NOTE:

[2308] Continuator Rheginonis, in Chron.

[2309] Leo Ostiensis, in Chron., lib. 2.

[2310] Hermannus Contract., in Chron., edition. Paris.

[2311] Continuator Rheginonis, in Chron.

[2312] Urspergensis, in Chronico.

[2313] Sammarthani, in General. Franc. Brondellus, in Geneal. Franc.

[2314] Guichenon, Bibliot. Sebus., Centur. II, c. 39.

[2315] Idem, cap. 89.

[2316] Frodoardus, in Chronic. apud Du-Chesne.

[2317] Idem, in Chronic. Virdunens., pag. 157.

Anno di CRISTO DCCCCLXVII. Indiz. X.

GIOVANNI XIII, papa 3.

OTTONE I imperadore 6.

OTTONE II imperadore 1.

Attese sul principio di quest'anno l'_imperadore Ottone_, stando in

Roma, a processar que' Romani che aveano sì maltratato papa _Giovanni

XIII_. Il Continuatore di Reginone[2318] altro non dice, se non che

_excepto praefecto urbis, qui aufugerat, tredecim ex majoribus Romanis,

qui auctores expulsionis domni Johannis papae videbantur, suspendio

interire jussit_: pruove, dice il padre Pagi, del suo supremo dominio in

Roma[2319], esercitato alla guisa dei suoi predecessori. Aggiugne il

cardinal Baronio[2320], con citare una giunta fatta ad Anastasio

bibliotecario, che Ottone mandò oltre ai monti in esilio i _consoli_,

fece impiccare per la gola i tribuni, e cavar dal sepolcro il cadavero

di Roffredo prefetto della città, che fu squartato in varii pezzi. Quel

prefetto, che era succeduto a Roffredo, posto nudo sopra un asino con un

otre in capo, fu ignominiosamente menato per la città, frustato, e poi

cacciato in prigione. Noi non sappiam tutto l'operato da lui; pure ne

sappiam tanto, che possiam conghietturare che la giustizia di lui

comparisse presso di molti crudeltà. Lo stesso _Niceforo Foca_ imperador

de' Greci rinfacciò a Liutprando ambasciator d'Ottone nell'anno

seguente, che esso Ottone[2321] _Romanorum alios gladio, alios suspendio

interemit, oculis alios privavit, exsilio alios relegavit_. Ma

Liutprando rispose che Ottone _insurgentes contra, et domnum

apostolicum, quasi jurisjurandi violatores sacrilegos, dominorum suorum

apostolicorum tortores, raptores, secundum decreta romanorum imperatorum

Justiniani, Valentiniani, Theodosii, et ceterorum, caecidit, jugulavit,

suspendit, et exsilio relegavit. Quae si non faceret, impius, injustus,

crudelis, tyrannus esset._ Ma Carlo Magno non fece così; ed Ermanno

Contratto scrive[2322] che Ottone _Romam veniens injurias domini papae

graviter in auctoribus sceleris, partim exsiliis, partim patibulis,

variisque poenis et abominationibus judicavit_. Non ha conosciuto il

cardinal Baronio, e neppur altri, fuorchè il Sigonio, un concilio di

assaissimi vescovi italiani ed oltramontani, celebrato sul principio di

quest'anno in Roma da papa Giovanni XIII. D'esso ci ha conservata

memoria un diploma di Ottone il Grande, con cui vengono confermati tutti

i suoi beni e privilegii all'insigne monistero di Subiaco. L'ho io

pubblicato[2323], e porta queste note: _Data tertio idus januarias, anno

dominicae incarnationis DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi

Caesaris V, Indictione X_. Dice ivi l'imperadore che _Giorgio abbate_ di

Subiaco _venit in gremium Basilicae beati Petri Apostolorum principis,

ubi cum domno Johanne XIII papa, sanctae synodo pro utilitate ejusdem

ecclesiae, et venerabilium locorum intereramus, circum sedentibus cum

ravennate archiepiscopo plurimis episcopis ex romano territorio, atque

Italiae, et ultramontano regno, necnon praesente capuano principe, qui

et marchio Camerini et Spoletini ducatus_. Si noti quest'ultima partita,

di cui parleremo fra poco. Del suddetto concilio romano si ha anche da

intendere il Dandolo[2324], allorchè scrive che _Pietro Candiano IV

doge_ di Venezia nell'anno nono del suo ducato, cioè nel presente, mandò

per suoi ambasciatori Giovanni Contareno e Giovanni Venerio diacono

_Johanni papae, et Ottoni imperatori, Romae existentibus in synodo ibi

congregata_; e che, mostrati, i privilegii della chiesa di Grado, fu

decretato in esso concilio ch'essa fosse chiesa patriarcale e metropoli

di tutta la Venezia. E lo stesso Ottone le confermò i suoi privilegii

con un diploma a parte. Terminato questo concilio, l'imperadore,

secondochè s'ha dal Continuator di Reginone[2325], pel ducato di Spoleti

venne a Ravenna, dove celebrò la Pasqua in compagnia del sommo pontefice

Giovanni XIII. _Actum in loco, qui dicitur sancto Severo, ubi domnus

Otto praeerat, X kalendas madii, Indictione X_, si legge in uno

strumento rapportato dal padre Bacchini[2326]. Quivi ancora nel mese

d'aprile tenuto fu un concilio d'assaissimi vescovi, i cui atti, siccome

ancor quelli del concilio romano, non son giunti fino a' dì nostri.

