NOTE:

[2204] Baron., in Annal. Eccles.

[2205] Papebrochius, in Conatu Chron. Hist.

[2206] Pagius, ad Annales Baron.

[2207] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.

[2208] Annalista Saxo, Continuat. Rheginonis. Frodoardus, in Chron.

Ditmar., lib. 2.

[2209] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCLVI. Indizione XIV.

GIOVANNI XII papa 1.

BERENGARIO II re d'Italia 7.

ADALBERTO re d'Italia 7.

Fu questo l'ultimo anno della vita di papa _Agapito II_, pontefice, le

cui rare virtù e gesta è da dolere che non sieno state tramandate dalla

penna di alcuno ai posteri, oppure non sieno giunte sino ai dì nostri.

Aveva _Ottaviano_, dopo la morte di _Alberico_ patrizio suo padre,

occupata la signoria di Roma; fu consigliato dai suoi di occupare anche

la sedia di san Pietro; nè gli fu difficile l'ottenere l'intento. Venne

dunque creato papa; ma, per quanto osserva il cardinal Baronio, in età

impropria ed incapace di sì sublime e sacrosanta dignità, perchè forse

non arrivava all'età di diciannove anni. Egli nell'anno 963 si vedrà

tuttavia chiamato[2210] _puer_ dall'imperadore _Ottone_. Scaldasi forte,

e giustamente, contra di sì fatta elezione il cardinale annalista, ma

con saggiamente conchiudere, che essendo questo novello papa stato

accettato dalla Chiesa universale per vero e legittimo pontefice, per

tale ancora si dee ora riconoscerlo. Non sarebbe stato se non bene che

il dottissimo porporato avesse fatto uso di questa massima per alcuno

ancora de' precedenti pontefici. Certo è poi che _Ottaviano_ in questa

occasione mutò il proprio nome in quello di _Giovanni XII_; e però vien

creduto il primo che introducesse l'uso di cambiare il nome de' novelli

papi, con servirsi poi di due nomi, cioè d'_Ottaviano_ nelle cose

temporali e di _Giovanni_ nelle spirituali: rito osservato in parte

anche oggidì dai papi. È anche fuor di dubbio che non ha fondamento

alcuno il dirsi da alcuni storici, essere stata la potenza di _Alberico_

patrizio suo padre che promosse al pontificato questo suo figliuol

giovinetto; perciocchè sappiam di certo che Alberico avea cessato di

vivere nell'anno 954. E pure anche Gregorio monaco, autore della Cronica

farfense[2211], che vivea nel secolo susseguente, lasciò scritto che

_Alberico principe migrante, filius ejus Johannes, qui patre vivente

papa ordinatus est_, ec. Ho io prodotta altrove[2212] una donazione

fatta al monistero di Subiaco da _Graziano_ console e duca, e scritta

_anno Deo propitio pontificatus domni Johannis summi pontificis et

universatis XII papae in sacratissima sede beati Petri apostoli primo,

Indictione XV, mense novembrio, die XIIII_, cioè nell'anno presente.

Fu in quest'anno devastata da una terribil pestilenza la Germania.

Contuttociò il _re Ottone_, che oramai respirava dalle guerre interne o

vicine, pensò a reprimere l'insolenza del re _Berengario_, che ad onta

sua perseguitava _Alberto Azzo_, raccomandato suo. A questo fine scelse

_Lodolfo_ ossia _Litolfo_ suo figliuolo, con cui s'era pacificato, e lo

spedì in Italia con una armata[2213]. Era l'assediata Canossa già in

agonia, vicina a rendersi per la fame, quando si seppe l'arrivo di

Lodolfo a Verona: il che incoraggiò i difensori. A grandi giornate passò

Lodolfo il Po e venne alla volta di Canossa, perlochè senza aspettarlo

se ne andarono con Dio gli assedianti. Confessa Donizone[2214] che

l'assedio di quella fortezza durò _semis simul et tribus annis_, e che

fu incominciato dappoichè Ottone colla regina Adelaide fu ritornato in

Germania. Però non si può immaginar altro, se non che la liberazione di

Canossa accadesse in quest'anno per la venuta e pel soccorso di Lodolfo.

Per altro, convien confessare che Leone Ostiense e lo stesso Donizone,

siccome autori del secolo susseguente, avendo preso dalla tradizion dei

vecchi gli avvenimenti di questo tempo, confusero non poco il vero col

falso. L'Ostiense s'ingannò, scrivendo che la regina Adelaide fosse per

tre anni assediata in Canossa. Ingannossi forte anche Donizone con

iscrivere che Ottone il Grande calò in persona a liberar Canossa; e che,

venuto alle mani col re Berengario nel prato di Fontana, lo sconfisse,

l'ebbe vivo nelle mani, ed inviollo prigione in Germania, dove terminò i

suoi giorni; e che poscia fu creato re _Alberto_ (lo stesso è che

_Adalberto_) suo figliuolo, il quale tornò all'assedio di Canossa.

Aggiugne ancora, che spedito dal re Ottone in Italia il duca Litolfo suo

figliuolo, restò ucciso in una battaglia di man propria da esso re

Alberto: il che inteso Ottone, frettolosamente con una armata venne in

Italia, e qui fu creato re d'Italia ed imperadore. Somma confusion di

tempi e di fatti si scuopre in questo racconto, per quel che vedremo.

Per ora sappiamo di certo coll'autorità dell'Annalista sassone[2215] e

di Frodoardo[2216], che Lodolfo nel corso di questo anno _in Italiam ad

comprimendam Berengarii tyrannidem dirigitur, et in brevi expulso

Berengario, totius Italiae possessor efficitur_. Ermanno Contratto[2217]

anche egli scrive sotto il presente anno: _Liutolfus dux Italiam

hostiliter invasit, fugatoque Berengario et filio ejus, Papia urbe,

provinciaque potitus est_. Arnolfo storico milanese del secolo

susseguente[2218] non discorda da tali scrittori, con dire che

Berengario, odiato dagl'Italiani principalmente per la crudeltà sua, e

per l'avarizia di _Guilla_ sua moglie, non si attentò di venire a

battaglia con Litolfo spedito dal padre in Italia; _sed ingressus, quod

dicitur sancti Julii, inexpugnabile municipium_ (nel lago d'Orta

distretto di Novara) _resedit invalidus_. Dice di più, che tradito da'

suoi Berengario, fu dato in mano di Litolfo; ma che questi con eroica

magnanimità il lasciò andar libero, volendolo vincere coll'armi e non

colla perfidia. Altro che questo a noi non suggerisce intorno ad un tale

avvenimento la storia d'Italia. Se allora succedesse la battaglia

accennata da Donizone nel prato di Fontana, in cui egli (con errore, a

mio credere) fu sconfitto e preso il re Berengario, nol saprei dire.

Credo eziandio che Litolfo conquistasse parte della Lombardia, ma non

già _tutta l'Italia_, come scriveva l'Annalista sassone. Il Continuatore

di Reginone non altro dice, se non che egli _totius paene Italiae

possessor efficitur_.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 300 / 339 题