[2376] Annalista Saxo apud Eccard.
[2377] Vita S. Udalrici, cap. 21 et 22.
[2378] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[2379] Sigonius, de Regn. Ital., lib. 7.
[2380] Pagius, Critic. Baron.
[2381] Hugo Flaviniacens., Chron. Virdun., p. 166.
[2382] Ditmaros, in Chron., lib. 2.
[2383] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2384] Dachery Spicileg., tom. 2, novae edition.
[2385] Antiq. Ital., Dissert. LXI et seq.
Anno di CRISTO DCCCCLXXII. Indiz. XV.
BENEDETTO VI papa 1.
OTTONE I imperadore 11.
OTTONE II imperadore 6.
In Roma celebrò _Ottone Augusto_ la Pasqua dell'anno presente, secondo
l'attestato dell'Annalista sassone[2386]. Colà s'era egli portato per
aspettarvi la regal nuora _Teofana_, o vogliam dire _Teofania_, che già
era pervenuta in Italia con superbo accompagnamento, e magnifici regali
da dispensare alla corte cesarea. Ottone le mandò incontro _Teoderico
vescovo_ di Metz. Di questo vescovo parla Sigeberto[2387] diacono nella
sua vita, allorchè dice: _Domno praesule Beneventum veniente, dum nurui
imperatoris a Graecia venienti obviam missus esset_, ec. Giunse a Roma
questa regal principessa, fanciulla di rara avvenenza, e d'ingegno e
facondia ben provveduta. Nell'ottava di Pasqua, cioè nel dì 14 di
aprile, seguì il solennissimo matrimonio suo con _Ottone II_ Augusto,
_arridentibus cunctis Italiae Germaniaeque primatibus_, come scrive
Ditmaro, e si fecero di grandi feste in così lieta congiuntura. Poscia
l'imperadore col figliuolo e colla nuora, lasciando l'Italia in pace,
s'inviò alla volta della Germania, da cui per tanto tempo era stato
lontano. Nel passare per Ravenna, concedette un privilegio chiestogli da
_Onesto arcivescovo_ in favore del monistero di Classe[2388], e dato
_anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXII, imperii vero domni Ottonis
semper Augusti XI, alterius vero Ottonis V, Indictione XV. Acta
Ravennae._ Manca il giorno e mese o per dimenticanza del cancelliere, o
per inavvertenza del copista. Ma si vede che era tuttavia vivo papa
_Giovanni XIII_, col cui consenso, trattandosi di affare di Chiesa,
Ottone proibisce l'alienazion de' beni di quel monistero. Tenne esso
papa un concilio in Roma nell'anno presente, ciò apparendo da una sua
bolla rapportata dal padre Dachery[2389], e data _anno pontificatus VII,
imperii domni Ottonis majoris XI, junioris vero V, in mense aprili,
Indictione XV_. Solamente pochi mesi dopo questo fatto sopravvisse
questo dignissimo papa; e la sua morte, come si ricava dall'epitaffio
suo presso il cardinale Baronio[2390], accadde nel di 6 di settembre.
Ebbe verso il fine dell'anno per successore nella cattedra di san
Pietro, non già _Dono_, come Ermanno Contratto ed altri, seguitati da
esso cardinale, hanno scritto, ma, come c'insegna Sigeberto[2391] con
Martino Polacco[2392], Tolomeo da Lucca[2393] ed altri, _Benedetto VI_
di nazione romano. Durò la vacanza della santa sede circa tre mesi, come
osserva il padre Pagi[2394], perchè convenne aspettare l'assenso
degl'imperadori che erano allora in Germania. Ho io dato alla luce un
placito tenuto nella villa di Gragio da _Otberto marchese_ e conte del
sacro palazzo, cioè da uno de' progenitori della casa d'Este[2395],
_anno imperii domni Hottoni undecimo, imperii vero domni Hottoni filio
ejus, Deo propitio, quinto, XIII kalendas septembris, Indictione XV_,
cioè nel dì 20 d'agosto dell'anno presente. Da esso documento risulta
ch'esso marchese godeva con titolo di _benefizio_, secondo la biasimevol
usanza di que' tempi il celebre monistero di san Colombano di Bobbio, a
lui conferito _de parte domnorum imperatorum_.
