NOTE:

[2342] Liutprandus, in Legation.

[2343] Anonymus Salern., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2344] Sigon., de Regno Ital. lib. 7.

[2345] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 8, tom. 4 Rer. Ital.

[2346] Witichindus, Annal., lib. 3. Annalista Saxo.

[2347] Liutprand., Hist. lib. 5, cap. 5 et 7.

[2348] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 4.

[2349] Gattola, Histor. Monaster. Casinens. P. I.

[2350] Chron. Volturn., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[2351] Peregrinus, Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[2352] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 120.

Anno di CRISTO DCCCCLXIX. Indiz. XII.

GIOVANNI XIII papa 5.

OTTONE I imperadore 8.

OTTONE II imperadore 3.

Secondo l'Annalista Sassone[2353], _Ottone il Grande_, dopo aver

solennizzata la festa del santo Natale dell'anno precedente nella

Puglia, fermossi tuttavia in quelle parti, e celebrò la Pasqua dell'anno

presente in Calabria. Sono affatto scuri i fatti d'esso Augusto in

quelle parti, dove egli si tratteneva, perchè tuttavia durava la guerra

coi Greci, nè voleva egli permettere che i principi di Benevento e di

Capua, divenuti suoi vassalli, restassero esposti allo sdegno

dell'imperadore di Oriente. Sigeberto[2354] attribuisce a quest'anno una

vittoria riportata sopra i Greci in Calabria da Guntero e Sigefredo

uffiziali dell'Augusto Ottone. Che vittoria fosse questa, lo dirò fra

poco. Lupo protospata[2355] altro non dice sotto quest'anno, se non _che

introivit Otho rex in Apuliam mense martii; obsedit civitatem Bari

irrito conatu_. Abbiam veduto che ciò succedette nell'anno antecedente.

Aggiunge: _Et in alio anno intravit in Calabriam mense octobris, et sol

obscuratus est mense decembris_. Pare che questo accadesse nell'anno

presente. In fatti abbiamo presso l'Ughelli[2356] un suo diploma, dato

_XIV kalendas maii, anno Incarnationis dominicae DCCCCLXIX, anno vero

domni Othonis serenissimi Augusti, octavo Indictione XII. Actum in

Calabria in suburbio Cassano._ In esso, a petizione di _Uberto vescovo_

di Parma ed arcicancelliere, conferma Ottone ad Ingone suo vassallo

tutti i beni da lui goduti _in comitatibus bulgariensi, laumellensi,

plombiensi, mediolanensi, evoriensi, papiensi, placentino, parmensi_: e

dice fra le altre cose: _Cum nos in Calabria residebamus in confine

atque planicie, quae est inter Cassanum, et Petram Sanguinariam, ibique

nostro imperiali jure nostris fidelibus tam calabris, quam omnibus

italicis, francisque atque theutonicis leges praeceptaque imponeremus_,

ec.; il che ci fa intendere la sovranità imperiale in quelle parti,

senza che ivi si parli punto di alcun altro diritto o pretensione dei

romani pontefici. Leggesi un altro diploma, spedito da esso Augusto in

confermazione de' beni e privilegii del monistero di Casauria, dato

_kalendis maii_, coll'altre note suddette[2357]. _Actum in suburbio

Bivino_ oggidì _Bovino_. Trovasi in questi tempi _Giovanni duca_ e

console di Gaeta[2358], cioè principe di quella città, ma dipendente dai

greci Augusti. Ora per tornare alla vittoria che dissi riportata

dall'imperadore in Calabria, Witichindo[2359] e Ditmaro[2360] la

raccontano in questa maniera. Fecero credere i Greci ad Ottone Augusto

d'aver condotta la principessa richiesta in moglie pel giovinetto

_Ottone II_; perlochè egli inviò in Calabria molta nobiltà con alcuni

reggimenti di soldati a riceverla. Quando questi si credevano d'essere

iti a far feste, all'improvviso i Greci si scagliarono loro addosso, non

pochi ne uccisero e molti ne presero, che inviarono prigioni a

Costantinopoli, con dar anche il sacco a tutto il loro bagaglio. Se a

questo avviso fumasse per la collera Ottone il Grande, ci vuol poco a

figurarselo. Diede ordine immantinente a Guntario e Sigefredo, valorosi

suoi generali, che col fiore delle sue genti andassero a dimandar conto

ai Greci di tanta iniquità. Volarono questi, sorpresero l'armata nemica;

ne fecero gran macello, e a quanti presero tagliarono il naso,

lasciandoli poi ire a lor comodo dove voleano. Posero in contribuzione

tutta quella parte di Calabria e Puglia che apparteneva ai Greci, e

carichi di bottino, d'allegria e di gloria se ne tornarono

all'imperadore. L'Anonimo salernitano[2361] scrive che Ottone _Calabriae

fines venit, incendiis et depraedationibus eam vehementer afflixit, et

millia damna vel oppressiones gessit in principatu salernitano_.

