La signora marchesa.
È moltissimo interessante -- specie per chi ha tempo da perdere --
meditare quante parole vi sono per indicare le malattie dell'uomo; tanto
che se, nella tranquillità della vita uterina, si potesse leggere un
dizionario medico, all'ordine: _Làzzare, veni foras!_ si risponderebbe:
Niente affatto!
Aquilino, appena varcato il Po, e si trovò in quella città, fu preso dal
male che si chiama nostalgia, così che non solo non ammirò i monumenti
della grande città; ma non gli piacque nemmeno il pane, perchè gli parve
di altro sapore; e tutte quelle case attaccate alle case, e tutta quella
gente che vive fra le case, forse quella è una malattia.
Ma un giorno vide, con sorpresa, in uno specchio di vetrina, un ragazzo,
con un abito _blumarèn_. Ed era lui. -- Oh, che cera smarrita!... E in
quel giorno vide che passavano tre _turlulù_ con un sacco dietro le
spalle, una magliaccia, certi passacci, tre nasi a trombetta, e sei
occhiacci buttati qua e là.
-- Chi sono quei disgraziati? -- aveva domandato Aquilino.
-- Quelli sono tedeschi -- gli risposero -- che calan con l'autunno: il
primo dì han le toppe ai calzoni, il secondo han la camicia quasi
pulita, il terzo dì sono essi i padroni.
Infatti coloro non avevano la cera smarrita.
-- Non la voglio avere nemmeno io, -- disse Aquilino; e andò in cerca del
palazzo della marchesa.
*
Oh, il bel palazzo! Quale itinerario egli avesse seguito per scale,
corridoi, salotti, prima di arrivare dove la signora marchesa sarebbe
venuta «a momenti», Aquilino non avrebbe potuto ricostruire. Un
portinaio -- personaggio che non usava al suo paese -- lo aveva consegnato
ad un marcantonio sbarbato, con un gilè rosso e un grembiulone verde: e
stava sfregando così bene i pavimenti, che Aquilino sdrucciolò; e perciò
quando si trovò solo in un gran salotto, stette prudente nel muoversi
per non sdrucciolare una seconda volta e cagionar malestri in quella
specie di labirinto fra mobili, cristallerie, fiori, bamboccini, quadri,
libri. Invece di accomodarsi, come aveva detto quel marcantonio, si
appressò a una vetrata e lì scoperse una cosa piacevole: qualche cosa
come un giardino signorile, ma così ben pettinato che le piante gli
parevano di una botànica diversa: e dietro quel verde, una specie di
torrione. Poi gli parve che fossero già trascorsi molti di quei momenti,
e si mise a guardare per indovinar da quale porta, da quale cortinaggio
sarebbe apparsa la signora marchesa. E così girando gli occhi, s'accorse
che nel salotto non era solo, ma c'era lì, sopra un cuscino di raso, una
vaga bestia tutta arruffata; e dall'arruffio del lungo pelo veniva fuori
un brutto muso spelato e due occhi sospettosi fissi sopra di lui: un
gatto? un cane? o non piuttosto una scimmia?
Una voce, dietro le spalle, lo fece trasalire:
-- Ah, buon giorno. -- Era la signora marchesa.
Il cui aspetto rincorò Aquilino.
Non che egli credesse che la signora marchesa, perchè marchesa, dovesse
venire con la corona in testa -- come le sue lettere -- e il paggetto,
dietro, che tien su la coda: ma per quella descrizione della marchesa
_col pennacchio in cima alla testa_, si aspettava una dama di gran
soggezione: e invece gli si affacciò una figurina carina, semplice, che
scivolò con disinvoltura fra tutte quelle cose complicate.
Ella si sedette, fece sedere: e allora Aquilino ebbe davanti a sè la
signora marchesa, cioè un visetto di un grazioso ovale, un po' pallido,
incorniciato da gran capellatura nera: e due occhioni languidi. Ma
quando, dopo le prime domande di cortesia, la signora prese un
occhialetto d'oro e per qualche attimo perscrutò Aquilino, la prima
sensazione del giovane si mutò, e lasciò il posto ad altra sensazione
meno piacevole. Ed anche le parole che seguirono gli fecero uno strano
effetto: erano saltellanti, dubitose, accompagnate da una smorfietta che
voleva sembrare benevola; e con tanti _Nevvero?_, che ad Aquilino venne
voglia di dire: _Per me -- scusi -- non è vero niente affatto._
-- Io non dubito -- disse -- delle sue brillanti qualità: il conte Cosimo,
ottimo nostro amico, mi parlò di lei in modo del tutto rassicurante. Sì,
mi aveva, effettivamente, detto che lei era giovane; ma adesso mi sembra
che lei sia troppo, troppo giovane -- e pronunciò questo _troppo, troppo
giovane_ che pareva voler dire: _Io mi trovo imbarazzatissima._
Era impacciato anche lui, e seccato per quell'affare dell'occhialino che
tornava a passare su la sua persona.