Intorno a che è da osservare che circa a questi medesimi tempi era
abbate di Bobbio _Gerberto_, di nazione franzese, famoso personaggio per
la sua letteratura, per varie sue avventure, e per essere infine,
siccome vedremo, giunto a conseguire il pontificato romano. Si sa da una
sua lettera[2396], scritta verso l'anno 970, ch'egli fu promosso a
quella ricchissima badia da _Ottone I imperadore_, e ch'egli ricevette
il baston pastorale di quel monistero da papa _Giovanni XIII_. Di grandi
vessazioni ebbe quivi Gerberto, e tali, che in fine gli convenne
ritirarsi in Germania: il che fu principio della sua fortuna, perchè
giunse ad essere maestro di lettere di _Ottone III_, poscia imperadore,
ed entrò in più vaste carriere. Nelle lettere che restano di lui, si
scorge che abbondavano i suoi nemici, ma niun vestigio c'è ch'egli si
lagni del _marchese Otberto_, tuttochè per ragione di quell'appellato
benefizio questi possedesse una parte delle rendite del monistero. Le
sue principali querele erano contra di _Pietro vescovo_ di Pavia, al
quale scrive[2397] come ad un usurpatore dei beni appartenenti a quel
sacro luogo. A me non è venuta alle mani altra notizia dell'ulterior
vita del suddetto principe, cioè del marchese Otberto. Ben so ch'egli
nell'anno 975 non si contava tra i vivi, e che lasciò dopo di sè almeno
due figliuoli, cioè _Adalberto_ (lo stesso è che _Alberto_) ed _Oberto
II_, amendue marchesi. Varie pruove ne aveva io addotto nelle Antichità
estensi[2398], ma più individualmente si raccoglie da uno strumento,
esistente nell'archivio archiepiscopale di Pisa, somministratomi dal fu
chiarissimo padre abbate camaldolese don _Guido Grandi_, pubblico
lettore in quella università, e da me pubblicato nelle Antichità
italiane[2399]. Ivi _Adalbertus et Obertus germani marchioni filii bonae
memoriae Oberti marchionis et comitis palatio_, prendono a livello varii
beni da _Alberico vescovo_ di Pisa, _regnante domno nostro Otto
imperatore Augusto, filio bonae memoriae Ottonis imperator, anno imperii
ejus in Italia octavo, idus octobris_...... cioè nell'anno 975. Da
_Oberto II_ marchese discendono i principi estensi, siccome andremo
vedendo. Lasciò _Oberto I_ di grandi stati e beni ai suoi figliuoli,
situati specialmente in varii contadi della Toscana, dove poi fu celebre
la _terra Obertenga_. E più che altrove la sua potenza e ricchezza fu
nella Luigiana: tutti indizii che _Adalberto_ marchese suo padre
discendeva dagli _Adalberti_ da noi veduti duchi e marchesi potentissimi
della Toscana, secondo le forti conietture da me recate nelle suddette
Antichità[2400]. Merita ancora d'essere qui rammentata la distruzione
circa questi tempi seguita dei Saraceni, da tanti anni annidati in
Frassineto ne' confini dell'Italia, che infestavano il vicinato, e
mettevano in contribuzione chiunque osava di passare per le Alpi venendo
o andando in Francia. La gloria di averli schiantati di colà è dovuta a
_Guglielmo conte_ di Provenza, fratello di _Corrado re_ di Borgogna, che
con un forte esercito gli assalì e sconfisse[2401], liberando una volta
da sì gran peso quelle contrade. Racconta ancora Lupo protospata[2402]
un altro fatto d'armi dei Cristiani, succeduto in quest'anno contro i
Saraceni di Calabria, che per noi resta involto in molte tenebre:
_Pugnavit_, dice egli, _Asto filius Trasmundi marchisi cum quatuordecim
millibus Saracenorum. Caytus_ (sive dux) _Bucobolus vocabatur; et Otto
in subsidium misit sex millia suos, et vicit Asto persequens Agarenos
usque Tarentum_. Si dee scrivere _Atto_ cioè _Azzo_, il quale ebbe per
padre quel _Trasmondo_ che noi vedemmo all'anno 959 duca e marchese di
Spoleti: se pure (il che par poco credibile) non parlasse il suddetto
autore per anticipazione di _Trasmondo_, che troveremo creato duca e
marchese di que' paesi nell'anno 981, senza apparire se questo fosse
diverso dall'altro. La città d'Amalfi ebbe nei tempi correnti per suo
duca[2403] _Sergio_ imperiale patrizio, titolo a lui conferito dai greci
Augusti. Salì egli a questa dignità con aver fatto levare la vita a
_Mastari_ precedente duca.