CAPITOLO VI.

La signora marchesa.

È moltissimo interessante -- specie per chi ha tempo da perdere --

meditare quante parole vi sono per indicare le malattie dell'uomo; tanto

che se, nella tranquillità della vita uterina, si potesse leggere un

dizionario medico, all'ordine: _Làzzare, veni foras!_ si risponderebbe:

Niente affatto!

Aquilino, appena varcato il Po, e si trovò in quella città, fu preso dal

male che si chiama nostalgia, così che non solo non ammirò i monumenti

della grande città; ma non gli piacque nemmeno il pane, perchè gli parve

di altro sapore; e tutte quelle case attaccate alle case, e tutta quella

gente che vive fra le case, forse quella è una malattia.

Ma un giorno vide, con sorpresa, in uno specchio di vetrina, un ragazzo,

con un abito _blumarèn_. Ed era lui. -- Oh, che cera smarrita!... E in

quel giorno vide che passavano tre _turlulù_ con un sacco dietro le

spalle, una magliaccia, certi passacci, tre nasi a trombetta, e sei

occhiacci buttati qua e là.

-- Chi sono quei disgraziati? -- aveva domandato Aquilino.

-- Quelli sono tedeschi -- gli risposero -- che calan con l'autunno: il

primo dì han le toppe ai calzoni, il secondo han la camicia quasi

pulita, il terzo dì sono essi i padroni.

Infatti coloro non avevano la cera smarrita.

-- Non la voglio avere nemmeno io, -- disse Aquilino; e andò in cerca del

palazzo della marchesa.

*

Oh, il bel palazzo! Quale itinerario egli avesse seguito per scale,

corridoi, salotti, prima di arrivare dove la signora marchesa sarebbe

venuta «a momenti», Aquilino non avrebbe potuto ricostruire. Un

portinaio -- personaggio che non usava al suo paese -- lo aveva consegnato

ad un marcantonio sbarbato, con un gilè rosso e un grembiulone verde: e

stava sfregando così bene i pavimenti, che Aquilino sdrucciolò; e perciò

quando si trovò solo in un gran salotto, stette prudente nel muoversi

per non sdrucciolare una seconda volta e cagionar malestri in quella

specie di labirinto fra mobili, cristallerie, fiori, bamboccini, quadri,

libri. Invece di accomodarsi, come aveva detto quel marcantonio, si

appressò a una vetrata e lì scoperse una cosa piacevole: qualche cosa

come un giardino signorile, ma così ben pettinato che le piante gli

parevano di una botànica diversa: e dietro quel verde, una specie di

torrione. Poi gli parve che fossero già trascorsi molti di quei momenti,

e si mise a guardare per indovinar da quale porta, da quale cortinaggio

sarebbe apparsa la signora marchesa. E così girando gli occhi, s'accorse

che nel salotto non era solo, ma c'era lì, sopra un cuscino di raso, una

vaga bestia tutta arruffata; e dall'arruffio del lungo pelo veniva fuori

un brutto muso spelato e due occhi sospettosi fissi sopra di lui: un

gatto? un cane? o non piuttosto una scimmia?

Una voce, dietro le spalle, lo fece trasalire:

-- Ah, buon giorno. -- Era la signora marchesa.

Il cui aspetto rincorò Aquilino.

Non che egli credesse che la signora marchesa, perchè marchesa, dovesse

venire con la corona in testa -- come le sue lettere -- e il paggetto,

dietro, che tien su la coda: ma per quella descrizione della marchesa

_col pennacchio in cima alla testa_, si aspettava una dama di gran

soggezione: e invece gli si affacciò una figurina carina, semplice, che

scivolò con disinvoltura fra tutte quelle cose complicate.

Ella si sedette, fece sedere: e allora Aquilino ebbe davanti a sè la

signora marchesa, cioè un visetto di un grazioso ovale, un po' pallido,

incorniciato da gran capellatura nera: e due occhioni languidi. Ma

quando, dopo le prime domande di cortesia, la signora prese un

occhialetto d'oro e per qualche attimo perscrutò Aquilino, la prima

sensazione del giovane si mutò, e lasciò il posto ad altra sensazione

meno piacevole. Ed anche le parole che seguirono gli fecero uno strano

effetto: erano saltellanti, dubitose, accompagnate da una smorfietta che

voleva sembrare benevola; e con tanti _Nevvero?_, che ad Aquilino venne

voglia di dire: _Per me -- scusi -- non è vero niente affatto._

-- Io non dubito -- disse -- delle sue brillanti qualità: il conte Cosimo,

ottimo nostro amico, mi parlò di lei in modo del tutto rassicurante. Sì,

mi aveva, effettivamente, detto che lei era giovane; ma adesso mi sembra

che lei sia troppo, troppo giovane -- e pronunciò questo _troppo, troppo

giovane_ che pareva voler dire: _Io mi trovo imbarazzatissima._

Era impacciato anche lui, e seccato per quell'affare dell'occhialino che

tornava a passare su la sua persona.

