NOTE:

[2435] Annalista Saxo, apud Leibnitium et Eccardum.

[2436] Sigebertus, in Chron. ad ann. 978.

[2437] Lupus Protospata, in Chronico.

[2438] Margarin., Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LVIII.

[2439] Antichità Estensi. P. I, cap. 21.

[2440] Ughell., Ital. Sacr., 4 in Episcop. Bobiens.

[2441] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.

[2442] Antichità Estensi, P. I. cap. 16.

Anno di CRISTO DCCCCLXXVIII. Indiz. VI.

BENEDETTO VII papa 4.

OTTONE II imperadore 12 e 6.

Agli anni precedenti e a parte ancora di questo appartiene un racconto

di Andrea Dandolo[2443]. Scrive egli che _Vitale patriarca_ di Grado,

figliuolo dell'ucciso doge _Pietro Candiano IV_, per consiglio di alcuni

Veneziani, _Saxoniam ad Imperatorem properans, de occisione sui

genitoris quaerelam exposuit, et remedium imploravit. Quem imperator

devote suscipiens sibi condoluit, et eum secum manere rogavit._ Aggiugne

appresso che anche _Gualdrada_ già moglie d'esso doge ucciso, e sorella

di _Ugo duca_ e marchese di Toscana, _lege salica desponsata_, perchè

veramente discendente da padre ed avolo franzesi, fece anch'ella ricorso

con buone raccomandazioni alla imperadrice _Adelaide_, per inquietare il

doge novello e i Veneziani. Ma _Pietro Orseolo_ doge destramente trattò

con essa imperadrice, e per via d'una composizione _quietationem

obtinuit subsequenter, per imperatricem approbatam Placentiae, Dominico

Carimano Venetorum nuntio procurante_. Abbiamo dall'Annalista

sassone[2444] che in quest'anno _Adelheidis imperatrix cum filia

Athelheide abbatissa in Italiam profecta est propter quasdam discordias

inter se et filium factas_. Però si può credere che in questi tempi

seguisse l'accordo suddetto approvato in Piacenza dalla suddetta

Augusta. Noi abbiamo da Siro monaco[2445] che _Ottone II_ Augusto

concepì tanta alterazion d'animo contra della piissima imperadrice sua

madre, _quasi in rei publicae dilapidatricem_, forse perch'ella spendeva

molto in limosine, e in ornare o dotar le chiese. Ma _Odilone abbate_ di

Clugnì[2446] nella vita di questa santa imperadrice scrive, che non

mancando alla corte chi la metteva in disgrazia del figliuolo Augusto (e

fra queste si può sospettare, per quanto dirò altrove, che vi entrasse

la nuora Teofania), essa Adelaide non in Italia si ritirò, ma bensì nel

paterno regno della Borgogna, _ubi a fratre scilicet Chuonrado_ (re di

quella contrada), _et nobilissima Mathilde ejus conjuge_, fu ben

ricevuta. E perciò _tristabatur de absentia ejus Germania; laetabatur in

adventu ejus tota Burgundia; exultabat Lugdunum, quondam philosophiae

mater et nutrix: necnon et Vienna nobilis sedes regis_. Da ciò inferisce

il padre Mabillone che s'ingannasse l'Annalista suddetto sì nel

raccontar la venuta in Italia di santa Adelaide, come ancora nell'anno,

pretendendo egli che ciò seguisse solamente nell'anno 980, in cui san

_Maiolo abbate_ riconciliò l'Augusta madre col figlio. Ma avendo noi qui

l'asserzione dello storico sassone, e inoltre quella del Dandolo, che

dovette prendere la notizia dell'accordo seguito fra Gualdrada e Pietro

Orseolo doge dallo strumento fatto in Piacenza coll'interposizione

dell'imperadrice, abbiamo assai fondamento di credere quell'Augusta

venuta di Germania in Italia, da dove poi dovette passare a Vienna di

Francia.

Dal Dandolo suddetto vien susseguentemente scritto, e più diffusamente

esposto da san Pier Damiano[2447] e da altri che hanno scritta la vita

di san _Pietro Orseolo_, cioè del soprallodato doge, attendendo egli

alle opere di pietà, siccome uomo di santa vita, ma conoscendo d'aver

dei nemici che macchinavano contro di lui, e provando anche i rimorsi

per l'uccisione del suo antecessore: capitò a Venezia _Guarino abbate_

di san Michele di Cusano in Guascogna, che non difficilmente persuase al

buon doge di dare un calcio al mondo, e di abbracciar la vita monastica.

