NOTE:

[2244] Antiq. Ital., Dissert. LXV.

[2245] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.

[2246] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Vercellens.

[2247] Guichenon, Bibliothec. Sebus., Centur. I, num. 83.

[2248] Continuator Rheginonis, in Chronico. Hermannus Contract, in

Chron. Annalista Saxo, in Chron.

[2249] Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.

[2250] Landulf. Senior., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 16, tom. 4 Rer.

Ital.

[2251] Leo Diaconus, Hist. apud Pag. Lupus Protospata, in Chron.

[2252] Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2253] Peregr., Hist. Princip. Langob. P. I, tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCLXII. Indizione V.

GIOVANNI XII papa 7.

OTTONE I imperatore 1.

OTTONE II re d'Italia 1.

Celebrò il _re Ottone_ la festa del santo Natale dell'anno precedente in

Pavia: e poscia si accinse al viaggio di Roma. Leggesi presso

Graziano[2254], negli Annali baroniani[2255] e in altri libri il

giuramento fatto da lui in favore di _papa Giovanni_ prima di passare

colà. _Si permittente domino_, dice egli, _Romam venero, sanctam romanam

Ecclesiam, et te rectorem ipsius exaltabo secundum posse meum; et

numquam vitam, aut membra, et ipsum honorem, quem habes, mea voluntate,

aut meo consilio, aut meo consensu, aut mea exhortatione perdes. Et in

romana urbe nullum placitum, aut ordinationem faciam de omnibus, quae ad

te, aut ad Romanos pertinent, sine tuo consilio. Et quidquid in nostram

potestatem de terra sancti Petri pervenerit, tibi reddam. Et cuicumque

regnum italicum commisero, jurare faciam illum, ut adjutor tibi sit ad

defendendam terram sancti Petri secundum suum posse._ Ha il padre

Pagi[2256] provato non essere stato Ottone il grande, divenuto che fu

Augusto, da meno de' suoi predecessori, con avere acquistata la

sovranità di Roma, e lasciatone l'utile dominio al romano pontefice.

Anche di ciò è una pruova il dirsi ch'egli in Roma non terrà alcun

placito e giudizio, nè pubblicherà editto alcuno intorno a cose

spettanti al papa e al popolo romano, senza ascoltare il consiglio del

medesimo papa. Accompagnato dunque dall'esercito e da gran folla di

vescovi e baroni, precedendolo per tre giornate l'arcivescovo di Milano

_Gualberto_, s'inviò alla volta di Roma Ottone[2257]. Giunto colà, fra

le acclamazioni d'immenso popolo fu con tutto onore ed amore accolto da

papa Giovanni XII. Ci è stato conservato da Epidanno[2258] il giorno in

cui con incomparabil magnificenza seguì la di lui coronazione per mano

del papa, e gli fu conferito il titolo e l'autorità d'imperadore

Augusto. _Ipse_, dice egli, _a papa Octaviano benedicitur in

purificatione sanctae Mariae, die dominico._ Così l'imperio romano,

ch'era stato vacante fin qui dopo la morte di _Berengario Augusto_,

passò nei re di Germania, oppure, come alcuni vogliono, tornò ai re

franchi, essendochè la Germania tuttavia portava il nome di Francia, e

lo stesso Ottone si intitolava re della Francia, cioè dell'orientale,

venendo la Gallia sotto nome di Francia occidentale. In tal occasione

papa Giovanni e tutto il popolo romano, per attestato di Liutprando,

giurò sopra il corpo di san Pietro di non mai tenere aderenza alcuna coi

deposti re _Berengario_ e _Adalberto_. All'incontro, per asserzione del

suddetto Liutprando, o, per dir meglio, del suo continuatore, Ottone a

papa Giovanni XII, _non solum propria restituit_, cioè l'occupatogli dai

re precedenti d'Italia, _verum etiam ingentibus gemmarum, auri, et

argenti muneribus ipsum honoravit_. La Cronica reicherspergense,

Teoderico da Niem, il Goldasto ed altri rapportano alcuni decreti che si

dicono fatti in tal occasione, e dipoi, intorno all'elezione de' papi,

alle investiture de' vescovi, e alla restituzione di beni e diritti

fatta all'imperadore. Sono manifeste imposture de' secoli posteriori,

che non meritano d'essere confutate. Leggesi parimente presso al

cardinal Baronio, e in altri libri, il diploma di Ottone, confermatorio

di tutti gli stati e beni della Chiesa romana: documento nondimeno che

non va esente da varie difficoltà, siccome ho altrove accennato[2259].

