NOTE:

[2099] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.

[2100] Antiquit. Ital., Dissert. VIII.

[2101] Ibidem, Dissert. IX.

[2102] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Vercellens.

[2103] Liutprandus, Hist., lib. 5, cap. 12.

[2104] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.

[2105] Antiq. Ital., Dissert. LXII.

[2106] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1.

[2107] Frodoardus, in Chronico.

Anno di CRISTO DCCCCXLVI. Indiz. IV.

AGAPITO II papa 1.

UGO re d'Italia 21.

LOTTARIO re d'Italia 16.

Sotto il presente anno scrive Frodoardo[2108]: _Hugo rex Italiae a suis

in regnum recipitur_: il che ci può far credere che succedesse sul

principio di quest'anno parte di quello ch'io ho raccontato nel

precedente. Aggiugne poco dappoi quello storico: _Marinus papa decessit,

et pax inter Albericum patricium et Hugonem regem Italiae depaciscitur_.

Certo è che papa _Marino II_ fu chiamato da Dio a miglior vita in

quest'anno, ed ebbe per successore nella cattedra di san Pietro _Agapito

II_ di nazione romano. Quel _depaciscitur_ vuol dire in buon latino che

seguì finalmente pace fra il _re Ugo_ ed _Alberico patrizio_, ossia

principe di Roma; perciocchè Ugo, veggendosi omai ridotto in basso

stato, lasciò andar le vecchie pretensioni, e convertì per forza in

amicizia la nimistà fin qui sostenuta con Alberico suo genero; ma senza

pro. Imperocchè gli Italiani, secondo l'attestato di Liutprando

storico[2109], lasciarono bene il titolo di re ad esso Ugo e Lottario,

ma coi fatti neppur li consideravano come conti. All'incontro Berengario

riteneva bensì il nome di marchese d'Ivrea, ma presso di lui stava tutto

il potere e l'autorità regale. Questo suo ascendente e un'aria di gran

cortesia, accompagnata da un credito di molta liberalità, furono le

cagioni che i genitori d'esso Liutprando, di nazione Pavese, giudicarono

rara fortuna il poter accomodare ai servigii di lui il figliuolo, allora

assai giovane, ma di buon talento, amator delle belle lettere, e perito

nella lingua latina e greca. Bisognò nondimeno comperar con immensi

regali il di lui impiego, consistente nell'essere segretario delle

lettere d'esso Berengario. _Ei ad serviendum_ (dice egli) _me tradunt:

cui etiam immensis oblatis muneribus, secretorum ejus conscium, ac

epistolarum constituunt signatorem._ Ma del suo lungo e fedel servigio

mal pagato ben fu col tempo il misero Liutprando; e però non cessa

d'inveire contra d'esso Berengario e di _Willa_ ossia _Guilla_ sua

moglie, ch'egli ci vuol anche far credere adultera, secondo il consueto

tenore della sua penna. Peggio ancora ne avrebbe detto, se avesse

continuata la sua storia, e se questa fosse a noi pervenuta intera.

Qualche mutazione dovette seguire in questi tempi nel ducato di Spoleti

e nella marca di Camerino, se non c'inganna il catalogo dei duchi di

Spoleti[2110], posto avanti alla Cronica di Farfa, dove leggiamo: _Anno

DCCCCXLVI Bonefatius et Thebaldus duces_: il che sembra indicare che non

più signoreggiasse ivi _Uberto_ figlio del re Ugo, ma bensì _Bonifazio_

e _Tebaldo_ suo figliuolo. Lo stesso autore di quella Cronica, dopo aver

narrata la morte di _Alberico principe_ di Roma, avvenuta nell'anno 954,

fa menzione _marchionis Thebaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat_. E in