Solamente si sa che furono ivi fatti molti decreti _ad utilitatem

sanctae Ecclesiae_; e il Continuator di Reginone scrive che l'imperadore

_apostolico Johanni urbem et terram Ravennatium, aliaque complura,

multis retro temporibus romanis pontificibus ablata reddidit; eumque

inde Romani cum magna laetitia remisit_. Cioè Ugo, Lottario e Berengario

re d'Italia nulla aveano lasciato godere dell'esarcato ai papi; e lo

stesso Ottone ne avea ritenuto anche egli fin qui, oltre al sovrano,

l'utile dominio. Per quello che dirò all'anno 970, motivo ci resta di

dubitare che Ravenna fosse restituita al papa. Tuttavia Liutprando[2327]

nell'anno seguente 968 rispose al greco imperadore che l'Augusto Ottone

I _sanctorum Apostolorum vicariis potestatem et honorem omnem

contradidit_.

Ciò fatto l'imperadore andò in Toscana, per attestato del Continuatore

suddetto. L'Annalista sassone[2328] aggiugne ch'egli _in partes Tusciae

et Lucaniae secessit_, cioè nel ducato di Benevento. Certo è ch'egli fu

in Toscana nel mese di giugno, ciò apparendo da un placito tenuto dal

_marchese Otberto_ conte del sacro palazzo, da me dato alla luce[2329],

e tenuto _locus nuncupante prope monte Vultrario, quod est infra

comitatu voloterense, ubi domnus Hotto imperator Augustus praeerat_. Il

documento fu scritto _anno imperii domni Hottoni imperatore Augustus, et

item Hotto filio ejus gratia Dei rex sexto, XII die mense junii,

Indictione decima_. Se poscia Ottone passasse verso Benevento, nol so

dire. Abbiamo bensì un diploma d'esso Augusto presso l'Ughelli[2330],

che cel rappresenta nella stessa città di _Benevento_ nel dì 13 di

febbraio dell'anno presente, e ci dà a conoscere ch'egli non andò a

dirittura da Roma a Ravenna. Esso privilegio fu dato in favore della

chiesa di Benevento: _Idibus februarii anno dominicae Incarnationis

DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi Caesaris VI, Indictione

X. Actum in civitate Beneventi._ Ci conduce poi questo medesimo atto ad

intendere che _Pandolfo Capodiferro e Landolfo III_ suo fratello già

aveano riconosciuto l'alto dominio dell'imperadore sopra i loro

principati di Benevento e Capoa, e s'erano dichiarati suoi vassalli, con

abbandonare i Greci. Però _Niceforo Foca_ imperador greco nell'anno

seguente ebbe a dire a _Liutprando vescovo_ di Cremona e ambasciator di

Ottone[2331]: _Principes autem, capuanam scilicet, et beneventanum,

sancti nostri imperii olim servos, nunc rebelles, servituti pristinae

(Otto) tradat_. Ma Pandolfo la seppe fare da buon mercatante, perchè in

ricompensa di questa sua soggezione aveva ottenuto dall'imperadore di

esser creato anche _duca di Spoleti e marchese di Camerino_. Fu di

parere Camillo Pellegrino[2332] che Pandolfo solamente nell'anno 969

conseguisse così buon boccone. Ma ci restano documenti sicuri, indicanti

che prima anche dell'anno presente, egli arrivò a conseguirlo. L'abbiam

poco fa veduto intervenire al concilio romano nel dì undici di gennaio

del presente anno con i titoli di duca e marchese. Oltre a ciò, nelle

giunte da me fatte alla Cronica casauriense[2333] abbiamo un bel

placito, tenuto _in villa Mariani, campo juris proprietatis sanctae

Firmanae ecclesiae, residente Pandulfo duce et marchione_, e scritto

_anno ab Incarnatione Domini Jesu Christi DCCCCLXVII, et imperante domno

Ottone imperatore Augusto, anno imperii ejus VI, mense februario, per

Indictionem X_. Il nome di _duca_ e di _marchese_ riguarda il ducato di

_Spoleti_ e la marca di _Camerino_, nella quale era compresa la città di

_Fermo_, trovandosi anche la stessa marca talvolta appellata _marca di

Fermo_. Leggesi un altro placito nella Cronica del Volturno[2334],

tenuto nell'anno seguente _in territorio marsicano_, che era allora

parte del ducato di Spoleti, _ubi sedebat domnus Pandolfus gloriosus

princeps_ (di Benevento, oppur solamente di Capoa), _dux_ (di Spoleti)

