NOTE:

[2582] Chronic. Vulturnense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[2583] Antiq. Ital., Dissertat. XXXI, pag. 959.

[2584] Mabill., in Annal. Benedict. ad hunc annum.

[2585] Chron. Gotwicense, tom. 1, pag. 224.

[2586] Romualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.

[2587] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 11.

[2588] Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in episcop. Benevent.

Anno di CRISTO DCCCCXCI. Indizione IV.

GIOVANNI XV papa 7.

OTTONE III re di Germania e d'Italia 9.

Abbiamo dall'Annalista sassone[2589], che Ottone III coll'Augusta

Teofania sua madre celebrò con solennità ed allegria la santa Pasqua in

Quidelingeburg in Sassonia. Intervennero a tal festa _Marchio Tuscanorum

Hugo, et dux Polonorum Miseco cum pluribus regni princibus, diversa

munera ad obsequium imperatoris_ (non era per anche imperadore)

_deferentes_. _Ugo marchese_ e duca di Toscana con grandi ricchezze e

potenza accoppiava una non minore accortezza; e volendosi ben mettere in

grazia di Ottone III e di sua madre, non tornò sì tosto in Italia, ma

continuò a far la sua corte a que' regnanti, finchè giunsero a Nimega.

Quivi infermatasi l'imperadrice Teofania, da morte immatura fu rapita

nel dì 16 di giugno dell'anno presente Presso Ditmaro[2590] la sua morte

è posta sotto il precedente anno, ma per errore dei copisti. L'Annalista

sassone, Ermanno Contratto, Lamberto da Scafnaburgo, che copiavano la

Cronica di Ditmaro, dovettero ben vedere che anch'egli sotto il presente

anno notò la morte della suddetta imperadrice. Era questa greca

principessa donna di spiriti virili, di bella ed onesta conversazione,

molto caritativa verso de' poveri e delle chiese; sapeva cattivarsi

l'affetto di chi ella voleva, ed insieme tener basso chi alzava la

cresta; utilissima perciò nel governo degli stati al figliuolo. Un solo

difetto viene in lei riprovato da sant'Odilone[2591]: cioè, che

quantunque ella fosse utile ed ottima per gli altri, _socrui tamen_

(cioè a sant'Adelaide) _fuit ex parte contraria. Ad postremum vero

cujusdam Graeci_ (probabilmente vuol intendere di Giovanni arcivescovo

di Piacenza) _aliorumque adulantium consilio fruens, minabatur ei, quasi

manu designando, dicens: Si integrum annum supervixero, non dominabitur

Adhelhaida in toto mundo, quod non possit circumdari palmo uno. Quam

sententiam inconsulte prolatam, divina censura fecit esse veracem. Ante

quatuor hebdomadas graeca imperatrix ab hac luce discessit. Augusta

Adalhaida superstes, felixque remansit._ All'avviso della defunta nuora

la piissima imperadrice _Adelaide_ si portò dall'Italia in Germania per

consolare l'afflitto nipote _Ottone III_, e per dare assistenza alla di

lui età bisognosa tuttavia di consiglio nel governo del regno. E quivi

_ille eam matris instar secum tamdiu habuit, quoad usque ipse

protervorum consilio juvenum depravatus, tristem illam dimisit_. Sicchè

ella malcontenta si restituì all'Italia (non so in qual tempo),

lasciando il re nipote in balìa ai trasporti della sua gioventù. Fin qui

avea _Tribuno Memmo_ doge di Venezia governato il suo popolo senza

operar cose che gliene guadagnassero l'affetto[2592]. Gli stava non poco

a cuore che Maurizio suo figliuolo succedesse a lui nel governo, e

perciò lo spedì a Costantinopoli con isperanza, che ritornando

condecorato da quegli Augusti di qualche illustre dignità, più

facilmente otterrebbe il suo intento. Ma cadde intanto malato esso doge,

e sentendo accostarsi il suo fine, si fece portare al monistero di san

Zacheria, e quivi preso l'abito monastico, dopo sei giorni terminò di

vivere. Non già il di lui figliuolo, ma bensì _Pietro Orseolo II_ fu

creato in suo luogo doge di Venezia. Egli era figliuolo di quel _Pietro

Orseolo_ che già vedemmo doge, e poi passato alla vita monastica in

Francia, dove per le sue virtù si guadagnò il titolo di beato e di

santo. Questi fu principe di gran senno, e talmente attento ai vantaggi

della sua patria, che Venezia a' suoi di crebbe sommamente di potenza e

decoro. All'anno precedente 990 racconta il Sigonio[2593] le rivoluzioni

seguite in Milano fra _Landolfo arcivescovo_ e il popolo di quella

città. Il signor Sassi nelle annotazioni[2594] fu di parere ch'esso

Landolfo venisse promosso a quell'arcivescovato nell'anno 980, come in

fatti è notato nel Codice estense della Storia di Arnolfo

milanese[2595]; e che nel 982 succedessero quelle dissensioni, per le

quali Ottone II imperadore, secondo lui assediò Milano nell'anno 983. Io

non m'arrischio a proporre alcuno di tali fatti, perchè circa il tempo

la storia ci lascia nelle tenebre, e mi prendo la libertà di narrar qui

le sollevazioni suddette con qualche barlume di verisimiglianza, che

trovandosi troppo giovane il re Ottone III, e morta la madre sua, e

passata in Germania l'avola sua Adelaide, potesse allora il popolo di

Milano prendere l'armi contra del suo arcivescovo. Ora il fatto è in

questa maniera narrato da Landolfo seniore[2596] storico milanese.

