NOTE:

[2236] Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6.

[2237] Continuator Rheginonis, in Chronico.

[2238] Annalista Saxo.

[2239] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 4.

[2240] Antichità Estensi P. I, cap. 21.

[2241] Antiquit. Ital., Dissertat. XIX.

[2242] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[2243] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.

Anno di CRISTO DCCCCLXI. Indiz. IV.

GIOVANNI XII papa 6.

BERENGARIO II re d'Italia 12.

ADALBERTO re d'Italia 12.

Quando sia originale, come sembrò a me, un diploma[2244] dei re

_Berengario_ e _Adalberto_, conceduto a _Martino abbate_ della

Vangadizza presso all'Adigetto, dove io osservai tuttavia il sigillo di

cera col nome di quei re, noi troviamo essi regnanti in Verona sul fine

di maggio del presente anno. Fu dato quel diploma _tertio kalendas

junias, anno Incarnationis Domini DCCCCLXI, regni vero domni Berengarii,

atque Adalberti piissimorum regum XI, Indictione IV. Actum Veronae._

Quel che è più, essendo stato questo diploma _interventu ac petitione

Ugonis marchionis Thusciae_, noi vegniamo a conoscere che _Uberto

marchese di Toscana_, o avea pagato il debito della natura[2245], o,

come vogliono alcuni, era fuori d'Italia cacciato in esilio; e che _Ugo_

suo figliuolo, il quale poi riuscì uno de' principi famosi d'Italia, era

succeduto a lui nel possesso e governo della Toscana; ed avere san Pier

Damiano imbrogliata, siccome vedremo, co' suoi racconti la storia della

Toscana. Vien anche rapportata dall'Ughelli[2246] la fondazione del

monistero di Grassano nella diocesi di Vercelli fatta da _Aledramo

marchese_, figliuolo di _Guglielmo conte_, e da _Gerberga_ figliuola del

re Berengario. Questi vien creduto il primo marchese del Monferrato, da

cui derivò la schiatta di que' principi sì celebri, siccome vedremo

nella storia de' secoli susseguenti. Quello strumento ha queste note:

_Berengarius et Adalbertus ejus filius, gratia Dei reges, anno eorum,

Deo propitio, undecimo, mense augusti, Indictione quarta_, cioè

nell'anno presente, nel cui mese di agosto troviamo tuttavia dominanti

questi due re. Vedesi anche appresso il Guichenon[2247] un diploma di

Ugo e Lottario re d'Italia, che nell'anno 938 donano _Aledramo comiti

quamdam cortem, quae Forum nuncupatur, sitam super fluvium Tanar_. Si

può tenere per lo stesso Aledramo che con titolo di marchese comparisce

da lì innanzi. Intanto stava forte a cuore al re Ottone la spedizion

d'Italia; ma prima d'intraprenderla volle assicurar la corona della

Germania in capo ad _Ottone_ primogenito suo. Adunata dunque in Vormazia

la dieta generale del regno, fu con unanime consenso de' baroni e del

popolo eletto re di Germania, e coronato _Ottone II_ suo

figliuolo[2248]. Ciò fatto, e raccomandato a _Guglielmo arcivescovo_ di

Magonza, suo fratello, esso figliuolo, ch'era allora in età di sette

anni, tornò Ottone il Grande in Sassonia, e dopo aver dato buon ordine

agli affari, per la Baviera e per la valle di Trento calò coll'esercito

suo in Italia, _ubi omnes paene comites et episcopos obvios habuit, et,

ut decuit, ab eis honorifice susceptus, potestative, et absque ulla

resistentia Papiam intravit_. Trovò quivi distrutto da Berengario il

palazzo dei re, forse per un pazzo gastigo dato da lui ai cittadini, ed

ordinò che si rifacesse. Intanto Berengario e Willa sua moglie e i lor

figliuoli si chiusero in varie fortezze, senza osar di comparire

coll'armi in campagna per opporsi ai felici progressi del re germanico.