_et marchio_ (di Camerino) scritto _in anno ab Incarnatione Domini

nostri Jesu Christi DCCCCLXVIII, anno imperii magni Ottonis Augusti in

anno septimo, et Otto imperatoris filius insimul cum eo in anno primo,

et IV kalendas septembris, Indictione undecima_. Di qui ancora si scorge

che Pandolfo non aspettò l'anno 969 per acquistare i governi di Spoleti

e di Camerino. Era stato ne' tempi del re Ugo in possesso di questi due

stati _Uberto_ duca e marchese di Toscana suo figlio bastardo. Quando

egli ne decadesse, e se per cagion del suo esilio, oppure per la sua

morte, non si sa; e noi troviamo ben imbrogliata la storia de' suoi

ultimi anni e il tempo della morte sua; del che ho io parlato

altrove[2335]. Quel che è certo, _Ugo_ suo figliuolo a lui succedette

nel ducato della Toscana (non so dire in qual anno preciso), ma non già

in quello di Spoleti, e neppur della marca di Camerino, quantunque col

tempo egli arrivasse a dominar ancora in quelle contrade. Ci vien poi

dicendo il Continuatore di Reginone[2336] che tanto papa Giovanni XIII,

quanto l'imperadore scrissero lettere al giovane re _Ottone II_,

invitandolo per la festa del santo natale a Roma.

Impiegò Ottone II alcuni mesi per mettere in buon ordine gli affari di

Germania, al qual fine tenne anche una dieta de' principi in Vormazia.

Ed essendosi finalmente messo in viaggio nel mese di settembre,

accompagnato da _Guglielmo arcivescovo_ di Magonza suo fratello,

solennizzò la festa di san Michele in Augusta. E qui termina la

continuazione degli Annali di Reginone. Seguita a dire l'Annalista

sassone[2337] ch'esso re per la valle di Trento calò in Italia, e trovò

in Verona l'Augusto suo padre, con cui celebrò la festa dell'Ognissanti.

Poscia passando per Mantova, ed imbarcatisi in Po, giunsero a Ravenna, e

dopo essersi fermati quivi per alquanto tempo, ripigliato il viaggio,

arrivarono a Roma _XI kalendas januarii_ nel dì 22 di dicembre; ma dee

dire _IX kalendas_, cioè nel dì 24, incontrati tre miglia fuori di Roma

dai senatori colle scuole portanti le lor croci ed insegne, e cantanti

le lodi dell'imperadore. Si trovò papa Giovanni nelle scalinate di san

Pietro a riceverli. Nel _seguente giorno_, cioè nella festa del santo

Natale, _Ottone II_ nella basilica vaticana fu proclamato imperadore

Augusto, e ricevette dalle mani di papa Giovanni l'unzione e corona

imperiale con gran plauso ed allegria non meno dei Tedeschi che dei

Romani. Ditmaro[2338] all'incontro scrive che Ottone suo padre non si

trovò allora in Roma: _Æquivocus imperatoris junior, Otto, quem peperit

inclyta mater Adelhaidis, in nativitate domini Romae imperator effectus

est, patre jubente, ac tunc in Campania juxta Capuam commorante_. Nè si

dee tralasciare, che stando nell'aprile di quest'anno Ottone il Grande

in Ravenna[2339], Niceforo Foca imperador de' Greci gli spedì degli

ambasciatori con diversi regali, chiedendo pace ed amicizia con lui.

Furono assai onorevolmente accolti e rispediti, forse con sole buone

parole; perchè l'imperadore covava delle pretensioni sopra gli stati

chiamati ora il regno di Napoli. Tuttavia, sperando egli di far meglio

questo affare con inviare i suoi ambasciatori alla corte di

Costantinopoli, scelse per tale incumbenza _Liutprando vescovo_ di

Cremona, a cui non mancava la lingua in bocca. Questi nell'anno

susseguente s'incamminò a quella volta, portando specialmente la

commission di chiedere per moglie del cesareo figliuolo _Ottone

Teofania_ figliuola di _Romano_ juniore, già imperador d'Oriente. Sotto

quest'anno scrive Lupo protospata:[2340] _Descendit Otho rex et senex,

pater Othonis regis, qui pugnavit cum Bulcassimo Saracenorum rege, et

interfecit eum, et in eo praelio perierunt quadraginta millia hominum_.

Ma pretende Camillo Pellegrini che questa sì strepitosa vittoria, in

tempi tali non conosciuta da verun altro storico, sia narrata fuor di

sito (siccome credo io che nel gran numero di que' Saraceni ammazzati il

protospata slargasse esorbitantemente la bocca), e s'abbia essa da

riferire all'anno 981, e a' tempi di Ottone II Augusto. Appartiene al

presente anno un diploma[2341] di Ottone I, in cui dona molte corti ad

_Aledramo_ ossia _Aleramo marchese_, il quale vien creduto che fosse il

primo marchese della marca del _Monferrato_. Da lui poscia discese la

famiglia di quei principi che fecero risonare il suo nome non meno in

Occidente che in Oriente.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 311 / 339 题