[1999] Sigebertus, in Chron.
[2000] Annalista Saxo, tom. 1 Hist. Eccard.
[2001] Liutprandus, lib. 3. cap. 14.
[2002] Ratherius, in Epist., tom. 1, Spicileg. Dachery postrem. edit.
[2003] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinensi.
Anno di CRISTO DCCCCXXXV. Indiz. VIII.
GIOVANNI XI papa 5.
UGO re d'Italia 10.
LOTTARIO re d'Italia 5.
Non ho io ben potuto chiarirmi se quel _Bonifazio conte_, che noi
vedemmo di sopra all'anno 924 chiamato in aiuto da _Rodolfo re_ di
Borgogna e d'Italia, fosse fin d'allora promosso alla dignità di
marchese, ed avesse in governo il ducato di Spoleti e la marca di
Camerino. Liutprando scrisse[2004] ch'egli _nostro tempore Camerinorum
et Spoletinorum extitit marchio_: il che ci può far dubitare che molto
più tardi a lui fosse conferito quell'illustre governo. Nè è molto
verisimile che Ugo re promovesse questo Bonifazio, ch'era cognato del
suddetto re Rodolfo. Egli è ben fuor di dubbio che in questi tempi
signoreggiava nelle marche di Spoleti e di Camerino un _Teobaldo_ ossia
_Tebaldo_, di cui scrive il medesimo Liutprando[2005]: _Theobaldus heros
quidam, proxima regi Hugoni affinitate conjunctus, Camerinorum et
Spoletinorum marchio erat_. Questo Teobaldo è poi chiamato _nipote suo_
da esso re Ugo[2006]. Bolliva tuttavia la guerra fra _Landolfo principe_
di Benevento e i Greci, e si trovava il primo a mal partito, non so ben
dire se in quest'anno, oppure in alcuno degli antecedenti. Comunque sia
per conto del tempo, abbiam di certo che ricorse Landolfo per aiuto a
questo duca ossia marchese di Spoleti e di Camerino, il quale con grandi
forze unitosi a lui, e venuto ad un fatto d'armi coi Greci, loro diede
una rotta. Non tennero questi da lì innanzi la campagna, ma attesero a
difendersi nelle castella di loro giurisdizione. Liutprando, persona che
si dilettava forte di tagliare i panni addosso agli altri, e di
rallegrare i suoi lettori con delle galanti, ma forse non sempre vere
avventure, ne conta qui una alquanto oscena, e le fa i ricci colla sua
piacevole eloquenza. Cioè che Teobaldo quanti Greci gli capitavano alle
mani, tutti li faceva castrare, lasciandoli poi ire in pace, e con
ordine di dire al loro generale, che sapendo egli quanto preziose e care
cose fossero alla corte dell'imperadore di lui padrone gli eunuchi, gli
faceva que' regali, e che se ne aspettasse molti più andando innanzi.
Accadde che un dì usciti di un castello i Greci coi terrazzani, fecero
una zuffa con quei di Teobaldo, e ne restarono molti prigioni. Si
preparava la festa a questi infelici, quando dal castello giunse alle
tende infuriata una giovane donna, moglie di uno di essi, che
presentatasi a Teobaldo, seppe così ben dire le sue ragioni, e perorare
i suoi diritti sopra il corpo e le membra del marito, che mosse a riso
tutta la brigata, e le riuscì di avere sano e salvo il suo uomo. In qual
anno precisamente succedesse questa guerra di Landolfo e di Teobaldo
contra de' Greci, non si può dichiarare.
