[2230] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2231] Anonymus Salern., P. II. tom. 2 Rer. Ital.
[2232] Antiquit. Italic., Dissert. XXVIII.
[2233] Ibid., Dissert. II.
[2234] Atto Vercellensis, Epist. 11, in Spicileg. Dachery.
[2235] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLX. Indizione III.
GIOVANNI XII papa 5.
BERENGARIO II re d'Italia 11.
ADALBERTO re d'Italia 11.
Non ha la storia d'Italia autore alcuno da cui si possa ricavare in che
consistessero gli aggravii fatti dal re Berengario a quasi tutti i
principi d'Italia, ed in particolare al romano pontefice. Ch'egli ne
facesse, e molti ed intollerabili, si può argomentare da quanto
lasciarono scritto gli antichi storici, fra i quali Liutprando, dove
racconta[2236], che _regnantibus, immo saevientibus in Italiam, et, ut
verius fateamur, tyrannidem exercentibus Berengario atque Adelberto,
Giovanni XII_ papa spedì per i suoi legati ad _Ottone_ il grande re di
Germania _Giovanni cardinal_ diacono ed Azzone notaio, oppure
archivista, con pregarlo che per amore di Dio e dei santi apostoli
Pietro e Paolo volesse liberar lui e la santa Chiesa romana dalle griffe
di questi due re, e rimetterla nella sua primiera libertà. Dietro ai
legati pontificii arrivò in Sassonia _Gualberto_ arcivescovo di Milano,
che appena vivo s'era potuto sottrarre alla rabbia di Berengario e
Adalberto, protestando di non poter più sofferire la loro crudeltà, e
molto men quella di _Willa_ ossia _Guilla_ moglie di Berengario, che
contro le leggi ecclesiastiche volea sostenere come arcivescovo di
Milano _Manasse_ arcivescovo d'Arles, il quale altronde si sa che
seguitava tuttavia ad intitolarsi arcivescovo di Milano. In oltre
sopraggiunse _Gualdone vescovo_ di Como, e non già di Cuma, come si
pensò il padre Pagi, lamentandosi anch'egli di varie oppressioni a lui
fatte dai due re suddetti e dalla regina Willa. Aggiugne Liutprando:
_Venerunt et nonnulli alterius ordinis ex Italia viri, quos inter
illustris marchio Otbertus cum apostolicis cucurrerat nuntiis, a
sanctissimo Othone tunc rege, ut dixi, nunc augusto Caesare, consilium,
auxiliumque expetens_. Lo stesso abbiamo dal Continuatore di
Reginone[2237], le cui parole, rapportate ancora dall'Annalista
Sassone[2238], sono le seguenti sotto quest'anno: _Legati quoque ab
apostolica Sede veniunt Johannes diaconus, et Azo scriniarius, vocantes
regem ad defendendum Italiam et romanam rempublicam a tyrannide
Berengarii. Waltbertus etiam archiepiscopus mediolanensis, et Waldo
cumanus episcopus, et Opertus marchio, Berengarium fugientes, in Saxonia
regem adeunt. Sed et reliqui paene omnes Italiae comites et episcopi,
literis eum autem legatis, ut ad se liberandos veniat, exposcunt._
Convien qui por mente a questo _Oberto_ marchese, indubitato ascendente
della real casa d'Este, che mireremo anche diramata nella real casa di
Brunsvich dominante in Germania e nella gran Bretagna. Noi vedemmo
questo principe nell'anno 951, caro al re Berengario, e suo confidente.
Ma Berengario, facile a farsi dei nemici, era anche più facile a perdere
gli amici. Non potendo più il marchese reggere alle aspre ed ingiuste
maniere di lui, ricorse anch'egli al re Ottone. Siccome si dimostrerà,
questo marchese _Oberto_ non è già lo stesso che _Uberto_ figliuolo
bastardo del re Ugo, e marchese di Toscana, del quale Uberto non parlano
più da qui innanzi le carte antiche di Lucca. Noi troveremo il nostro
_Oberto_ sotto Ottone il grande, uno de' primi personaggi nella sua
corte e di tutta l'Italia; laddove _Uberto_ marchese di Toscana fu da
esso Ottone cacciato in esilio.
Se mi vien chiesto di qual marca avesse allora il governo il suddetto
_Oberto_, non so rispondere, per mancanza di lumi. So bene (e lo vedremo
andando innanzi) ch'egli, mancato di vita circa l'anno 975, lasciò dopo
di sè due figliuoli, cioè _Adalberto_ ed _Oberto II_, amendue marchesi.
