[2176] Antiq. Ital., Dissert. LXV.
[2177] Ditmarus, Chronic., lib. 2. Uspergensis, in Chron.
[2178] Continuator Rheginonis, in Chronico.
[2179] Annalista Saxo, in Chron.
[2180] Frodoardus, in Chronico.
[2181] Witichindus, Histor., lib. 3.
[2182] Urspergensis, in Chron.
[2183] Ditmarus, in Chron., lib. 2.
[2184] Hrosvitha, de Gest. Oddonis.
[2185] Liutprandus, in Legationib.
[2186] Continuat. Rheginonis, in Chronic.
[2187] Annalista Saxo, in Chronico.
[2188] Otto Frisingensis, lib. 6, cap. 19.
[2189] Antiquit. Italic., Dissert. XVI, pag. 909.
[2190] Ibid., Dissert. XXII.
[2191] Antiquit. Ital., Dissert. V.
Anno di CRISTO DCCCCLIII. Indiz. XI.
AGAPITO II papa 8.
BERENGARIO II re d'Italia 4.
ADALBERTO re d'Italia 4.
Insorse in quest'anno un'aspra e scandalosa guerra in Germania, perchè
_Lodolfo_ figliuolo del _re Ottone_ si ribellò al padre; e collegato con
_Corrado duca_ della Lorena suo cognato, e con altri principi della
Germania, prese l'armi specialmente centra di _Arrigo duca_ di Baviera
suo zio paterno, siccome disgustato per più ragioni contra di lui. Fu
dunque necessitato il re Ottone a procedere coll'armi contra del
figliuolo e del genero. Succederono sanguinosi assedii, saccheggi di
città, coll'altre pensioni di una guerra arrabbiata, che io, come
avventure fuori d'Italia, lascerò raccontare ad altri. Se non falla
Frodoardo[2192], ebbe origine questo fuoco dall'essere nato al re Ottone
dalla regina Adelaide un figliuolo maschio, e corsa voce che il padre
avesse destinato questo frutto delle sue seconde nozze alla successione
del regno, quando egli l'avea già promessa a Lodolfo, con avergli anche
fatto giurar fedeltà dai baroni. Intanto il re Berengario tornato in
Italia, per quanto scrive il Continuator di Reginone[2193], di tutte le
sue disavventure incolpava _episcopos, et comites, ceterosque Italiae
principes; omnesque eos odiis et inimicitiis insequens, inimicissimus
sibi effecit_. Fra quelli che particolarmente s'erano tirato addosso
l'odio di Berengario ci fu _Alberto Azzo_ signore di Canossa, dopo
essere venuto esso re in chiaro, aver egli ricoverata e nascosa Adelaide
nella sua forte rocca, onde ebbe principio la depressione sua. Però ne
andava Berengario meditando la vendetta; ma il rispetto del re Ottone,
che aveva assicurato della sua protezione Azzo, il riteneva.
Quand'eccoti accendersi in Germania la guerra suddetta, la quale non
lasciava luogo ad Ottone di pensare all'Italia. Allora fu che Berengario
spedì l'esercito suo all'assedio di Canossa, e non già allorchè Adelaide
s'era colà ricoverata. Trovò quivi Azzo ben provveduto di vettovaglia
per una lunga difesa. Donizone[2194] ci assicura che al re Ottone fu
condotta da Azzo la regina Adelaide:
_. . . . . . Quae regi tunc quoque nupsit:_
_Conjuge suscepta redit ad propriam modo terram,_
_Attoni spondens, quod de se maxima posset._
Poscia vien raccontando che Berengario, il quale finchè Ottone non fu
arrivato in Verona (o piuttosto in Pavia), non conobbe ove fosse
occultata Adelaide, fieramente adirato contra di Azzo, si portò ad
assediarlo in Canossa. Ora non avendo egli potuto intraprendere questo
assedio, dappoichè Ottone era calato in Lombardia, perchè altro aveva
egli da pensare in quel rovescio di fortuna, resta che solamente
dappoichè egli fu restituito nel regno, e vide impegnato il re Ottone
nelle interne turbolenze de' suoi stati, allora scaricasse la sua bile
contra di Azzo. Ma Canossa era inespugnabil fortezza; altra via non
restava per impadronirsene, che di soggiogarla colla fame, e a questo
avea ben provveduto Azzo. Scrive Lupo protospata[2195] all'anno 951:
_Malachianus fecit praelium in Calabria cum Saracenis, et cecidit_. Ma
l'autore della Cronica arabica cantabrigense[2196] mette questo fatto
sotto l'anno presente con iscrivere: _Egressi sunt exercitus_ (dei
Saraceni) _in Calauriam, et obviam facti Melgiano, eum in fugam
egerunt_. Aggiugne che gli abitanti di Ramaza e Pietra fecero in tal
occasione schiavi molti Cristiani, e gl'inviarono in Africa. Questo
Malachiano, o Megliano, assai si conosce che era generale de' Greci.
Gareggiavano tuttavia i due eletti, ma non mai consecrati arcivescovi di
Milano, cioè _Manasse_ e _Adelmanno_, con intanto furiosamente malmenare
i beni e il tesoro di quell'insigne chiesa. Stanchi i Milanesi di questo
scandaloso contrasto, o per amore o per forza gl'indussero a cedere: con
che restò aperto il campo all'elezione di un nuovo arcivescovo, e questi
fu _Walperto_ ossia _Gualberto_. _Utrisque_ (scrive Arnolfo[2197]
storico milanese) _sponte vel invito cedentibus, sedem tenuit Walpertus
solus_. Nel margine del manoscritto estense di quella storia è scritto
che l'elezione di Gualberto accadde nell'anno 953. Rapporta il
Campi[2198] un decreto di questo arcivescovo, scritto _anno
Incarnationis Domini DCCCCLIII pontificatus autem domni archipraesulis
Walperti decimo, mense julio, Indictione V_ (dovrebbe essere _VI_): note
che l'indicano creato vescovo dopo il luglio dell'anno presente 953, se
pure l'_indizione V_ non mostra piuttosto l'anno precedente. E poi
conviene accordare quest'atto con un altro riferito dall'Ughelli[2199],
dove s'incontra nell'aprile di quest'anno _Gualberto_ già arcivescovo.