Circa questi tempi, per relazione del Dandolo[2007], avendo i
Comacchiesi messi in prigione alquanti Veneziani, _Pietro doge_ di
Venezia spedì contro di loro un'armata, che presa la città, la diede
alle fiamme, uccise molti di que' cittadini, e condusse il rimanente a
Venezia. Furono questi poi rilasciati con promessa di essere da lì
innanzi sudditi della repubblica veneta. A questi tempi ancora dovrebbe
appartenere la venuta in Italia di _Manasse arcivescovo_ di Arles, di
cui parla Liutprando[2008]. Questo ambizioso prelato, non contento del
grado e gregge suo, siccome parente del re Ugo, venne a pescar maggiori
grandezze in Italia. Il re, che per politica amava di esaltare i suoi
parenti e nazionali, gli assegnò le rendite delle chiese di Verona,
Trento e Mantova, e il fece anche marchese di Trento con iscandalo di
tutti i fedeli. Avendo, siccome dicemmo, ripigliata forza i Saraceni
abitanti in Frassineto, può essere che in quest'anno avvenisse ciò che
narra il suddetto Liutprando[2009]. Cioè che alcune brigate di que'
manasdieri calarono fino ad Aiqui nel Monferrato; ma raunatisi i
Cristiani di quelle contrade, con tal bravura diedero loro addosso, che
neppur uno ne scampò dalle loro spade. In Genova si vide scaturire una
fontana coll'acque color di sangue. Fu creduto sangue ciò che
verisimilmente fu un accidente naturale, e preso perciò come un presagio
di qualche calamità. Nè maggiore infatti poteva avvenire a quel popolo;
perciocchè nell'anno stesso venuti dall'Africa colla loro armata i Mori,
entrarono in quella città all'improvviso, e tagliarono a pezzi tutti i
cittadini, con riserbar solamente le donne e i fanciulli, che furono
condotti schiavi in Africa insieme col bottino di tutte le chiese e case
di Genova. Pietro bibliotecario, Martin Pollaco e il Belluacense
scrivono accaduta così funesta disgrazia nell'anno I di Giovanni XI
papa, cioè nell'anno 931. Non so qual fede meritino simili scrittori.
Liutprando, di gran lunga più antico di loro, la mette più tardi.
Leggesi nelle mie Antichità italiane[2010] un bellissimo placito, che ci
fa intendere che il re Ugo avea fabbricato un palazzo nuovo in Pavia,
dove anche dimorava nel dì 18 di settembre del presente anno. Il suo
principio è questo: _Dum in Dei civitate Papia in palacium noviter
aedificatum ab domnum Ughonem gloriosissimum rex in caminata dormitorii
ipsius palacii, ubi ipse domnus Ugo, et Lotherio filio ejus
gloriosissimi reges praeessent, in eorum praesentia Enesaribo comes
palatii_, ec. In vece di _Enesaribo_, che fu mal copiato, si dee
scrivere _esset Sarilo_, ciò riconoscendosi dalle sottoscrizioni, dove è
_Sarilo comes palatii_. Fu scritto quel documento, che ne contien degli
altri, _anno regni domni Hugoni et Lothario, filio ejus gratia Dei
reges, Deo propitio, domni Hugoni decimo, Lotharii vero quinto, XIV
kalendas octobris, Indictione nona_, cioè nell'anno presente. Vien
parimente rapportato dal Campi[2011] un altro privilegio da esso re
conceduto alla badia di Tolla sul piacentino, dato _VIII kalendas
januarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVI, domnorum autem
piissimorum regum, Hugonis videlicet X, Lotharii vero V, Indictione
octava. Actum Papiae._ Era in uso presso di molti di dar principio
all'anno nuovo nel Natale del Signore; però questo anno 936, secondo
noi, fu il 935. Ma non so già intendere come ivi sia l'_indizione
ottava_, che dovea camminare sino al fine dell'anno, quando s'è nel
precedente documento veduto che in Pavia stessa l'_indizione nona_ aveva
avuto principio nel settembre. Bisognerebbe in tali occasioni aver sotto
gli occhi le carte pecore originali, per poterle meglio esaminare.
Trovandosi poi nel suddetto placito, tenuto in Pavia, presente
_Anscharius marchio quondam Adelberti, idemque marchionis filio_, si può
credere che il re Ugo, come scrive Liutprando[2012], _quia Theobaldus
marchio_ (di Spoleti) _hominem exuerat, Spoletinorum ac Camerinorum
marchionem_ l'avesse già costituito. Egli era fratello di _Berengario
marchese_ d'Ivrea, ed uomo di grande ardire. Ne avea paura il re Ugo, e
però il mandò al governo di Spoleti e di Camerino, per tenerlo lontano
da sè.