[2146] Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. edito anno 1606.
[2147] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinens.
[2148] Antichità Estensi, P. I, cap. 15 et seq.
[2149] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.
[2150] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2151] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[2152] Browerus, Annal. Trevir., lib. 9.
[2153] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, tom. 5 Rer. Ital.
[2154] Annalista Saxo, tom. 1 Corp. Hist. Eccard.
[2155] Ditmarus, Chronic., lib. 2.
[2156] Odilo, in Vita S. Adelheidis apud Canis.
[2157] Hrosvitha, de Gest. Oddon.
[2158] Donizo, lib. 1, cap. 1.
[2159] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 61.
[2160] Chronic. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2161] Pagius, ad Annal. Baron.
[2162] Continuator Rheginonis, ad ann. 951.
[2163] Annalista Saxo, in Chronico.
[2164] Hrosvitha, de Gestis Oddoni.
[2165] Ditmarus, in Chron., lib. 2.
[2166] Urspergensis, in Chronico.
[2167] Frodoardus, in Chronico.
[2168] Pagius, ad Annal. Baron.
[2169] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.
[2170] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2171] Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.
[2172] Puricellius, Monument. Eccles. Ambrosian., num. 172.
[2173] Annalista Saxo, tom. 1 Eccard.
[2174] Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2175] Frodoardus, in Chronic.
Anno di CRISTO DCCCCLII. Indizione X.
AGAPITO II papa 7.
BERENGARIO II re d'Italia 3.
ADALBERTO re d'Italia 3.
Ci ha conservata il suddetto Frodoardo una particolarità dei disegni del
_re Ottone_: cioè ch'egli _legationem pro susceptione sui Romam dirigit.
Qua non obtenta, cum uxore in sua regreditur._ Dovette il re Ottone
tentare se _papa Agapito_ volesse concedergli la corona imperiale,
giacchè al vasto regno della Germania pareva ormai aggiunto quello
ancora dell'Italia. Ma fece male i suoi conti. Alberico patrizio era
tuttavia padrone di Roma, nè voglia si sentiva di deporre quel manto sì
luminoso. Si può credere che le risposte date colla negativa dal
pontefice ad Ottone, fossero dettate dal medesimo Alberico. Truovo io il
re Ottone sul principio del febbraio di quest'anno tuttavia dimorante in
Pavia, dove confermò tutti i beni al monistero delle monache di san
Sisto di Piacenza con un diploma[2176] dato _VIII idus februarii, anno
Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCLII, Indictione decima,
anno vero domni Ottonis in Italia primo, in Francia XVI. Actum Papiae._
Ma insorsero liti in essa città di Pavia fra _Lodolfo_ figliuolo del re
Ottone ed _Arrigo_ duca di Baviera fratello del medesimo Ottone, che
misero di mal umore quel giovane principe. S'aggiunse ancora che egli
s'indispettì non poco per le nozze del re Ottone suo padre[2177]. Era
Ottone in età alquanto avanzata, nè di maschi avea se non quel
figliuolo, a lui nato dalla moglie _Editta_, prima d'essere re. Concepì
Lodolfo un timore, e timore anche non mal fondato, che se dal secondo
matrimonio nascessero figliuoli, questi potessero disputare la
successione al regno, perchè nati dal padre re. Perciò in collera
partitosi da Pavia prese il cammino verso la Sassonia, dove cominciò a
macchinar delle novità contra del padre. Questo accidente foce risolvere
il re Ottone a tornarsene in Germania. Lasciò in Pavia _Corrado duca di
Lorena_ suo genero (maritato con _Liutgarda_ sua figliuola) con
sufficienti milizie per guardia di quella capitale contro i tentativi di
Berengario. E, giunto in Sassonia, quivi celebrò la santa Pasqua. Ma
Berengario che la sapeva lunga, non volle già impugnar l'armi contra di
un re di tanta possanza, e a cui mostrava egli molte obbligazioni, per
le finezze usategli in tempo del suo esilio. Mise egli il suo studio in
guadagnarsi, come si può sospettare, con de' segreti regali il cuore del
duca _Corrado_, governator di Pavia. Il consiglio ch'esso Corrado gli
diede, fu di gittarsi alla misericordia del re Ottone. Da un principe sì
magnanimo si poteva sperar tutto. Abbracciato questo parere, e
preventivamente, come si può conietturare, avvertito di tal risoluzione
il re Ottone, Corrado stesso condusse in Germania Berengario. Stette
Berengario tre giorni senza poter ottenere udienza da Ottone: del che si
offese non poco il duca Corrado, dappoichè egli con buona fede l'aveva
imbarcato in questo affare. Se l'ebbe anche a male il principe Lodolfo,
siccome quegli che sposava tutti gl'interessi di Corrado suo cognato.
Finalmente Berengario giunse alla presenza del re Ottone; si esibì
pronto a far tutto quanto piacesse alla maestà sua; e restò conchiuso
che nella dieta, la qual si dovea tenere nella città d'Augusta, si
terminerebbono i suoi affari, siccome in fatti avvenne. Scrive il
Continuatore di Reginone[2178], seguitato dall'Annalista sassone[2179],
che Berengario sulle prime _nihil de his, quae voluit, obtinuit; sed
machinatione Henrici ducis fratris, vix vita et patria indulta, in
Italiam rediit: unde Chunradus dux multum offensus a debita regis
fidelitate defecit_. Potrebbe essere che Berengario in vigore del
salvocondotto se ne tornasse in Italia colle mani vote per allora.
