[2404] Witichindus, Ditmarus, Annalista Saxo et alii.
[2405] Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.
[2406] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[2407] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.
[2408] Sillingardus, Catalog. Episc. Mutinens.
[2409] Anonymus Salern., P. I. tom. 2 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCCCLXXIV. Indiz. II.
DONO II papa 1.
OTTONE II imperadore 8 e 2.
Duravano tuttavia i mali umori in Roma. Ad alcuni potenti non piaceva
punto la dipendenza dall'imperador dei Romani, siccome avvezzi, prima
che _Ottone il Grande_ mettesse loro la briglia, ad una sregolata
licenza in quell'augusta città. Pertanto, cessato che fu il timore
d'esso imperadore Ottone per la sua morte accaduta nell'anno addietro,
eglino senza mettersi pensiero del regnante imperadore di lui figliuolo,
perchè lontano e giovane, passarono ad un'orrida iniquità. _Bonifazio_
soprannominato Francone, figliuolo di Ferruccio, di nazione romano e
cardinal diacono, ma uomo scelleratissimo, mise le mani addosso a papa
_Benedetto VI_, cacciollo in prigione, e quivi crudelmente il fece dopo
qualche tempo strangolare. Quindi non per legittima elezione, ma colla
violenza, vivente anche lo stesso vero papa, occupò il pontificato
romano, rendendosi perciò immeritevole d'essere annoverato fra i
legittimi papi. Ma questo pseudo-pontefice e tiranno poco godè il frutto
delle sue scelleraggini; perciocchè, secondo Ermanno Contratto[2410],
_post unum mensem expulsus, Constantinopolim postea petiit_. Secondo
lui, fu _Crescenzio_ figliuolo di Teodota che fece imprigionar
Benedetto. Dal Sigonio[2411] è chiamato _Cencio_, siccome ancora nella
cronica del Volturno. Aggiugne il cardinal Baronio[2412] che Bonifazio
prima di abbandonare Roma, spogliò del suo tesoro e di tutti i sacri
arredi la basilica vaticana, e tutto portò con seco a Costantinopoli,
coronando con questo gli altri suoi sacrilegii. Di questo fatto abbiamo
anche menzione presso il Dandolo[2413]. E tali enormità commettevano e
commisero anche prima e dipoi i Romani d'allora, contra dei quali
sarebbono state più a proposito le doglianze del cardinal Baronio, che
contro i principi di que' tempi infelici. Cacciato via l'usurpatore, se
crediamo a Sigeberto[2414], a Mariano Scoto[2415], a Martino
Polacco[2416] e ad altri scrittori, fu alzato al trono pontificale _Dono
II_, delle cui azioni nulla ci ha conservato l'antica storia, la quale
anzi è confusissima nell'assegnare il tempo e la successione de' papi
d'allora. Abbiamo dal suddetto Dandolo che in quest'anno _Ottone II_
Augusto _existens Verhelae_ (oggidì _Verla_ nella Vestfalia, se pure non
è _Verda_ ossia _Verden_) _privilegium concessit Audoino capellano et
nuntio Vitalis gradensis patriarchae, confirmans gradensem ecclesiam
metropolitanam, exemtiones et immunitates et libertates, quas Otto I
eidem ecclesiae concesserat, per privilegium renovavit_. Crede lo
Struvio[2417] che nell'anno presente venisse in Italia il suddetto
Ottone II, e andasse fino in Calabria, con allegare intorno a ciò
l'autorità di Leone Ostiense[2418], il quale scrive: _Sequenti anno,
defuncto primo Ottone, Otto secundus imperator filius ejus cognomento
Rufus, venit Capuam, et abiit Tarentum ac Metapontum, et deinde
Calabriam: unde prospere ad sua reversus_. Ma è certo che questo
imperadore non si mosse di Germania nell'anno presente, perchè quivi
impegnato per la guerra insorta fra lui ed _Arrigo II_ il Rissoso, duca
di Baviera, suo cugino[2419]. Il _sequenti anno_ dell'Ostiense riguarda
la succession degli arcivescovi di Capoa, nè altro vuol indicare se non
l'anno 980, in cui, siccome vedremo, Ottone II arrivò fino in Calabria.
Secondo i conti di Camillo Pellegrino, qui convien riferire una
rivoluzione accaduta nel principato di Salerno, e narrata dall'Anonimo
salernitano[2420]. Avea _Gisolfo I principe_ di Salerno non solamente
accolto, ma eziandio colmato di beni e d'altri benefizii _Landolfo_
figliuolo di _Atenolfo II_ principe di Benevento e suo cugino. Costui
con esecrabil ingratitudine, sul fine dell'anno precedente, una notte
con assai congiurati fece prigione il suo benefattor Gisolfo e la
principessa _Gemma_ di lui moglie, con varii loro attinenti, ed
usurpossi il principato di Salerno. _Marino duca_ di Napoli, _Monsone
duca_ di Amalfi teneano con esso Landolfo. Ne era afflittissimo il
popolo di Salerno, perchè non poco amava il suo principe Gisolfo. Riuscì
in quest'anno ad alcuni parenti del principe medesimo di muovere
_Pandolfo principe_ di Benevento in aiuto di lui, giacchè esso Pandolfo
non avea caro che Landolfo suo parente alzasse la testa. Ed in fatti
portatosi egli con un potente esercito sotto Salerno, talmente strinse
quella città, che l'usurpatore coi suoi fu necessitato a capitolare. Fu
rimesso in libertà Gisolfo, e riebbe il dominio suo. Per ricompensa di
sì rilevante servigio recatogli da Pandolfo, giacchè non aveva figliuoli
suoi proprii, adottò per suo figliuolo _Pandolfo_ ossia _Paldolfo_,
secondogenito del medesimo principe Pandolfo.