-- Eh, signora marchesa -- disse con gravità impressionante --, vi sono
certi anni nella vita che contano per due.
-- Sì, capisco bene: ma specialmente è per Bobby. Non so come faremo con
Bobby.
Certamente Bobby doveva essere il figliuolo della signora marchesa,
benchè a quel nome, gli occhi di Aquilino corsero su quella vaga bestia
che stava sul cuscino.
-- Già -- fece la signora marchesa dubitosamente -- e quel _già_ voleva
dire: «oh! c'è ancora dell'altro».
Ad Aquilino veniva un po' a meno il cuore, e forse lo si capiva dal
volto.
La signora marchesa domandò di colpo risolutamente:
-- Lei intende nel tempo stesso frequentare l'Università?
-- Sì, signora marchesa. Così del resto eravamo intesi.
-- Perfettamente. E quale facoltà?
-- La facoltà di legge, signora marchesa.
-- Me lo aspettavo! Non ci siamo spiegati bene, o forse io non mi sono
spiegata. Comunque, è necessario intenderci. Nevvero?
Aquilino s'accorse di stare a bocca aperta.
-- Le dirò dunque nettamente -- proseguì la marchesa, -- che è mia
intenzione fare studiare Bobby in casa, almeno per tutto il ginnasio,
per tante belle ragioni, che adesso non le sto a dire. Gli esami, però,
badi! alle scuole pubbliche. Mi era stato, dunque, messo innanzi un
precettore di età rispettabile e con ottimi precedenti....
-- Signora marchesa -- interruppe a questo punto Aquilino vivacemente,
anche sapendo che non si deve interrompere. -- Io sono qui! -- e lo disse
assai con intenzione. -- Del resto lei prova me e lui. Si piglia un libro
greco e latino, si apre a caso e poi si vede. Per le matematiche non oso
dir tanto....
La marchesa sorrise:
-- Non si tratta di questo. Apprezzo, senza prova, il suo latino e greco.
Avevo un impegno con lei, ed ho rifiutato quel precettore. Però non le
nascondo che mi è stato più difficile rifiutare le offerte, un po'
insistenti, che mi ha fatto il senatore X***, di un suo studente di
second'anno di filologia. Nessuna prevenzione in proposito: ma non le
nascondo che il professore, il senatore X***.... Non conosce il senatore
X***?
E la domanda fu tale che rispondere di non conoscere, almeno di nome, il
celebre senatore X*** era come dichiarare di venire dal mondo
dell'Ignoranza.
-- Lei mi capisce -- riprese la marchesa. -- Se lei si inscrive nella
facoltà filologica, io posso giustificare meglio il mio rifiuto al
senatore. E poi, schiettamente; la casa è frequentata da gente di studi.
Ora lei non essendo professore, e nemmeno avviato per questa carriera,
mi pare che ci esponiamo alla critica. Nevvero? Se lei invece è
inscritto in filologia, noi siamo allora in perfetto protocollo, ed
evitiamo la critica.... Personalmente poi le dirò che mi piace molto la
sua pronuncia, e questo è già un titolo.... Bobby, in fondo, è
italiano....
Aquilino rimase un po' lì dubitoso. Studiare i poeti per i poeti, ed i
savi per la saviezza, sì, gli piaceva; ma per fare poi nella vita la
carriera del professore, non ci aveva pensato. Che cosa avrebbe detto
mamà? Per lei il maestro di scuola è sempre quello che, urlando, conduce
a casa i monelli.
Aquilino capì che il gentile _mi pare_ della signora voleva dire: _son
certa_; e quel fare dubitoso non era che una smorfia elegante.
Smorfiette inzuccherate; ma soltanto alla superficie. O prendere o
lasciare. Ebbene avrebbe fatto il volere della marchesa, per il
protocollo di lei; e per il protocollo della sua vita futura, cosa molto
seria! avrebbe studiato legge.
-- Accetta la signora marchesa?
La marchesa fece un gesto che voleva dire: _Gli interessi della sua vita
non mi riguardano, faccia lei...._
-- Già, per la facoltà di legge -- aggiunse a quel gesto -- basta la pura
iscrizione.
