[2087] Liutprandus, lib. 5, cap. 5.
[2088] Idem, ibidem, c. 8.
[2089] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.
[2090] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
Anno di CRISTO DCCCCXLIV. Indiz. II.
MARINO II papa 3.
UGO re d'Italia 19.
LOTTARIO re d'Italia 14.
Non lasciavano gli Ungheri il favorito lor mestiere d'infestar colle
scorrerie, saccheggi e stragi tutti i paesi circonvicini, ora comparendo
addosso ai Greci, ora in Germania e Francia, e talora ancora in Italia.
Circa questi tempi, per testimonianza di Liutprando[2091], il _re Ugo_
per levarsi d'addosso questo flagello che si facea troppo spesso sentire
in Italia, stabilì pace con loro, comperandola nondimeno con _dieci
moggia di danari_, seppur non è una esagerazione di quello storico. Si
obbligarono costoro di uscir d'Italia, e di non ritornarci più, con dare
ostaggi della loro promessa. Ugo con sì belle parole rappresentò loro il
gran bottino che farebbono in Ispagna, paese dovizioso ed intatto, che
con una guida loro data da esso re presero la strada a quella volta.
Sperava Ugo che non tornerebbono mai più indietro; ma costoro essendosi
trovati in cammini aspri e senz'acqua, per timore di morire di sete,
dopo aver dato delle buone coltellate alla guida, di nuovo comparvero in
Italia, da dove poi passarono in Ungheria[2092]. Intanto si effettuarono
le nozze di _Berta_ figliuola del re Ugo con _Romano_ figliuolo
dell'imperador greco _Costantino_, giovane di quattordici anni. Per
attestato del Continuator di Teofane[2093], fu spedito a levarla in
Lombardia _Pascalio_ protospatario e duca della Lombardia, cioè degli
stati che i greci Augusti possedevano nel regno oggidì appellato di
Napoli. _Sigefredo_ vescovo di Parma fu scelto dal re per condottiero
della figliuola alla corte di Costantinopoli, dove arrivò nel mese di
settembre, seco portando un superbissimo treno di giocali e regali.
Secondo il costume de' Greci, fu mutato a questa principessa il nome di
_Berta_ in quello d'_Eudossia_, oppure d'_Eudocia_; e scrivono che dopo
cinque anni ella mancò di vita con fama che il marito non l'avesse mai
toccata. Abbiamo nell'Italia sacra[2094] uno strumento di dotazione,
fatta da _Eudo_ vescovo di Camerino della chiesa di santa Maria nel
castello di Santa Severina, che ci dà cognizione di una particolarità
non altronde a noi nota. Fu scritta quella carta _anno ab Incarnatione
Domini nostri Jesu Christi DCCCCXLIV, regnante domno Hugone nonodecimo
anno, et filio ejus Lothario quinctodecimo, excellentissimis regibus,
temporibus Huberto filio ejus inclito marchioni atque piissimo duci anno
secundo per Indictione tertia, civitate Camerina_. Manca il mese; ma
l'_indizione III_ indica alcuno degli ultimi quattro mesi dell'anno
presente. Forse invece dell'_anno XV_ di Lottario sarà stato ivi _anno
quartodecimo_. Di qui noi impariamo che, non contento il re Ugo di aver
creato _Uberto_, suo figliuolo bastardo, conte del sacro palazzo, e
marchese e duca della Toscana, gli conferì ancora nell'anno precedente
943 il ducato di Spoleti e la marca di Camerino, con profusione di
grazie sopra la medesima persona. Adunque _Sarlione_ o _Sarilone_, che
già vedemmo in possesso di quelle contrade, dovea essere o morto, o
incorso nella disgrazia del re Ugo (cosa ben facile sotto un sì
sospettoso regnante), ed avere perduto que' governi. Viene accennata
sotto quest'anno dal padre Mabillone[2095] una bolla di papa _Marino II_
confermatoria di tutti i privilegii e beni del celebratissimo monistero
di Monte Casino. Essa fu scritta _in mense januario per Indictionem
secundam. Datum XII kalendas februarii, anno, Deo propitio, pontificatus
domni nostri Marini summi pontificis_, ec. _secundo in mense januario,
Indictione secunda._ Un'altra simil bolla in favore del monistero di san
Vincenzo del Volturno si legge nella Cronica d'esso monistero[2096] _in
mense martio, Indictione secunda, anno pontificatus domni Marini summi
pontificis secundo_. Nella stessa Cronica abbiamo la confermazione dei
beni spettanti al monistero suddetto nel ducato di Napoli, scritta
_imperante domno nostro Constantino magno imperatore anno XXXVI, sed et
Romano magno imperatore anno XXIII, die prima mensis februarii,
Indictione secunda, Neapolim_. Queste note, indicanti, per cagion
dell'indizione, l'anno presente, non si accordano con gli anni che dal
Du-Cange[2097] e dal padre Pagi[2098] sono attribuiti a _Costantino
Porfirogenito_ e a _Romano Lecapeno_. Nè corrispondono a quelle d'altri
documenti della medesima Cronica. Ma di qui almen ricaviamo che durava
in Napoli la sovranità de' greci Augusti; ed essere stato allora
principe e duca di quella illustre città _Giovanni_ col figliuolo
_Marino_, creato anch'esso duca, siccome fan fede le seguenti parole:
_Nos Johannes in Dei nomine eminentissimus consul et dux pro vice
nostra, quam et pro vice Marini ducis filii nostri, qui infra aetatem
esse videtur_.