NOTE:

[1893] Frodoardus, in Chron., tom. 2, Rer. Franc. Du-Chesne.

[1894] Dandul., in Chron., tom. 12, Rer. Ital.

[1895] Antiq. Ital., Dissert. LXXIII.

[1896] Antiq. Ital., Dissert. XXXIV.

[1897] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Bergom.

Anno di CRISTO DCCCCXXIII. Indiz. XI.

GIOVANNI X papa 10.

BERENGARIO imperad. 9.

RODOLFO re d'Italia 3.

Non mancava all'Augusto Berengario nè coraggio nelle sue avversità, nè

partito di aderenti e fedeli pronti ad impiegar la vita in difesa di

lui. Fra questi specialmente si contava _Guido vescovo_ di

Piacenza[1898], il quale poco fa abbiam veduto che era uno de'

consiglieri del re Rodolfo in Pavia. Il Campi[1899] notò che nell'anno

922 uno strumento fu scritto in quella città di Piacenza, correndo il

mese di _maggio_ e la _decima indizione_, con gli anni di _Rodolfo re

d'Italia_: il che fa conoscere che Piacenza allora ubbidiva a lui. Ma in

altre due carte, scritte nello _stesso anno_ e sotto la _stessa

Indizione_, e amendue in presenza di _Guido vescovo_, si fa menzione di

Berengario imperadore, correndo l'_anno settimo_ del suo imperio; segno

che il vescovo Guido e Piacenza erano tornati all'ubbidienza di lui.

Anzi da questi atti si può ricavar pruova che i due diplomi da me

accennati, come spediti nel precedente anno in Pavia, possano

appartenere (almeno l'uno d'essi) piuttosto all'anno 921, come io

sospettava. Perciocchè, come potè sul fine dell'anno 922 essere _Guido_

in Pavia consigliere del re Rodolfo, quando noi già il troviamo passato

nel partito di Berengario, correndo l'_indizione decima_, cioè

probabilmente prima del settembre d'esso anno 922? E se così fosse, il

principio del regno di Rodolfo in Italia sarà stato nel fine dell'anno

921, come io già conjetturai, e non già nell'anno susseguente. Aggiugne

il Campi, che sotto il dì 18 di maggio dell'anno presente 923 si vede

altro strumento scritto con gli anni di _Rodolfo_ in Piacenza. Sicchè

dovea già Rodolfo avere ricuperata quella città. Intanto l'imperador

Berengario, adunate quante forze potè, volle tentar la fortuna di una

battaglia, che troppo svantaggiosa in fine riuscì per lui. La rapporto

io all'anno presente sulla testimonianza di Frodoardo, che ne scrive

così:[1900] _Rodulphus cisalpinae Galliae rex, quem Italici, abjecto

rege suo Berengario, in regnum receperant, cum ipso Berengario

conflixit, eumque devicit, ubi mille quingenti viri cecidisse dicuntur_.

È narrato questo fatto d'armi da Liutprando colle seguenti circostanze.

S'incontrarono le due armate nemiche a Fiorenzuola tra Piacenza e Borgo

San Donnino, nel dì 29 di luglio, e quivi vennero alle mani con un

conflitto tanto più detestabile, perchè per la diversità delle fazioni

si videro imbrandire il ferro i padri contra de' figliuoli, i figliuoli

contra de' padri, i fratelli l'un contra dell'altro.

_. . . . Acer avus lethum parat ecce nepoti_

_Sternendus per eum...._

Sembrano queste parole indicar _Berengario_ imperadore, che dovette in

quella giornata avere per avversario il suo stesso nipote _Berengario_,

figliuolo di _Gisla_ figliuola sua e di _Adalberto_ marchese d'Ivrea. Di

grandi prodezze vi fece l'Augusto Berengario, non minori il re Rodolfo.

Ma finalmente si dichiarò la vittoria in favore del primo, e andò rotto

tutto il campo del re borgognone. Avea questo re maritata con

_Bonifazio_ conte potentissimo, che divenne poi marchese di Spoleti e di

Camerino, _Gualdrade_ sua sorella, donna per beltà e per saviezza

illustre, che era anche vivente allorchè Liutprando scrivea le sue

storie. Comparve questo Bonifazio insieme con Gariardo conte, menando

seco un buon corpo d'armati, in soccorso del re suo cognato, ed avrebbe

desiderato di entrare anche egli nel primo fuoco di quella battaglia. Ma

siccome personaggio di rara astuzia, giudicò meglio di tenersi in

agguato, aspettando l'esito del combattimento, per dare addosso a quei

di Berengario, caso che vincessero e si sbandassero, cioè per far quello

che tante volte è avvenuto in simili casi o per la poca accortezza de'

generali, o per la disubbidienza de' soldati troppo ansiosi del bottino.

E così appunto avvenne, talchè i berengariani di vincitori divennero

vinti. _Jam Rodulphi_, dice Liutprando, _paene omnes milites fugerant,

et Berengarii dato victoriae signo colligere spolia satagebant: quum

Bonifacius atque Gariardus subito ex insidiis properantes, hos tanto

levius quanto inopinatius sauciabant._ Gariardo accettava chiunque se

gli rendeva prigione. Bonifazio a niuno dava quartiere. Mutata perciò la

faccia della fortuna, e tornati alle bandiere i soldati fuggitivi di

Rodolfo, facilmente sconfissero l'armata di Berengario, con tanta strage

nondimeno dell'una e dell'altra parte, che, se vogliamo prestar fede a

Liutprando, a' suoi dì pochi uomini di arme restavano in Italia.

Fuggissene l'imperador Berengario a Verona. Rodolfo allora, nulla

temendo più dell'abbattuto avversario, dopo questa vittoria, diede una

scorsa in Borgogna, colà richiamato da varii suoi premurosi affari.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 267 / 339 题