[2013] Frodoardus, de Roman. Pontificib.
[2014] _Di Marozia._
[2015] _Al re Ugo._
[2016] _Quinctum._
[2017] Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Fran. Du-Chesne.
[2018] Mabill., in Annal. Benedictin., lib. 43.
[2019] Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII.
[2020] Frodoardus, in Chronico.
[2021] Mabill., Saecul. V Benedict., in Vita S. Odonis, lib. 2.
[2022] Liutprandus, lib. 4, c. 1.
[2023] Liutprandus, lib. 4, cap. 1.
[2024] Fiorentini, Memor. di Matilde.
[2025] Frodoardus, in Chronico.
[2026] Chronic. Vulturnens., P. II, tom. 1. Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXXXVII. Indiz. X.
LEONE VII papa 2.
UGO re d'Italia 12.
LOTTARIO re d'Italia 7.
Fu quest'anno funestissimo alla Campania; perciocchè, secondo
l'attestato di Leone Ostiense[2027], _Indictione decima, venientes
innumerabiles Hungari super Capuam, omnia in circuitu ipsius depraedati
sunt. Similiter etiam Beneventi fecere, usque Sarnum et Nolam
discurrentes et devastantes omnia; cunctamque Liburiam peragrantes,
iterum Capuam reversi per duodecim dies in Campo Galliano commorati
sunt._ Fecero prigioni molti degli uomini sudditi del monistero di Monte
Casino, per riscattare i quali convenne ai monaci d'impiegar molti sacri
arredi e vasi d'argento della lor chiesa. Gonfii que' Barbari dal non
trovare opposizione alcuna alle loro rapine, si avanzarono entro al
paese de' Marsi, commettendo anche ivi incendii e saccheggi. Ma i Marsi
uniti coi Peligni gli aspettarono in agguato ad un sito, e piombando
loro addosso, quasi tutti li misero a fil di spada, con levar loro tutto
il copiosissimo bottino dianzi fatto. Pochi di que' masnadieri ebbero la
fortuna di sottrarsi alle loro spade e di tornarsene al loro paese. Lupo
protospata[2028] mette questa irruzion degli Ungheri all'anno precedente
936. Se più a lui che all'Ostiense s'abbia a credere, non saprei dirlo.
Vero è che da Frodoardo, da Witichindo e da alcuni altri scrittori si sa
che in questo medesimo anno un nuvolo d'Ungheri, passati per la Baviera,
diedero un terribil guasto all'Alsazia e a tutto il regno della Lorena
con arrivar fino all'Oceano. Ed Ermanno Contratto scrive[2029] _che anno
dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII, Ungari Franciam, et Alemanniam, et
Galliam usque ad Oceanum, Burgundiamque devastantes, per Italiam
redierunt._ Ma non c'è apparenza alcuna che gli Ungheri guastatori delle
provincie oltramontane venissero fino a Capua con un giro sì lungo.
Quei, passando per l'Italia, se ne tornarono sani e salvi al lor paese:
laddove gli altri che saccheggiarono la Campania e Benevento lasciarono
per la maggior parte la vita in quelle contrade. Però diverse dovettero
essere le brigate degli uni e degli altri. Lascerò ch'altri decida se a
questo anno, oppure al precedente, appartenga un giudicato di Capua,
riferito nella Cronica del monistero vulturnense[2030], e scritto
_vigesimo septimo anno imperii domni Constantini imperatoris, et XXXVI
anno principatus domni Landulfi gloriosi principis, et XXVII anno
principatus domni Atenulfi eximii principis, mense septembri, Indictione
X._ Ne fo io menzione, affinchè dagli anni di _Costantino VIII_
imperadore de' Greci, registrati ne' documenti di Capua, si riconosca
che doveva essere ristabilita la pace fra la corte imperiale di
Costantinopoli e i principi di Benevento e Capua, cioè di _Landolfo_ ed
_Atenolfo_. Arrivò in quest'anno al fine de' suoi giorni _Rodolfo II_,
re di Borgogna, quel medesimo che era stato re di Italia, attestandolo
Frodoardo[2031], il Continuatore di Reginone[2032], Ermanno
Contratto[2033] ed altri. Lasciò dopo di sè _Corrado_ suo figliuolo, che
gli succedette nel regno, e _Adelaide_ figliuola, di cui parleremo
all'anno seguente. Presso il padre Tatti[2034] abbiamo un privilegio
conceduto nella città di Como dai re _Ugo_ e _Lottario_ ad _Azzone
vescovo_ di quella città, in cui compariscono queste note cronologiche:
_Datum XVII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII,
domni Hugonis piissimi regis XI, Lotharii vero filii ejus item regis
VII, Indictione X. Actum Cumis civitate._ Questo documento, diversamente
dall'allegato nell'anno precedente, ci fa riconoscere già creato re il
giovane Lottario nel dì 15 di giugno dell'anno 931. Secondo me, in quel
della Cronica del Volturno, e non in questo, v'ha dell'errore. Abbiamo
dalla Cronica arabica[2035] che continuavano in Sicilia le dissensioni e
sedizioni fra i Cristiani e Mori. Quivi è notato che nel presente, oppur
nel susseguente anno, il popolo di Gergenti si rivoltò contra di Salem
generale del re dell'Africa in quell'isola. Adunò questi un'armata, e
passò ad assediare Osra. Colà ancora accorsero con tutte le loro forze
gli Agrigentini, e misero in rotta il nemico esercito; e di là passarono
fin sotto Palermo, con dare a quella città varii assalti. Ma usciti i
Mori coi Palermitani, comandati dal generale Salem, sbaragliarono gli
assedianti, e buon pro a chi ebbe migliori gambe. Era in questi tempi
console e duca di Napoli _Giovanni_. Da un'altra Cronica arabica di
Abulphedà[2036] si ricava che nell'anno 936 _Amiras Siciliae, qui
dicitur Salem, multis molestiis et injiuriis vexavit Siculos, ita ut
Agrigentini coacti sint expellere milites regis. Tum rex Africae misit
exercitum circumseditque civitatem. Agrigentini vero petierunt succursum
ab imperadore Constantinopolis, qui statim eis allegavit praesidium.
Perduravit adhuc obsidio usque ad annum 329 aegirae_ (_Christi vero
940_). Credesi che in quest'anno ad _Ilduino arcivescovo_ di Milano
defunto succedesse _Arderico_ canonico milanese. Arnolfo storico
racconta[2037] che desiderando il re Ugo di mettere in quella sedia un
suo figliuolo (creduto da me quel _Teobaldo_ di cui fa menzione
Liutprando), nè potendo per la di lui poca età ottener l'intento, fece
eleggere arcivescovo questo Arderico, uomo vecchio, per isperanza che
tardasse poco ad uscire di vita. Scorgendo poi ch'egli non avea gran
fretta d'imprendere quel viaggio, fece in una dieta di Pavia attaccar
lite dai suoi coi Milanesi, per levar dal mondo con questa frode
l'arcivescovo. Ma Arderico ebbe la fortuna di salvarsi. Restaronvi
nondimeno morti novanta nobili milanesi; e il re Ugo dipoi per penitenza
diede alla chiesa di Milano la badia di Nonantola posta sul modenese,
_quae propter nonaginta sui juris curtes sic vocata perhibetur_. Questo
si può credere un tessuto di fole, mischiato di qualche verità.
Indubitata cosa è che la ricchissima badia di Nonantola fu formata e
magnificamente dotata due secoli prima di questo.