[2515] Antiquit. Ital., Dissert. VII.
[2516] Vita S. Adalberti, in Actis Sanct., ad diem 23 aprilis.
[2517] Ditmarus, in Chron.
[2518] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2519] Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2520] Marthene, Veter. Scriptor., tom. 1.
[2521] Chron. Gotwicense, tom. 1, lib. 2, cap. 4.
[2522] Bullar. Casinens., lib. 2, Constit. LXII.
[2523] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2524] Piena Esposizione, pag. 125.
[2525] Chronic. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2526] Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2527] Baron., in Annal. Eccl.
[2528] Arnulf. Mediolan., lib. 1, cap. 9.
[2529] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 9.
[2530] Epidannus, in Chron.
[2531] Ditmarus, in Chron.
[2532] Vita II S. Adalberti, in Actis Sanctor. ad diem 23 april.
[2533] Annal. Hildeshemenses.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXIV. Indiz. XII.
GIOVANNI XIV papa 2.
OTTONE III re di Germania e Italia 2.
Fu susseguita la morte di _Ottone II_ imperadore da gravissimi sconcerti
nella Germania[2534]. Venne fatto da _Arrigo II_, già duca di Baviera,
figliuolo di _Arrigo I_, cioè di un fratello di _Ottone il Grande_, di
uscir di prigione, oppure di tornar dall'esilio in cui si trovava. Aveva
il defunto Ottone II Augusto raccomandato il suo tenero figliuolo
_Ottone III_ alla cura di _Guarino arcivescovo_ di Colonia; ma entrato
Arrigo duca in quella città, con pretendere che a lui spettasse, secondo
le leggi, la tutela del re fanciullo, glielo levò dalle mani. La mira
nondimeno d'esso Arrigo era di occupare per sè la corona del regno
germanico: al qual fine si guadagnò con assai regali non pochi principi
e grandi di quelle contrade, e quei massimamente che l'imperadrice
_Teofania_ colle sue imprudenti doglianze avea disgustato. Non finì la
faccenda, che nel dì di Pasqua in Quidilingeburg, dove era concorsa gran
folla di baroni, si fece esso Arrigo dai suoi parziali proclamare re di
Germania. Dallo Struvio[2535] è chiamato questo Arrigo _Henricus Henrici
rixosi filius_: se con ragione, lascerò deciderlo agli eruditi tedeschi.
Dimorava tuttavia in Roma l'Augusta _Teofania_, afflittissima per la
perdita del consorte, quando gli arrivò l'amaro avviso del miserabile
stato in cui si trovava anche il re Ottone suo figliuolo. Volò per
questo a Pavia a trovar l'imperadrice _Adelaide_ suocera sua, lasciata
già dal figliuolo al governo di quella città e della Lombardia. Colle
lagrime deplorarono amendue le disavventure della loro augusta casa;
poscia senza perdersi d'animo passarono in Germania, dove si misero alla
testa di quanti stavano tuttavia fedeli al loro figliuolo e nipote.