-- Eh, signora marchesa -- disse con gravità impressionante --, vi sono

certi anni nella vita che contano per due.

-- Sì, capisco bene: ma specialmente è per Bobby. Non so come faremo con

Bobby.

Certamente Bobby doveva essere il figliuolo della signora marchesa,

benchè a quel nome, gli occhi di Aquilino corsero su quella vaga bestia

che stava sul cuscino.

-- Già -- fece la signora marchesa dubitosamente -- e quel _già_ voleva

dire: «oh! c'è ancora dell'altro».

Ad Aquilino veniva un po' a meno il cuore, e forse lo si capiva dal

volto.

La signora marchesa domandò di colpo risolutamente:

-- Lei intende nel tempo stesso frequentare l'Università?

-- Sì, signora marchesa. Così del resto eravamo intesi.

-- Perfettamente. E quale facoltà?

-- La facoltà di legge, signora marchesa.

-- Me lo aspettavo! Non ci siamo spiegati bene, o forse io non mi sono

spiegata. Comunque, è necessario intenderci. Nevvero?

Aquilino s'accorse di stare a bocca aperta.

-- Le dirò dunque nettamente -- proseguì la marchesa, -- che è mia

intenzione fare studiare Bobby in casa, almeno per tutto il ginnasio,

per tante belle ragioni, che adesso non le sto a dire. Gli esami, però,

badi! alle scuole pubbliche. Mi era stato, dunque, messo innanzi un

precettore di età rispettabile e con ottimi precedenti....

-- Signora marchesa -- interruppe a questo punto Aquilino vivacemente,

anche sapendo che non si deve interrompere. -- Io sono qui! -- e lo disse

assai con intenzione. -- Del resto lei prova me e lui. Si piglia un libro

greco e latino, si apre a caso e poi si vede. Per le matematiche non oso

dir tanto....

La marchesa sorrise:

-- Non si tratta di questo. Apprezzo, senza prova, il suo latino e greco.

Avevo un impegno con lei, ed ho rifiutato quel precettore. Però non le

nascondo che mi è stato più difficile rifiutare le offerte, un po'

insistenti, che mi ha fatto il senatore X***, di un suo studente di

second'anno di filologia. Nessuna prevenzione in proposito: ma non le

nascondo che il professore, il senatore X***.... Non conosce il senatore

X***?

E la domanda fu tale che rispondere di non conoscere, almeno di nome, il

celebre senatore X*** era come dichiarare di venire dal mondo

dell'Ignoranza.

-- Lei mi capisce -- riprese la marchesa. -- Se lei si inscrive nella

facoltà filologica, io posso giustificare meglio il mio rifiuto al

senatore. E poi, schiettamente; la casa è frequentata da gente di studi.

Ora lei non essendo professore, e nemmeno avviato per questa carriera,

mi pare che ci esponiamo alla critica. Nevvero? Se lei invece è

inscritto in filologia, noi siamo allora in perfetto protocollo, ed

evitiamo la critica.... Personalmente poi le dirò che mi piace molto la

sua pronuncia, e questo è già un titolo.... Bobby, in fondo, è

italiano....

Aquilino rimase un po' lì dubitoso. Studiare i poeti per i poeti, ed i

savi per la saviezza, sì, gli piaceva; ma per fare poi nella vita la

carriera del professore, non ci aveva pensato. Che cosa avrebbe detto

mamà? Per lei il maestro di scuola è sempre quello che, urlando, conduce

a casa i monelli.

Aquilino capì che il gentile _mi pare_ della signora voleva dire: _son

certa_; e quel fare dubitoso non era che una smorfia elegante.

Smorfiette inzuccherate; ma soltanto alla superficie. O prendere o

lasciare. Ebbene avrebbe fatto il volere della marchesa, per il

protocollo di lei; e per il protocollo della sua vita futura, cosa molto

seria! avrebbe studiato legge.

-- Accetta la signora marchesa?

La marchesa fece un gesto che voleva dire: _Gli interessi della sua vita

non mi riguardano, faccia lei...._

-- Già, per la facoltà di legge -- aggiunse a quel gesto -- basta la pura

iscrizione.

