[2353] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2354] Sigebertus, in Chronico.
[2355] Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.
[2356] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.
[2357] Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2358] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Append.
[2359] Witichinius, Hist., lib. 3.
[2360] Ditmarus, in Chron., lib. 2.
[2361] Anonymus Salernit., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.
[2362] Curopalata. Leo Diacon. Cedrenus. Zonaras.
[2363] Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Episcop. Benevent.
[2364] Anonymus Saler., P. I. tom. 2 Rer. Ital. p. 299.
Anno di CRISTO DCCCCLXX. Indiz. XIII.
GIOVANNI XIII papa 6.
OTTONE I imperadore 9.
OTTONE II imperadore 4.
Celebrò _Ottone il Grande_, per attestato dell'Annalista sassone[2365],
il santo Natale dell'anno antecedente in Pavia. Del suo soggiorno in
quella città anche nel dì 22 di gennaio dell'anno presente resta
tuttavia sicura pruova in un suo diploma[2366], dato in favore del
monistero veronese di santa Maria dell'Organo, _XI kalendas februarii,
anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIIII, imperii vero domni Ottonis
VIII, Indictione XIII_. Qui l'anno 969 è secondo l'era fiorentina e
veneziana, e viene, secondo noi, ad essere l'anno 970, nel cui gennaio
correva tuttavia l'_anno ottavo_ del suo impero. Di là poi passò a
Ravenna, e quivi solennizzò la Pasqua del Signore. Piaceva non poco
all'Augusto Ottone quella magnifica città, e però quivi fece fabbricare
un palazzo nuovo per abitazione sua, siccome costa da un placito ch'io
ho dato alla luce nelle Antichità italiane[2367]. Cotale notizia sembra
indicare che Ottone godesse non solamente il diretto e sovrano dominio,
ma anche l'utile di Ravenna e del suo esarcato. Se non fosse stato così,
difficilmente s'intenderebbe come egli fabbricasse a sè stesso un
palazzo in suolo altrui. Abbiamo da Girolamo Rossi[2368], che trovandosi
in questo medesimo anno nella Romagna il suddetto imperadore, tenuto fu
in Ferrara un placito, dove alla presenza di _Adalberto vescovo_ di
Bologna, di _Uberto vescovo_ di Forlì, di _Giovanni vescovo_ d'Imola, e
di _Leone vescovo_ di Ferrara, _Pietro arcivescovo_ di Ravenna fece
istanza di riaver Consandolo, ed altri beni spettanti alla sua chiesa.
_Vidensque Liuzius episcopus cremonensis_ (così ancora si chiamava
_Liutprando_ allora vescovo di Cremona) _ea ad comitatum ferrariensem
nulla omnino ex parte posse spectare, nullius juris, nisi ravennatis
esse: Eccico nuntius Othonis Augusti pronuntiavit, probavitque, ea
ravennatis esse ecclesiae._ Sì _Liutprando_ che _Eccico_, chiamato
_Ezeca_ in altri documenti, erano messi spediti dall'imperadore Ottone
per conoscere e giudicare intorno a questa differenza; e però scorgiamo
l'autorità imperiale in quelle contrade. Da Ravenna portossi dipoi
l'imperadore Ottone nel principato di Capua, dove diede un diploma pel
nobilissimo monistero di monte Casino[2369] _VIII kalendas junii. Actum
in locum ubi Cellice_ (oppure _Sillice_) _dicitur, capuano territorio_.
Truovasi poi esso Augusto nel settembre seguente, amministrante
giustizia nel ducato di Spoleti. Nelle giunte da me fatte alla Cronica
di Casauria[2370] si può leggere un giudicato del medesimo Augusto, e di
_Pandolfo duca_ e marchese di quelle contrade, giacchè questo monarca
non isdegnava di assistere in persona ai placiti, e decidere le liti de'
sudditi col parere dei ministri. Ivi è scritto, _qualiter in territorio
marsicano in campo Castiri ad ipsam civitatem marsicanam, dum in placito
resideret domnus Otto magnus imperator serenissimus augustus, et
Pandulfus dux et marchio pro singulorum hominum justitia fieri
facienda_, ec. Così usavano allora i monarchi amanti de' suoi popoli; e
dovunque si trovavano, ed anche in campagna, alzavano tribunale, e,
sommariamente ascoltate le ragioni delle parti, proferivano la
convenevole sentenza. Fu esso placito tenuto _ab Incarnatione Domini
nostri Jesu Christi anno DCCCCLXX, anno imperii domni imperatoris
Ottonis serenissimi Augusti IX, et Ottonis filii ejus III, mense
septembri, Indictione XIV_, cominciata in esso mese di settembre. Ed è
qui considerabile il vedere che a quel medesimo placito assistè _Ezeca
duca, marchese e conte del palazzo_. Non ho saputo immaginar finora,
onde costui prendesse i titoli di duca e marchese, perchè chiaro si vede
che allora Pandolfo Capodiferro era tuttavia duca di Spoleti e marchese
di Camerino. Nè egli si sottoscrive, se non con queste parole: _Signum
manus Ezecae comitis palatii_. Per me penso che ivi sia egli chiamato
così in fallo, perchè in un altro simil placito, tenuto nel medesimo
luogo e tempo, e pubblicato nella Cronica del monistero di
Volturno[2371], egli interviene, ma con essere solamente intitolato
_Ezzeca comes palatius_, ossia _palatii_. Convien credere che in questi
tempi contro il costume Ottone Augusto avesse due _conti del sacro
palazzo_, essendo indubitato che nello stesso tempo era sostenuta questa
medesima carica da _Otberto marchese_, progenitor degli Estensi. E ciò
costa da un suo placito, tenuto in non so qual luogo[2372]. Ivi è
scritto: _Dum in Dei nomine locus, qui dicitur Classo in terra Alberici
filio bonae memoriae Aigoni, ubi domnus imperator praeerat, rexidisset
in judicio Otbertus marchio et comes palatio_, ec. Fu scritto quel
giudicato, _anno imperii donni Otto filio, ejus Deo propicio, tertio,
Indictione quartadecima_, cioè nell'anno presente. E notisi che quivi si
trovava in persona lo stesso Ottone Augusto.
