[2108] Idem, ibidem.
[2109] Liutprandus, Hist., lib. 5, cap. 14.
[2110] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2111] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 7.
[2112] Idem, lib. 2, cap. 18.
[2113] Antiquit. Italic. Dissert. VI et XXII.
[2114] Petrus Damian., lib. 7, epist. 12.
[2115] Liutprandus, lib. 5, cap. 14.
[2116] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append.
Anno di CRISTO DCCCCXLVII. Indiz. V.
AGAPITO II papa 2.
LOTTARIO re d'Italia 17.
Trovandosi in Provenza l'abbattuto _re Ugo_, _Raimondo principe_
d'Aquitania, commosso dalla fama delle asportate ricchezze, gli fu alla
vita, con esibirsi di metter insieme un grosso esercito, bastante ad
atterrar _Berengario_ e a rimetterre lui sul trono. Tante glie ne disse,
che giunse a cavargli dai cofani, e più dal cuore, una gran somma di
danaro. Si seppe in Italia questa sparata di Raimondo. Liutprando, che
era allora ai servigi di Berengario, scrive che se ne fecero le risate,
essendo assai nota la viltà di quella gente, la quale in fatti nulla poi
operò in aiuto d'esso Ugo. Aggiugne lo stesso storico che Ugo da lì a
non molto diede fine a' suoi giorni, con lasciare il tesoro suo a
_Berta_ sua nipote, vedova di _Bosone conte_ d'Arles, sposata poco prima
dal medesimo Raimondo, indegno per la sua sparutezza d'una sì bella
moglie. Si può credere succeduta in questo anno la morte sua, perchè
nelle Cronichette dei re d'Italia, da me date alla luce[2117], si legge
ch'egli _regnavit annos XXI expletos, et menses IX, et dies III_.
Computando gli anni che dopo lui regnò Lottario suo figliuolo, viene a
cadere la morte sua nel dì 24 d'aprile del presente 947. Scrive Leone
Ostiense[2118], che Ugo lasciato il regno al figliuolo, _in Burgundia
cum omni thesauro suo, et universis divitiis recessit, ibique
monasterium de propriis sumptibus ditissimum construens, quod sanctus
Petrus de Arte nuncupatur, in eodem monachus est effectus_. Ma si tien
per fermo che l'Ostiense abbia fallato in credere fabbricato dal re Ugo
quel monistero; ed, oltre a ciò, il padre Mabillone[2119] mette in
dubbio il di lui monacato. Nulla di questo dice Liutprando, che meglio
seppe le azioni di lui; ma bensì dice che Ugo, tornato in Borgogna
(sotto il qual nome si comprendeva allora anche la Provenza), _brevi est
viam universae carnis ingressus_. Non è improbabile, che veggendo egli
imminente la morte, vestisse l'abito monastico: che questo era uso
d'allora. Restato intanto in Italia il _re Lottario_, poco impaccio si
dovette prender in governar i popoli, perchè governato da _Berengario_
marchese d'Ivrea: cioè agnello consegnato alla custodia del lupo.
Abbiamo sotto quest'anno dal Protospata[2120], che _introierunt Ungari
in Italiam, et perrexerunt usque Hydruntum. Et Platopidi_ (generale de'
Greci) _sedit in civitate Cupersani. Et fuit eo anno boum interitus per
omnem terram._ Anche alla Lombardia circa questi tempi toccò
un'indiscreta visita degli Ungheri, per attestato di Liutprando[2121],
essendo comparso in queste contrade _Tassi_ re di que' Barbari con un
copioso esercito. Berengario colla forza non delle armi, ma di gran
quantità d'oro, il fece ritornare addietro; e non già coll'oro suo, ma
con quello che raccolse dalle chiese e dal povero popolo, con avere
imposto un testatico di un denaro d'argento per cadauna persona; e lo
pagavano infino i fanciulli lattanti dell'uno e dell'altro sesso. Colla
somma di tanto argento raccolto, con cui meschiò del rame, fece battere
dieci moggia di denari, co' quali soddisfece all'accordo stabilito con
gli Ungheri e per sè ritenne da buon economo tutto quanto egli avea
tolto alle chiese. Non par credibile, per la lontananza de' paesi, che
questo fosse il corpo d'Ungheri, di cui poco fa parlò Lupo Protospata, e
che arrivò ad Otranto. Nella storia arabica di Abulphedà si legge[2122]
che in quest'anno _Almansore_ re de' Saraceni africani diede l'isola di
Sicilia in feudo ad Alassano figliuolo di Alì, che fu obbligato a far
una gran guerra in quelle parti, ma con buon successo, perchè ridusse
quasi tutta quell'isola sotto il suo dominio. Un'altra Cronica arabica
asserisce che costui mise buon ordine in tutta la Sicilia, governandola
con singolar rettitudine.