E questo _Adalberto_, siccome costa da uno strumento lucchese, citato
dal Fiorentini[2239], e da me poi pubblicato nelle Antichità
estensi[2240] vien chiamato _Adalbertus marchio, filio bonae memoriae
Obberti, et nepos bonae memoriae Adalberti, qui fuit similiter marchio_.
Sicchè padre di questo _Oberto_, chiamato _illustre marchese_ da
Liutprando, fu un altro _marchese Adalberto_; e però, secondo i miei
conti e per le osservazioni già addotte in essa opera, concorrono
fortissime conietture a farci credere il padre d'esso Oberto discendente
da uno dei due _Adalberti_ duchi e marchesi di Toscana, o per via di
_Bonifazio_ figliuolo di _Adalberto I_, o per quella di _Guido_ o di
_Lamberto_ figliuoli di _Adalberto II_ duchi anch'essi di Toscana. Sotto
i re Ugo e Lottario fu perseguitata e depressa la prosapia d'essi
Adalberti; ma sotto Berengario, e maggiormente poi sotto Ottone il
Grande, si rialzò nella persona del mentovato marchese _Oberto_, con
durar tuttavia per misericordia di Dio nelle nobilissime due case
regnanti che testè ho accennato. Ora tornando ad Ottone I re di
Germania, dovette ben parergli saporito l'invito a lui fatto da tanti
principi di acquistare non solamente il regno d'Italia, ma anche la
corona dell'imperio romano; e però in questo anno egli accudì alle
provvisioni necessarie per calare con forza e decoro in Italia nell'anno
vegnente. Truovasi una donazione fatta dal re Berengario alla regina
_Willa_ ossia _Guilla_ sua moglie[2241], _interventu ac petitione
Widonis marchionis, nostrique dilecti filii_. Fu dato quel diploma
_octavo die kalendas novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCLX,
Indictione quarta regni vero domnorum Berengarii, et Adalberti regum
decimo. Actum vero Papiae._ Sotto questo medesimo anno racconta il
Dandolo[2242] che _Pietro Candiano IV_ doge di Venezia, insieme con
_Buono patriarca_ di Grado, con _Pietro vescovo_ di Olivola, ossia di
Venezia stessa, con _Giovanni vescovo_ di Torcello, e con gli altri
vescovi, clero e popolo, rinnovò il decreto già fatto da _Orso I_ doge,
di non far da lì innanzi mercatanzia degli servi ossia degli schiavi
cristiani. Cioè da gran tempo costumavano i mercatanti veneziani di
comperare dai corsari schiavoni o ungheri, dei poveri cristiani fatti
schiavi, e poi li rivendevano ai Saraceni o ad altre nazioni pagane.
Circa l'anno 877 fu proibito questo infame traffico dai dogi e dal clero
e popolo di Venezia con pene temporali e spirituali. Ci fu bisogno
ancora in quest'anno di rinnovar lo stesso divieto, con proibire nel
medesimo tempo il portar lettere d'Italiani, o di Tedeschi ai Greci, o
al loro imperadore, ad istanza forse del re Berengario, a cui non
doveano piacere simili intelligenze. Donizone[2243], oltre all'assedio
di Canossa fatto dal re Berengario, o sciolto nell'anno 946, ne racconta
un altro succeduto dipoi, od intrapreso dal _re Adalberto_, ma con
imbrogliare i tempi, perchè scrive essere venuto in Italia Litolfo
figliuolo del re Ottone, per le cui forze restò libera Canossa. Ucciso
poi, com'egli vuole, Litolfo in una battaglia, _Alberto Azzo_ signore di
quella rocca scrisse immediatamente al re Ottone che scendesse in
Italia, perchè questa sarebbe sua: e che Ottone
_. . . . . . confestim multos secum inde revexit_
_Italiam secum, quem pacifice petierunt_
_Cuncti Lombardi, sibi dantes oppida gratis._
Questo secondo assedio, secondo lui, durò _tempora per bina, ternos
mensesque_, cioè, se so ben intendere, due anni e tre mesi. Conosce il
lettore che v'ha degli sbagli nella narrativa di Donizone. Ma posto che
sussista il suddetto secondo assedio, ed assedio anch'esso ben lungo,
parrebbe che dovessimo crederlo incominciato nell'anno 959, e terminato
nell'anno 961, allorchè un gran temporale venne dalla Germania in
Italia.