Se non falla l'Anonimo salernitano[2373], dovrebbe essere accaduto in
quest'anno ciò ch'egli dopo il racconto dell'anno precedente seguita a
scrivere, con dire che l'imperadore Ottone con una copiosa armata si
portò ai danni de' Napoletani per gastigarli della crudeltà usata ai
Capoani nel tempo del precedente assedio. Allora fu che se gli presentò
davanti _Aloara_ moglie di _Pandolfo principe_ di Benevento e di Capua,
insieme con _Landolfo IV_ suo figliuolo, già dichiarato collega nel
principato dal padre nell'anno 968, e gli raccomandò vivamente il
marito, già condotto prigione a Costantinopoli. Ottone per costringere i
Greci a liberarlo, o almen per farne vendetta, menò l'esercito in
Puglia, fece dare il sacco al paese, e strinse coll'assedio la città di
Bovino, i cui borghi furono dati in preda alle fiamme. Ma le mutazioni
seguite in Costantinopoli influirono a far cessare la guerra. Perciocchè
mentre Pandolfo si trovava ne' ceppi in quella città, _Niceforo Foca_,
il quale si preparava a maggiormente angustiarlo, fu ucciso per congiura
dell'iniqua sua moglie, ed alzato al trono _Giovanni Tzimisce_. Questi
non volendo liti coll'imperadore Ottone, fece tosto mettere in libertà
Pandolfo ed inviollo in Italia con precedente concerto che facesse
desistere dalle ostilità Ottone. Informato dell'arrivo di Pandolfo a
Bari, spedì subito l'imperadore ad Abdala patrizio, acciocchè senza
perdere tempo gliel mandasse; il che fu eseguito; e tanto si adoperò poi
Pandolfo, che Ottone fece fine alla guerra. Quando sussista tutto questo
racconto, dovette prima del settembre ritornar libero in Italia esso
principe di Benevento e Capoa, giacchè l'abbiamo poco fa veduto
intervenire ai placiti tenuti di quel mese in Marsi. Venne dipoi
l'imperadore a Roma, e quivi, per attestato dell'Annalista sassone,
celebrò la festa del santo Natale. Ma io avrei volentieri veduto il
giorno preciso, in cui nell'anno presente da esso Augusto Ottone tenuto
fu un placito in Ravenna, rapportato dal padre Mabillone[2374], perchè
presente al medesimo si trovò _Pandolfo principe_ e _marchese_, per
confrontare l'asserzion dell'Anonimo salernitano con esso documento. Ho
detto di sopra che questo imperadore fece fabbricare un palazzo in
Ravenna, e tal notizia vien confermata dal medesimo placito. Eccone le
parole: _Dum in Dei nomine Otto, divina providente clementia imperator
Augustus, resideret in Regia Aula, non longe a moenibus Ravennae urbis
sita, quam ipse imperator clarissimus in honorem sui claris aedificiis
fundare praeceperat juxta rivum penes muros ipsius civitatis
decurrentem, qui dicitur Muro-novo, tunc eo imperatore clarissimo ibi
plurima sui imperii ordinante et disponente_, ec. Questo soggiorno
dell'Augusto Ottone in Ravenna, il palazzo ivi fabbricato, ed altri
segni di dominio ivi da lui esercitati e continuati dai suoi successori,
siccome vedremo, mi han fatto dubitare più volte se sussista quanto
vedemmo di sopra all'anno 967 intorno alla restituzione che si dice da
lui fatta a papa _Giovanni XIII_ di Ravenna e del suo esarcato. Ma non
ho assai lumi per poter ben decidere su questo punto. Ne parleremo
andando innanzi. Diede nel novembre dell'anno presente papa Giovanni
XIII in livello la città di Palestrina a _Stefania chiarissima
senatrice_ di Roma, come costa dallo strumento da me dato alla
luce[2375].