[2550] Mabillon., Annal Benedict. ad hunc annum.
[2551] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 15.
[2552] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Genuens.
[2553] Odilo, in Vit. S. Adelheidis.
[2554] Lupus Protospata, in Chronico.
[2555] Annalista Saxo, apud Eccard.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXVII. Indiz. XV.
GIOVANNI XV papa 3.
OTTONE III re di Germania e d'Italia 5.
Celebre è quest'anno per la morte del giovane _Lodovico V_ re di
Francia, già raccomandato alla cura di _Ugo Capeto_ duca di Francia,
senza lasciar figliuoli dopo di sè. Della stirpe regale di Carlo Magno
ci restava tuttavia _Carlo_ duca di Lorena, zio paterno d'esso Lodovico.
Contuttociò esso Ugo Capeto, prevalendosi del mal animo che aveano i
primati della Francia contro d'esso Carlo, perchè legato d'interessi col
re germanico, si fece proclamar re di Francia, e coronare sul principio
di luglio. Da lui per diritta linea maschile discende il cristianissimo
regnante re di Francia _Luigi XV_. Seguitò poi la guerra fra lui e il
suddetto Carlo con varia fortuna: del che potrà informarsi chi vuole
dalla storia di Francia. In quest'anno portarono di nuovo i Sassoni la
guerra nel paese degli Slavi: _unde illi compulsi, regis_ (cioè di
Ottone III) _ditioni se subdunt, et castella juxta Albiam restaurantur_,
sono parole dell'Annalista d'Ildeseim[2556] e sassone. Perchè non si sa
in qual anno precisamente succedesse la persecuzione fatta in Roma a
papa _Giovanni XV_, chiamato da vari autori _XVI_, sarà a me lecito il
farne qui menzione. Il Sigonio[2557] ne parla all'anno 993; il cardinal
Baronio[2558] all'anno 985. Martino Polacco[2559], Tolomeo da
Lucca[2560] ed altri narrano che questo papa fu persona molto dotta, e
compose alcuni libri. Ma perchè non cessavano in Roma le fazioni,
Crescenzio patrizio di quella città, che col titolo di console avea in
suo potere castello sant'Angelo, si diede a perseguitarlo, in maniera
che fu costretto il buon papa a fuggirsene di Roma, e a ricoverarsi in
Toscana, della qual provincia era allora duca e marchese _Ugo_,
figliuolo di Uberto, e nipote d'Ugo già re d'Italia. Di là cominciò
Giovanni a sollecitare il giovinetto re Ottone III di calare in Italia,
altro mezzo non conoscendo per rimediare alla sfrenata licenza de'
Romani, che quella di creare un imperadore. Ciò inteso da Crescenzio, e
non essendo smarrita la memoria della giustizia fatta da Ottone il
Grande, e fors'anche dal secondo, mandò a pregare il papa che se ne
tornasse alla sua sedia. In fatti Giovanni XV si portò a Roma, dove esso
Crescenzio col senato fu a dimandargli perdono. Da lì innanzi ebbe
quiete il papa dal popolo romano. Per le suddette molestie inferite a
questo pontefice si può credere scritto da Romoaldo salernitano[2561]
che ai tempi d'esso Giovanni XV _Romani capitanei patriciatus sibi
tyrannidem vendicavere_; cioè usurparono al papa il dominio temporale di
Roma. Il cardinal Baronio se la prende spesso contro i principi
d'allora, senza mai riconoscere da chi venivano gli sconvolgimenti di
Roma e della cattedra pontificia, cioè dai Romani stessi. Aggiugne esso
Romoaldo che in quest'anno i Saraceni saccheggiarono la Calabria. Forse
racconta egli qui ciò che Lupo protospata scrisse all'anno precedente.