Scrivendo poi Frodoardo[2180] che _ipse quoque Otho post celebrationem
Papiam regreditur_, io non so credere questo ritorno di Ottone in
Italia. Forse in vece di Otho si ha ivi da scrivere _Berengarius_.
Comunque sia, Berengario e Adalberto, coll'intervenire dipoi alla dieta
di Augusta, acconciarono i fatti loro col re Ottone.
Abbiamo da Vitichindo[2181] scrittore contemporaneo, e dall'Abbate
Urspergense[2182] in che consistessero le cose accordate da Ottone a
Berengario: cioè contentossi il re che Berengario col figliuolo
seguitasse ad essere re d'Italia, ma con riconoscere da lui questo regno
in feudo, e con giurargli fedeltà e suggezione. Il giuramento fu
prestato solennemente in faccia di tutta la corte e di tutta l'armata:
dopo di che Berengario _dimissus cum gratia et pace in Italiam
remeavit_. Ditmaro[2183] aggiugne, ch'egli _reginae_ (cioè di Adelaide)
_iram supplici venia placavit, bonaque cum pace patriam revisit_. E la
monaca Rosvida[2184] conferma la stessa verità con iscrivere di
Berengario:
_Hunc regem certe digno suscepit honore,_
_Restituens illi sublati culmina regni,_
_Ista per certe tantum sub conditione,_
_Ut post haec causis non contradiceret ullis_
_Ipsius imperio, multis (sotto pene) longe metuendis,_
_Sed seu subjectus jussis esset studiosus._
_Hoc quoque sollicitis decrevit maxime dictis,_
_Ut post haec populum regeret clementius ipsum,_
_Quem prius imperio nimium contrivit amaro._
_Qui se complendis simulans promptum fore jussis,_
_Ocyus abscessit, patriam laetusque petivit._
Finalmente Liutprando[2185] nell'anno 968 diceva al greco imperadore:
_Berengarius et Adalbertus sui milites_ (vassalli) _effecti, regnum
italicum sceptro aureo ex ejus manu susceperunt, et jurejurando fidem
promiserunt_. E di qui ebbe principio il diritto preteso dai re di
Germania sopra l'Italia. E fin allora succedette una mutazione degna di
molto riguardo, cioè che il re Ottone riservò per sè le marche di Verona
e di Aquileia, le quali immediatamente diede in governo ad Arrigo duca
di Baviera suo fratello. Lo attesta dipoi il suddetto Continuatore di
Reginone[2186], con tornare sul buon sentiero, e scrivere che Berengario
col figliuolo Adalberto _regiae se per omnia in vassallitium dedit
dominationi, et Italiam iterum cum gratia et dono regis accepit
regendam. Marca tantum veronensis et aquilejensis excipitur, quae
Heinricho fratri regis committitur._ Lo stesso viene asserito
dall'Annalista sassone[2187], e da Ottone vescovo di Frisinga[2188]
nella sua Cronica. Un gran capezzone in questa maniera fu posto al re
Berengario; ma egli, ciò non ostante, di cattivo che era, diventò
peggiore. Noi il troviamo insieme col figliuolo Adelberto nel dì 9 di
settembre dell'anno presente in Pavia, ove diede un suo diploma[2189] in
favore di _Ramberto abate_ d'Asti. Come se la passasse _Uberto duca_ di
Toscana, figliuolo bastardo del già re Ugo, dacchè Berengario si fece
arbitro, e poi anche divenne re d'Italia, niuna memoria ce lo addita.
Perchè appunto in questi tempi non s'incontra il di lui nome nelle carte
della Toscana, può insorgere qualche sospetto che Berengario l'avesse
abbattuto, come persona di cui poco si avesse a fidare. Ma o sia ch'egli
pacificamente continuasse in quel dominio, o che vi fosse rimesso dopo
la venuta in Italia del re Ottone: certo è, che s'incontra memoria di
lui in quest'anno in uno strumento da me renduto pubblico[2190] e
scritto in Lucca _anno ab Incarnationis ejus nongentesimo quinquagesimo
secundo, quinto nonas magii, Indictione decima_. Non vi compariscono gli
anni del re per gl'imbrogli che erano allora in Italia. _Manifestus sum
ego Uberto marchio, legem vivente saliga, bonae memoriae domni Ugoni
regi._ Segno può essere questo ch'egli governasse allora la Toscana col
titolo di marchese, ma da lì innanzi se ne perde la memoria. Ho io
parimente data alla luce[2191] una donazione fatta al monistero di
Subiaco da _Benedetto console e duca, anno, Deo propitio, pontificatus
domni Agapiti summi pontificis et universalis junioris_ (cioè secondo)
_papae in sacratissima sede beati Petri apostoli VII, Indictione decima,
mense madio, die XXIV_. Dal che risulta che Agapito prima del dì 24 di
maggio nell'anno 946 avea conseguito il pontificato romano. Da questo
poi e da altri simili documenti dei papi d'allora scorgiamo che
_Alberico_ lasciava ai romani pontefici l'onore d'essere nominati negli
atti pubblici, come se fossero eglino i padroni di Roma e del suo
ducato, quando si sa di certo ch'egli la faceva da principe assoluto nel
temporale di quegli Stati.