[2200] Frodoardus, in Chron.
[2201] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[2202] Chronicon Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2203] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.
Anno di CRISTO DCCCCLV. Indiz. XIII.
AGAPITO II papa 10.
BERENGARIO II re d'Italia 6.
ADALBERTO re d'Italia 6.
Fu d'avviso il cardinal Baronio[2204] che in quest'anno _papa Agapito_
desse fine ai suoi giorni. Eruditamente han provato i padri
Papebrochio[2205] e Pagi[2206] ch'egli menò sua vita sino a qualche mese
dell'anno seguente. Ciò ancora si deduce da uno strumento ferrarese, da
me veduto, in cui sono queste note: _Anno, Deo propicio, pontificato
domno Agapito summo pontifice, et universali papae in apostolica
sacratissima beati Petri apostoli Domini sede anno decimo, sicque
regnante domno Berengario rege, et Adalbertus ejus filius in Italia anno
sexto, die undecimo mense januario, Indictione quartadecima Ferrarie_,
cioè nel dì 11 di gennaio dell'anno seguente. Durava tuttavia l'assedio
della rocca di Canossa, intrapreso dal _re Berengario_, che, per
testimonianza di Donizone[2207], v'intervenne in persona, ed avea presa
la sua stanza in un luogo appellato Lavacchiello, risoluto di non
partirsi di lì, finchè non veniva in suo potere quell'ostinata fortezza.
Si attediava di questa troppo lunga prigionia _Alberto Azzo_ quivi
ristretto, e spesse volte per ricrearsi scendeva dall'alto in un certo
sito, da dove parlava coi principali dell'esercito nemico. Venne
pensiero a Berengario di attrappolarlo in quel sito; ma Azzo una notte
avvertito da una delle sentinelle nemiche di quel che si trattava, non
più da lì innanzi si attentò di lasciarsi vedere. Gli venne poi fatto di
spignere una notte fuori della rocca uno de' suoi famigli, e d'inviarlo
al _re Ottone_ in Germania con lettere compassionevoli, supplicandolo
d'aiuto, e rammentandogli le promesse di protezione a lui fatte. Ma
Ottone neppur in quest'anno potè accudire agli interessi d'Italia,
perchè avea troppi nemici addosso nelle proprie contrade. Era sul fine
del precedente anno seguita la pace fra lui e _Lodolfo_ suo figliuolo, e
_Corrado_ suo genero; e quand'egli pur si credeva di poter attendere
alla sola guerra che gli restava con gli Schiavoni, eccoti un esercito
innumerabile d'Ungheri inoltrarsi fino ad Augusta. A giudizio d'ognuno,
questo gran nuvolo di armati pareva invincibile; ma il prode re Ottone
sì animosamente, ed ordinatamente, benchè troppo inferiori forze avesse,
gli assalì, che li mise in rotta[2208]. Una sterminata quantità restò
vittima delle spade; altri lasciarono la vita nel fiume Lech; pochi in
fine se ne salvarono; di maniera che da dugento anni in addietro non
s'era riportata una vittoria sì strepitosa e compiuta. Ma in quel
terribil conflitto restò morto il suddetto Corrado duca di Lorena. Diede
anche fine in quest'anno ai suoi giorni _Arrigo duca_ di Baviera,
fratello del re Ottone, principe che in ambizione e crudeltà non si
lasciava vincere da alcuno. Scrivono che egli fece castrare
l'arcivescovo di Aquileia, e cavar gli occhi a quello di Salisburgo.
Lasciò dopo di sè un figliuolo, che da' moderni viene appellato _Arrigo
il Rissoso_, a cui il re Ottone conferì il ducato, e col tempo si
ribellò ad _Ottone II_ imperadore.
Attese ancora in quest'anno il re Ottone alla guerra contro gli
Schiavoni, e di questi parimente riportò vittoria: con che crebbe in
immenso la gloria di lui, e il timore in tutti i popoli confinanti alla
Germania. Gli nacque eziandio nell'anno presente dalla regina Adelaide
_Ottone II_, che fu poi imperadore, con somma allegrezza del padre e de'
sudditi suoi. Circa questi tempi _Pietro Candiano III_, doge di
Venezia[2209] col consiglio ed assenso del popolo creò suo collega
_Pietro_, uno de' suoi figliuoli; ma questi, sprezzando le ammonizioni
del padre, alzò bandiera contra di lui, e si venne un dì all'armi nella
piazza di Rialto fra la sua fazione e quella del padre. Era per
soccombere il giovane, se il vecchio doge non gli otteneva in dono la
vita. Ma per soddisfazione della giustizia e del popolo il mandò in
esilio; e in questa congiuntura i vescovi, il clero e popolo fecero un
decreto con giuramento di non ammetterlo mai più per doge nè in vita, nè
dopo morte del padre. Secondochè scrive il Dandolo, andò il giovane
Pietro a ritrovare _Guido marchese_, figliuolo del re Berengario, che
accoltolo cortesemente, il presentò al re, _et ad spoletanam marcham
debellandam secum duxit_. Poscia ottenuta licenza da Berengario di
vendicarsi de' Veneziani, venne a Ravenna, dove con sei navi armate
prese vicino al porto di Primaro sette navi venete che cariche di merci
andavano a Fano. Non è da sprezzare questo racconto del Dandolo, il
quale si servì di antiche storie, ora indarno da noi desiderate,
somministrandoci egli un barlume per conoscere che il re Berengario
tentò di levare il ducato di Spoleti a _Teobaldo_ o _Tebaldo_, che
n'era, siccome vedemmo, allora in possesso, per darlo a _Guido_ suo
figliuolo. Pare nondimeno che il Dandolo riferisca questo sconvolgimento
all'anno 958, o 959, perchè scrive che Pietro doge (morto nel 959) _post
filii creationem non plus quam duobus mensibus et quatuordecim diebus
vixisse fertur_. Ma un sì poco tempo non convien molto a tutta quella
serie di cose.