[2562] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2563] Romual. Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[2564] Lupus Protospata, in Chronico.
[2565] Odilo, in Vita S. Adelheidis.
[2566] Sillingardus, Catalog. Episc. Mutinens.
[2567] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.
[2568] Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 994.
[2569] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5.
[2570] Tatti, Annali Eccl. Com.
[2571] Chron. Gotwicense, tom. 1, p. 206.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXIX. Indiz. II.
GIOVANNI XV papa 5.
OTTONE III re di Germania e d'Italia 7.
Tanto dall'Annalista sassone[2572], quanto da quello d'Ildeseim[2573],
abbiamo che in questo anno _Theophania imperatrix mater regis_ (cioè di
Ottone III) _Romam perrexit, ibique Natalem Domini celebravit, et omnem
regionem regi subdidit_. Per la tenera età e per la lontananza del re
_Ottone III_, pur troppo aveano cominciato i popoli dell'Italia a
calcitrare e a suscitar delle sedizioni, siccome verrò dicendo più
innanzi. Ancorchè la santa imperadrice _Adelaide_, stando in Pavia,
comandasse e si studiasse di tener quieti i popoli, pure non era assai
temuta e rispettata la di lei autorità. Venne con più polso in Italia
l'Augusta _Teofania_, e di qui impariamo che essa dovette rimettere in
miglior sesto gli affari. Ma non si dee tacere che l'archimandrita
calabrese _Giovanni_, da noi veduto di sopra creato abbate del
ricchissimo monistero di Nonantola, seppe ben far fruttare in suo favore
l'intrinsichezza ch'egli godeva presso la suddetta imperadrice Teofania,
siccome uomo intendente della lingua greca, ed originario di Calabria.
Passò in questo anno a miglior vita _Sigualdo vescovo_ di
Piacenza[2574], e l'accorto Greco colla protezione dell'Augusta fu
promosso a quella chiesa, quantunque, per attestato del Cronografo
sassone[2575], fosse stato eletto vescovo un uomo degno, ch'egli fece
discacciare. Nè di ciò contenta la sua ambizione, giacchè in quel secolo
era divenuto alla moda il far dei nuovi arcivescovati, ottenne da papa
_Giovanni XV_ che Piacenza fosse eretta in arcivescovato, con levarla di
sotto alla giurisdizione del metropolitano di Ravenna. Ha recato
maraviglia a taluno, ed è sembrato errore, il trovar questo _Giovanni
arcivescovo di Piacenza_; ma di tal verità non si può dubitare. Leggesi
presso il Campi una permuta da lui fatta in Pavia col mastro di quella
zecca, in cui esso è appellato _domnus Johannes archiepiscopus sancte
placentine ecclesie, et abbas monasterii sancti Silvestri, siti
Nonantule_. Lo strumento fu scritto _anno ab Incarnatione Domini nostri
Jesu Christi nongentesimo ottuagesimo nono, tertio die mensis genuarii,
Indictione secunda_. Il non veder qui fatta menzione degli anni del re
Ottone III, siccome neppure nello strumento d'_Ildebrando vescovo_ di
Modena, citato all'anno precedente, e neppure un altro, accennato da
Cosimo della Rena[2576], e in altri della Cronica del Volturno[2577], mi
fa restar sospeso in pensare come Ottone III fosse re anche d'Italia, e
non entrasse, secondo il costume, il suo nome ne' pubblici documenti.
Forse perchè non era stato per anche coronato. Lascerò decidere ad altri
questo punto; poichè per altri documenti si vede che Ottone III
signoreggiava in questi tempi come re in Italia.
