[1794] Chron. Casauriens., P. II, tom. 2, Rer. Ital.
[1795] Anonymus, in Paneg. Berengarii, lib. 2.
[1796] Antiquit. Ital., Dissert. XXII, pag. 245.
[1797] Antiquit. Italic., Dissert. XIX et IV.
[1798] Annalista Saxo, Hermannus Contractus, in Chronico et alii.
Anno di CRISTO DCCCCXI. Indizione XIV.
ANASTASIO III papa 1.
LODOVICO III imperadore 11.
BERENGARIO re d'Italia 24.
Mancò di vita in quest'anno nel mese di maggio _Leone il Saggio_
imperadore dei Greci[1799], e gli succederono nell'imperio _Alessandro_
suo fratello e _Costantino_ Porfirogenito, suo figliuolo di età puerile.
Girolamo Rossi[1800] cita uno strumento scritto in Ravenna _anno octavo
Sergii pontificis, Indictione quartadecima_. Perciò il padre Pagi[1801]
fondatamente scrisse che _Sergio III_ papa condusse sua vita fino a
qualche mese dell'anno presente. Frodoardo anch'egli, siccome è detto di
sopra, attesta[1802] che questo pontefice tenne la sedia di san Pietro
_annis septem amplius_. Finalmente il Lambecio[1803] pubblicò un'altra
bolla del medesimo papa scritta in _kalendis junii, anno pontificatus
domni Sergii summi pontificis et universalis papae VIII, Indictione
XIV_. Perciò resta assai accertato il tempo di sua morte. Era in sì mal
concetto questo papa presso il cardinal Baronio, che, riferendo esso
porporato[1804] il di lui epitaffio, conservato a noi da Pietro
Mallio[1805], non vi seppe trovare, benchè scrittore di tanto
discernimento, se non _Sergio I_ papa morto nell'anno 701. Ma indubitata
cosa è che esso appartiene a questo pontefice, sì per le notizie che
contiene, come ancora perchè uniforme a quanto scrisse di lui Frodoardo,
siccome abbiam veduto di sopra. L'epitaffio è questo, che a' tempi di
Pietro Mallio, cioè nel secolo duodecimo, tuttavia si conservava nella
basilica vaticana:
LIMINA QVISQVIS ADIS PETRI METVENDA BEATI,
CERNE PII SERGII EXCVBIASQVE PETRI.
CVLMEN APOSTOLICAE SEDIS IS IVRE PATERNO
ELECTVS TENVIT, VT THEODORVS OBIT.
PELLITVR VRBE PATER. PERVADIT SACRA IOHANNES,
ROMVLEOSQVE GREGES DISSIPAT ISTE LVPVS.
EXVL ERAT PATRIA SEPTEM VOLVENTIBVS ANNIS
POST MVLTIS POPVLI VRBE REDIT PRECIBVS.
SVSCIPITVR PAPA. SACRATA SEDE RECEPTA
GAVDET. AMAT PASTOR AGMINA CVNCTA SIMVL.
HIC INVASORES SANCTORUM FALCE SVBEGIT
ROMANAE ECCLESIAE IVDICIISQVE PATRVM.
Nel primo pentametro in vece di EXCVBIAS s'ha da leggere EXVVIAS. Nel
secondo si accenna _Teodoro II_ papa morto nell'anno 898. Nel terzo
esametro l'autore dell'epitaffio parla di _Giovanni IX_ papa. Ma ciò che
rendè sì esoso _Sergio III_ al piissimo cardinal Baronio, fu l'essere
noto che egli fu scomunicato dal pontefice _Giovanni VIII_; ma fu poi
anche assoluto dai papi successori. Sigeberto[1806] ed altri suoi
copiatori il tacciano, perchè infierì contra il cadavero e le
ordinazioni di papa Formoso. Abbiam detto ciò essere falsissimo. Nè
entrò egli come ladro, ma come pastore a reggere la greggia di Cristo.
Quel solo che può giustamente fargli discredito, si è, che _Maria_
soprannominata _Marozia_, nobilissima patrizia romana, ma anche donna di
vita disonesta in questi tempi, se vogliam prestar fede alla mala lingua
di Liutprando[1807], _ex papa Sergio Johannem, qui post Johannis
ravennatis obitum sanctae romanae Ecclesiae obtinuit dignitatem, nefario
genuit adulterio_. Così lasciò scritto quello storico, ma solo garante
di questa indignità, e copiato poi alla cieca dai susseguenti scrittori.
Può essere che egli dica il vero. Contuttociò, si potrebbe dimandare se
s'abbiano a prendere come verità contanti tutte le laidezze e
maldicenze, delle quali è sì vago nella sua storia Liutprando. Prestava
egli fede a tutte le pasquinate e a tutti i libelli infamatorii di quei
tempi, che neppure allora mancavano.
