[1991] Antiq. Ital., Dissert. LXII.
[1992] Frodoardus, in Chron. tom. II, Rer. Franc. Du-Chesne.
[1993] Liutprandus, Hist., lib. 4, cap. 1. Duc. Burgund., lib. 2.
[1994] Idem, lib. 3, cap. 13.
[1995] Du-Chesne, de Duc. Burgund., lib. 2.
[1996] Buchè, Histoire de Provence, lib. 6.
[1997] Mabill., Saecul. Benedict., tom. 2.
[1998] Romuald. Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXXXIV. Indiz. VII.
GIOVANNI XI papa 4.
UGO re d'Italia 9.
LOTTARIO re d'Italia 4.
Sigeberto[1999] all'anno 932 e l'Annalista sassone[2000] all'anno 933
raccontano un fatto che forse è da riferire all'anno presente. Dacchè i
principi d'Italia non poterono muovere contra del _re Ugo Rodolfo II re
di Borgogna_, nè c'era speranza di poter tirare in Italia _Arrigo_
glorioso re di Germania, perchè egli avea troppe faccende in casa
propria, e si sa da Liutprando che il re Ugo non risparmiava regali per
tenerselo amico; si rivolsero ad _Arnolfo duca_ di Baviera e di
Carintia, facendogli credere che l'Italia, s'egli veniva con una buona
armata, era di facile conquista, per l'avversione conceputa da molti
contra del re Ugo[2001]. Liutprando narra questo avvenimento, ma senza
assegnarne il tempo secondo il suo costume. Calò Arnoldo per la valle di
Trento, che era da quella parte la prima marca dell'Italia, e venne a
Verona, le cui porte gli furono aperte da _Milone conte_ della città e
da _Raterio vescovo_: essi almeno furono creduti dei principali a
chiamarlo in Italia. Non istette colle mani alla cintola il re Ugo.
Ammassato il suo esercito, lo spinse a quella volta. Accadde che uscito
di Gussolengo un corpo di Bavaresi, s'incontrò con un altro d'Italiani,
e venuto alle mani, restò talmente disfatto, che taluno appena
coll'aiuto delle gambe potè portarne la nuova agli altri. Bastò questo
poco per isbalordire Arnoldo, il quale conosciuto che non era sì molle
il terreno, come egli s'era figurato, determinò di tornarsene in Baviera
per rifare ed accrescere l'esercito, e rimettere ad altra stagione
questa impresa. Pensò ancora di condur seco Milone conte. Ma questi
penetrato il disegno, restò in forse di quel che avea da fare. In
Baviera per conto alcuno non voleva andare; pericoloso era il portarsi
al re Ugo. Tuttavia elesse l'ultimo partito, e questo gli dovette
servire per giustificarsi e per cancellare i sospetti formati contra di
lui. Arnolfo se ne tornò in Baviera, menando seco il fratello di Milone
e i di lui soldati prigionieri. Presentatosi il re Ugo a Verona, la
riebbe senza difficoltà, e fatto prendere il _vescovo Raterio_, il
confinò in una prigion di Pavia, dove ebbe tempo da poter descrivere
graziosamente i salti della sua buona e rea fortuna. Pretende egli in
una lettera[2002] scritta a papa _Giovanni XIII_ che ingiusto fosse il
gastigo, e che il re Ugo prendesse pretesto dalle rivoluzioni di Verona
per nuocere a lui secondo la suggestion del suo odio. _Cepit me_, dice
Raterio, _retrusit in custodiam in quadam Papiae turricula; non dico
sine mea culpa, sed citra legem ita haec egit, et sine audientia. Dicat
heic quisque quod volet; temerariis enim judiciis juxta Augustinum plena
tunt omnia._ Diede in quest'anno il re Ugo un diploma in confermazione
dei beni posseduti dai canonici di Modena[2003]. Le note son queste:
_Datum XII kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXIV,
regni autem domni Hugonis invictissimi regis octavo, et domni Lotharii
item regis tertio, Indictione septima_. Qui è adoperata l'indizione
nostra volgare, che cominciata nel gennaio procede per tutto l'anno.