[2254] Gratian., Dist. LXIII, cap. 33.
[2255] Baron., in Annal. Eccles.
[2256] Pagius, ad Annal. Baron.
[2257] Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6. Continuator Reginonis, in
Chronico.
[2258] Epidamus, in Annalibus.
[2259] Piena Esposizione per la Controversia di Comacchio.
[2260] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episc. Parmens.
[2261] Antiq. Ital., Dissert. LXII.
[2262] Ibidem, Dissert. LXXI.
[2263] Donizo, in vita Mathild. lib. 1, cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.
[2264] Antiq. Ital., Dissert. VIII.
[2265] Continuator Reginonis, in Chron.
[2266] Pagius, in Annal. Eccles.
[2267] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Astens.
[2268] Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.
[2269] Ibidem, Dissert. LXXIII.
[2270] Antichità Estensi, P. I, cap. 16.
[2271] Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.
Anno di CRISTO DCCCCLXIII. Indiz. VI.
GIOVANNI XII papa 8.
OTTONE I imperadore 2.
OTTONE II re d'Italia 2.
Subito che la stagione addolcita lo permise, e dopo aver solennizzata la
santa Pasqua in Pavia, si portò l'imperador _Ottone I_ all'assedio della
rocca altissima di san Leo nel monte Feltro, dove s'era chiuso
Berengario colla moglie, e probabilmente si trovava bloccato da molto
tempo. Non si potea quell'inespugnabil fortezza prendere se non col
mezzo di un blocco[2272]; e però questo, se non prima, certo in questi
tempi fu formato assai stretto, con prendere tutti i passi, per i quali
si potesse andare o uscir di quella rocca. Spese ivi tutta la state
Ottone, e ne abbiamo anche le pruove in varii diplomi conceduti da lui
in quel sito. Uno ne ho io dato alla luce[2273] in favore de' canonici
di Reggio, scritto _V kalend. julii anno dominicae Incarnationis
DCCCCLXIII, Indictione VI, anno vero imperii magni Othonis imperatoris
Augusti II. Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis._ Un altro
parimente ne ho dato altrove[2274]. _Guido_ vescovo di Modena, ed
arcicancelliere dell'imperadore, non dimenticò in tal congiuntura i
vantaggi, ed impetrò da esso Augusto, per interposizione di _Adelaide_
imperadrice, tutti i beni che in qualsivoglia maniera erano stati
appartenenti _Widoni quondam marchioni, seu Conrado, qui et Cono
dicitur, filiis Berengarii, seu Willae ipsius Berengarii uxoris,
eorumque matris, tam in comitatu motinense, seu bononiense_. Il
diploma[2275], tuttavia esistente col suo sigillo di cera nell'archivio
de' canonici di Modena, fu dato _II idus septembris colle_ altre note
suddette: _Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis_. Molto prima
ancora i canonici d'Arezzo riportarono da esso Augusto la conferma dei
lor beni e privilegii con un altro diploma dato _VI idus mai. Actum in
Monte Feretrano ad sanctum Leonem._ Rapporta il Guichenon[2276] una
donazione fatta da esso Augusto _Aymoni comiti_, creduto da lui marchese
di Susa, con queste note: _Data III idus augusti, anno dominicae
Incarnationis nongentesimo sexagesimo tertio, Indictione sexta, imperii
serenissimi Ottonis imperatoris XXVII. Actum Papiae._ Non era allora in
_Pavia_ Ottone, nè correva l'_anno XXVII_ dell'imperio. Che dunque s'ha
da dire di quel diploma?
Ma mentre si trovava impegnato Ottone in questo assedio, gli venne
avviso di una improvvisa mutazione seguita in Roma. Neppur io so dire se
sia di Liutprando, oppure d'altro autore, una giunta che si legge alle
di lui storie, dove si tratta a lungo di questo strepitoso affare. Ora
questo autore[2277] racconta, che trovandosi sul principio di quest'anno
in Pavia Ottone Augusto, molti, che prima per timore aveano taciuto i
difetti e vizii di papa _Giovanni XII_, ricorsero a lui mettendogli in
considerazione che a lui toccava di provvedere al decoro della Chiesa
romana, oscurato dalle dissolutezze e dagli scandali di questo giovane
papa, che senza freno alcuno attendeva a sfogarsi negli adulterii, con
far divenire un postribolo il palazzo lateranese. Aggiugnevano ancora
ch'egli teneva corrispondenze con _Adalberto_ figliuolo di Berengario,
benchè da lui prima odiato, perchè gli recava suggezione e timore il
conoscere Ottone per principe dabbene e rigoroso, e al contrario sperava
maggior libertà, se risorgessero Berengario e Adalberto. Non fidandosi
l'imperador Ottone di queste relazioni, mandò alcuni suoi confidenti a
Roma per sapere il netto di tali accuse. Trovarono essi più di quel
ch'era stato rapportato; e tornati alla corte dell'imperadore, nulla
tacquero de' disordini che correano in Roma. Allora l'imperadore,
siccome principe savio e ricordevole del benefizio ricevuto di fresco,
solamente rispose: _Puer est, facile bonorum immutabitur exemplo
virorum. Spero, eum objurgatione honesta, suasione liberali, facile ex
illis sese emersurum malis._ Gli spedì dunque alcuni dei suoi, che
amorevolmente l'ammonirono e il pregarono di rimettersi nel buon
cammino; ed intanto _Papiae navem conscendit, ac per Eridani alveum
Ravennam usque pervenit. Indeque progrediens, montem Feretranum, quod
oppidum sancti Leonis dicitur, in quo Berengarius et Willa erat,