In fatti nella notte del dì primo di settembre dell'anno presente

_Pietro Orseolo_, senza far parola di ciò nè colla moglie Felicita, nè

con Pietro suo figliuolo, nè con alcuno de' suoi domestici, uscì

segretamente di Venezia, accompagnato da Giovanni Gradenigo e da

Giovanni Morosino suo genero, personaggi anch'essi di rara pietà, e da

_Romoaldo_ celebre monaco di Ravenna, e poi santo institutore

dell'ordine camaldolense, e da Marino insigne anacoreta, s'inviò in

Francia, e quivi nel monistero suddetto di san Michele prese l'abito

monastico, e passò quivi diciannove anni, crescendo di virtù in virtù;

di modo che dopo morte, risplendendo anche per varii miracoli, fu in

quel monistero ed in Venezia onorato qual santo. A _Pietro Orseolo_

succedette in quest'anno nel ducato di Venezia _Vitale Candiano_,

fratello dell'ucciso _Pietro IV_ doge. A questo avviso tornò a Venezia

_Vitale patriarca_ di Grado suo nipote, che dianzi dimorava nella marca

di Verona. E perciocchè questo prelato avea sommamente screditato i

Veneziani presso l'imperadore _Ottone II_, fu spedito dallo stesso suo

zio doge in Germania per rimetterli in grazia: il che egli felicemente

eseguì. Mancò di vita nell'anno presente _Gisolfo I_ principe di

Salerno[2448], e succedette a lui in quel principato _Pandolfo_,

secondogenito di _Pandolfo Capodiferro principe_ di Benevento e Capua,

adottato per figliuolo da esso Gisolfo nell'anno 974. Ma Pandolfo

assunse anch'egli il titolo di principe di Salerno, e volle governar

quegli stati insieme col figliuolo; in guisa che possedendo i principati

di Benevento, Capoa e Salerno, e reggendo inoltre il vasto allora ducato

di Spoleti e la marca di Camerino, quasi la metà dell'Italia stava sotto

il dominio suo, ed egli era senza comparazione il più potente principe

d'Italia. Nè si dee tralasciare che tutti quei principi erano di _nazion

longobarda_, e s'intitolavano _Langobardorum gentis principes_.

Tali ancora furono i due _marchesi Oberti_ progenitori della casa

d'Este, e i lor successori si gloriavano d'essa nazione. Tali parimente

furono gli antenati della celebre _contessa Matilda_. Fioriva tuttavia

in questi tempi _Adalberto_ ossia _Alberto Azzo_, conte di Modena e di

Reggio, e bisavolo della stessa contessa. Si truova egli vivente anche

nell'anno 981, come si ha da un suo contratto riferito nel Bollario

casinense[2449]. Aveva egli due figliuoli, cioè _Tedaldo_, che fu

successore ne' suoi beni e stati, e _Gotifredo_ che fu vescovo di

Brescia, vivente anche il padre. Moglie d'esso _Alberto Azzo_ era

_Ildegarde_, donna piissima, la quale, per attestato di Donizone[2450],

fabbricò il monistero di san Genesio di Brescello, oggidì ridotto in

commenda. Fortificò egli maggiormente la Rocca di Canossa, vi fondò ed

arricchì la chiesa di santo Apollonio, in cui stabilì una collegiata di

canonici, mutata dipoi in un monistero di Benedettini, anch'esso passato

dipoi in commenda. In alcuni strumenti di _Tedaldo marchese_ suo

figliuolo si truova anche lo stesso Alberto intitolato _marchese_.

Leggesi ivi[2451] _Theudaldus marchio, filio quondam Adelberti itemque

marchio, qui professo sum ex natione mea lege vivere Longobardorum_. Ma

ci è ignoto di qual marca sì l'uno che l'altro fossero investiti. Al

presente anno Ermanno Contratto[2452], Lamberto da Scafnaburgo[2453] ed

altri rapportano la guerra seguita fra _Ottone II_ Augusto, e _Lottario

re_ di Francia, siccome ancora la depressione di _Arrigo II duca_ di

Baviera. Sono di esso Ermanno queste parole: _Heinricus dux Bajoariae,

et alius dux, augustensis quoque episcopus Heinricus, rebellantes

imperatori, capti et exsilio mancipati sunt. Ducatumque Bajoariae Otto

dux Suevorum cepit_. Era questo _Ottone_ figliuolo di _Litolfo_, da noi

già veduto primogenito di Ottone il Grande imperadore. Confermò

l'Augusto Ottone in quest'anno i beni e privilegii della chiesa di

Cremona con un diploma[2454] dato _XIV kalendas majas, anno dominicae

Incarnationis DCCCCLXXVIII, regni vero domni Ottonis imperatoris Augusti

XVIII, imperii vero XI, Indictione VII. Actum corte, quae Altestet

dicitur._ L'indizione ha da essere _sesta_.