Fra l'altre cose si veggono ivi confermate a san Pietro _le provincie

della Venezia e dell'Istria, e tutto il ducato spoletano e beneventano,

e la città di Napoli_, per tacere d'altri paesi, che per l'addietro non

mai furono dipendenti nel temporale dal romano pontefice; ed erano

governati da principi, vassalli degl'imperadori d'Occidente o dei re

d'Italia, oppure degli Augusti greci, e seguitarono ad esser tali.

Dopo il soggiorno di pochi dì in Roma, passati in feste col romano

pontefice, e in dar buon sesto a quegli affari, se ne tornò indietro il

novello imperadore Ottone, ed arrivato a Lucca, quivi concedette ad

_Uberto vescovo_ di Parma il comitato ossia il governo di quella

città[2260], con un diploma dato _III idus martii anno dominicae

Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis serenissimi

Augusti primo. Indictione V. Actum Liviae._ Il nome di _Livia_ dovrebbe

significar _Forlì_; ma sì abbondanti di spropositi sono o per negligenza

dell'Ughelli, o per colpa de' copisti, o per isbagli degli stampatori, i

documenti da lui inseriti nell'Italia sacra, che in vece di _Liviae_

credo io scritto ivi _Lucae_. Leggesi in fatti nelle mie Antichità

italiane[2261] un diploma d'esso Augusto, dato in favore de' canoni di

Lucca nello stesso giorno, cioè _III idus martii anno dominicae

Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis primo,

Indictione V. Actum Lucae._ Però per la Toscana e per Lucca, e non già

per la Romagna, se ne tornò l'Augusto Ottone a Pavia, dove celebrò la

santa Pasqua. Ho io prodotto un altro suo diploma[2262] in favore di

_Norberto abbate_ di san Pietro in _coelo aureo_ di Pavia, dato, a mio

credere, in quella città _V idus aprilis anno dominicae Incarnationis

DCCCCLXII, imperii vero domni imperatoris Hottonis Augusti piissimi I,

Indictione V. Actum.... ie._ Quivi stando, esercitò la sua liberalità

verso altre chiese del regno, e verso i conti, marchesi ed altri baroni

che s'erano mostrati più fedeli alla sua corona, ed attaccati al suo

servigio. Gli scrittori milanesi riferiscono dei gran beni e stati da

lui conferiti a _Gualberto arcivescovo_ di Milano e alla sua chiesa. Si

può certamente credere che molto più sfavillasse la sua gratitudine

verso chi era stato il principal promotore dei di lui avanzamenti in

Italia. Conseguì in tal congiuntura _Liutprando_, le cui storie ho tante

volte allegato, il vescovato di Cremona, dopo essere stato varii anni

alla corte di Ottone in Germania, perchè o esiliato, o perseguitato dal

re Berengario. Anche Donizone[2263] attesta che _Alberto Azzo_ signore

di Canossa, a cui tante obbligazioni avea la divenuta _imperadrice

Adelaide_, fu ben rimunerato dall'Augusto Ottone. Ecco le sue parole:

_Muneribus magnis Attonem ditat, et altis_

_Cui nonnullos comitatus contulit ultro._

_Per quem regnabat, nil mirum, si peramabat._

Ho io nelle annotazioni a questi versi, e nelle Antichità

italiane[2264], dimostrato, come egli fu creato _conte_, cioè

governatore perpetuo di Reggio e di Modena nello stesso tempo. Truovansi

inoltre memorie d'esser egli stato promosso a maggior dignità, perchè ci

comparisce ornato col titolo ancora di _marchese_. E qui specialmente

ebbe principio lo straordinario ingrandimento dei maggiori della famosa

_contessa Matilda_, di cui fu bisavolo lo stesso _Adalbertus qui et Atto

comes_. Medesimamente fra gli altri, sui quali sparse generosamente le

grazie sue l'Augusto Ottone, ci fu _Oberto_ illustre _marchese_,

progenitor degli Estensi, cioè quel medesimo principe che noi vedemmo

all'anno 960 maltrattato dal re Berengario, e passato in Germania ad

invitare Ottone alla conquista del regno d'Italia. Cioè fu egli assunto

all'insigne carica di _conte del sacro palazzo_, la cui autorità non

solo era eminente nella corte dell'imperadore, ma si stendeva anche per

tutto il regno, essendo al di lui tribunale sottoposti anche i conti, i

marchesi e duchi, cioè i principi di quei tempi. Ne accennerò le pruove

andando innanzi.

Abbiamo poi dal Continuatore di Reginone[2265], le cui parole paiono

copiate dall'Annalista sassone, che mentre l'imperador Ottone tornava da

Roma a Pavia, _Berengarius in quodam monte, qui dicitur ad sanctum

Leonem, plurimis undique secum copiis attractis, se munivit_. La

fortezza di san Leone era ed è situata nell'Umbria, ducato allora di

Spoleti, nel contado di monte Feltro, oggidì san Leo. E però altri

scrivono che Berengario fu assediato in Montefeltro. _Et Willa in lacu

Majori, in quadam insula, quae dicitur ad sanctum Julium, se inclusit_.