obsedit._ Colà mandò papa Giovanni due suoi nunzii, cioè _Leone_, che fu
poi papa, e _Demetrio_ nobile romano, i quali fatta scusa degli eccessi
da lui commessi, ne promisero la correzione. Ma che gli fosse venuta in
fastidio l'ammonizione imperiale, lo fece tosto conoscere, perchè
cominciò ad attaccar lite, quasichè Ottone coll'assedio di Montefeltro
gli volesse occupare uno degli stati della Chiesa romana. Al che
rispondeva l'imperadore: _Omnem terram sancti Petri, quae nostrae
potestati subjecta est, promisimus reddere; atque id rei est, quod ex
hac munitione Berengarium cum omni familia pellere nitimur. Quo enim
pacto terram hanc ei reddere possumus, si non prius eam ex violentorum
manibus erectam potestati nostrae subdimus?_
Così andava prendendo piede l'incendio, quando eccoti giugnere sicuro
avviso all'imperadore che _Adalberto_, invitato dal papa, era giunto a
Cività Vecchia, e di là era passato a Roma, ricevuto con grande onore da
esso pontefice Giovanni. Allora Ottone s'avvide che era disperato il
negozio; e lasciata parte delle sue genti al blocco di san Leo, col
resto dell'armata s'incamminò alla volta di Roma, chiamatovi dai Romani
stessi. Il papa, al vedere avvicinarsi questa visita, comparve armato
come un san Giorgio; ma poi stimò meglio di fuggirsene fuor di Roma
insieme con Adalberto. Colà poi entrato l'imperadore senza opposizione,
anzi con allegrezza dei Romani, che uscirono ad incontrarlo, si fece
prestar giuramento da tutti gli ordini di non eleggere, nè consecrare da
lì innanzi papa alcuno senza il consentimento di esso Augusto e del re
Ottone suo figliuolo. Dopo di che, per soddisfare alle preghiere dei
vescovi e del popolo, fu raunato sul principio di novembre un concilio
nella basilica di san Pietro, dove intervennero moltissimi vescovi
d'Italia e di Germania, molti cardinali e uffiziali della Chiesa e del
popolo romano, e furono prodotte le accuse contra di papa Giovanni XII.
Due volte fu citato il papa a comparire e a giustificarsi. Altra
risposta non diede egli, se non che aveva inteso come si erano dietro a
fare un altro papa; e che quando mai ciò osassero, li scomunicava tutti.
Giunse il concilio a deporre Giovanni, e in suo luogo sostituì _Leone_
protoscriniario, personaggio di conosciuta probità, laico nondimeno: il
che era contro i canoni. Può, se vuole, il lettore ricorrere al cardinal
Baronio e a Pietro de Marca, che con assai ragioni ripruovano l'operato
da quei vescovi, e tengono per un conciliabolo quell'adunanza, e per
illegittimo papa _Leone VIII_, che così si fece egli chiamare. Ma
sarebbe forse da desiderare che lo stesso porporato Annalista non
avesse, peggio ancora che que' vescovi, screditato l'ingresso di papa
Giovanni XII nel pontificato, fino a tenerlo per illegittimo successore
di san Pietro, con dire[2278] che egli usurpò il pontificato, e che
_abortivum istum tunc parturiit Romae tyrannis vi pollens, armis omnia
audens atque subvertens, ut nullo pacto dicendus tunc fuerit legitimus
iste pontifex, in cujus electione lex nulla sit suffragatura, sed omnia
vis et metus impleverint_, ec. Più sotto ancora vien chiamato da lui
_Johannes assertus papa_. Fermossi qualche tempo dipoi l'imperador
Ottone in Roma, e per non essere d'aggravio alla città, mandò sotto san
Leo buona parte delle sue truppe, alquante solamente ritenendone per
guardia sua. Celebrò in essa città il santo Natale, ed ebbe la
consolazion d'intendere che il forte castello di Garda sul lago Benaco,
ossia di Garda, era venuto in potere de' suoi. Nè si dee tacere che esso
imperadore nell'anno presente, prima di portarsi coll'esercito a Roma,
verso il fine di agosto andò a Capua, dove con grande onore e
magnificenza dovette essere accolto da _Pandolfo Capodiferro_, chiamato
_Pandolfo_ nei suoi diplomi, e da _Landolfo III_ fratelli, principi di
quella città e di Benevento. Solevano da gran tempo questi principi
anteporre il loro soggiorno in Capua a quello di Benevento: il che fu
cagione che Capua si andò a poco a poco ingrandendo, e Benevento venne
calando. Dell'andata colà dell'imperadore ne abbiamo le pruove in un suo
diploma, con cui conferma al monistero di san Vincenzo di Volturno tutti
i suoi beni e privilegii[2279], dato _XI kalendarum septembrium anno
dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, imperii vero domni Ottonis piissimi
imperatoris I_ (si de scrivere _II_), _Indictione VI. Actum Capua
Civitate._ Un altro si legge ivi dato nel medesimo giorno e mese, ma
coll'_Actum civitate Cumis_, forse scritto invece di _Capua_, se pure in
quello stesso dì Ottone non potè giugnere a _Cuma_. Talvolta nondimeno
l'_actum_ s'è veduto diverso di tempo e di luogo dal _datum_. Ricavasi
dalla Cronica arabica[2280] che nel mese di maggio del presente anno
Acmed, figliuolo di Assano signore della Sicilia, raunati i suoi Mori
coi Siciliani, andò all'assedio della città di Taormina, e talmente la
strinse e bersagliò, che nel dicembre la costrinse alla resa,
togliendola non so dire se ai Greci, oppure ai Siciliani ribelli.