Dopo di che la marchesa, con una sicurezza stupefacente, entrò nel tema

così delicato degli obblighi di lui e di lei: dare ed avere.

-- E centocinquanta lire mensili. Le va?

Quando Aquilino sentì il suono di quella cifra favolosa, balzò.

«Milleottocento lire all'anno, spesato di tutto! La casetta di mamà la

si poteva avere per duemila lire, l'orto per mille. Ma io ti studio

anche veterinaria. Altro che filologia!»

-- E allora le presento Bobby, nevvero?

E la marchesa suonò su certi tastini d'avorio che aveva sottomano; e,

non so, forse perchè prima era apparso quel marcantonio rosso, e la

marchesa squillò _Bobby, Bobby!_, che l'apparso Bobby parve un

lillipuziano. Un cosino quasi trasparente, d'improvviso, era scivolato

sul tappeto, finchè giunto davanti ad Aquilino, si irrigidì, stese la

mano, lui, il minuscolo, a lui. Pareva un pupo, vestito così alla

marinara, coi calzoni lunghi a campana. Ma dove l'aveva veduto quel

cosino altre volte? Eppure l'aveva veduto! Ma sì! In quelle stampe

antiche dove c'è un pupino vestito così: il figlio di Napoleone, quello

che morì etico. Si vede che la moda torna su.

_Ma questo mimmo qui, così tristanzuolo, mi campa come un passerotto da

nido_, pensò Aquilino -- e _allora addio le mie centocinquanta lire_.

Disse poi: -- Deve essere intelligentissimo.

Bobby era immoto.

-- Ah sì, anche troppo. Proverà -- disse la signora marchesa sorridendo.

-- Forse un po' gracilino -- aggiunse lui con molta meditazione.

Ahi, ahi! Un tasto falso, dopo tanta meditazione.

-- Bobby è sanissimo -- disse la marchesa; -- e da quando ho avuto la

fortuna di affidarlo a miss Edith, non ha fatto più il benchè minimo

raffreddore.

-- Gli occhi di questo caro bambino -- disse Aquilino cercando di

rimediare -- sono così belli e profondi! Sembrano quasi melanconici....

Aquilino aveva toccato altro tasto falso.

-- Melanconico Bobby? -- disse la marchesa. -- Ah, _rigolo, rigolo_.

Aquilino non sapeva che cosa volesse dir _rigolo_, ma certo una cosa

contraria di _melanconico_. Per Dio! Stava così grave quel pupo, che

avrebbe ingannato ognuno: il quale pupo ad un cenno della marchesa,

tornò a porgere la mano; riscivolò, scomparve.

-- Io vorrei -- disse poi la marchesa quando Bobby fu scomparso -- che lo

studio del latino non lo distogliesse troppo dalle altre molte

occupazioni. Nei ginnasi pubblici li brutalizzano addirittura col

latino.

Per Dio! Aquilino era uno, esperto della montagna del latino e avrebbe

trasportato coi metodi più semplici e per belle giravolte, il suo

allievo sino al verso eroico, _qui cupit optatam cursu contìngere metam,

multa talit fecitque puer...._

Ma qui la signora marchesa si entusiasmò poco. L'importante per lei era

passare ai primi esami. Raggiungere le alte vette, cosa secondaria. Un

_grimpeur_ può, per giuoco, varcare le cime dell'_optatam metam_: Bobby

bastava che passasse sotto il _tunnel_ degli esami, alla maniera

moderna.

Ed Aquilino s'accorse che aveva commessa un'altra stonatura: le quali

erano già tre, e nel linguaggio della signora marchesa si chiamavano

_gaffes_.

*

«È quel frùgolo lì che io non saprò mettere a posto? -- diceva tra sè

Aquilino quando il marcantonio del cameriere lo lasciò solo nella stanza

che gli era stata assegnata. -- Ma io ti mangio in insalata!»

Gli dava quasi più soggezione quella stanza chiara: chiari i mobili;

chiaro, di metallo, anche il letto. Oh, una bella stanza! E quella

specie di sistema nervoso e vascolare che aveva? Fili per la luce, fili

per i suoni, tubi per il caldo, tubi per l'acqua. Però una bella stanza,

e che buoni materassi, e centocinquanta lire il mese!

Ma quella valigia di tela così gonfia, con quella corda in croce, che il

cameriere gli posò senza dir nulla, come era vergognosa in quella

magnificenza tutta bianca.

Povera mamà!

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 16 / 42 题