CAPITOLO XXIV.

Il the delle cinque.

Erano tornati da quel viaggio; stava per tornare la primavera, e a donna

Barberina non pareva ammissibile che con la primavera dovesse, anche in

Italia, venire la guerra.

Aveva fatto bene miss Edith ad andare a star da sola nel suo

quartierino! Ogni momento, e _la guerra!_ e _quando marciate?_ e _cosa

fa l'Italia?_...

Adesso la sentiva più di rado quella ragazza. Ma quando veniva all'ora

del the, e ancora: _la guerra_, e _l'Italia che non si muove_....

-- L'Italia, cara Edith -- disse donna Barberina -- farà quello che crederà

meglio di fare. Vedo intanto che a voi altri vi affondano quasi una

corazzata al giorno; e, scusate, non è lusinghiero.

-- Meglio che affondino le corazzate che l'onore -- aveva ribattuto miss

Edith.

Oh, un'insopportabile ragazza.

*

Se non ci fosse stato il viaggio di mare con tutti quegli affondamenti,

donna Barberina aveva pensato all'America. Rimaneva libera sempre la

Spagna, dolce paese senza più storia; ma era venuta a sapere che la

Spagna era tutta pei Tedeschi. Non dicevano in Ispagna che il Kaiser era

cattolico e che aveva promesso di venire glorioso, e vincitore in

Ispagna a regalare la spada alla Madonna del _Pilar?_ Spaventoso quel

Kaiser! Maomettano coi Turchi, cattolico con gli Spagnuoli.... La

Svizzera! Ma per la Svizzera non doveva passare quel milione di

Bavaresi, di cui parlava il senatore? Andare a Roma dal Papa, ecco! Ma

si diceva che anche il Papa voleva andar via da Roma. E gli affitti? e

le possessioni? e i denari alle Banche? Donna Bàrbera passava lunghe ore

col suo ragioniere.

Aquilino, con tutta la buona voglia di confortare donna Bàrbera, non

sapeva che dire se non che il tempo gli sembrava chiuso, molto chiuso da

tutte le parti.

È che Aquilino si trovava in uno stato di squilibrio che non osava

confessare nemmeno a se stesso.

Ah, i _five o'clock_ della marchesa erano diventati molto melanconici!

Il commendatore X***, come uomo politico, era, invece, molto sicuro di

sè, ed era quegli che più confortava donna Barberina.

-- Si persuada, donna Bàrbera -- diceva il commendatore -- che è tutto un

retroscena, una montatura massonica. Passerà, passerà....

-- E cosa salta in mente adesso al D'Annunzio di venire in Italia? Stava

così bene in Francia....

Qui il commendatore non sapeva che rispondere, se non che i poeti sono

disordinati loro, e mettono il disordine da per tutto.

(Quel poeta era, infatti, venuto di Francia in Italia a destare il gran

fantasma di Roma.)

-- Ma lasciatela stare Roma, che appartiene alla storia antica -- diceva

donna Barberina.

-- La guerra dichiarata per un menestrello! Enorme, inaudito! -- esclamava

il commendatore, agitando le palme in alto, qua e là dalle orecchie.

-- Però anche loro, i Tedeschi -- diceva donna Bàrbera -- lo potevano

lasciare in pace questo povero mondo, che già, dite quello che volete,

lo avevano in mano tutto, loro.

-- Eh, un popolo giovane, marchesa.

-- Anche lei, col _popolo giovane_. Anche la teppa è giovane; ma non è

una buona ragione.

*

E intanto avvenivano cose che se don Ippolito, marchese di Torrechiara,

invece di essere morto, fosse stato in vita, avrebbe ordinato di sellare

un caval di battaglia, e forbire una lancia; o, per lo meno, sarebbe

morto più consolato.

Molti Dodò, Jean, Carletti, che solevano fare elegante sostegno agli

stipiti delle _buvettes_, non si vedevano quasi più.

Ufficiali, ufficiali, ufficiali! imberbi la più parte: eretti, ridenti,

eleganti nell'assisa grigia, uno più bello dell'altro. Come l'Italia

possedeva tanta giovinezza? Se fosse venuta la guerra, erano i destinati

alla prima morte. Eppure pareva che dovessero vivere perennemente.

Un poco per volta l'Università fu deserta. Gli studenti tumultuavano

quasi ogni sera.

*

Aquilino aveva il còmpito di fare un po' di cronaca per donna Barberina;

ma era un cattivo cronista.

Un giorno aveva veduto il piccone che lavorava in fretta

sull'acciottolato. Che è? Riaccordo tramviario con l'ospedale militare.

Dunque di lì sarebbero passati i feriti.

Ebbe la strana impressione che tutta la gente lì intorno parlasse più

sommessamente.

Lo stupiva il vedere nel gran sole di maggio passare ancora per le vie

le donne eleganti: donne dipinte, occhi di magnifiche civette, gambe

quasi nude. «Non vedono esse il vessillo nero che sventola sul mondo?»

Una domenica, di gran sole, Aquilino aveva veduto passare un battaglione

di volontari al ritorno degli esercizi.

Erano studenti, suoi compagni d'Università, erano professionisti, esuli,

qualche ragazzo, qualche testa grigia, qualche faccia di aristocratico,

qualcuno della plebe: ma in tutti una gravità, un silenzio,

un'elevazione, una parificazione, una purificazione.

