[1943] Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.
[1944] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.
[1945] Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.
[1946] Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7, Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXXVIII. Indiz. I.
LEONE VI papa 1.
UGO re d'Italia 3.
Non sapeva accomodarsi papa _Giovanni X_ alla prepotenza di _Marozia_ e
di _Guido_ duca di Toscana di lei marito, che si andavano usurpando
tutto il governo temporale di Roma[1947]. Dovea bollir forte la
discordia fra loro, e verisimilmente il pontefice, uomo di petto, non
lasciava intentato mezzo alcuno per sostenere i suoi diritti, ed
abbattere questi perturbatori della sua sì ben fondata autorità. Andò a
terminar questa dissensione in un sacrilego enorme eccesso. Secretamente
Guido e Marozia raunarono una mano di sgherri, che entrati un dì nel
palazzo lateranense, sugli occhi dello stesso papa trucidarono Pietro di
lui fratello, specialmente odiato da Guido; e messe le mani addosso allo
stesso pontefice, il cacciarono in una scura prigione. Non passò molto
che l'infelice pontefice quivi terminò i suoi giorni, o sopraffatto dal
dolore di sì indegno strapazzo, o pure come correa fama a' tempi di
Liutprando, perchè con un cuscino il soffocarono. Si sarebbe aspettato
il lettore che il cardinal Baronio avesse qui aguzzata la penna contra
di sì esecranda iniquità, e contra dei suoi sacrileghi autori. Tutto il
contrario. Grida egli, quasi esultando: _Sic igitur dignum suis
sceleribus finem accepit invasor et detentor injustus apostolicae sedis
Johannes, ut qui per impudicam feminam sacrosanctam apostolicam sedem
violentus arripuit, aeque per impudicam mulierem ejectus et conjectus in
carcerem, ea simul cum vita caruerit_. Ma e se fossero ciarle e voci
inventate dagl'ingiusti nemici di questo papa Giovanni, quelle che il
solo Liutprando lasciò scritto del suo ingresso nel pontificato: che
sarebbe da dire della sentenza proferita qui contro la memoria di un
romano pontefice, accettato e venerato per tale da tutta la Chiesa di
Dio, e che lodevolmente esercitò il pontificato, e solo per sostenere i
diritti temporali della santa sede incontrò l'odio de' cattivi e dei
prepotenti, e restò in fine soperchiato da essi? Veggasi ciò che il
medesimo Baronio dica agli anni 955 e 963 di _Giovanni XIII_ papa, che
per varie ragioni non era da paragonare con _Giovanni X_. Non mi stendo
a dire di più, bastando rapportar qui ciò che ne scrisse
Frodoardo[1948]. I suoi versi son questi:
_Surgit ab hinc decimus scandens sacra jura Johannes._
_Rexerat ille ravennatem moderamine plebem._
_Inde petitus ad hanc romanam percolit arcem.,_
_Bis septem qua praenituit paulo amplius annis._
_Pontifici hic nostro legat segmenta Seulfo._
_Munificisque sacram decorans ornatibus aulam_
_Pace nitet dum, patricia deceptus iniqua,_
_Carcere conjicitur, claustrisque arctatur opacis._
_Spiritus at saevis retineri non valet antris;_
_Emicat immo aethra decreta sedilia scandens._
In questi medesimi tempi fioriva e scriveva Frodoardo, e la
testimonianza sua vale ben più di quella di Liutprando, che era allora
un ragazzo, e cresciuto poscia in età, pescò le notizie di questi tempi
nei libelli infamatorii e romanzi d'allora. E s'egli fosse ben informato
di quegli affari, basta leggere ciò ch'egli dopo il suddetto empio fatto
soggiugne: _Quo mortuo, ipsum Marotiae filium nomine Johannem, quem ex
Sergio papa meretrix ipsa genuerat, papam constituunt_. Ma questa è una
spropositata asserzione. Imperocchè di certo sappiamo che dopo _Giovanni
X_ fu eletto e consecrato papa _Leone VI_ nel mese di giugno, secondo i
conti del padre Pagi. E dopo _Leone_ venne papa _Stefano VII_, e dipoi
_Giovanni_ figliuolo di Marozia. Ora vatti a fidare di Liutprando.
Frodoardo differisce la morte di papa Giovanni X sino all'anno seguente.
Abbiam veduto che esso papa fu _patricia deceptus iniqua_, cioè da
Marozia; ma nella Storia Frodoardo stesso[1949] asserisce che _Guido
duca_ di Toscana, fratello del re Ugo, ebbe mano in quella empietà. Una
carta esistente nell'archivio archiepiscopale di Lucca, e da me veduta,
porta le seguenti note cronologiche: _Hugo gratia Dei rex anno regni
ejus, Deo propitio, secundo, ipsa die kalend. januarii Indictione
prima_, cioè nel dì primo di gennaio del presente anno, confermandosi
che Ugo non conseguì il regno nell'anno 925. Contiene quel documento una
permuta di beni fatta da _Pietro vescovo_ di Lucca, _et Wido dux direxit
missos suos_, per chiarire che non interveniva danno o frode in quel
contratto: dal che intendiamo ch'egli soggiornava allora in Lucca. Circa
il mese di settembre dovette il re Ugo fare una scorsa ai suoi Stati di
Provenza. Abbiamo questa particolarità a noi conservata dal sopraddetto
Frodoardo. _Heribertus comes_, dice egli, _cum Rodulfo_ (re di Francia)
_proficiscitur in Burgundiam obviam Hugoni Italiae regi_. Aggiugne
ancora che _Hugo rex habens colloquium cum Rodulfo, dedit Heriberto
comiti provinciam viennensem vice filii sui Odonis_. Però il re Ugo,
vedendo di non poter tener quegli Stati, dovette farne un sacrifizio
alla potenza di Eriberto conte di Vermandois, arbitro allora del regno
di Francia. Rapporta il padre Dachery[1950] un diploma d'esso re Ugo,
dato _pridie idus novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII,
regni vero domni Hugonis piissimi regis tertio, Indictione prima_. Da
questo ricaviamo il tempo in cui egli era in Vienna, e che o non avea
ceduto per anche quegli Stati, oppure gli avea ceduti con ritenersi la
sovranità. Nella Cronica d'Amalfi[1951], correndo questi tempi, noi
troviamo duca di quella città ed imperial patrizio _Mastaro_ figlio del
già duca _Mansone_. Il titolo di patrizio fa intendere che quella città
continuava a riconoscere la sovranità de' greci imperadori.