[2272] Contin. Regin., in Chron. Annal. Saxo, in Chron.
[2273] Antiq. Ital., Dissert. LXX.
[2274] Ibidem, Dissert. XLII.
[2275] Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. Ughell., Ital.
Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.
[2276] Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI.
[2277] Continuator Liutprandi, lib. 6, cap. 6.
[2278] Baron., Annal. Eccles., ad ann. 955 et 960.
[2279] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Italic.
[2280] Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLXIV. Indiz. VII.
BENEDETTO V papa I.
OTTONE I imperadore 3.
OTTONE II re d'Italia 3.
Dimorava tuttavia sul principio di quest'anno in Roma l'_imperador
Ottone_, quando si scoprì una congiura preparata contra di lui. _Papa
Giovanni XII_ avvertito delle poche forze ch'esso Augusto avea ritenuto
seco in Roma, mandò persone sotto mano, che con grandi promesse di
ricompense istigarono moltissimi Romani a prendere l'armi contra di lui.
Tirò ancora nel suo partito non pochi castellani del ducato romano. Già
era destinato il dì 3 di gennaio allo scoppio della mina. Ne fu
avvertito l'imperadore. Ossia, come vuole il continuator di
Reginone[2281], che egli preoccupasse l'insulto de' Romani, o, come
vuole il Continuator di Liutprando[2282], ch'egli s'opponesse così
coraggiosamente coi pochi suoi veterani soldati all'empito dei nemici, i
quali con carra aveano barricato il ponte del Tevere, che ne fu fatta
grande strage, e più ancora di male sarebbe seguito, se non si fosse
interposto l'eletto _papa Leone VIII_. A requisizione sua perdonò egli
ai Romani, restituì loro gli ostaggi, e raccomandato alla lor fede il
suo papa, uscì di Roma, per venire nelle marche di Spoleti e di
Camerino, dove intese che si trovava il già re _Adalberto_. Intanto la
rocca di san Leo capitolò la resa. _Berengario_ e _Willa_ sua moglie
presi d'ordine dell'imperadore, furono inviati prigioni a Bamberga in
Germania. Con queste parole racconta quel fatto Arnolfo storico
milanese[2283]: _Berengarium ipsum, arce quadam robusta munitum,
diuturna vallans obsessione subegit, filiis circumquaque dispersis,
Widone Adelberto, et Conone. Illum vero cum filiabus et conjuge captum
secum devexit in Sueviam, ubi non multo post in amaritudine animae diem
clausit extremum._ Maneggiavasi intanto _papa Giovanni_ per tornar in
casa, e seppe così ben adescare i Romani, che infatti l'introdussero in
città. Allora si trovò in gran pericolo il papa dell'imperadore, cioè
_Leone VIII_. Tuttavia ebbe la fortuna di poter uscire di Roma, ma
spogliato di tutti i suoi mobili e arredi, e si ricoverò nel campo
dell'imperadore stesso. Susseguentemente radunato nel dì 26 di febbraio
un concilio, i cui atti si leggono presso il cardinal Baronio[2284] e
nelle raccolte dei concilii[2285], fu dichiarato _Leone VIII_ occupatore
illegittimo del trono pontifizio, deposti i suoi ordinatori, e ridotti
per misericordia al primo lor grado gli ordinati da questo falso
pontefice. Per tali novità e per gli giuramenti sì mal osservati dal
popolo romano, fremeva di collera l'Augusto Ottone, e massimamente gli
trafisse il cuore l'avviso delle vendette fatte da papa Giovanni, con
far tagliare la mano destra a _Giovanni cardinal_ diacono, e la lingua,
due dita e il naso ad Azzone primo archivista; con far flagellare
_Otgerio vescovo_ di Spira, e con altri simili sfoghi della sua collera.
_Multa caede primorum in urbe debacchatus_ vien detto da Gerberto, che
fu poi papa, nel concilio di Rems dell'anno 992. Però si diede Ottone ad
ammassar l'esercito per tornare a Roma. Dio in questo mentre liberò Roma
e la Chiesa da così scandaloso pontefice. Una malattia di otto giorni il
portò via, senza ch'egli potesse ricevere i sacramenti della Chiesa.
Dopo di che i Romani, niun caso facendo delle promesse giurate di non
consecrare alcun papa eletto senza l'assenso dell'imperadore, elessero e
fecero consecrar papa _Benedetto cardinale_ diacono, con giurare nello
stesso tempo di non abbandonarlo e di sostenerlo contro la potenza
dell'imperadore. Maggiormente irritato da questo atto l'Augusto Ottone,
strinse coll'assedio Roma; la tempestò colle petriere ed altre macchine;
e impedendo l'entrata de' viveri, talmente l'affamò, che il popolo fu
astretto a ricorrere alla di lui misericordia, nulla avendo servito
l'essersi lo stesso papa Benedetto affacciato alle mura per minacciare
la scomunica all'imperadore e a tutto il di lui esercito.
