[2046] Mabill., Annal. Benedict., lib. 44, n. 3.
[2047] Cron. Farfens. P. II tom. 2 Rer. Ital.
[2048] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2049] Chron. Arab. P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2050] Rer. Ital., P. II, tom. 3.
[2051] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[2052] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
Anno di CRISTO DCCCCXL. Indiz. XIII.
STEFANO VIII papa 2.
UGO re d'Italia 15.
LOTTARIO re d'Italia 10.
O sia che il _re Ugo_ non si fidasse di alcuno, e di chi gli entrava in
sospetto egli macchinasse tosto la rovina; oppure che veramente stanchi
i principi d'Italia non potessero più soffrir sul trono questa volpe
coronata: certo è che esso re Ugo la prese contra di _Berengario
marchese d'Ivrea_, contra d'_Anscario duca e marchese di Spoleti e
Camerino_, fratello del medesimo Berengario, per sospetto, oppure per
certa cognizione che amendue d'accordo tramassero centra la di lui
corona. La tragedia, se vogliam credere al catalogo dei duchi di Spoleti
posto innanzi alla Cronica di Farfa[2053], dovette succedere nell'anno
presente, essendo ivi scritto: _DCCCCXL Anscharius marchio obiit._ Spedì
dunque il re Ugo in primo luogo alla volta di Spoleti _Sarilone_, ossia
_Sarlione_, borgognone[2054], uomo non guerriero, ma di rara accortezza,
e però assai atto al bisogno. _Sarilo_ e _Sarlius_ si truova egli
chiamato, ed è quel medesimo che si truova nelle vecchie carte appellato
_Sarilo comes palatii_, perchè esercitava l'insigne carica di conte del
sacro palazzo. Gli diede il re un buon nerbo di soldatesche per poter
operare colla forza, e vi aggiunse un altro più potente rinforzo, cioè
una gran somma di denaro, per potersene valere a tirar dalla sua i
popoli di Spoleti, con ordine ancora di ricorrere per aiuto alla vedova
del fu duca _Teobaldo_, che era nipote del medesimo re Ugo. Andò
Sarlione, ed eseguì puntualmente quanto gli era stato comandato. Mise in
punto una buona armata, ma Anscario, quantunque si vedesse troppo
inferiore di forze, pure si accinse da valoroso ad un fatto d'armi. Gli
riuscì di sbaragliar la prima schiera de' nemici ma non potendo reggere
all'arrivo di due altre schiere, dopo aver fatto grandi prodezze di sua
persona, caduto col cavallo in un fosso, quivi trafitto da molte lance e
dardi lasciò la vita. Portata questa nuova al re Ugo, ne fece gran
festa, e in ricompensa del buon servigio dichiarò _Sarlione_ marchese di
Spoleti e Camerino. Di questo affare si scuopre mal informato Gregorio
monaco autore della suddetta Cronica di Farfa[2055], con iscrivere che
_bellum magnum commissum est pro contentione marchiae firmanae inter
Ascherium et Sarilonem_ (quasi che Spoleti e Camerino fossero denominati
marca di Fermo). _In qua praevalens Sarilo interfecit Ascherium, et
obtinuit marchiam._ Fin qui cammina bene, ma non ciò che egli soggiunge
con dire: _Contra quem Hugo rex exarsit magno furore, persequens illum
pro eodem Ascherio germano suo. Et quum esset idem Sarilo in quodam
reclusus tuscano oppido, videns se nulla ratione illum effugere posse,
noctu indutus monachilem vestem, et summo diluculo, ligato in gutture
fune ejus, se potestati tradidit. Et motus rex misericordia super eum,
perdonavit ei ipsam culpam, ac praeposuit eum super cuncta monasteria
regalia intra fines Tusciae et firmanae marchiae._ Trovò questo monaco
fra le carte dell'archivio farfense _Sarilone_ abbate di quel monistero,
e sel figurò divenuto monaco. Ma costui fu duca e marchese di Spoleti e
Camerino, ed ottenne anche, secondo l'iniquità di quei tempi, in governo
ossia in commenda la badia di Farfa. Potrebbe ben conietturarsi che in
progresso di tempo Sarilone decadesse dalla grazia del re Ugo (giacchè
ci voleva ben poco), e ch'egli il perseguitasse e deponesse; e che
questo monaco confondesse poi le azioni e i tempi in raccontare quel
fatto.