_Gisolfo principe_ di Salerno tenea allora coi Greci. Pretende

Witichindo che questa nuova portata a Costantinopoli servisse di motivo

al popolo di congiurare unitamente coll'iniqua imperadrice contra di

_Niceforo Foca_ imperadrice d'Oriente, a cui levarono la vita. Ma da

altre cagioni ebbe origine la morte inferita nel dicembre di quest'anno

a Niceforo: sopra di che si possono vedere gli storici greci[2362]. Lupo

protospata, Sigeberto ed altri il fanno ucciso nell'anno seguente, e

questa sembra opinione meglio fondata. In luogo suo salì sul trono

_Giovanni Tzimisce_, che ebbe assai a cuore di trattar d'amicizia con

Ottone Augusto.

Tenuto fu quest'anno un concilio in Roma da papa _Giovanni XIII_. Gli

atti ne sono periti; ma ne resta la testimonianza nella bolla

dell'erezione della chiesa di Benevento in arcivescovato, fatta in esso

concilio dal papa. Le note cronologiche di quella bolla son

queste:[2363] _Data VII kalendas junii anno pontificatus domni nostri

Johannis XIII papae IV, imperatoris Othonis majoris VII, et minoris II,

Indictione XII, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIX_. _Pandolfo

Capodiferro_ quegli fu che procacciò questo onore alla sua città di

Benevento, e adoperò l'intercessione dell'imperadore, _praesidentibus

nobis_, dice il pontefice, _in sancta synodo acta ante confessionem

beati Petri Apostolorum principis septimo kalendas junias, praesente

domno Ottone gloriosissimo imperatore Augusto Romanorum, nostro filio,

ec. hortatu benigno ipsius praefati domni Ottonis clementissimi

imperatoris Augusti_, ec. _intervenientibus Pandulfo beneventanae et

capuanae urbium principe, seu Spoleti et Camerini ducatus marchione et

duce, simulque et Landulfo excellentissimo principe filio ejus_, ec.

Sicchè seguitava tuttavia Pandolfo a governare anche Spoleti e Camerino.

Di lui racconta l'Anonimo salernitano il fatto seguente[2364]. Dacchè

l'imperadore ebbe dato il guasto alla Calabria e al principato di

Salerno, se no andò a Ravenna Pandolfo; il pregò di lasciargli un corpo

delle sue truppe, per poter tentare qualche altra prodezza contra de'

Greci, e l'ottenne. Con questo e co' suoi si portò sotto la città di

Bovino; venne alle mani coi Greci, usciti della città, e li sconfisse.

Ma sopraggiunto un rinforzo ad essi Greci, si attaccò di nuovo la

battaglia, e _Pandolfo_ preso nella mischia (di ciò si può dubitare non

poco) fu inviato a Costantinopoli prigione. Dopo ciò Eugenio patrizio

generale de' Greci spinse le sue armi contra gli stati di Pandolfo.

Prese Avellino, e giunto a Capoa vi mise l'assedio, con saccheggiar

intanto il paese e far prigioni quanti gli vennero alle mani. Si

prevalse di tal congiuntura _Marino duca_ di Napoli per danneggiare il

più che potè il distretto di Capoa. Ma dopo quaranta giorni d'assedio,

in cui inutilmente tormentata fu quella città dalle macchine di guerra,

i Greci, per timore che non sopraggiugnesse l'armata imperiale di

Ottone, se n'andarono con Dio, ritirandosi a Salerno, dove quel

principe, cioè _Gisolfo_, che sembra collegato con essi, fece lor godere

un delizioso trattamento. Arrivò in fatti a Capua l'esercito de'

Tedeschi e degli Spoletini, e trovando sloggiati i nemici, passò coi

Capuani a vendicarsi de' Napoletani. Renderono ben loro la pariglia.

Ripresero Avellino, e ne fecero un falò, perchè s'era dato ai Greci

spontaneamente. Ad Eugenio, patrizio greco, preso per la sua crudeltà

dai suoi ed inviato a Costantinopoli, era succeduto Abdila patrizio.

Questi, con quante forze potè, andò a trovar l'esercito cesareo verso

Ascoli. Restò egli ucciso, e sbaragliata la sua gente colla morte di

mille e cinquecento persone. Arricchirono forte delle spoglie de' vinti

i vincitori. Se è vero tutto questo racconto, e massimamente la

prigionia del principe Pandolfo, convien credere che tali fatti

accadessero qualche settimana dopo il dì 20 di maggio, in cui abbiamo

veduto il medesimo Pandolfo presente al concilio romano.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 313 / 339 题