NOTE:

[1913] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1914] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[1915] Pagius, ad Annal. Baron.

[1916] Collectio Nova vet. Inscription., p. 1885.

[1917] Liutprandus, lib. 3 Hist., cap. 2 et seq.

[1918] Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 4.

[1919] Hermannus Contract., in Chron. edition Canisii.

[1920] Hartmannus, in Vita S. Wiboradae.

[1921] Frodoardus, in Chronico.

[1922] Liutprandus, Hist., lib,. 3, cap. 4.

[1923] Martin. Polonus, Chron. Rom. Pont.

[1924] Ptolom. Lucensis, Hist. Eccl.

[1925] Platina, de Roman. Pontif.

[1926] Sigon., de Regno Italiae.

Anno di CRISTO DCCCCXXVI. Indiz. XIV.

GIOVANNI X papa 13.

UGO re d'Italia 1.

Ricevette in quest'anno l'Italia un nuovo re, cioè _Ugo_ marchese e

duca, e non già re di Provenza, come osservò il padre Pagi[1927]. Se

vogliam credere allo storico Liutprando[1928], molte virtù concorrevano

in questo principe. _Fuit rex Hugo_, dice egli, _non minoris scientiae

quam audaciae, nec inferioris fortitudinis quam calliditatis. Dei etiam

cultor, sanctaeque Religionis amatorum amator; in pauperum

necessitatibus curiosus; erga ecclesias sollicitus, religiosus.

Philosophosque viros non solum amabat, verum etiam fortiter honorabat.

Qui etsi tot virtutibus clarebat, mulierum tamen illecebris eas

foedabat._ Così Liutprando, che da fanciullo fu paggio nella corte

d'esso re Ugo, ma forse non dovette allora per la sua età saper bene

scandagliare le qualità di questo principe. Noi, pesando le di lui

azioni nel progresso della storia, inclineremo piuttosto a crederlo un

picciolo Tiberio, una solennissima volpe ed un vero ipocrita, che per

fini umani mostrava gran venerazione alle chiese e persone sacre, ma

poca nelle sue operazioni verso Dio e verso la giustizia. Non solamente

tirò egli, stando in Provenza, nel suo partito _Lamberto arcivescovo_ di

Milano e buona parte dei principi d'Italia, e specialmente i suoi

fratelli uterini, ma anche lo stesso papa _Giovanni X_, facendo credere

a tutti ch'egli porterebbe in Italia il secolo d'oro, e principalmente

sosterrebbe l'autorità del papa entro e fuori di Roma. Dagli effetti ce

ne accorgeremo. Venuto per mare, sbarcò egli a Pisa, _quae est Tusciae

provinciae caput_ (lo dice Liutprando), ed appena giunto colà, vi

comparvero gli ambasciatori di papa Giovanni, anzi vi concorsero a

braccia aperte quasi tutti i principi d'Italia, per accogliere questo

creduto novello ristoratore del regno, ed invitarlo a prendere la corona

ch'egli vagheggiava da tanto tempo. Passò dipoi a Pavia, dove

concordemente fu eletto re, ed appresso coronato in Milano nella

basilica ambrosiana dal suddetto arcivescovo Lamberto. Non è sì facile

il determinare, non dirò solamente il giorno e il mese, ma neppur l'anno

in cui questo principe ottenne il titolo e la corona di re. Il Sigonio

fu d'opinione[1929] ch'egli giugnesse a Pisa nel luglio di questo anno,

e poscia in Milano fosse innalzato al trono. Il signor Sassi[1930]

bibliotecario dell'ambrosiana inclinò a crederlo creato re fra il maggio

e l'agosto dell'anno precedente 925, e ne addusse alcune ragioni. Ho io

all'incontro osservato dei combattimenti fra gli stessi diplomi di

questo principe, o per colpa de' copisti, o perchè alcuni d'essi

esistenti negli archivii paiono bene a prima vista originali, ma tali

non sono in fatti, ed alcun d'essi è anche fattura di falsarii.

S'aggiugne l'imbroglio altre volte accennato di tre diverse ere

dall'Incarnazione, cioè dell'anno volgare preso dal dì 25 di dicembre, o

dal primo di gennaio, e dell'anno pisano e del fiorentino; oltre a

quello delle indizioni ora mutate nel settembre, ed ora sul principio

dell'anno nostro. In questa controversia ecco ciò che io sono andato

osservando.

Due diplomi originali, da me veduti in Verona, già sono alla luce[1931].