Dopo di che la marchesa, con una sicurezza stupefacente, entrò nel tema
così delicato degli obblighi di lui e di lei: dare ed avere.
-- E centocinquanta lire mensili. Le va?
Quando Aquilino sentì il suono di quella cifra favolosa, balzò.
«Milleottocento lire all'anno, spesato di tutto! La casetta di mamà la
si poteva avere per duemila lire, l'orto per mille. Ma io ti studio
anche veterinaria. Altro che filologia!»
-- E allora le presento Bobby, nevvero?
E la marchesa suonò su certi tastini d'avorio che aveva sottomano; e,
non so, forse perchè prima era apparso quel marcantonio rosso, e la
marchesa squillò _Bobby, Bobby!_, che l'apparso Bobby parve un
lillipuziano. Un cosino quasi trasparente, d'improvviso, era scivolato
sul tappeto, finchè giunto davanti ad Aquilino, si irrigidì, stese la
mano, lui, il minuscolo, a lui. Pareva un pupo, vestito così alla
marinara, coi calzoni lunghi a campana. Ma dove l'aveva veduto quel
cosino altre volte? Eppure l'aveva veduto! Ma sì! In quelle stampe
antiche dove c'è un pupino vestito così: il figlio di Napoleone, quello
che morì etico. Si vede che la moda torna su.
_Ma questo mimmo qui, così tristanzuolo, mi campa come un passerotto da
nido_, pensò Aquilino -- e _allora addio le mie centocinquanta lire_.
Disse poi: -- Deve essere intelligentissimo.
Bobby era immoto.
-- Ah sì, anche troppo. Proverà -- disse la signora marchesa sorridendo.
-- Forse un po' gracilino -- aggiunse lui con molta meditazione.
Ahi, ahi! Un tasto falso, dopo tanta meditazione.
-- Bobby è sanissimo -- disse la marchesa; -- e da quando ho avuto la
fortuna di affidarlo a miss Edith, non ha fatto più il benchè minimo
raffreddore.
-- Gli occhi di questo caro bambino -- disse Aquilino cercando di
rimediare -- sono così belli e profondi! Sembrano quasi melanconici....
Aquilino aveva toccato altro tasto falso.
-- Melanconico Bobby? -- disse la marchesa. -- Ah, _rigolo, rigolo_.
Aquilino non sapeva che cosa volesse dir _rigolo_, ma certo una cosa
contraria di _melanconico_. Per Dio! Stava così grave quel pupo, che
avrebbe ingannato ognuno: il quale pupo ad un cenno della marchesa,
tornò a porgere la mano; riscivolò, scomparve.
-- Io vorrei -- disse poi la marchesa quando Bobby fu scomparso -- che lo
studio del latino non lo distogliesse troppo dalle altre molte
occupazioni. Nei ginnasi pubblici li brutalizzano addirittura col
latino.
Per Dio! Aquilino era uno, esperto della montagna del latino e avrebbe
trasportato coi metodi più semplici e per belle giravolte, il suo
allievo sino al verso eroico, _qui cupit optatam cursu contìngere metam,
multa talit fecitque puer...._
Ma qui la signora marchesa si entusiasmò poco. L'importante per lei era
passare ai primi esami. Raggiungere le alte vette, cosa secondaria. Un
_grimpeur_ può, per giuoco, varcare le cime dell'_optatam metam_: Bobby
bastava che passasse sotto il _tunnel_ degli esami, alla maniera
moderna.
Ed Aquilino s'accorse che aveva commessa un'altra stonatura: le quali
erano già tre, e nel linguaggio della signora marchesa si chiamavano
_gaffes_.
*
«È quel frùgolo lì che io non saprò mettere a posto? -- diceva tra sè
Aquilino quando il marcantonio del cameriere lo lasciò solo nella stanza
che gli era stata assegnata. -- Ma io ti mangio in insalata!»
Gli dava quasi più soggezione quella stanza chiara: chiari i mobili;
chiaro, di metallo, anche il letto. Oh, una bella stanza! E quella
specie di sistema nervoso e vascolare che aveva? Fili per la luce, fili
per i suoni, tubi per il caldo, tubi per l'acqua. Però una bella stanza,
e che buoni materassi, e centocinquanta lire il mese!
Ma quella valigia di tela così gonfia, con quella corda in croce, che il
cameriere gli posò senza dir nulla, come era vergognosa in quella
magnificenza tutta bianca.
Povera mamà!