Ci restava da abbattere _Berengario marchese_ d'Ivrea fratello del
suddetto Anscario[2056]. Non si mostrò punto corrucciato con lui
l'astuto re Ugo, anzi affettando gran benevolenza, nel venire ch'ei fece
alla corte, l'accolse con distinte carezze. Ma nel consiglio segreto fu
determinato di cavargli barbaramente gli occhi. Trovossi presente a
questa risoluzione il _re Lottario_, che viene da Liutprando appellato
_parvulus, et necessariarum sibi rerum adhuc ignarus puer._ E siccome
fanciullo di buona indole, non reggendogli il cuore di veder quella
crudeltà, secretamente ne fece avvertire Berengario, il quale non perdè
tempo a fuggirsene fuor d'Italia con ricoverarsi presso di _Ermanno
duca_ di Suevia. Per altra strada mandò anche verso Lamagna _Willa_ sua
moglie, benchè gravida di nove mesi, e vicina al parto, che ebbe tanta
forza e coraggio da valicare a piedi quell'aspre montagne. Ma non potè
prevedere il regal fanciullo Lottario che, col salvare gli occhi a
Berengario, preparava a sè stesso la perdita del regno e della vita,
siccome vedremo. Ermanno duca di Suevia presentò poi Berengario ad
_Ottone re_ di Germania, che l'onorò e regalò non poco, e sel tenne ben
caro nella sua corte. Giunta questa nuova al re Ugo, spedì ambasciatori
ad Ottone, pregandolo di non ammettere Berengario suo nemico, e di non
somministrargli aiuto alcuno, con esibirgli in ricompensa una gran somma
d'oro e d'argento. Ma il re Ottone, che forse avea per tempo delle mire
sopra l'Italia, gli rispose di non aver bisogno delle altrui ricchezze,
e di non poter negar ricovero e sussidio a chi ricorreva alla clemenza
sua. Nel Bollario casinense[2057] si legge un diploma di Ugo e Lottario,
in cui confermano il comitato ossia il contado e governo temporale di
Bobbio a quel monistero e a' suoi abbati, con esser ivi nominato
_Liutfredus comes et abbas bobbiensis_. Sarebbe da ricercare se questo
Liutfredo fosse monaco, oppure secolare, che con titolo di _conte_
governasse quella contrada, e di _abbate_ il monistero di san Colombano.
Molto più sarebbe da esaminare il dirsi ivi che i re longobardi, Rotari,
Ariberto e Liutprando, e gl'imperadori e re carolini _praefato coenobio
comitatum bobbiensem cum toto suo honore tradiderant et firmaverant_. È
difficile il credere in tanta antichità abbati conti di città. Ecco le
note cronologiche di quel diploma che stanno a martello: _Dat.
tertiodecimo kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCXL,
regni nostri domni Hugonis piissimi regis XIV, Lotharii autem filii ejus
item regis IX, Indictione decimatertia. Actum in praefato bobiense
coenobio._ Abbiamo da Frodoardo[2058] che in quest'anno una gran brigata
d'Inglesi e Francesi, incamminata per divozione alla volta di Roma, fu
costretta a tornarsene addietro, _occisis eorum nonnullis a Saracenis.
Nec potuit Alpes transire propter Saracenos, qui vicum monasterii sancti
Mauritii occupaverant._ Se qui è indicato il monastero agaunense di san
Maurizio ne' Vallesi, aveano dilatato ben lungi quegl'infedeli assassini
di strada il loro potere. Ricavasi ancora dalla Cronica arabica di
Sicilia[2059], che portatosi l'esercito de' Mori all'assedio di Calata
Bellota, nel mese di novembre, fu messo in rotta da quei di Gergenti,
che vi presero tutte le tende degl'infedeli. Aggiugne Lupo
protospata[2060] che in questo medesimo anno 940, _introierunt Ungari
vel Unni in Italiam mense aprilis. Et factum est praelium in Matera a
Graecis cum Longobardis cum Stratigo Imogalapto, et negavit_ (pro
_necavit_) _cum Pao in mari._ Probabilmente _Landolfo_ principe di
Benevento e Capua l'avea rotta di nuovo coi Greci; ma queste troppo
brevi memorie non ci lasciano ben discernere le particolarità, e neppur
la sostanza di que' fatti. Osserva Camillo Pellegrino[2061] che fino a
quest'anno si truova nelle carte memoria di _Atenolfo_ principe
anch'esso di Benevento e di Capua, e fratello di _Landolfo_, e poi non
più: il che può far conietturare ch'egli nell'anno presente desse fine
a' suoi giorni.