L'uno ha queste note: _Data anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII

pridie idus februarii, Indictione prima, regni vero domni Hugonis

gloriosissimi regis secundo. Actum Verona_. L'altro ha le medesime note,

a riserva dell'essere stato dato _XVIII kalendas martii_; e in questo

tuttavia si conserva il sigillo di cera coll'effigie d'esso Ugo coronato

e barbato, e colle lettere intorno Ugo GRA DI REX. Quel _XVIII kalendas

martii_ ha qualche cosa di straniero, ma non ne mancano esempli. Adunque

nel dì 12 di febbraio dell'anno 926 non dovette peranche Ugo aver presa

la corona del regno d'Italia. Un placito lucchese ha parimente queste

note[1932]: _Anno regni domni Hugonis_, ec. _quintodecimo, VIII kalendas

aprilis Indictione quartadecima_, cioè nel dì 25 di marzo dell'anno 941:

dalle quali note risulta che neppure nel dì 25 di marzo questo principe

avea cominciato a contar gli anni del suo regno. Un altro diploma

conforme a questi ho io prodotto altrove[1933], dato _VII kalendas

aprilis_ dello stesso anno 941. E nell'archivio de' canonici di Modena

v'ha uno strumento di donazione fatto a _Gotifredo_ vescovo, _regnante

domno Ugho rex ic in Italia anno quinto, de mense aprilis, Indictione

quarta_, cioè nell'anno 931, che conferma la verità suddetta. Rapporta

l'Ughelli un altro diploma dato[1934] _ anno dominicae Incarnationis

DCCCCXXVII, decimotertio kalendas martii, Indictione XV, anno Hugonis

primo_, che va d'accordo con gli antecedenti. Ne riferisce poi un altro

dato _IV idus maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXXIX regni Hugonis

IV, Indictione II_. Se non vi ha errore in questo documento, vegniamo a

conoscere che prima del dì 12 di maggio dell'anno 926 Ugo fu promosso

alla dignità regale. Ma forse ivi sarà scritto _regni anno III_,

trovando io altre memorie indicanti che neppure nel dì 7 di giugno

dell'anno 926 egli contò l'anno primo del regno. Uno strumento

dell'archivio dei canonici di Modena è scritto: _Regnante domno nostro

Ugho rex ic in Italia anno tercio, de mense julio, Indictione

quintadecima_, cioè nell'anno 927. Adunque nel mese di luglio dell'anno

925 si truova che egli avea già conseguita la corona del regno d'Italia.

Un altro è scritto regnante domno nostro Hugo, gratia dei rex in Italia

anno octavo, et regnante domno nostro Lottario filio ejus, gratia Dei

rex ic in Italia anno tertio, et dies XII de mense julio per Indictione

VI, cioè nell'anno 933. Queste note significano che egli era già re nel

dì 12 di luglio dell'anno 926. Uno strumento, riferito dal padre

Tatti[1935], fu scritto: _Ugo gratia Dei rex. Anni regni ejus in Italia

quinto, mense maii, Indictione quarta_, cioè nell'anno 931: fa conoscere

che nel maggio del 926 egli non era per anche re. Sicchè dopo tanto

scandaglio sembra potersi decidere che il regno di questo principe

cominciò nell'anno presente 926 nel mese di giugno, o poco prima, o poco

dopo. Truovasi poi esso Ugo[1936] in _Verona VII idus augusti_ dell'anno

presente, come costa da un altro suo diploma, in cui è espresso l'_anno

primo_ del suo regno. Chi avendo sotto gli occhi le carte di qualche

antico e dovizioso archivio, le esaminerà con pazienza, potrà più

sicuramente decidere questo punto di controversia.

Intanto non è improbabile che accadesse nei primi mesi dell'anno

presente l'ultima venuta in Italia del re Rodolfo, e la morte di

Burcardo duca di Suevia, narrata sotto quest'anno da Ermanno

Contratto[1937]: del che abbiamo favellato nell'anno precedente. Per

attestato di Liutprando[1938], dacchè fu entrato Ugo in possesso del

regno, _post paululum Mantuam abiit: ubi et Johannes papa ei occurrens,

foedus cum eo percussit_. Questa lega di papa Giovanni col re Ugo non si

può attribuire ad altro che alla speranza che questo principe gli desse

braccio per sostenere il suo dominio in Roma. Andava quivi probabilmente

ogni dì più venendo meno la di lui autorità a cagion di _Marozia_,

assistita dalle forze di _Guido marchese_ e duca di Toscana, marito suo,

laonde il papa cercò questo appoggio, ma appoggio sopra di un principe

che non avea se non un solo interesse, cioè quello della propria

grandezza. Nel dì 12 di novembre di quest'anno il re Ugo trovandosi in

Asti, confermò a quel vescovo[1939] tutti i suoi privilegii e beni.

Secondo la Cronica arabica di Cantabrigia[1940], il re de' Saraceni

facendo guerra ai Cristiani in Calabria, prese un luogo nominato _Urah_,

che forse è _Oria_, caduta, secondo il Protospata, nelle mani di

quegl'infedeli nell'anno 924. Poscia fece tregua coi Calabresi, ed ebbe

per ostaggio _Leone vescovo_ siciliano, governatore allora della

Calabria. Attesta inoltre il suddetto Protospata[1941] che in quest'anno

_comprehendit Michael Sclabus Sipontum mense julii_. E Romoaldo

salernitano[1942] ne parla anch'egli con iscrivere: _Venerunt Sclavi in

Apuliam, et civitatem Sipontum hostili direptione et gladio

vastaverunt_. Sicchè quelle contrade non men dai Saraceni che dagli

Schiavoni miseramente infestate si truovano in questi tempi.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 270 / 339 题