CAPITOLO XIII.

La cura di Mitridate.

Aquilino andò in cerca di quel poeta per domandargli un poco di bùssola

per navigare. Sentiva di essere entrato in mezzo a correnti marine; e la

sua navicella, benchè tanto innòcua, si trovava sotto minaccia.

Fors'anche qualche mina subàcquea. Già! _La verità partorisce l'odio, e

l'osservanza partorisce gli amici._ Ma non sempre possiamo seguire le

sentenze dei savî.

Trovò quel poeta di pessimo umore, e prima di farlo parlare di quello

che l'interessava, lo dovette seguire per tutta la cucina del gran

ristorante della letteratura combattente. «Guardate che pèntole! che

intìngoli! E il pubblico, più la roba è sporca, più mangia. Ed io

sèguito a fare dell'arte pura!»

«Dio, che male anche quello della gloria -- pensava Aquilino -- che muta

in aceto quel poco di zucchero che ha l'uomo».

Forse era per questo che il vecchio bibliotecario soleva ripetere:

_Dòmine dà mihi nesciri_

Santi numi, se tutti vogliono la gloria, come ci può essere posto per

tutti?

Ma se Aquilino avesse cominciato questo discorso, chi sa dove sarebbe

andato a finire! E perciò gli grattò un pochino di quella malattia,

dicendogli che i poeti sono conosciuti, di solito, dopo molto tempo.

Voleva dire, per non sbagliare, «dopo la morte».

Il poeta Emme era anche lui di questa opinione.

-- Lei dice -- domandò Aquilino -- che il senatore non me la perdonerà più?

Il poeta Emme crollò la testa come un medico che fa una diàgnosi

disperata. -- Però senta: c'è un rimedio: donna Barberina l'ha mai

spedito a sentire delle conferenze?

-- No -- rispose Aquilino, meravigliando.

-- Oh, la spedirà! Bene: il senatore deve tenere una sèrie di conferenze.

Lei vi assiste, fa la relazione, e loda in modo particolare _la grazia,

il sentimento, il profondo intuito del bello_.

-- Cioè quello che non ha.

-- Già! E lo vuol lodare per quello che ha? Lei firma i soffietti e ci

penso io a far pubblicare.

-- Non mi garba, -- rispose Aquilino. -- E poi senta: io mi sono inscritto

in lettere, perchè la marchesa ne ha fatta una questione. Ma scusi: è

letteratura italiana quella che fa quel professore?

-- Ma lei ignora il mètodo! Per il suo professore, la letteratura è

scienza, e per uno scienziato studiare Dante o una tignola, appiccicata

a Dante, ha la stessa importanza scientifica. Naturalmente così nascono

più tignole che Danti dalla sua scuola.

-- Quello che mi sta a cuore -- disse Aquilino -- è di non disgustarmi con

la marchesa, almeno per due o tre anni. Dopo poi.... Ed io ho paura che

quei miei discorsi dell'altra sera....

-- Ma no! -- disse il poeta. -- Lei si imagini di essere un cavallo delle

scuderie della marchesa. L'altra sera lei ha fatto un salto, un po'

selvaggio, ma un bel salto. Glielo dico io che non ho l'abitudine di

lodare, fatta eccezione delle belle donnine. La marchesa si è sentita

lusingata; tanto più che lei era quotato un po' male. Oh, ma ora si è

piazzato.

-- Perchè quotato male? -- domandò Aquilino -- tutt'al più ero sconosciuto

fra quei signori.

-- Lo dice lei: lei vi era molto conosciuto....

-- Ohimè! Ero illustre? E cioè?

-- E cioè si sapeva di lei che lei per esempio non conosce l'inglese,

pronuncia maluccio il francese, non ha viaggiato all'estero....

-- Ohimè!

-- Viceversa si sapeva che lei distingue con molta attenzione il soggetto

dall'oggetto; che lei fa molto conto del filar la lana, _domi mansit,

lanam fecit_; che lei è un ammiratore di Muzio Scèvola; che in politica

le piace la candidatura di Cincinnato....

-- Ma le mie lezioni! Quel Bobby è un chiacchierone.

-- E non solo Bobby; ma la marchesa, e specialmente miss Edith. In una

parola, si sapeva che lei vuol nutrire l'ineffabile Bobby di midolla di

leone, e che perciò miss Edith e donna Barberina devono sudare quattro

camicie.... Scusi la metafora, perchè oggi le signore non portano più

camicia....

