[1828] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[1829] Frodoardus, de Roman. Pontific.
[1830] Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 912.
[1831] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.
[1832] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[1833] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXV. Indiz. III.
GIOVANNI X papa 2.
LODOVICO III imperadore 15.
BERENGARIO imperadore 1.
Lasciò scritto il Dandolo[1834] che _quarto Conradi_ (re di Germania)
_anno_ _Saraceni Italiam graviter premunt_. L'anno quarto d'esso Corrado
correva nel presente; e però ci si porge fondamento di credere che in
quest'anno i Saraceni, abitanti presso il Garigliano, facessero qualche
funestissima scorreria nella Campania e nel ducato romano, e desolassero
le chiese e famiglie degl'infelici Cristiani. Assai verisimile inoltre è
che _Giovanni X_ papa, uomo di gran mente e cuore, siccome fra poco il
vedremo appellato dal panegirista di Berengario, prendesse di qui la
risoluzione di crear imperadore il _re Berengario_. Da questo passo,
quanto io vo conghietturando, s'era guardata finora la corte di Roma,
perchè viveva tuttavia l'orbo _imperadore Lodovico_, che quantunque
nulla s'impacciasse degli affari d'Italia, e niun conto di lui facesse
Roma e l'Italia, ciò non ostante, conservava il titolo d'imperadore, nè
i papi amavano di levargli questa ombra di diritto e di dignità. Ma
vinse il bisogno, e fece mutar sistema. Non si potea più tollerare
l'insolenza e crudeltà dei Mori del Garigliano, che si divoravano tutte
le rendite delle terre pontificie, e facevano languire nella povertà i
papi d'allora. Nè Berengario dovea sentirsi voglia di far delle spese in
condurre una armata allo esterminio di quegl'infedeli, dando
probabilmente per risposta ai pontefici, che ricorressero per aiuto al
loro imperadore in Provenza. Ora Giovanni papa inviò al re Berengario
una ambasciata con molti regali, pregandolo di venir a liberar da que'
cani gli spolpati stati della Chiesa, e i circonvicini ancora. Gli esibì
eziandio la corona imperiale, per maggiormente animarlo all'impresa.
Finora Berengario era stato solamente re d'Italia, nè avea voluto
adoperar la forza per ottener l'altra corona, come attesta il suo
panegirista, con dire[1835]:
_Summus erat pastor tunc temporis urbe Johannes,_
_Officio affatim clarus, sophiaque repletus,_
_Atque diu talem meritis servatus ad usum._
Ebbe ben più conoscenza di questo papa, Giovanni esso panegirista che
non l'ebbero Liutprando e il cardinal Baronio, ed ecco come diversamente
egli ne parla, aggiugnendo:
_Quatenus huic prohibebat opes vicina Charybdis,_
_Purpura quas dederat majorum sponte beato,_
_Limina qui reserat castis rutilantia, Petro._
Cioè i vicini Mori il privano delle terre che la pietà degli antichi
imperadori aveva donato alla Chiesa romana. Seguita a dire:
_Dona duci[1836] mittit, sacris advecta ministris._
_Quo memor extremi tribuat sua jura diei_
_Romanis, fovet Ausonias quo numine terras,_
_Imperii sumturus eo pro munere sertum;_
_Solus et occiduo Caesar vocitandus in orbe._
Cioè gli manda dei donativi, scongiurandolo colla memoria del dì del
giudizio di liberar le terre dei Romani, e di rimettere in essi quella
pace ch'egli facea col suo buon governo godere al resto dell'Italia,
promettendogli la corona imperiale per questo. Truovo io nell'aprile di
questo anno il re Berengario in Pavia, ciò apparendo da un bellissimo
placito[1837] quivi tenuto, _anno regni domni Berengarii regis, Deo
propitio, vigesimo octavo, mense aprilis, Indictione tertia._ Che
v'intervenisse lo stesso re, l'abbiamo dalle prime parole, che son
queste: _Dum in Dei nomine in Viridario juxta palacio domni regis hujus
ticinensis, ubi domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat, et suum
generalem tenebat placitum_, ec. È per altro riguardevole quel placito
per la notizia ch'esso ci porge, come _Radaldo illustre conte e
marchese_ (non so di qual marca) godeva in benefizio una parte dei beni
del monistero di san Colombano di Bobbio, per concessione dei re, i
quali pagavano e ricompensavano allora con iscandalo i servigi dei loro
uffiziali colla roba delle chiese: il che si praticava in molti paesi
cristiani. Non contento di ciò, aveva anche occupata una corte appellata
Barbada, benchè spettante alla parte riserbata all'abbate e ai monaci
per loro sostentamento. Ne fece querela _Teodelassio abbate_, e fu
sentenziato che gli fosse restituita la sua corte. Leggesi medesimamente
presso il Campi[1838] un diploma dato dal re Berengario in questo stesso
anno, _VII kalendas augusti_. _Actum in Sinna._ Che luogo sia questo,
nol so. Un altro ancora vien rapportato dall'Ughelli[1839], dato
_kalendis septembris_ del medesimo anno. _Actum cucte Curciano._ Neppur
questa so io dir dove fosse. Seguita poi a dire il panegirista che
Berengario, intesa ch'ebbe l'ambasciata e volontà del papa, si diede a
raunar l'armata per portarsi a prendere l'imperial corona, ed impiegarsi
in servigio di lui:
_Talibus evictus precibus, jubet agmina regni,_
_Queis cum bella tulit, queis cum sacra munera pacis_
_Affore, quae tanti gressum comitentur honoris._
Disposte le cose, Berengario si mise in viaggio alla volta di Roma. Un
rozzo placito, già accennato dal Fiorentini e da me poi dato alla
luce[1840], ci fa vedere fin dove egli fosse giunto nel dì 10 di
novembre, cioè fuori di Lucca. Fu scritta quella carta originale, da me
avuta sotto gli occhi, _anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio,
vigesimo octavo, decimo die mensis novembris, Indictione quarta_, cioè
nell'anno presente, essendo cominciata nel settembre _l'indizione
quarta_. Le prime parole del placito son queste, concepute con istile
del secolo d'oro della latinità: _Dum domnus Berengarius serenissimus
rex pro timore Dei et statum omniumque sanctarum Dei ecclesiarum
electorum populo hic italicis abitantibus, animaeque suae mercedem
justitiam adimplendam partibus Romam iret, cumque pervenisset infra
Tuscia foris hanc urbem Luca_, ec. Sicchè per tempo scorgiamo non
sussistere l'opinione del Sigonio e del Baronio, che tennero conferita
la corona dell'imperio ad esso Berengario nel settembre dell'anno
presente. E che egli fosse coronato imperadore nel dì del santo Natale
dell'anno presente, ne son io persuaso per le ragioni che addurrò qui
sotto. Tuttavia perchè il panegirista di Berengario differisce la
coronazione romana di Berengario sino alla ventura Pasqua, anch'io mi
riserbo di parlarne all'anno seguente. Abbiamo poi dalla Cronica arabica
cantabrigense[1841] che in Sicilia nell'anno presente, oppure nel
seguente, _primo die mensis januarii egressa classis Benkorhab_
(probabilmente ribello del re dei Saraceni africani) _adversus Romaeos_
(cioè contra de' Greci) _in loco, Halayanah dictum, periit in mari_.
Sicchè una fiera tempesta mandò a male con quella flotta tutti i disegni
di quegl'infedeli.