[2318] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2319] Pagius, in Crit. Baron.
[2320] Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 966.
[2321] Liutprandus, in Legation.
[2322] Hermannus Contractus, in Chronic.
[2323] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.
[2324] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2325] Continuator Rheginonis, in Chronico.
[2326] Bacchini, Ist. del Monistero di Polirone, Append.
[2327] Liutprandus, in Legationib.
[2328] Annalista Saxo.
[2329] Antichità Estensi, P. 1. cap. 16.
[2330] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Benevent., tom. 8.
[2331] Liutprandus, in Legation.
[2332] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.
[2333] Chron. Casauriense, P. II, tom, 2 Rer. Ital.
[2334] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2335] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.
[2336] Continuator Rheginonis, in Chronico.
[2337] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2338] Ditmarus, in Chron., lib. 2.
[2339] Continuator Rheginonis in Chronico.
[2340] Lupus Protospata, in Chronico.
[2341] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato.
Anno di CRISTO DCCCCLXVIII. Indiz. XI.
GIOVANNI XIII papa 4.
OTTONE I imperadore 7.
OTTONE II imperadore 2.
Ci resta la descrizione dell'ambasciata fatta da _Liutprando_ vescovo di
Cremona a _Niceforo Foca_ imperadore di Oriente, a nome dei due _Ottoni_
imperadori d'Occidente[2342], ed è un pezzo stupendo per que' secoli
d'ignoranza, che fa più che mai conoscere quanto fosse spiritoso e
lepido l'ingegno di questo vescovo. Giunse egli nel dì 4 di giugno del
presente anno a Costantinopoli; fu mal ricevuto, maltrattato in varie
maniere a quella corte. S'ebbe a male Niceforo Foca che Ottone
s'intitolasse _imperadore de' Romani_, perchè, secondo lui, dovea
chiamarsi solamente _re_, pretendendo riserbato a sè solo il titolo
d'imperadore: pretensione che saltò fuori anche a' tempi di _Lodovico
II_ imperadore. Andò parimente in furia contra di _papa Giovanni_, il
quale avea spedito anch'egli de' legati con lettere esortatorie per le
nozze proposte con _Ottone II_ chiamato _imperadore_. Ma quel che più
scottava il greco Augusto Niceforo, a noi dipinto (non so se con tutta
verità) da Liutprando come uomo a cui niun vizio mancava, era l'aver già
inteso che i principi di Benevento e di Capua, in addietro vassalli e
tributarii dei greci imperadori, si fossero sottomessi all'imperadore
Ottone; e tanto più perchè era insorta paura che Ottone potesse e
volesse anche toglier ai Greci gli stati dipendenti da essi in Puglia e
in Calabria. Si vede da questa relazione che _Adalberto_ e _Corrado_
figliuoli del già re Berengario, erano ricorsi alla corte greca, e le
faceano credere d'avere in Calabria o in Puglia sette mila corrazzieri
da unire coll'armata navale che Niceforo pensava di spedire in Italia
contro gli sforzi d'Ottone Augusto. Fra le molte insolenze, vanti e
spropositate cose che Niceforo imperadore, o i suoi ministri dissero a
Liutprando, il più ridicolo fu l'aver eglino preteso, che se Ottone
voleva pure per moglie del figliuolo la regal principessa greca
_Teofania_, avesse da cedere al greco augusto l'esarcato di Ravenna,
Roma col suo ducato e il resto del paese, cioè Benevento e Capua, sino
ai confini degli stati goduti dai Greci in Puglia ed in Calabria.
Oppure, se cercava solo amicizia, senza trattar di parentela, che
lasciasse libera Roma, cioè ch'egli si spogliasse del titolo e diritto
imperiale sopra di Roma. Poichè per altro intendeva il greco imperadore
di restituire ai papi tutto quel che loro era dovuto, purchè potesse
ricuperare la sovranità sopra di Roma, e l'antica pretesa autorità
nell'elezione dei nuovi papi. In questo mentre avvertito l'imperadore
Ottone dell'indegno ricevimento del suo ambasciatore in Costantinopoli,
e che Niceforo in vece di pace voleva guerra, e dava ricovero ad
Adalberto e Corrado nemici suoi, e metteva in ordine una flotta, per
inviarla contra di lui in Italia: vedendosi invitato al suo giuoco,
senza perdere tempo, andò a mettere il campo sotto Bari, città allora
sottoposta ai Greci. Di questo assedio fa menzione lo stesso Liutprando,
ma con soggiugnere che alle sue preghiere Ottone l'avea poi levato:
_Induperator enim Barium conscenderat Otto,_
_Caede simul, flammisque sibi loca subdere tentans_
_Sed precibus remeat romanas victor ad urbes_
_Inde meis:_
Si dovea trovar in affanni Liutprando al veder cominciata la guerra,
quand'egli era tuttavia in mano de' Greci che poteano voler vendicarsi
sulla di lui persona. L'Anonimo salernitano[2343] scrive che Ottone
_Apuliae fines venit, et valide eam dimicavit, et civitatem Bari
aliquantulum obsedit, et quantum valuit undique constrinxit_. Forse
interpretando il Sigonio[2344] alcune parole di Sigeberto storico, prese
occasione di scrivere che i principi di Benevento e Capoa, ribellatisi
ad Ottone, furono in aiuto de' Greci, e che dipoi astretti dalla forza
tornarono all'ubbidienza dell'imperador latino. Ma Liutprando nella
relazion della sua ambasciata, e i placiti di Pandolfo, da me rammentati
all'anno precedente, fanno abbastanza intendere che esso Pandolfo e
Landolfo suo fratello osservarono una buona armonia coll'Augusto Ottone,
nè punto a lui si ribellarono in questi tempi. Cosa operassero in
congiuntura di tali turbolenze i due figliuoli del fu re Berengario, non
apparisce. Arnolfo storico milanese del secolo susseguente
racconta[2345] che _Corrado_, si quietò, perchè _Gotifredo_ creato dipoi
arcivescovo di Milano nell'anno 975, oppure Ottone II imperadore gli
dovette accordar qualche stato o pensione. Ma _Adalberto_ non volle mai
ascoltare trattato alcuno d'accordo, e finchè visse fu in armi contro
gli Ottoni Augusti. Dei figliuoli di Berengario così scrive il suddetto
Arnolfo storico: _Quorum Widone interfecto, Conone pactione quieto,
Adelbertus ceteris animosior diebus vitae omnibus factus est in diversa
profugus_. Contra di questi ebbe molta guerra il suddetto Gotifredo
arcivescovo di Milano, siccome prelato molto fedele agl'imperadori
Ottoni.