Ma s'inganna questo autore, mettendo l'isola di san Giulio nel Verbano,

ossia nel lago Maggiore. Essa è nel lago d'Orta nella diocesi di Novara.

_Filii vero ejus Adelbertus et Guido huc illucque vagabantur. Quasdam

tamen munitiones cum suis sequacibus adhuc possidebant, hoc est Grad_

(si dee scrivere _Gardam_ nel lago Benaco, chiamato oggidì di Garda fra

Brescia e Verona) _et Travallium_ (forse valle Travaglia nelle montagne

verso il lago Maggiore) _et insulam in lacu Cumano_: luogo già da noi

veduto per la sua fortificazione famoso ne' tempi precedenti. La prima

applicazione del novello Augusto fu di assediar _Willa_ nell'isola di

san Giulio. Ben s'immaginava egli di trovar con esso lei i tesori

ammassati con tante estorsioni negli anni addietro, e verisimilmente non

s'ingannò. Quasi due mesi durò quell'assedio, e vi faticarono non poco

gli arcieri e frombolatori dell'armata. Fu obbligata in fine Willa a

rendersi. Ebbe compassione e rispetto al di lei sesso l'imperadore; e

dopo averla, come si può conghietturare, ben pelata, le donò la libertà.

Essa con quanta fretta potè, andò a trovare il marito Berengario a monte

Feltro, con adoperar poi tutta per quanto potè la feminina eloquenza,

affinchè egli non si rendesse ad Ottone. Rapporta il cardinal

Baronio[2266] una donazione fatta da esso Augusto ai canonici di

quell'isola in rendimento di grazie a Dio, perchè _quoddam castellum,

videlicet insulam sancii Julii per Berengarium regem ab episcopatu

novariensi sublatam, nastrae subdiderit ditioni_. Il diploma è dato _IV

kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno imperii

primo, Indictione V. Actum in Villa, quae dicitur Horta prope lacum

ejusdem S. Julii._ Però quell'isola non era nel lago Maggiore. Sul fine

di settembre si truova l'imperadore in Pavia, dove _intuitu amatissimae

nostrae conjugis Aleyde_ (si dee scrivere _Adelheidae_) _imperatricis_,

conferma a _Brunengo vescovo_ d'Asti i privilegii della sua

chiesa[2267]. Il diploma è dato _VIII kalendas octobris anno dominicae

Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi

imperatoris Othonis primo. Actum Papia civitate._ Fuor dell'uso di

simili documenti quivi si veggono sottoscritti _Obsertus_ (si dee

scrivere _Otbertus_) _sacri palatii comes_, cioè _Oberto_ marchese,

progenitor degli Estensi, come abbiam detto di sopra, e _Wido mutinensis

episcopus_ con altri vescovi. Questo _Guido_ vescovo di Modena è quello

stesso che sotto i re Berengario e Adalberto aveva esercitata l'eminente

carica di arcicancelliere. Conviene ben credere ch'egli fosse uomo di

gran destrezza e maneggi, e che sapesse far giocare i regali, e voltare

mantello a tempo, perchè seppe ottener il medesimo riguardevolissimo

posto sotto l'Augusto Ottone. Ne fa fede lo stesso diploma, a cui si

sottoscrive _Autherus cancellarius ad vicem Widonis episcopi, et

archicancellarii_. Godeva già questo prelato, cioè divorava la

ricchissima badia di Nonantola, posta nel contado di Modena sotto il re

Berengario, siccome costa dalle memorie di quel monistero, da me

pubblicate altrove[2268]. Da che fu venuto un nuovo padrone a comandare

in Italia, non trascurò egli, secondo gli abusi d'allora, di farsi

donare e confermare da esso la medesima badia. Ne ho io pubblicato il

diploma[2269], dato a contemplazione dell'imperadrice _Adelaide Widoni

sanctae mutinensis ecclesiae venerabili episcopo, dilectoque nostro

fideli archicancellario, II nonas octobris, anno dominicae Incarnationis

DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi Ottonis imperatoris

primo. Actum Papia civitate._ In essa città di Pavia celebrò Ottone la

festa del santo Natale; e, per quanto ho io osservato altrove[2270],

abbiamo fondamento di credere ch'egli facesse in quest'anno eleggere re

d'Italia _Ottone II_ suo figliuolo, già eletto re di Germania. Veggansi

ancora nella storia del monistero di Polirone alcuni documenti[2271],

ne' quali vanno concordi gli anni dell'imperio di _Ottone I_, con quei

del regno di _Ottone II_.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 306 / 339 题