Italiani che non sorridono più! E gli nacque questo pensiero: «Questa è

la guerra contro la giovinezza del mondo. È la guerra del popolo che non

sorride contro gli umani che possedevano ancora la virtù del sorriso».

Passavano intanto gli armati e i vessilli. I vessilli parevano confusi

col cielo. Aquilino guardò nel cielo per vedere quale cosa invisibile

passasse davanti al sole: un grande orifiamma, come nel giorno del

Signore.

Passarono, e il loro passaggio aveva arrestato il moto della via, come

per incantesimo; e soltanto dopo che furono passati, carrozze, tram,

uomini, ripresero il loro moto.

I pensieri davano al giovane una sensazione di spasimo, perchè ogni

pensiero vagava sincero per conto proprio; si componeva, si scomponeva:

ma non se ne formava un sistema, dentro cui l'anima si acquetasse.

E rivedendo con la mente quegli uomini del popolo che marciavano in

armi, insieme con quegli aristocratici, si domandava: «Quei miserabili

cosa sperano di guadagnare con la guerra?»

La consueta vita degli uomini era turbata; i fili della vita interrotti,

chiusa la Borsa, non più scambi, chiusi per paura delle dimostrazioni, i

negozi; quasi ogni sera, tumulti fra quelli che volevano la guerra, e

quelli che la guerra non volevano.

«Eppure certamente verrà il giorno -- pensava, -- verrà il giorno che gli

operai della vita riallacceranno i fili della vita interrotti: la Borsa,

gli scambi, le corse, i caffè folgoranti».

Eppure queste cose avverranno: nella lingua del _sì_, o nella lingua del

_ja_.

Ma avverranno queste cose!

E quelli che saranno morti? La loro madre non li rifarà più; e il loro

nome scomparirà dalla memoria degli uomini. «La madre tua non ti rifarà

una seconda volta, se tu muori, o Aquilino».

Questo ragionamento era saggio. E pur con questo saggio ragionamento,

Aquilino sentiva vergogna della sua giovinezza, ed evitava la comunione

con gli altri giovani....

«E quegli altri là, i Tedeschi, non muoiono?» -- si domandava allora.

Mostruoso pensiero! Gli pareva che quegli altri là non dovessero

veramente morire, ma che dovessero poi rinascere in quella compattezza e

perfetta materialità del loro popolo immenso.

«Ah, quale espiazione per noi che sognammo anime libere e giustizia

migliore! Non l'han dichiarato quelli là che, pel bene del mondo,

intendono ridurre il mondo alla loro materialità e compattezza?

Combattere allora è necessario, dar morte e morire. Ma come posso, io,

Aquilino, diventare omicida?»

E un'altra volta aveva veduto passare, per una delle vie principali, una

schiera di scolari, scolaretti, scioperanti dalla scuola: tricolore in

testa: gridavano _l'Italia s'è desta, Iddio la creò_.

Sfilavano fra la indifferenza e gli occhiacci dei bottegai, agli sporti

dei loro negozi. Ve n'erano di quelli piccini, che parevano come timidi

di passare, con quella loro picciolezza e con quel gran grido _l'Italia

s'è desta_, fra tutte quelle persone grosse, serie, mute, o che

dicevano: «Ma andate a scuola, ragazzi».

«A scuola, a scuola!», voleva dire anche lui, ma nulla disse, e svoltò

per un vicolo, per non vedere, per non sentire. Provava una pena, come

un approssimarsi di pianto.

-- Ma lei, caro professore, -- diceva donna Barberina ad Aquilino in

presenza degli altri -- mi fa della filosofia sentimentale, invece che

far della cronaca.

E da sola a solo gli diceva: -- È inutile, è inutile, sei un sentimentale

anche tu. Ma già è forse per questo che ti voglio tanto bene. Uh!

E con la mano bianca gli dava uno strattone al ciuffo dei capelli, e

glieli arruffava tutti.

*

S'aprì un po' di spiraglio alle speranze di donna Barberina in quei due

o tre giorni, su la metà del maggio, quando parve delinearsi un

mutamento netto del Governo.

Aquilino fu ancora pregato di andare a spasso a fare della cronaca.

-- Rivoluzione? -- diceva il commendatore. -- Ma no! Milano la attende da

Roma, e Roma da Milano. Un po' di tumulto, quel po' di tumulto che è

necessario per la precipitazione in fondo delle particelle agitate....

Oh, un colpo abile!

-- Chi sa cosa succede adesso nella reggia di Roma -- diceva donna

Bàrbera.

-- Un colpo inabile -- diceva Aquilino -- un colpo maldestro, un colpo

villano. L'uomo del potere, come un rozzo _chauffeur_ al volante, crede

di abbattere, come al solito, il solito impedimento: un ministero. Non

ha calcolato un impedimento più serio: la nazione.

-- Ma non faccia della metafisica -- disse il commendatore.

Apparve su la soglia del salotto miss Edith. Gli occhi le luccicavano

stranamente. Pareva anelante da lunga corsa. Aveva un supplemento di

giornale.

Il Re aveva confermato il ministero di prima.

Era la guerra.

-- Vatti un po', cara.... -- disse donna Barberina.

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 35 / 42 题