Ma prima di abbandonare il suddetto strumento di Giovanni arcivescovo di
Piacenza, si vuol osservare che, in conformità del buon rito che si
praticava allora in molti luoghi, affinchè nelle permute non venisse
danno alle chiese, furono inviati estimatori pubblici a riconoscere il
valore dei beni che s'aveano a permutare. Però quivi si legge: _Et ad
hanc previdendam commutationem accesserunt super ipsis rebus ad
previdendum Ilderadus misso donni Teodaldi marchio, et comes comitatu
motinense, et Adelbertus clericus misso eidem donno Johanni
archiepiscopo_. Perchè il monistero di Nonantola era ed è situato nel
territorio di Modena, e qui si trattava di permutar dei suoi beni,
perciò, d'ordine del conte ossia del governator perpetuo di Modena,
andarono gli estimatori pubblici a raccogliere il valor delle terre da
permutarsi. Ma _Tedaldo_, avolo della celebre _contessa Matilda_, è
inoltre appellato _marchio_. Di che marca era egli marchese? Così
nell'anno 975 (come da strumento[2578] da me pubblicato apparisce) si
truovano in Pisa _Adalbertus et Obertus_ (progenitore della casa d'Este)
_germani marchioni, filii bonae memoriae Oberti marchionis et comitis
palatio_. A qual marca comandavano questi due marchesi? L'una delle due
vo io conghietturando: cioè o che già fossero istituite delle marche
minori, e che, per esempio, Modena con altre circonvicine città formasse
una marca, da cui _Tedaldo_ prendesse il titolo di marchese; e che la
Lunigiana, in cui possedeano tanti stati i maggiori della casa d'Este,
siccome vedremo, anch'essa desse il titolo marchionale ai due suddetti
_Adalberto_ ed _Oberto_ fratelli: oppure che gl'imperadori conferendo il
titolo di marchese ai principi che possedeano molti stati, come terre e
castella, gli esentassero con ciò dalla giurisdizione dei marchesi
maggiori, concedendo loro l'autorità marchionale sopra i medesimi Stati.
Veggiamo in questi tempi ancora introdotti i _conti rurali_, cioè
signori di qualche castello, esentati dalla giurisdizione dei conti
delle città. Così a poco a poco s'andarono trinciando le marche e i
contadi non meno in Italia che in Germania. Questi son punti scuri; e
giacchè ci manca la chiara luce della verità, si debbono ammettere come
buona moneta le conietture fondate sopra il verisimile. Scrive Lupo
Protospata[2579] sotto questo anno che _descendit Johannes patricius_
(governator greco della Puglia), _qui et Ammiropolus, et occidit Leonem
Cannatum, et Nicolaum Critis, et Porphyrium_: probabilmente dei
principali di Bari. In questi tempi noi ritroviamo duca di Spoleti e
marchese di Camerino _Ugo marchese_ di Toscana: il che è degno di
osservazione. Da quel dominio dovea essere decaduto _Trasmondo_, oppure
egli era solamente marchese di Camerino. Ce ne assicura un
placito[2580], pubblicato dal padre Gattola, e tenuto _in territorio
Apruciense, anno nongentesimo octuagesimo nono, et mense julio, per
Indiccio secunda_. A quel giudizio presedeva _Guglielmus comes missus
domni Ugoni dux et marchio_. Si sarebbe desiderata più attenzione in
Pier Maria Campi, autore per altro benemerito delle lettere per la sua
Storia ecclesiastica di Piacenza, allorchè produsse un diploma di
_Ottone III_[2581], con cui crea _militi_ i Bracciforti, cittadini di
Piacenza, e dà loro in feudo Vicogiustino con varie esenzioni. La data
del privilegio è questa: _Datum XV kalendas decembris, anno
Incarnationis Domini 989, Indictione prima, anno vero domni Ottonis III,
imperii ejus quinto. Actum Placentiae in ecclesia sanctae Brigidae.
Testibus praesentibus Getone duce Boemiae, Geufredo duce Bavariae, et
Henrico comite de Lauzomonde._ Nè si avvide il buon Campi che _Ottone
III_ non era per anche imperadore, nè era venuto in Italia per questi
tempi, nè correva l'_indizione prima_ nell'anno presente 989, per nulla
dire di que' testimoni e d'altre particolarità di quel finto documento.