NOTE:

[2071] Frodoardus, in Chronico.

[2072] Antiq. Ital., Dissert. VII.

[2073] Ibidem, Dissert. XXXIV.

[2074] Liutprandus, lib. 5, cap. 5 et 7.

[2075] Pagius, ad Annales Baron.

[2076] Hermann. Contractus, in Chron.

[2077] Sigebertus, in Chron.

[2078] Martin. Polonus, in Chron.

[2079] Chron. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2080] Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.

[2081] Dachery, in Spicileg.

[2082] Tatti, Annal. Sacri di Como, tom. 12.

[2083] Chron. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2084] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.

[2085] Antiq. Ital., Dissert. XII.

[2086] Leo Ostiensis, in Chron., lib. 1, cap. 57.

Anno di CRISTO DCCCCXLIII. Indiz. I.

MARINO II papa 2.

UGO re d'Italia 18.

LOTTARIO re d'Italia 13.

In questi tempi maneggiò il _re Ugo_ il matrimonio di _Berta_ sua

figliuola, a lui nata da Bezola sua concubina, e giovane di bellezze

rare, con ROMANO figliuolo di _Costantino Porfirogenito_ imperadore dei

Greci[2087]. Allorchè questo imperadore mandò la flotta in aiuto del re

Ugo, fece istanza per avere una delle di lui figliuole legittime. Di

queste Ugo niuna ne avea, e però gli esibì la bastarda o spuria; nè la

città di Costantinopoli la rifiutò. Ebbe esecuzione questo trattato

nell'anno seguente. Ma intanto in Germania altro che nozze andava

manipolando _Berengario_ marchese d'Ivrea contra del medesimo re

Ugo[2088]. Fece egli più istanze al re _Ottone_ per ottenere un corpo di

milizie da condur seco in Italia; ma le fece indarno, perchè non

mancavano impegni e bisogni ad Ottone in casa propria; ed oltre a ciò

peroravano in favore d'Ugo i regali che di tanto in tanto egli ne andava

ricevendo. Trovavasi con Berengario un gentiluomo per nome Amedeo, che

Liutprando chiama _apprime nobilem_, personaggio di singolar destrezza

ed accortezza ornato. Questi il consigliò di rivolgere le sue speranze

ai principi d'Italia, sapendo che tutti erano malcontenti del re Ugo,

perchè d'ordinario non conferiva le cariche, i governi e i vescovati, se

non ai figliuoli delle sue concubine e ai Borgognoni, e continuamente

esiliava i nobili italiani; e pel suo aspro governo, peggio che il lupo

dalle pecore, era odiato dai popoli. Si esibì egli di venir a scoprire

gli animi dei principi d'Italia; e in fatti travestito da pezzente, col

bordone e la tasca, sen venne in compagnia di que' poveri pellegrini che

andavano per divozione a Roma. Segretamente s'abboccò con assaissimi

vescovi, conti e nobili potenti dell'Italia, e spiò i lor sentimenti

intorno al re Ugo, aprendosi ancora con quelli che conobbe più portati

alla di lui rovina. Ma non potè sì celatamente condurre l'impresa, che

non ne avesse sentore il re Ugo, siccome quegli che manteneva spie

dappertutto. Volarono gli ordini di cercarne conto, ma Amedeo andava

mutando abiti: si tinse con pece la bella e lunga barba, che, secondo

gli usi d'allora, anch'egli portava; facea cambiar colore ai capelli;

ora era zoppo, ora cieco, ora assiderato; e in una di queste figure si

presentò anche al re in compagnia degli altri poveri, e ne ebbe per

limosina una veste. Dappoichè ebbe terminate le sue faccende, informato

delle perquisizioni che d'ordine del re si faceano alle chiuse sopra

tutti i passeggieri, per istrade disastrose e fuor di mano felicemente

se ne tornò in Germania, dove fece a Berengario il rapporto delle sue

commissioni eseguite. Ancorchè Lupo protospata riferisca all'anno 942 la

morte di _Landolfo I_ principe di Benevento e di Capua, pure Camillo

Pellegrini[2089], diligentissimo scrittore delle memorie de' principi

longobardi, osservò trovarsi ancora nei primi mesi di quest'anno

menzione di lui negli strumenti antichi. Credesi dunque ch'egli

terminasse la vita nell'anno presente nel dì 10 d'aprile. Aveva egli

dichiarato nell'anno 940 suo collega nel principato _Landolfo II_ suo

figliuolo, il quale, dopo la morte del padre, tardò poco a proclamar

principe e collega _Pandolfo_ ossia _Pandolfo I_ suo figliuolo, che fu

poi soprannominato _Capo di ferro_. Abbiamo nella storia sacra di

Piacenza[2090] un diploma (non so ben dire se documento sicuro o no) di

donazione fatta in quest'anno da Ugo e Lottario alla chiesa di

sant'Antonino d'essa città di Piacenza colle seguenti note: _Data V idus

martii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLIII, regni vero domni

Hugonis piissimi regis XVII, Lotharii XIII, Indictione I. Actum

Placentiae._ Ma dee essere _Lotharii XII_, come si scorgerà da un altro

documento spettante alla medesima chiesa, e dato nel giorno _VII idus

martii_ del 945. Nè è da credere che il re Ugo, come si legge in questo

diploma, desse il titolo d'imperadore a _Lottario_ avolo suo materno,

seppellito in essa chiesa di sant'Antonino con dire: _Pro Dei amore et

animae avii nostri Lotharii imperatoris, cujus corpus infra basilicam

sancti Antonini martyris humatum quiescit_. Sapeva Ugo che l'avolo suo

Lottario era stato solamente re della Lorena e non mai imperadore.

Vedesi presso il suddetto Campi una donazione fatta da _Bosone_ vescovo

di Piacenza e figliuolo bastardo del re Ugo alla chiesa di san Fiorenzo

in Fiorenzuola con queste note: _Hugo et Lothario filio ejus, gratia Dei

reges, anno regni eorum Hugonis, Deo propitio, septimodecimo, Lotharii

vero tertiodecimo, VII die mensis junii, Indictione prima_, cioè

nell'anno presente.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 287 / 339 题