[2365] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2366] Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.
[2367] Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.
[2368] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[2369] Gattola, Hist. Monaster. Casin.
[2370] Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2371] Chronicon Vulturnens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2372] Antichità Estensi, P. I, cap. 16.
[2373] Anonymus Salern., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 300.
[2374] Mabillon., Annal. Benedict. ad annum 971.
[2375] Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI, pag. 235.
Anno di CRISTO DCCCCLXXI. Indiz. XIV.
GIOVANNI XIII papa 7.
OTTONE I imperadore 10.
OTTONE II imperadore 5.
_Ottone Augusto_ il Grande, che, siccome dissi, molto si dilettava di
soggiornare in Ravenna, solennizzò in quella città, secondochè attesta
l'Annalista sassone[2376], la Pasqua dell'anno presente in compagnia
dell'imperatrice _Adelaide_, la quale non si staccava mai dal suo
fianco. Era ito a Roma santo _Uldarico vescovo_ d'Augusta[2377]. Nel
tornare indietro, si portò egli a visitare in essa città amendue quegli
Augusti, che con somma divozione e con distinte finezze l'accolsero. Ed
è notabile[2378] che _Pietro arcivescovo_ di Ravenna in quest'anno circa
il mese d'agosto spontaneamente rinunziò la sua chiesa, ed ebbe per
successore _Onesto arcivescovo_. Aveva giù intavolata _Pandolfo
principe_ di Benevento la pace fra l'Augusto Ottone e _Giovanni
Tzemisce_ imperador de' Greci. Fra le altre condizioni di questo accordo
v'era, che il greco Augusto desse in moglie al giovane imperadore
_Ottone II Teofania_, figliuola di _Romano juniore_, e già imperador
d'Oriente, e di _Teofania_, ossia _Teofanone Augusta_: il che dovette
recar maraviglia ai politici d'allora, stante l'essere Teofania figlia
di chi non era più imperadore. Però Ottone Augusto suo padre si crede
che spedisse in quest'anno a Costantinopoli degli ambasciatori per
prendere e condurre in Italia questa principessa; e, secondo il
Sigonio[2379], fu scelto per questa incumbenza _Arnolfo I_, creato in
quest'anno arcivescovo di Milano. In tale opinione concorse anche il
padre Pagi[2380]. Ma essi incautamente confusero l'ambasceria di
_Arnolfo II arcivescovo_, succeduta a' tempi di _Ottone III_, con
questi tempi. Non parlano punto di questa funzione incaricata ad
Arnolfo gli antichi storici milanesi. Abbiamo all'incontro da Ugo
Flaviniacense[2381] che il corpo di san Pantaleone martire fu portato in
Germania dall'arcivescovo di Colonia, cioè da _Gerone, obtentum dono
constantinopolitani imperatoris, quando pro ejus filia Ottoni II in
matrimonio jungenda, jussu ejusdem Ottonis ad eumdem imperatorem legatus
missus est cum episcopis duobus, ducibus et comitibus_. Confessa
Ditmaro[2382] che non mancarono persone nella corte dell'imperadore, che
non solo disapprovarono questo maritaggio, forse per la ragione
suddetta, o perchè parea loro che, stante questa lega ed amistà coi
Greci, non sarebbe più permesso ad Ottone di togliere ad essi gli stati
da loro goduti in Puglia e Calabria, come essi desideravano. Ma Ottone
il Grande, senza far caso del loro parere, andò innanzi, e volle che si
eseguisse il trattato, perchè verisimilmente egli pensava di
maggiormente fiancheggiar le sue pretensioni colle ragioni di questa
nuora; e ne vedremo anche gli effetti. Narra sotto quest'anno il
Dandolo[2383] che _Pietro Candiano IV_ doge di Venezia, _Vitale
patriarca_ di Grado suo figliuolo, _Marino vescovo_ olivolense, cioè di
Venezia, e gli altri vescovi, clero e popolo di Venezia, per soddisfare
all'imperador di Costantinopoli, il quale pensava a ricuperar
Gerusalemme dalle mani degl'infedeli, e che avea guerra coi Russiani
Moscoviti, a' quali diede in quest'anno una gran rotta, fecero un
solenne decreto che niuno de' Veneziani osasse di portar armi, ferro,
legnami ed altri militari attrecci ai Saraceni, de' quali potessero
valersi contra dei Cristiani, sotto pena di cento libbre d'oro; e chi
non potesse pagar con danaro, pagasse colla testa: giustissimo divieto,
confermato poi da molti susseguenti editti dei Cristiani, ma mal
osservato anche oggidì. Abbiamo dall'Annalista sassone che Ottone
Augusto celebrò il santo Natale di quest'anno in Ravenna. E dalla
Cronica del monistero mosomense[2384], che _Adalberone arcivescovo_ di
Rems, _Natali Domini celebrato_ (in quest'anno), _legatos suos Romam cum
literis dirigit ad domnum Johannem papam, cognomento Albam Gallinam, qui
a juventutis suae primis annis, reverentiae competentis, et dignitatis
angelicae albebat canis_. Di costume antichissimo sono i soprannomi,
alcuni de' quali passarono col tempo anche in cognomi, e tale appunto
era quel di _Gallina bianca_ applicato a papa Giovanni, perchè fino
dalla gioventù ebbe il crine bianco. Di questo uso ho io trattato nelle
Antichità italiche[2385].