Dichiararonsi ancora in loro favore[2536] _Lottario re_ di Francia e
_Corrado re_ di Borgogna, tuttochè _Gisla_ figliuola di Corrado fosse
maritata col suddetto Arrigo duca. Prevalse in fatti il partito di
Ottone III, e si venne ad una convenzione, per cui _III kalendas julii_
fu da esso Arrigo consegnato il re fanciullo all'Augusta Teofania sua
madre. In questo mentre nel dì 10 di luglio dell'anno presente, se
vogliamo riposar sull'asserzione del cardinal Baronio e del padre Pagi,
terminò il corso di sua vita _Benedetto VII_ papa, per quanto si ricava
dall'epitaffio suo, rapportato da esso cardinale annalista. Fu in suo
luogo sustituito _Pietro vescovo_ di Pavia, che assunse il nome di
_Giovanni XIV_. Egli era stato in addietro arcicancelliere
dell'imperadore Ottone II, e il suo nome s'incontra nei diplomi di lui,
da me accennati negli anni precedenti. Ma a me sembra assai più
probabile che nell'anno precedente seguisse la vacanza della Chiesa
romana. Vero è che i diplomi del monistero volturnense ci rappresentano
nel novembre del 985 _Pietro vescovo_ di Pavia, che fu poi papa Giovanni
XIV, tuttavia arcicancelliere di Ottone II. Ma non son documenti per
conto delle note cronologiche assai sicuri. E che essi appartengano
all'anno 982, ne può fare la spia l'_indizione XI,_ perchè nel novembre
dell'anno 983, secondo l'osservazione del cardinal Baronio dovea essere
la XII. Per conto poi dell'epitaffio di _Benedetto VII_ converrebbe
esaminare, se veramente sia fattura di autore contemporaneo, e non dei
tempi posteriori, come io sospetto, e se venga riferita la di lui morte
all'_indizione XII_ con sicurezza dal marmo, e non già da qualche copia
trovata nei manuscritti. Le ragioni ch'io ho di diversamente credere,
son queste. L'Annalista sassone[2537] presso l'Eccardo, e il Cronografo
sassone[2538] presso il Leibnizio scrivono all'anno presente 983, che
Ottone II dopo la dieta di Verona _Romam revertitur, ac domnum
apostolicum digno cum honore romanae praefecit Ecclesiae_. Questo non si
può intendere se non di _Pietro vescovo_ di Pavia, alzato al pontificato
col nome di _Giovanni XIV_. Sembra anche difficilissimo che il clero e
popolo romano, liberato dalla soggezione di Ottone II Augusto rapito
dalla morte, fosse concorso ad eleggere papa un vescovo straniero; ma
ciò fu ben facile, essendo tuttavia vivo e presente in Roma lo stesso
Ottone. Aggiungasi, vedersi citata dal cardinal Baronio[2539] una
memoria tuttavia esistente in marmo, e scritta _tempore Johannis XIIII
papae, mense februario, Indictione XII, anno dominicae Incarnationis
DCCCCLXXXIIII_. Adunque nel febbraio di quest'anno era già creato papa
_Giovanni XIV_, e per conseguente possiam presumere l'assunzione sua al
trono pontifizio succeduta nell'anno precedente. Strana cosa è che il
cardinal Baronio, lavorando sul supposto, che in quest'anno 984
_Benedetto VII_ morisse, e gli succedesse _Giovanni XIV_, facesse a
questa tavola di marmo la seguente annotazione: _Sed mendose nonnihil,
ut manifeste appareat, loco anni octogesimi quarti legendum octogesimi
quinti, et loco Indictionis duodecimae, legendum decimae tertiae, ut
convenire Johannis papae sedis tempori possit_. Anzi nulla si ha da
mutare, e da questo contemporaneo ed autentico monumento si ha, per lo
contrario, da inferire che l'epitaffio di _Benedetto VII_ papa fu
composto dai monaci, riconoscenti la fondazione del lor monistero da
esso papa, molti anni dappoi, e perciò fallace in assegnar l'anno
preciso della sua morte.
Ma dopo nove mesi di pontificato finì sua vita papa _Giovanni XIV_, e
dall'epitaffio, rapportato dal cardinal Baronio (se pure ricavato fu dal
marmo e non dai manoscritti), si raccoglie che la sua morte avvenne nel
dì _XX d'agosto_. Ma se quest'epitaffio era in san Pietro, chieggo io,
perchè nol rapportasse Pietro Mallio[2540], il quale tanti secoli prima
raccolse le memorie della basilica vaticana, e nol conobbe punto e nol
riferì? Secondo i conti d'esso Baronio, questo papa Giovanni morì
nell'anno susseguente; secondo i miei nel presente. L'autore della
Cronica del Volturno[2541], cioè Giovanni monaco, il quale fiorì nel
