[2192] Frodoardus, in Chronico.
[2193] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2194] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, c. 1, tom. 5, Rer. Ital.
[2195] Lupus Protospata, in Chronico, tom. 5 Rer. Ital.
[2196] Chron. Arab., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2197] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 4, tom. 4 Rer. Ital.
[2198] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[2199] Ughell., Ital. Sacr. tom. 4 nov. edit.
Anno di CRISTO DCCCCLIV. Indiz. XII.
AGAPITO II papa 9.
BERENGARIO II re d'Italia 5.
ADALBERTO re d'Italia 5.
Continuò in quest'anno l'incendio della guerra civile in Germania, e vi
si mischiarono anche gli Ungheri, chiamati in loro aiuto da _Lodolfo
duca_ di Alemagna ossia di Suevia, figliuolo del _re Ottone_, e da
_Corrado duca_ di Lorena. Non pochi di costoro lasciarono la vita in
quelle parti, per attestato di Frodoardo[2200]: _ceteri per Italiam
revertuntur in sua_. Altrettanto scrive il Continuatore di Reginone.
Continuò ancora in Italia lo stretto assedio della rocca di Canossa,
dove intrepidamente si sosteneva _Alberto Azzo_, con isperanza che o il
_re Ottone_ od altri accorresse un dì in soccorso suo. Accenna Girolamo
Rossi[2201] uno strumento scritto in Ravenna _anno octavo Agapiti papae,
regnante Berengario et Adalperto ejus filio anno IV regni eorum,
Indictione XII_, cioè nell'anno presente. Cita eziandio un concilio
tenuto in quella città nell'anno susseguente, correndo l'_anno V_ d'essi
re l'_indizione XIII_: memorie tutte che ci scuoprono che anche questi
due re, non men di Ugo e di Lottario, dominavano in Ravenna e nel suo
esarcato, tuttochè tali stati non appartenessero al regno d'Italia. Roma
era stata usurpata ai papi da _Alberico_; i re d'Italia fecero anch'essi
un somigliante giuoco all'esarcato. Che poi il suddetto Rossi scriva che
_Adalbertus rex Ravennam sedem constituit regni praecipuam_; ed avendo
maltrattato i mercatanti veneziani, fu sconfitto da _Pietro Candiano_
valoroso doge di Venezia; ed in tal congiuntura, perchè il popolo di
Comacchio avea prestato aiuto al _re Adalberto_, i Veneziani portatisi a
quella città, dopo il sacco la spianarono in maniera, che dopo molti
secoli durò fatica a rialzare il capo: noi crederemo veri tali racconti,
qualora se ne adducano legittime pruove, con allegar memorie antiche o
autori non lontani dal secolo di cui parliamo. A buon conto nulla di ciò
seppe il Dandolo, vecchio scrittore delle cose venete, nè altri che
hanno scritto prima del Rossi. Terminò in quest'anno il corso di sua
vita _Alberico_ patrizio e principe, o vogliam dire tiranno di Roma. Nel
catalogo posto davanti alla Cronica di Farfa[2202] si legge: _Anno
DCCCCLIV, Albericus princeps Romae obiit_. E Frodardo storico di questi
tempi lo conferma con dire sotto il presente anno: _Albrico patricio
Romanorum defuncto, filius ejus Octavianus, quum esset clericus,
principatum adeptus est_. Sicchè il dominio temporale di Roma fu
occupato da questo _Ottaviano_, che in breve vedremo salire anche sul
trono pontificio. Ad istanza di _Gualberto arcivescovo_ di Milano, fu
fatto in quest'anno un privilegio a _Brunengo vescovo_ d'Asti da
Berengario e Adalberto re. Vien esso rapportato dall'Ughelli[2203] con
queste note: _Data decimo kalendas junii anno dominicae Incarnationis
DCCCCLIV, regni vero Berengarii et Adelberti IV, Indictione XII. Actum
Papiae._ L'arcicancelliere qui nominato è _Guido vescovo_, cioè il
vescovo di Modena, che dopo il suddetto Brunengo dovette circa questi
tempi conseguire quell'illustre dignità, continuata dipoi anche sotto
Ottone il grande.