Durava in Roma una fazione contraria a papa Sergio III, e si può
lecitamente sospettare che questa spargesse delle velenose dicerie in
aggravio della di lui persona e fama. Son ben persuaso che Marozia desse
non poche occasioni di scandalo a Roma, e ne vedremo a suo tempo le
pruove; ma a poter asserire con franchezza ch'essa da Sergio procreasse
Giovanni, che poi tenne la cattedra di san Pietro, di gran pruove ci
vogliono. A buon conto di questo _Giovanni XI_ papa così scrive Leone
Marsicano, ossia l'Ostiense, storico del secolo susseguente[1808]:
_Defuncto Agapito papa secundo, Johannes undecimus natione romanus,
Alberici Romanorum consulis filius, illi in pontificatum succedit_.
Falla l'Ostiense in dire che Giovanni XI succedesse ad Agapito; siccome
anche poco accuratamente scrisse Liutprando che _Giovanni XI_ succedette
a _Giovanni X_. Ma in fine Leone Ostiense può a noi servire di
testimonio, essere stata la tradizione di Roma che Giovanni XI fosse
figliuolo di Alberico console de' Romani e marchese, e non già di Sergio
III papa. E Marozia è da credere che fosse moglie del medesimo marchese
Alberico. Veggasi anche l'Anonimo salernitano[1809], scrittore di questo
medesimo secolo, il quale notò che papa _Giovanni XI_ fu figliuolo
_cujusdam Alberici patricii_. E se fosse certo, come vuole il padre Pagi
all'anno 908, che nella vita di santo _Ulderico vescovo_ di Augusta, in
vece di _Marino_ si avesse da leggere _Sergio_ papa, avrebbe esso Sergio
avuto il dono della profezia. Ora a _Sergio III_ succedette nel
pontificato _Anastasio III_. Fece in quest'anno[1810] _Anselmus gratia
Dei comes comitatu veronense, et filius bonae memoriae Waldoriensis
Francorum genere_, nel suo ultimo testamento una donazione di varii beni
_monasterio sancti Silvestri sito in comitatu motinense, ubi vocabulum
est Nonantulas_. La carta è scritta _regnante domno nostro Berengario
rege hic in Italia, anno vicesimo quarto sub die de mense septembris,
Indictione XV_. Ebbero poco dappoi cura i monaci di far confermar questa
sua disposizione dallo stesso re Berengario, che ci scuopre dov'egli
allora dimorasse. Fu dato il diploma _V kalendas novembris, anno
dominicae Incarnationis DCCCCXI, domni vero Berengarii serenissimi regis
XXIV, Indictione quintadecima. Actum Papiae_. Tornò probabilmente di
quest'anno in Italia _Landolfo_ principe di Benevento e di Capoa, e si
diede col minor fratello, cioè con _Atenolfo II_, a governar saggiamente
i suoi popoli. Portò seco da Costantinopoli l'illustre titolo di
_patrizio_: del che si vede che egli si gloriava ne' suoi diplomi.
Questo nondimeno dà abbastanza a conoscere aver egli suggettati gli
Stati suoi alla sovranità degli imperadori greci, i quali, con
compartire lo stesso onore e titolo a _Gregorio_ duca di Napoli e a
_Giovanni_ duca di Gaeta, andarono slargando la loro autorità e dominio
in quelle parti d'Italia. L'ultimo anno fu questo della vita di
_Lodovico_ re di Germania[1811]. Morì in età giovanile, senza aver presa
moglie, senza lasciar figliuoli. Concorrevano i voti dei baroni in
_Ottone duca_ di Sassonia, che fu avolo di _Ottone I_ Augusto, ma egli,
colle scuse della vecchiaia, ricusò questo peso, e consigliò di
appoggiarlo a _Conrado_ ossia _Corrado_ duca della Francia orientale,
che in fatti fu eletto re. Che questi nudrisse delle pretensioni sopra
l'Italia, si può dedurre da quanto lasciò scritto Eccardo con
dire[1812]: _Hattonem moguntinum_ (archiepiscopum) _in Italiam, jus
regium exacturum, tendentem Constantiam devenisse, et rediisse divitem
ab Italia ditissimum_. Verisimilmente il re Berengario smorzò con dei
regali fatti a questo arcivescovo un principio di nuovo incendio. E
dipoi Corrado ebbe di pensare alla casa propria per cagion degli
Ungheri, che di tanto in tanto portavano le stragi e i saccheggi ora ad
una provincia ed ora ad un'altra del regno germanico.