un altro catalogo degli abati di Farfa è registrato _Radfredus presbyter

et abbas temporibus Hugonis regis, et Hlotharii filii ejus, et Theobaldi

ducis_. Seguita poi, _Campo presbyter et abbas temporibus Hugonis et

Hlotharii filii ejus regum, et domni Leonis papae, et Bonifacii et

Thebaldi filii ejus ducum_. Pertanto abbiamo bastevol fondamento di

credere, che non piacendo al marchese _Berengario_ tanto accrescimento

di potenza in _Uberto_ figliuolo bastardo del re Ugo, il quale al ducato

della Toscana aveva aggiunto quello di Spoleti e la marca di Camerino,

facesse in maniera ch'egli si contentasse del primiero, e fosse creato

_Bonifazio_ duca e marchese di Spoleti e di Camerino. Ebbe questo

Bonifazio un figliuolo appellato _Teobaldo_, il quale abbiam già detto

trovarsi duca e marchese di quelle contrade nell'anno 954. Di sopra,

all'anno 893, ci comparve mentovato da Liutprando[2111] un _Ubaldo_

padre di quel Bonifazio, _qui post nostro tempore Camerinorum, et

Spoletinorum extitit marchio_. Similmente fu da noi trovato all'anno 923

in aiuto del re Rodolfo questo _Bonifazio_, scrivendo il medesimo

Liutprando[2112]: _Dederat rex Rodulfus Waldradam sororem suam, tam

forma, quam sapientia, quae nunc usque superest, honestam matronam,

conjugem Bonifacio comiti potentissimo, qui nostro tempore Camerinorum

ac Spoletinorum extitit marchio._ Si può ora chiedere in qual tempo

questo _Bonifazio_ conseguisse le marche di Spoleti e di Camerino. Tengo

io per fermo che solamente nell'anno presente, e ciò per le ragioni da

me addotte nelle Antichità italiche[2113]. Quivi ancora ho fatto

conoscere che questo medesimo Bonifazio fu di _nazione ribuaria_, e si

può credere che fosse suocero del suddetto _Uberto_ marchese di Toscana.

Per attestato di san Pier Damiano[2114], _Ubertus marchio, pater Hugonis

marchionis_ (di Toscana) _filius naturalis regis Hugonis, Guillam

majoris Bonifacii marchionis filiam conjugali sibi foedere copulavit._

Chiama egli _Bonifazio maggiore_ il soprannominato Bonifazio marchese di

Spoleti e di Camerino, perchè vedemmo che un suo nipote chiamato

anch'esso _Bonifazio_ fu poi marchese (e probabilmente di Camerino)

nell'anno 1009, e questi, secondo san Pier Damiano, doveva essere

_Bonifazio minore_.

Intanto veggendo il _re Ugo_ sè stesso caduto in troppo dispregio presso

gl'Italiani, e fors'anche paventando peggio da Berengario e da altri

ch'egli ingiustamente aveva aggravati ed offesi, determinò in fine la

sua ritirata fuori d'Italia[2115]. Pertanto dopo aver finto di far pace

con Berengario, per mostrar anche una somma confidenza con lui,

raccomandò alla di lui fede, e come ad un caro amico, il figliuolo

_Lottario_. Andossene dipoi in Provenza, seco portando gl'immensi suoi

tesori: il che non si accorda con quanto s'è detto di sopra, cioè col

ripiego preso da Berengario, affinchè non passasse tanto oro di là da'

monti, se non che Ugo era più furbo dello stesso Berengario. Ch'egli non

fosse più in Italia nel dì 19 di maggio, si può raccogliere da una

donazione fatta dal re Lottario[2116] alla chiesa di Reggio, senza far

menzione alcuna del padre. Il diploma fu dato _XIV kalendas junii, anno

dominicae Incarnationis DCCCCXLVI, anno domni Lotharii XVII, per

Indictione IV. Actum Papiae._ Nulladimeno ho io veduto nell'archivio

arcivescovile di Lucca una carta pecora scritta _anno XXI Hugonis, et

XVI Lotharii regis, tertio nonas augusti, Indict. IV_, cioè nell'anno

presente, immaginandomi io che alcuni seguitassero a chiamarlo re anche

dopo la di lui ritirata dall'Italia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 290 / 339 题