[1821] Chronic. Arabicum, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1822] Sigon., de Regno Ital., lib. 6.
[1823] Pagius, ad Annal. Baron.
[1824] Frodoardus, de Roman. Pontificib.
[1825] Chronic. breve sancti Galli.
[1826] Antiq. Ital., tom. 1, pag. 210.
[1827] Ibid., Dissert. XI, pag. 587.
Anno di CRISTO DCCCCXIV. Indizione II.
GIOVANNI X papa 1.
LODOVICO III imperadore 14.
BERENGARIO re d'Italia 27.
Ci assicura Girolamo Rossi di aver veduto uno strumento scritto in
Ravenna a' tempi di papa _Landone[1828] nonis februarii, Indictione
secunda_. Perciò egli era vivo nel febbraio dell'anno presente. Di lui
così scrive Frodoardo[1829]:
_Lando dein summam Petri tenet ordine sedem._
_Mensibus hanc coluit sex, ut denisque diebus,_
_Emeritus patrum sequitur quoque fata priorum._
Venne egli perciò a morte in questo anno, ed ebbe per successore
_Giovanni X_ papa, dianzi arcivescovo di Ravenna, il quale, siccome
apparirà da una sua bolla che accennerò all'anno 917, prima del dì 19 di
maggio dell'anno presente fu eletto e consecrato papa, e non già
nell'anno 912, come fu d'avviso il cardinal Baronio[1830]. La penna
satirica di Liutprando[1831] ha sommamente screditata la memoria ancora
di questo Giovanni romano pontefice. Racconta egli che _Teodora, scortum
impudens_, madre di _Marozia_ soprammentovata, ed avola materna di
_Alberico_, che vedremo a suo tempo signore o tiranno di Roma, era la
padrona assoluta di Roma, _romanae civitatis non inviriliter monarchiam
obtinebat_. Se è vero quanto con tali parole vuol dire Liutprando, un
gran processo è questo contra della nobiltà e del popolo di Roma, che
tanta possanza lasciava ad un'impudica femmina. Capitò a Roma
_Giovanni_, speditovi da Pietro arcivescovo di Ravenna. Se ne invaghì
Teodora. Venne in quel tempo a morte il vescovo di Bologna, e Giovanni
fu eletto per successore in quella chiesa. Ma _paulo post ante hujus
diem consecrationis_ venne a morte il suddetto arcivescovo di Ravenna, e
l'ambizioso Giovanni, per esortazione e mezzo di Teodora, lasciata
andare la chiesa di Bologna, _locum ejus contra sanctorum patrum
instituta sibi usurpavit_. Aggiunge Liutprando, che _modica temporis
intercapedine, Deo vocante, qui eum injuste ordinaverat papa, defunctus
est. Theodorae autem Glycerii mens perversa, ne amasii ducentorum
milliarium intercapedine, quibus Ravenna sequestratur a Roma, rarissimo
concubitu potiretur, ravennatis hunc sedem archiepiscopatus coegit
deserere, romanumque (proh nefas) summum pontificium usurpare_. Che
Giovanni per gli forti maneggi di questa femmina fosse trasportato sul
trono di san Pietro, non ho difficoltà a crederlo. Che fosse anche
universalmente biasimato questo suo passaggio dalla chiesa di Ravenna a
quella di Roma, ne son più che persuaso. Era contro la disciplina
ecclesiastica de' vecchi tempi. I canoni, ed anche l'ultimo concilio
romano dell'anno 898 riprovavano tali traslazioni, per frenare in tal
guisa la cupidità ed ambizione de' vescovi. Ma non si può già senza
ribrezzo ascoltare il cardinal Baronio, allorchè chiama Giovanni X
_pseudopapam, nefarium invasorem, meretricis viribus Romae pollentem_.
Non è già simile l'entrare in una chiesa per via della simonia, e il
farvi passaggio da un'altra chiesa. Roma aveva allora bisogno di un papa
di gran senno e coraggio. Tale fu creduto l'arcivescovo di Ravenna, e in
casi di bisogno cedono le leggi della disciplina ecclesiastica. Ed
essendo stato Giovanni eletto senza scisma, e riconosciuto dalla Chiesa
universale per legittimo e vero papa, il mettere oggidì in dubbio il suo
pontificato, non dovrebbe essere permesso, siccome punto che potrebbe
tirarsi dietro delle brutte conseguenze. Poichè, quanto al dirsi da
Liutprando, che per motivo d'impudicizia _Giovanni_ fu da Ravenna
condotto alla cattedra di san Pietro, so che chi è avvezzo a credere
piuttosto il male che il bene, anzi truova agevolmente anche nelle
azioni più buone il male, immantenente lo crederà. Ma non così, chi sa a
quante dicerie del volgo è sottoposta la vita dei grandi. Attesta lo
stesso Liutprando di aver ricavata questa notizia dalla vita della
suddetta Teodora, _ut testatur ejus vita_. Buon testo sicuramente per
ispacciar somiglianti iniquità senza pericolo di ingannarsi. Da quella
vita, ossia da quell'infame romanzo, avrà anche imparato Liutprando che
_poco dopo_ essere stato promosso Giovanni all'arcivescovato di Ravenna,
passò al sommo pontificato. _Modica temporis intercapedine_, dice egli.
Ora sappia il lettore averci dato Girolamo Rossi[1832] degl'indubitati
riscontri che fin dall'anno 905 Giovanni cominciò a governar la chiesa
di Ravenna. _Id_, scrive egli, _monumenta Ursiani tabularii complura
testantur_. Venne egli al romano pontificato nell'anno presente 914. E
pure l'autor di quella satirica vita, ovvero Liutprando, ci dice, che
non potendo sofferire l'impudica Teodora la troppa lontananza del drudo,
_modica temporis intercapedine_, il fece passare al soglio pontificio.
Come prestar fede ad autori sì mal informati e sì inclinati alla
maldicenza? Uno strumento e un diploma abbiamo nella Cronica del
monistero di Volturno[1833], spettanti a Landolfo ed Atenolfo principi
di Benevento e di Capoa. Il primo fu scritto _anno imperii domni nostri
Constantini septimo, et quinto anno patriciatus domni nostri Landulfi,
necnon et quinto anno domni nostri Athenulfi principis, mense novembri,
tertia Indictione. Actum Capuae_. Se l'indizione comincia, come io
credo, nel settembre, sono spettanti all'anno presente, e ci conducono a
conoscere che _Landolfo_ era stato creato _patrizio_ dal greco
imperadore prima della metà di novembre dell'anno 911, e similmente
_Atenolfo_ suo fratello creato collega nel principato. Veggendo noi
parimente mentovati gli anni di _Costantino VIII_ imperatore d'Oriente
in Capoa, viene a confermarsi la sovranità rimessa in Benevento e Capoa
dall'Augusto greco. Si scorge ancora che dall'anno 911, e non già dal
912, come volle il padre Pagi, si cominciarono a contare gli anni del di
lui imperio.