A' tempi di Ottone I era potentissimo in Milano Bonizone da Carcano.

Essendo vacata la chiesa di Milano per la morte di _Gotifredo

arcivescovo_ nell'anno 980, costui a forza d'oro procurò

quell'arcivescovato dall'imperadore per suo figliuolo _Landolfo_ contro

la volontà di tutto il clero e popolo milanese, al quale apparteneva

l'elezione. Crebbe perciò di giorno in giorno sempre più l'odio

universale contra di lui. _Interea Landulphus paucis commoratus annis,

patre ejus male mortuo a quodam Tazonis vernula suo in lecto, ad Ottonem

imperatorem cursu veloci fugiens tetendit._ Istigato l'imperadore

(questi era Ottone II) venne all'assedio di Milano. Per una visione

ritornò in sè stesso Landolfo, e chiamati dalla città molti nobili,

stabilì un infame accordo con essi, concedendo loro in feudo o a livello

le dignità della chiesa e le pievi della sua diocesi: con che egli

ritornò quieto alla sua cattedra, e l'Augusto Ottone se ne andò in

Liguria. Ma nulla parlando Arnolfo milanese, scrittore più esatto e

contemporaneo d'esso Landolfo nel secolo susseguente, di un tale

assedio, e nulla dicendone gli scrittori tedeschi, che pure van

registrando tutte le più riguardevoli azioni di Ottone II, io non so che

s'abbia a creder a Landolfo storico per conto d'esso assedio. Però

meglio fia l'attenersi qui al racconto d'esso Arnolfo[2597], che con

altre circostanze ci rappresenta quegli avvenimenti. Dice adunque, che

succeduto Landolfo, nativo del castello di Carcano, a Gotofredo

arcivescovo, per la troppa insolenza del padre e del fratello cominciò a

tirarsi addosso l'odio del popolo, coll'abusarsi del dominio della

città, di cui forse era conte, o vogliam dire governatore. Congiurò

contra di lui la plebe, ma i nobili erano in favore di lui. _Quibus

assidue rixantibus grande commissum est in urbe certamen._ Vedendo

Landolfo di non potere reggere alla forza del popolo, lasciato nella

città il padre suo decrepito, si ritirò fuori coi nobili, ai quali, per

tenerli saldi nel suo partito con farli suoi vassalli, distribuì molti

benefizii dei cherici e beni della sua Chiesa, _Iterum autem collecto ex

diversis partibus agmine, conflixit eisdem cum civibus in campo

Carbonariae, ubi facta est plurima caedes utrinque: a quo bello aegre

divertit hac etiam vice. In civitate autem quaedam_ (scrivi _quidam_,)

_vernula, audita domini sui nece, accurrens, patrem praesulis lecto

jacentem cultro transfixit._ Ma non andò molto, che frappostesi varie

persone sagge, seguì concordia e pace fra Landolfo e il popolo.

L'arcivescovo in emenda de' suoi peccati fece fabbricare in Milano il

monistero di san Celso, dove poi venendo a morte, volle essere

seppellito. Qui non c'è parola nè di Ottone II, nè di assedio da lui

fatto di Milano; e però potrebbono essere succeduti cotali sconcerti

durante la lontananza e minorità di Ottone III. Circa questi medesimi

tempi anche il popolo di Cremona recò non pochi affanni ad _Odelrico

vescovo_ di quella città; perciocchè _ecclesiae suae terram potestative

invaserunt, ac illam_ (forse illum) _devestierunt; atque sub obtentu,

seu occasione commendationis atque facticii, clericos illius, ac laicos

suo regimini juste et legaliter deditos, ec. injuste depraedantes,

eamdem ecclesiam coarctando ac depraedando, multis calamitatibus

opprimebant_. Tutto ciò si legge in un diploma di Ottone III[2598]

dell'anno 996. Fatti tutti che son degni d'attenzione, poichè di qui si

scorge il principio della libertà e indipendenza che a poco a poco

andarono poi procacciando a sè stessi i popoli d'Italia con una

strepitosa mutazion di cose, di cui andremo di mano in mano ravvisando

il progresso. Rapporta il Campi[2599] un placito tenuto _in civitate

Placentia in solario proprio donni archiepiscopi sanctae placentinae

ecclesiae,_ dove _in judicio residebat domnus Joannes vir venerabilis

archiepiscopus sanctae placentinae ecclesiae, missus donni Ottonis

regis_. Dal notaio fu scritto _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu

Christi DCCCCXCI, decimotertio kalendas februarii, Indictione quarta_.

Noi ancor qui troviamo in uso l'autorità regale di Ottone III in Italia,

ma non giù notati negli atti pubblici gli anni del suo regno. Abbiamo da

Lupo Protospata[2600] che _fecit bellum Asto comes cum Saracenis in

Tarento, et ibi cecidit ille cum multis Barensibus_. In vece di _Asto_,

un altro codice e l'Anonimo barense hanno _Otto comes_; ma si dee

scrivere _Atto comes_. Medesimamente in quest'anno _Ugo Capeto_ re di

Francia, sdegnato contra di _Arnolfo arcivescovo_ di Rems, il fece

deporre dai vescovi in un concilio tenuto in quella città, ma senza che

fosse approvata una tal risoluzione dalla santa Sede. In suo luogo fece

egli ordinare _Gerberto_, che noi già vedemmo abbate di Bobbio, in

ricompensa di essere stato maestro del _re Roberto_ suo figliuolo, e per

la stima della di lui rara letteratura. Vedremo poi fin dove arrivò la

fortuna di questo personaggio.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 335 / 339 题