Appartiene all'anno presente, e non già all'antecedente, come immaginò
l'Annalista sassone, una lettera scritta da Ottone primo Augusto ai
baroni di Germania _XV kalendas februarii in Campania juxta Capuam_, e
riferita da Witichindo[2346], in cui fa loro sapere che aspettava gli
ambasciatori del greco imperadore, con apparenza che venissero a chieder
pace. Ma se altramente accadesse, sperava di tor loro coll'armi la
Puglia e la Calabria. Che se poi si accordassero, e gli concedessero la
moglie richiesta pel figliuolo, allora egli pensava di passare colle
milizie sino a _Frassineto_, per isnidar di colà i Saraceni spagnuoli.
Pareva che, secondo la relazion di Liutprando[2347], da noi veduta di
sopra all'anno 942, avessero i Mori abbandonato quel sito; ma di qui si
scorge che tuttavia ne erano in possesso, e che i lamenti dei popoli
circonvicini aveano mosso l'animo di Ottone il Grande a liberarli da
que' malandrini: il che poi non eseguì per la guerra insorta coi Greci,
e per altri disturbi suoi. In fine d'essa lettera scrive Ottone: _Filius
noster in Nativitate Domini coronam a domno Apostolico in imperii
dignitatem suscepit_: parole che compruovano scritta quella lettera nel
gennaio dell'anno presente. Nel dì primo di luglio parimente di
quest'anno diede esso imperadore in favore del monistero di Monte Casino
un diploma, accennato da Leone Ostiense[2348] e pubblicato dal padre
Gattola[2349], con queste note: _Data die kalendas julias anno dominicae
Incarnationis nongentesimo sexagesimo septimo, imperii vero domni
Ottonis serenissimi Caesaris septimo, Indictione XI. Actum in Monte, ubi
Staphulo Regis dicitur_. _L'anno VII_ di Ottone coll'_indizione XI_
chiaramente indicano l'anno presente 968, e pure ivi si legge 967. Altro
non si può pensare, se non che o il documento non sia autentico, e che
l'antico copista sbagliasse scrivendo _nongentesimo sexagesimo septimo_
in vece di dire _octavo_, oppure disattentamente copiasse il numero
romano DCCCCLXVIII tal quale forse stava notato nell'originale; oppure
che il cancelliere abbia fallato nell'_anno_, e forse anche nel nome del
_luogo_ il quale in un altro diploma, dato da esso Augusto al monistero
di San Vincenzo del Volturno nel dì precedente di questo medesimo anno,
vien chiamato _Stabulum Regis_. Le note di quest'altro diploma
sono[2350]: _Data pridie kalendas julias, anno dominicae Incarnationis
DCCCCLXVIII, imperii vero domni Ottonis serenissimi Caesaris septimo,
Indictione XI. Actum in Monte, ubi Stabulo Regis dicitur._ Di simili
sbagli commessi nelle segreterie e cancelliere de' principi, ne abbiamo
più di un esempio; ed io tengo un breve originale di Sisto IV papa,
scritto _pontificatus nostri anno tertiodecimo, die VII aprilis
MCCCCLXXXXIIII_, quando ha da essere _MCCCCLXXXIIII_. Sul fine di
quest'anno tornò indietro dalla sua ambasciata _Liutprando vescovo_ di
Cremona, mal soddisfatto dei Greci, e più del loro imperadore. Venne
anche a morte _Landolfo III_ principe di Benevento a Capoa[2351]. Benchè
lasciasse figliuoli, suo fratello _Pandolfo Capodiferro_ occupò tutti
gli stati dianzi da lui posseduti, con che crebbe di molto la di lui
potenza. In questi tempi fu creato duca di Amalfi _Mastaro_ juniore,
fratello del precedente Mastari, e tenne quel governo solamente quattro
anni, come si ricava dalla Cronichetta amalfitana, da me data alla
luce[2352].