NOTE:

[2062] Liutprandus, lib. 5, cap. 1.

[2063] Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2064] Antiquit. Ital., Dissert. LXII.

[2065] Antiquit. Ital., Dissert. X.

[2066] Ibidem, Dissert. XVII.

[2067] Ibidem, in eadem Dissertat.

[2068] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[2069] Liutprandus, lib. 5, cap. 4.

[2070] Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXLII. Indiz. XV.

MARINO II papa 1.

UGO re d'Italia 17.

LOTTARIO re d'Italia 12.

Che tuttavia sul principio di questo anno fossero in bollore le

controversie intorno al dominio di Roma fra il re _Ugo_ ed _Alberico_

patrizio e console dei Romani, si raccoglie da Frodoardo[2071], che

lasciò scritte queste parole: _Domnus Odo abbas pro pace agenda inter

Hugonem regem Italiae, et Albericum romanum patricium, apud eumdem regem

laborabat_. Abbiam già veduto di sopra che santo _Odone abbate_ di

Clugnì due altre volte era stato chiamato in Italia per questo medesimo

affare. Temo io che non più di due volte egli ci venisse. Mi si rende

probabile che seguisse pace o tregua fra questi due competitori al

vedere tornati di questo anno in Lombardia i due re, ossia il solo re

Ugo. V'ha un loro diploma[2072], con cui, ad intercessione d'_Uberto

inclito marchese_ e _conte del nostro sacro palazzo_, e di _Elisiardo

illustre conte_, confermano i lor beni ai canonici di Reggio. Esso fu

dato _quarto idus junii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni

vero domni Hugonis regis XVII, Lotharii XIII, Indictione XV. Actum

Papiae._ Con altro diploma furono confermati da essi re, per

interposizione di _Ambrosio vescovo_ di Lodi ed _Adeverto vescovo_ di

Padova, tutti i beni della sua chiesa. Ivi s'ha queste note[2073]:

_Datum octavo kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII,

regni vero domni Hugonis XVI, Lotharii vero XI. Actum in Garda oppido._

Parve a me originale quel diploma. Ora sembrano a me scorretti gli anni

dei due re, e forse anche manca ivi l'_indizione_, la quale non si

soleva ommettere. Scrive inoltre sotto questo stesso anno il suddetto

Frodoardo: _Idem vero rex Hugo Saracenos de Fraxinido eorum munitione

disperdere conabatur_. Pertanto dovrebbe appartenere all'anno presente

ciò che scrive Liutprando[2074]: cioè che avendo _Romano_ imperadore

d'Oriente inviato uno stuolo di navi a requisizion del re Ugo, questi le

incamminò per mare a Frassineto. L'arrivo di esse colà, e il dare alte

fiamme tutte le barche de' Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un

punto stesso. Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla

sua armata. Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza,

l'abbandonarono, e tutti si ridussero sul monte Moro, dove il re gli

assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti; ma per un

esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura che

Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non sopravvenisse

in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi. Però, licenziata

tutta la flotta de' Greci, capitolò con gli assediati Saraceni di

metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla Svevia, acciocchè

gli servissero di antemurale, caso mai che Berengario tentasse di calare

con gente armata in Italia. Non è a noi facile l'indicare il sito dove a

costoro fu assegnata l'abitazione. Solamente sappiamo che a moltissimi

Cristiani, i quali incautamente da lì innanzi vollero passar per quelle

parti, tolta fu la vita da que' malandrini: il che accrebbe l'odio e la

mormorazione degl'Italiani contra di questo re, il quale lasciò la vita

a tanti scellerati, affinchè potessero levarla a tanti altri innocenti.

Secondo i conti del padre Pagi[2075], ai quali credo ben fatto

l'attenersi, mancò di vita nell'anno presente _Stefano VIII_ papa.

Ermanno Contratto[2076], Sigeberto[2077] ed altri lo attestano. Dal solo

Martino Polacco abbiamo[2078] che egli _fuit mutilatus a quibusdam

Romanis_: il che ha fatto immaginare ai susseguenti storici ciò avvenuto

per ordine di _Alberico principe_ di Roma. Ma non è Martino autore di

tale antichità e credito, che la sola parola di lui ci abbia da legare

il cervello. Se crediamo ad esso Martino, questo papa Stefano fu anche

_natione Germanus_; e pure nel catalogo ben più antico de' papi, posto

avanti alla Cronica del Volturno[2079], e dal Dandolo[2080] e da altri,

egli è chiamato _Stephanus VII romanus_. Un avvenimento tale nella

persona di un sommo pontefice avrebbe fatto dello strepito, e ce ne

sarebbe menzione presso di qualche storico di que' tempi. A Stefano

succedette _Marino II_ papa di nazione romano, erroneamente chiamato

_Martino_ da alcuni scrittori anche antichi e dallo stesso Martino

Polacco. Che questi fosse posto nella cattedra pontificia prima del dì 4

di febbraio dell'anno seguente, si conosce da una sua bolla pubblicata

dal padre Dachery[2081] e dato _II nonas februarii, anno pontificatus

domni nostri Marini summi pontificis_, ec. _anno I mense februarii,

Indictione I_. Anzi era anche in possesso del pontificato nel dì 21 di

gennaio di esso anno 943, ciò costando da altra sua bolla prodotta dal

padre Tatti[2082], e data _XII kalendas februarii, anno pontificatus

domni nostri Marini summi pontificis_, ec. _secundo, Indictione II_,

cioè nell'anno 944. Però con tutta ragione si può credere innalzato

_Marino II_ in quest'anno al romano pontificato. La misera Sicilia, per

attestato della Cronica arabica[2083], in questi tempi si trovava in

gran confusione, perchè il furto e l'ingiustizia dappertutto godeano

passaporto, e i più potenti opprimevano i più deboli. In Venezia il doge

_Pietro Badoero_, secondochè dice il Dandolo[2084], finì di vivere in

quest'anno, e conferita fu la sua dignità a _Pietro Candiano III_. Si

legge nelle mie Antichità italiane[2085] un diploma di _Ugo_ e

_Lottario_, in cui si confermano ad _Aribaldo vescovo_ di Reggio tutti i

beni e privilegii della sua chiesa, dato _quarto idus augusti anno

dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni vero domni Hugonis regis XVI,

Lotharii XII, Indictione XV. Actum Papiae._ Ma nel dì 12 d'agosto di

quest'anno correva l'_anno XVII_ di Ugo re. Leone Ostiense[2086] cita un

diploma di questi re, che Angelo della Noce asserisce dato _idus majarum

anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni domni Hugonis regis XVII,

Lotharii XIII, Indictione I. Datum in palatio ticinensi._ Ma ancor

questo è fallato, perchè l'_indizione I_ appartiene all'anno seguente,

seppur non si ricorre all'anno pisano. In una Cronica manuscritta, da me

veduta, del monistero di Subiaco, si legge memoria di un placito tenuto

nel dì 27 d'agosto di quest'anno da _Alberico_ principe di Roma, in cui

fu decisa una lite vertente fra _Leone abbate_ di Subiaco ed alcuni

cittadini di Tivoli.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 286 / 339 题