Si può molto bene accordar questa relazione con ciò che l'Anonimo

Salernitano[2249] lasciò scritto, dicendo che il re Adalberto _cum magno

apparatu, populoque nimis valido Clusas venit_, cioè alla Chiusa nella

valle dell'Adige, _quatenus cum Ottone certamen iniret. Feruntque

plurimi, ut sexaginta millia pugnatorum cum rege Adelverto fuissent._

Stette ivi questo esercito un dì e una notte, senza che udissero

avvicinarsi il nemico; quand'eccoti molti di que' conti, cioè de'

governatori delle città, dissero fuor dei denti ad Adalberto che il

pregavano di portarsi a Pavia per fare intendere al re Berengario suo

padre di cedere ad esso Adalberto il governo del regno, perchè loro

intenzione era di non istar più sotto il comando di lui. Se

acconsentiva, erano pronti a combattere con tutte le lor forze contra

chi veniva in Italia per torgli il regno, se no, si sarebbono dati al re

di Germania, siccome risoluti di non più sopportare la crudeltà di

Berengario; e di sua moglie. Andò Adalberto; trovò il padre disposto

alla rinunzia; ma Willa sua madre, femmina delle più perverse e triste

che sieno mai state create al mondo, non si volle lasciar in alcuna

maniera smuovere, e disturbò l'affare. Portata da Adalberto la risposta

ai conti, ciò servì ad accrescere la loro collera; e però all'istante

partendosi da lui colle lor genti, se ne tornarono cadauno alla sua

città. Di qui è che senza contrasto alcuno entrò il re Ottone in Italia,

e a dirittura passato a Pavia, vi trovò spalancate le porte. Non tardò

la maggior parte de' principi e delle città d'Italia ad eleggere e a

riconoscere per suo signore il re Ottone nella dieta tenuta a questo

fine in Milano. Landolfo seniore[2250] storico milanese del secolo

susseguente così ne scrive: _Otto ab omnibus in regnum cum triumphis

Mediolani electus, sublimatus est_. Seguita poi a descrivere la

coronazione fatta nella basilica ambrosiana di Milano, con queste

parole: _Walperto_ (arcivescovo) _mysteria divina celebrante, multis

episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam, in qua clavus

Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltheum, clamydem

imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit,

perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis

ordinibus divinarum solemnitatum mysteriis, Walpertus magnanimus

archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi_

(si osservi l'antichità di questo rito) _corona superimposita_ (cioè la

corona del ferro, in cui non dovea sapere Landolfo, come sanno oggidì

quei di Monza, che v'era innestato un chiodo del Signore, perchè

l'avrebbe detto, come lo disse della lancia) _adstantibus beati Ambrosii

suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus

decentissime et mirifice Ottonem regem collaudatum et per omnia

confirmatum, induit atque perunxit._ Spedì intanto il re Ottone a Roma

_Attone_ ossia _Azzo abbate_ di Fulda, con ordine di preparar gli

alloggi e tutto quanto occorreva per la sua venuta a Roma, giacchè era

d'accordo con papa _Giovanni XII_ che gli sarebbe conferita la corona

imperiale.

Da gran tempo, cioè dall'anno 823, occupavano i Saraceni l'isola di

Creta, oggidì Candia. Venne in pensiero a _Romano_ juniore imperador de'

Greci di riacquistarla, e spedì a quella impresa _Niceforo Foca_

nell'anno precedente. Di molte prodezze quivi fece questo

generale[2251], e finalmente nel presente anno gli riuscì di prendere la

capitale, e di ridur tutta l'isola alla divozione del greco Augusto:

motivo di somma consolazione ed allegrezza, non solo ai Cristiani

d'Oriente, ma all'Italia tutta. Diversa era ben la sorte dell'isola di

Sicilia in questi tempi. Per attestato della Cronica arabica[2252],

Assano signore di essa isola seco condusse in Africa _optimates

Siculorum_ (cioè, per quanto vo io conghietturando, i figliuoli

giovanetti dei nobili siciliani) _et instituit eos in religione Amir

Al-Mumenin, hoc est imperatoris fidedelium, seu Mahometanorum, qui res

eorum auxit, et benefecit eis_. Dovette in questa maniera la religion

cristiana ricevere un gran crollo in Sicilia sotto il giogo dei

Saraceni. Sul fine di maggio dell'anno presente fece partenza da questa

vita _Landolfo II principe_ di Benevento e di Capua[2253], con

succedergli _Pandolfo_ soprannominato _Capodiferro_, già dichiarato suo

collega nel principato nell'anno 943, e _Landolfo III_, amendue suoi

figliuoli.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 305 / 339 题