Girolamo Rossi[2455] sotto l'anno presente, come egli crede, rapporta

così imbrogliate e scure alcune notizie spettanti a Ravenna, che non se

ne può ben comprendere il senso. Cita egli uno strumento, in cui _Uberto

vescovo_ di Forlì ed alcuni arcipreti concedono ad _Onesto arcivescovo_

di Ravenna _viginti manentes_ (erano contadini obbligati con una specie

di servitù al servigio de' lor padroni) con tutte lor le vigne e beni,

_eo ordine, condicioneque, ut si per apostolicos sanctae romanae

Ecclesiae, aut per Othonem imperatorem, media pars de districtione urbis

Ravennae, et comitatus decimani, quem ipse_ (Hubertus) _cum Lamberto

fratre, Honesto_ (archiepiscopo) _dederat, subtracta fuisset, nec

restituere intra sex menses ipse, neque Lambertus posset, Honesto fas

esset manentes, qui supra scripti sunt, bonaque, quae ad Hubertum et

Lambertum ibidem pertinerent, omnia tenere, possidereque_. Lo strumento

fu scritto _anno pontificatus domni Benedicti summi pontificis sexto,

sicque imperante domno Othone, a Deo coronato in Italia anno XI, die II

mensis octobris, Indictione VI, in loco, qui dicitur Conversito,

territorio ariminensi_. Non si sa intendere come nel dì 2 di ottobre

dell'anno presente potesse correre l'_anno sesto_ di _Benedetto VII_

papa. Altre memorie abbiamo che indicano lui creato papa nell'anno 975;

e però come mai può convenire all'anno presente l'_anno VI_ del suo

pontificato? Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge uno

strumento, scritto _anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti

summi pontifici, et universali VII, papae IV, imperante domno Ottone a

Deo coronato pacificus imperator anno XI, Indictione VI mensis martii

die sexta_, cioè nell'anno presente. Un altro fu scritto _anno

pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali VII papae in

sacratissima Sede beati Petri II, imperatoriis domni Ottoni pissimi et

perpetuo Augusto a Deo coronati, anno nono, Indictione IV, mensis

januarii die X_, cioè nell'anno 976. Ritornando ora alle parole dello

strumento accennato dal Rossi, è considerabile il dirsi, che se dal papa

o dall'imperadore fosse tolta all'arcivescovo Onesto _media pars de

districtione Ravennae, et comitatus decimani_ (ceduto all'_arcivescovo

Onesto_ dal _vescovo Uberto_, e da Lamberto suo fratello), in tal caso

esso arcivescovo resti padrone degli uomini e beni soprannotati. Può

essere che fosse in disputa la signoria di Ravenna fra il romano

pontefice e l'imperadore. Ma giacchè abbiam rapportato dei documenti

spettanti alla cronologia pontifizia, non vo' finirla senza avvertire,

che nell'archivio poco fa menzionato del monistero insigne di Subiaco si

trova un'altra bolla con queste note: _Anno, Deo propitio, pontificatus

domni Benedicti summi pontifici, et universali septimi papae in

sacratissima Sede beati Petri Apostoli tertio, imperii domni Ottonis

magni imperatori anno decimo, Indictione V, mense aprilis die XXVIII_,

cioè nell'anno 977. Ora, dai suddetti documenti risulta che _Benedetto

VII_ fu assunto al pontificato o sul fine dell'anno 974, o sul principio

del 975. All'incontro in Ravenna si truova esso papa promosso al

pontificato un anno o due prima. Il padre don Pier Paolo Ginanni abbate

benedettino, diligentissimo raccoglitore delle memorie antiche di

Ravenna, ha scoperto due strumenti, l'uno scritto _anno pontificatus

domni Benedicti decimo, imperante Ottone in Italia anno XV, die XXIV

decembris, Indictione X. Ravennae_, che indica l'anno 982, regnante

Ottone II Augusto. L'altro fu scritto _anno pontificatus domni Benedicti

octavo, die XI aprilis, per Indictionem VIII_, cioè nell'anno 980, da'

quali strumenti veggiamo anticipato d'uno o di due anni il principio del

di lui pontificato. Che è qui da dire? Altro io non so immaginare, se

non un ripiego, che io nondimeno sono il primo a confessar poco

verisimile. Cioè che i Ravegnani confondessero insieme i due Benedetti,

cioè il sesto e il settimo, con credere che il primo uscito di carcere

avesse continuato a sedere nella cattedra di san Pietro, e che perciò

attribuissero all'uno anche gli anni dell'altro, mentre succedettero sì

da vicino l'uno all'altro. Fors'anche tali carte potrebbono far dubitare

che Benedetto, da noi chiamato sesto, non fosse strangolato, ma

risorgesse.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 322 / 339 题