NOTE:

[1927] Pagius, ad Annales Baron.

[1928] Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.

[1929] Sigonius, de Reg. Ital., lib. 6.

[1930] Saxius, in Not. ad Sigonium.

[1931] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.

[1932] Ibid., Dissertat. X.

[1933] Ibid., Dissert. LXII.

[1934] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.

[1935] Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.

[1936] Antiq. Ital., Dissertat. XV, p. 851.

[1937] Hermannus Contractus, in Chronico.

[1938] Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 4.

[1939] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Astens.

[1940] Cronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1941] Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.

[1942] Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXXVII. Indiz. XV.

GIOVANNI X papa 14.

UGO re d'Italia 2.

Attese in quest'anno l'accorto _re Ugo_ a trattar amicizia e lega con

tutti i vicini potentati. Pensò ancora a spedire ambasciatori alla corte

imperiale di Costantinopoli, e scelse per tale incumbenza il padre di

Liutprando storico[1943], siccome persona di gran credito per

l'onoratezza de' suoi costumi e per essere bel parlatore. Andò questi, e

fu ben ricevuto da _Romano_ allora imperador de' Greci. Liutprando non

fa menzione se non di lui, quasichè il primo fra i greci Augusti non

fosse in que' tempi _Costantino VIII_ figliuolo di Leone il Saggio. Nè

si sazia d'encomiar esso Romano, come principe dotato di valore non

ordinario, e di pietà, liberalità e prudenza, che non avea pari. Portò

questo ambasciatore dei gran regali a quella corte. Ma ciò che riuscì

più caro all'Augusto Romano, fu che essendo stato assalito nel viaggio

esso ambasciatore da alcuni Sclavi, o vogliam dire Schiavoni, ribelli

all'imperio greco, gli riuscì di farli prigioni e di presentarli vivi in

Costantinopoli all'imperadore, che ne fece gran festa. Non così avvenne

per un altro bizzarro regalo portato a lui d'Italia. Consisteva questo

in due cani, non so se corsi o mastini, o pur di altra fatta, certo

incogniti in quelle parti. Queste bestie, allorchè furono presentate

all'imperadore, al vedere quella strana figura, quasi mirassero non un

uomo, ma un mostro, a cagion dell'abito de' greci imperadori, che

tuttavia comparisce nei bassi rilievi e nelle monete d'allora, troppo

straniero agli occhi di genti e bestie avvezze all'Italia, con poca

creanza s'avventarono contra di sua maestà imperiale; e se non erano

presi colle braccia da molti, faceano un bruttissimo scherzo al

dominator de' Greci. Tornò poscia in Italia tutto contento questo

ambasciatore al re Ugo; ma stette poco ad ammalarsi, e scorgendo di non

poterla scappare, si ritirò in un monistero, secondo l'uso di que'

tempi, e preso l'abito monastico, da lì a quindici giorni passò da

questa all'altra vita, con lasciare il figliuolo Liutprando in età

fanciullesca. Stando in _Pavia_, confermò il re Ugo[1944] nel dì 17 di

febbraio dell'anno presente i privilegii ai canonici di Parma. Crebbero

intanto le calamità de' Cristiani in Calabria per la potenza de'

Saraceni. Secondo la relazione di Lupo protospata[1945], assediarono

que' Barbari Taranto; e quantunque una valorosa difesa facessero que'

cittadini, pure toccò loro in fine di soccombere. _Anno_ 927 (scrive

egli così) _fuit excidium Tarenti patratum; et peremti sunt omnes

viriliter pugnando; reliqui vero deportati sunt in Africam. Id factum

est mense augusti in festivitate sanctae Mariae_. Romoaldo

salernitano[1946] riferisce all'anno 926 questa disavventura de'

Tarentini, e l'attribuisce agli Ungheri, scrivendo che dopo la presa di

Siponto fatta dagli Sclavi, _non post multum temporis Ungri venerunt in

Apuliam: et capta Auria civitate ceperunt Tarentum. Dehinc Campaniam

ingressi, non modicam ipsius provinciae partem igni ac direptioni

dederunt_. Il Protospata è scrittore più antico di Romoaldo.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 271 / 339 题