secolo susseguente, scrive così nel catalogo posto avanti alla sua
Cronica: _Johannes XIV papiensis annos (scrivi menses) IX. Iste in
castello sancti Angeli retrusus, famis crudelitate necatus est anno
DCCCCLXXXIV, Indictione XII_. Ermanno Contratto[2542] racconta così
orrenda iniquità di questi tempi colle seguenti parole: _Anno 984. Romae
Johannes XIV, qui et Petrus Papiae prius episcopus, sedit mensibus VIII,
eumque Bonifacius Verrucii_ (o Ferrucii) _filius, prius relegato
Benedicto, male ordinatus, de Constantinopoli quo fugerat, reversus,
comprehendit, et in castellum sancti Angeli relegatum fame, et ut
perhibent, veneno enecuit, atque sedem invasit_. Però da quest'anno non
s'avrebbe da rimuovere la morte di _Giovanni XIV_. Già abbiamo veduto
all'anno 974, che _Bonifazio_ figliuolo di Ferruccio, mostro d'iniquità,
dopo avere a forza di sacrilegii e di crudeltà occupata la cattedra di
san Pietro, costretto a fuggirsene, ricoverossi in Costantinopoli, seco
portando il tesoro di san Pietro. Appena costui ebbe intesa la morte di
Ottone II che il teneva in briglia, celatamente sen venne a Roma, e
colla fazione de' suoi parziali preso papa _Giovanni XIV_, il fece più
che barbaramente morir di fame o di veleno in castello sant'Angelo, ed
esporre il suo cadavere alla vista del popolo, deploratore di sì indegno
spettacolo. Poscia questo tiranno di nuovo si assise sul trono
pontifizio. Ma non vi durò, secondo i codici vaticani, più di _quattro
mesi_, oppure di _undici_, per quanto ha Ermanno Contratto e la Cronica
del Volturno, co' quali va d'accordo Romoaldo Salernitano. Mi attengo io
a questo ultimo, perchè vedremo questo empio usurpatore del pontificato,
tuttavia vivente nel marzo dell'anno venturo. Nella Cronica suddetta del
Volturno si legge uno strumento di livello conceduto da _Rofredo abbate_
del monistero volturnense ad _Attone_ ossia _Azzo conte_, con queste
note: _Ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi sunt anni DCCCCLXXXIV,
temporibus domni Transemundi dux et marchio, et ducatus ejus secundo, et
dies mense october, per Indictione XIII. Actum Capuae._ Fu ben fatto lo
strumento in Capua; ma perchè si trattava di un conte del ducato
spoletino, e di beni posti nel territorio di Penna compreso nel medesimo
ducato, perciò non si contano gli anni di _Landolfo principe_ di Capua,
ma bensì quei di _Trasmondo duca_ di Spoleti, e marchese di Camerino,
ossia di Fermo. Di qui dunque apprendiamo che nell'anno antecedente 983,
oppure sul fine dell'anno 982, _Trasmondo_ fu creato duca e marchese da
_Ottone II_ Augusto, senza apparire che altri dopo la morte di _Pandolfo
Capodiferro_ ottenesse que' due ducati, ossia quelle marche. Perchè non
ho fatto menzione in addietro di ciò che scrive Lupo Protospata[2543],
ora qui la farò. _Anno_ (scrive egli,) _DCCCCXXXII tradita est civitas
Barii in manus Chalechyri patricii, qui et Delphina, a duobus fratribus
Sergio et Theophylacto mense junii XI die. Et Otho rex obiit Romae._ Ma
essendo certo che la morte di Ottone II accadde nell'anno precedente
983, perciò anche il tempo della resa di Bari ai Greci dovrebbe
appartenere a quell'anno stesso. Abbiamo veduto di sopra che Ottone II
fu in Bari nell'anno 983. Se ciò è vero, non può stare il tempo che qui
il Protospata accenna. Anzi a me pare assai probabile che solamente dopo
la morte di esso imperadore i cittadini di Bari si dessero all'uffiziale
de' Greci, giacchè non aveano più da temere di lui. Aggiugne esso
storico: _anno DCCCCLXXXIII apprehendit praedictus Delphina patricius
civitatem Asculum in mense decembri_. Può esser che vi sia errore nel
tempo; ma a buon conto impariamo, che dopo essere mancato di vita Ottone
II Augusto, i Greci stesero le ali in Puglia, e s'impadronirono fin
della città di Ascoli. Pretende l'Ughelli,[2544] che in quest'anno la
chiesa di Salerno fosse alzata da papa _Benedetto VII_ al grado
archiepiscopale. Solamente cita, ma non rapporta la bolla d'esso papa,
come pure era di dovere: e però non si può giudicare intorno al tempo di
tale erezione. Quel che è certo, _Amato_, vivente in questi tempi, fu il
primo arcivescovo di quella città, e principe ne era allora _Giovanni
II_.