Adunque nel dì 25 di giugno entrò l'imperadore in Roma; rimise nella
sedia pontificia _Leone VIII_, fece convocare un concilio ossia
conciliabolo, dove comparve cogli abiti pontificali anche il nuovo papa
_Benedetto V_, a cui fu chiesto come avesse, contra il giuramento prima
prestato all'imperadore, osato di entrar nella cattedra di san Pietro.
Confessò egli di aver peccato, ed implorò la misericordia
dell'imperadore. Ciò fatto, si spogliò del pontificale ammanto, e
consegnò il suo pastorale a Leone VIII, che lo fece mettere in pezzi. Fu
a lui permesso di stare nell'ordine de' diaconi, coll'esilio in
Germania. Torno a dire, che sono invenzioni de' secoli posteriori alcuni
decreti che la Cronica reicherspergense[2286] ed altri han rapportati,
come emanati da questo concilio o conciliabolo, ne' quali si trovano
esorbitanti concessioni di autorità all'imperadore sì nello spirituale
che nel temporale della Chiesa romana. Il cardinal Baronio[2287], il
padre Pagi[2288] ed altri han saggiamente rigettate simili imposture.
Partissi dopo la festa di san Pietro da Roma l'imperador Ottone per
tornarsene in Lombardia[2289]; ma vide nel viaggio assalito il suo
esercito da una terribil peste, la quale fece incredibile strage non men
dei nobili che degl'ignobili. Fra gli altri vi lasciarono la vita
_Arrigo arcivescovo_ di Treveri, _Gervico abbate_ di Wirtzburg, e
_Gotifredo duca_ di Lorena. Alla mano di Dio, sdegnato per le violenze
usate da Ottone in Roma, fu da molti attribuito questo gastigo. Cessata
finalmente la peste, si ridusse l'Augusto Ottone in Lombardia, dove pel
tempo dell'autunno si divertì colla caccia. Il cammino ch'egli dovette
tenere nel suo ritorno, fu per la Toscana, stante d'aver egli fatta una
donazione ad un monistero in Lucca nel dì 29 di luglio, come costa da un
suo diploma, da me divolgato[2290], _actum Lucae IV kalendas augusti_.
Riuscì in quest'anno ad Adalberto figliuolo di Berengario di aver nelle
mani Dodone cappellano d'esso Augusto, e di condurlo prigione in
Corsica, ma da lì a non molte il rimise in libertà. Venne anche fatto a
_Gualdo_ ossia _Gualdone vescovo_ di Como di espugnar l'isola, fortezza
situata nel lago Lario, o vogliam dire di Como, con ismantellare poscia
tutte quelle fortificazioni, ma senza potere rimettere in grazia
dell'imperadore Azzo, che sotto questa promessa gli avea ceduto quel
forte luogo. Vien accennato da Leone Ostiense[2291] un diploma
dell'imperadore Ottone in confermazione di tutti i privilegii e beni
dell'insigne monistero di monte Casino; e questo si vede pubblicato dal
padre Gattola[2292] colle seguenti note: _Data XII kalendas martii, anno
dominicae Incarnationis DCCCCLXIV, Indictione VII, anno imperii magni
Ottonis imperatoris Augusti tertio. Actum in Villa Paterno, in comitatu
pennense._ Di qui intendiamo che Ottone nel febbraio dell'anno presente
dimorava tuttavia nella marca di Camerino. E si noti il titolo di
_magno_, che non si suole ordinariamente vedere in altri diplomi d'esso
imperadore. Come si ha dalla storia veneta del Dandolo[2293], in
quest'anno _Pietro Candiano IV_ doge di Venezia spedì ad esso imperadore
Giovanni Contarino e Giovanni Denco ossia Dente, suoi ambasciatori, ed
ottenne la conferma de' soliti patti e privilegii del clero e popolo di
Venezia. Due placiti ho io riferito altrove[2294], e tenuti, in
quest'anno da _Otberto marchese e conte del sacro palazzo_, progenitor
dei principi estensi, in Pavia e in Lucca. Cosmo della Rena ha
incautamente confuso questo principe con _Uberto_ marchese di Toscana.
Vedesi esso Otberto ancora chiamato in un di que' placiti _Aubertus
marchio, et comes palacii_; ma egli nella sottoscrizione si chiama
_Otbertus_. _Uberto_ veniva da _Hucbertus_, oppure da _Humbertus_, nome
diverso da _Otbertus_.