-- Che?

-- Non lo sa che le signore oggi non portan camicia? Ma lei non sa

niente! Dunque le signore devono sudare quattro camicie per impedire che

Bobby faccia un'indigestione di midolle leonine. Insomma, lei passava

per una balia di ottima costituzione fisica, di ottimi costumi, ma un

po' grossolana, che può fare morire il pupo. Il senatore diceva,

senz'altro, che il pupo cresceva male.

-- Ah, l'affare delle _fandonie_! -- esclamò Aquilino. -- Come sono

suscettìbili questi grandi uomini. Tutto è di poco conto, per essi; ma

guai a toccare la loro sacra epidèrmide!

-- Il commendatore, poi, -- disse il poeta Emme -- si divertiva a

rappresentare lei come l'uomo primitivo, e diceva: «Da quali monti

d'Abruzzo, marchesa, ha fatto scendere quel precettore?»

-- L'affare di Giulio Cesare. Idiota!

-- Un idiota di ingegno, perchè vuole arrivare e arriverà. La marchesa

spesso ha preso le sue difese. Ah, vuol sapere il giudizio che miss

Edith ha dato di lei?

-- Di me?

-- Sì, di lei. Che lei è a _pure-minded man_.

-- Che vuol dire?

-- Qualcosa come un _uomo ancora vergine_.

«Mi dovresti capitar sottomano», pensò Aquilino; e disse:

-- Allora è per questo che mi curiosavano tanto, in principio.

-- Già! Ed anche per un'altra ragione: che lei è un discreto giovane.

Aquilino arrossì.

-- Non arrossisca. Di bei giovani siamo in pochi, oramai.

Aquilino dopo un po' disse: -- Giacchè lei è tanto penetrante, mi cavi

una curiosità: perchè miss Edith fa tutte quelle smorfie al senatore....

-- La interessa miss Edith?

-- Mi interessa...? Mi fa rabbia vedere tutti quei complimenti a

quell'uomo....

-- È cosa semplice. Sollètica un poco l'ombellico al grosso ippopòtamo

perchè desidera di ottenere una cattedra di inglese nelle nostre scuole.

-- Infatti miss Edith, è istruitissima -- disse Aquilino.

-- Una deflorata -- disse il poeta.

-- Sarebbe a dire?

-- Una deflorata a tutti gli spìgoli dell'intellettualità.

Aquilino stette un po' stupito alla strana definizione. -- A me pare

intelligente -- disse.

-- Intelligenza delle donne -- disse il poeta.

-- Sarebbe a dire?

-- Intelligenza di donna. Ogni alto sapere ha per substrato la conoscenza

della morte. Ciò non può essere pienamente conosciuto dalla donna,

perchè essa è donna, cioè è bellezza e vita. Non le pare di vederla

dietro il paravento occupata a impennacchiare e mettere campanelli e

nastri allegri ai poeti, ai filosofi melanconici?

-- E quella poetessa? È sempre vicina a me....

-- A lei? Oh, anche a me. Quella povera signora vive per la ricerca delle

anime alte; e ogni anima alta -- maschile, s'intende! -- dovrebbe

congiungersi con lei più o meno spiritualmente. Si ubbriaca con se

stessa ed ignora che di solito l'anima alta maschile se ha bisogno di

una donna, questa è la cuoca.

-- Scusi. Anche la marchesa è autrice?

-- Autrice di Bobby.

-- Ah, questo lo so. Voleva dire _autrice di qualche opera_.

-- Infatti lei ha ragione. Esiste un'opera, un capolavoro di donna

Barberina: lei non l'ha ancora visto.

-- Quale? -- domandò Aquilino.

-- Il marchese suo marito.

Aquilino stette un po' lì, sospeso.

-- Scusi, e perchè un capolavoro?

-- Perchè lo ha completamente idiotizzato.

-- Idiota?

-- Ho detto idiotizzato. Il marchese Don Ippolito sta ritirato in

campagna e vive la sua filosofia. Lei mi capisce: quando uno cade nella

filosofia, è bell'e finito, se pure non si tratta di filosofia

umoristica.

*

Dio, che cerchio alla testa! Quanti veleni! Per vivere bisognerà

cominciare la cura di Mitridate: abituarsi ai veleni.

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 24 / 42 题