nel mondo delle idee, i filosofi assertori della pura idea trascendente,
i filosofi della materia, i filosofi della ricchezza e della conquista:
discordi e concordi nella gran cavalcata. La croce di Cristo, il
talismano sublime, infranto; in alto il martello del dio Thor: davanti
alle falangi, con capriole e pifferi, Nietzsche! Visione apocalittica,
lasciatagli in eredità dal marchese Ippolito. Ne aveva paura, perchè non
gli parevano uomini; ma vuoti di viscere umane come i demoni.
Una gran pietà e un grande amore per quella giovanetta che lo aveva
chiamato «suo cavaliere».
Disse soltanto: -- Creatura mia, è mezzanotte. A quest'ora i dimostranti
seri sono andati tutti a casa. Non rimangono per le vie che malviventi e
teppisti. Permetta che la accompagni a casa.
Parve acconsentire.
Aquilino guardava con emozione quel bel volto, quella bella persona
abbandonata a lui.
Ci fosse stata una vettura! Ma non c'era; c'erano quelle lampade
elettriche, rare, in alto, che rompevano a zone, quasi paurose, il buio
della strada. Tutti i negozi chiusi, e il quartiere dove lei abitava,
era un po' lontano. Più vicino era il palazzo della marchesa: ma a
quell'ora, destare il portinaio, dar spiegazioni, donna Bàrbera....
Presero uno dei marciapiedi e si avviarono.