NOTE:

[2210] Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6.

[2211] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 472.

[2212] Antiquit. Ital., Dissert. V.

[2213] Annalista Saxo, ad hunc ann.

[2214] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.

[2215] Annalista Saxo, ad hunc ann.

[2216] Frodoardus, in Chronico, ad ann. 957.

[2217] Hermannus Contractus, in Chron.

[2218] Arnulf., Hist. Mediolanens. lib. I, cap. 6.

Anno di CRISTO DCCCCLVII. Indiz. XV.

GIOVANNI XII papa 2.

BERENGARIO II re d'Italia 8.

ADALBERTO re d'Italia 8.

Andavano prosperando in Italia l'armi di _Litolfo_ duca di Lamagna,

figliuolo del re Ottone, e già pareva che, abbattuto Berengario col

figliuolo, non potesse più risorgere: quando l'improvvisa morte di esso

Lidolfo troncò il filo alla fortuna e vita di lui, e fece mutar aspetto

alle cose d'Italia. Donizone[2219] cel rappresenta passato da parte a

parte in una battaglia dalla lancia del re Adalberto. Ma più fede merita

chi il dice morto in altra maniera. _Febre correptus_, scrive

Epidanno[2220] nella sua Cronica. E Froduardo[2221]: _Liudulfus Othonis

filius, qui paene totam obtinuerat Italiam, obiit, sepeliturque

Moguntiae apud sanctum Albanum_. Ed Ermanno Contratto[2222]: _Liutolfus

dux commissa pugna Adalpertum vincit, cunctisque sibi una cum regno

Italiae subjugatis, ipse eodem anno apud Plumbiam immaturo obitu vita

decessit, et magno multorum luctu Moguntiae sepultus est_. Non so se qui

si parli di _Plombia_ terra della diocesi di Novara. Ditmaro[2223] ci ha

conservato il dì della sua morte, con iscrivere, non senza qualche

differenza dagli altri scrittori circa il motivo della sua venuta in

Italia: _Liudulfus regis filius, malorum depravatus consilio, rursum

rebellavit, patriaque cedens, Italiam perrexit; ibique quum annum ferme

unum esset, octavo idus septembris (proh dolor!) obiit. Hujus corpus a

sociis ejusdem Moguntiam delatum, lugubriter in ecclesia Christi

martyris Albani sepultum._ Vanno concordi questi autori in asserire

seppellito il corpo del suddetto principe in Magonza, nè si oppongono a

Donizone, il quale attesta che le viscere di lui ebbero sepoltura nella

chiesa di san Prospero di Antognano, vicino al prato di Carpineto sul

Reggiano, ma il corpo imbalsamato fu mandato in Germania al re Ottone

suo padre. Facilmente s'intende ancora che la mancanza di questo

principe si tirò dietro il risorgimento dei re _Berengario_ e

_Adalberto_, i quali, tornati che furono i Tedeschi nelle loro contrade,

dovettero senza fatica rimettersi in possesso delle città perdute. Ma si

vuol aggiugnere essere corso in Italia un sospetto che Berengario avesse

procurata a Litolfo la morte con quei mezzi a' quali può ricorrere

solamente chi è servo dell'iniquità. _Postea vero_, scrive Arnolfo

storico milanese, _pius ille Liutulfus perfidia Langobardorum fertur

veneno necato._ Nelle giunte da me fatte alla Cronica del monistero di

Casauria[2224] si legge uno strumento di terre concedute a livello da

Ilderico abbate di quel sacro luogo ad _Attone_, ossia ad _Azzo conte_,

scritto _regnantibus domno Berengario, et Adelberto filio ejus regibus,

anno regni eorum in Dei nomine VII, et temporibus Teobaldi ducis et

marchionis anno ejus IV, mense junii, per Indictionem XV_. Abbiamo qui

assai luce per conoscere che in questi tempi era il governo del ducato

di Spoleti e della marca di Camerino appoggiato a _Teobaldo_ ossia

_Tebaldo_. Egli, siccome di sopra osservai all'anno 946, era figliuolo

di quel _Bonifazio_ di nazione ripuaria, che era stato duca anch'esso e

marchese di quelle contrade. Numerandosi qui l'_anno quarto_ del suo

ducato, convien credere che nell'anno 953, o 954 mancasse di vita

Bonifazio suo padre, e che egli succedesse nel governo di quegli stati.

L'autore della Cronica farfense[2225] fa parimente menzione sotto questi

tempi _marchionis Theobaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat_. Nella

Sabina è situato il monistero di Farfa; e la Sabina era allora compresa

nel ducato di Spoleti. Abbiamo poi dalla Cronica arabica[2226], che

venuto nell'agosto dell'anno precedente in Sicilia un generale moro,

appellato Ammar, dopo avere svernato in Palermo, uscito di colà nella

primavera, passò in Calabria. All'incontro arrivato in Sicilia Basilio

ammiraglio de' Greci, vi spianò la moschea di Riva, e prese la città di

Termine; e venuto alle mani con Assano moro, signore dell'isola nella

valle di Mazara, misero a filo di spada molti di quegli infedeli.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 301 / 339 题